<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>Pian dell'Orso </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3437</link><description>&lt;p&gt;Sotto il comune di Villar Focchiardo e all'interno del Parco Orsiera Rocciavr&amp;egrave;,&lt;strong&gt; Pian dell'Orso&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un meraviglioso ed ampio pianoro da cui si gode di una magnifica vista sulla Valle di Susa e sulla Val Sangone. Ospita una bella cappella&amp;nbsp;recentemente ristrutturata ed un bivacco. Secondo una leggenda, la costruzione della piccola cappella avvenne intorno al 1842 su volere di un abitante di Villar Focchiardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Costui fece voto infatti di edificarla nel caso in cui avesse trovato una madre per i suoi figli (dopo la morte di sua moglie) e se fosse terminata la terribile epidemia che stava sterminando il suo bestiame. I suoi desideri si realizzarono e la cappella venne costruita.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'itinerario che vi consigliamo per arrivare a Pian dell'Orso, parte dall'&lt;strong&gt;Alpe di Fumavecchia,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;raggiungibile dall'abitato di Villar Focchiardo inizialmente su strada asfaltata e poi su sterrato. Dopo aver parcheggiato l'auto ed essere partiti a piedi, un sentiero vi condurr&amp;agrave; in circa un'oretta al &lt;strong&gt;casotto di Fumavecchia&lt;/strong&gt; (che i pi&amp;ugrave; pigri, se in possesso di un'auto adatta alle strade sconnesse, possono raggiungere in auto, proseguendo sulla carrozzabile). Un secondo sentiero, il n. 524A, in&amp;nbsp;circa 45 minuti vi porter&amp;agrave; a &lt;strong&gt;Pian dell'Orso,&lt;/strong&gt; scoprendo via via un panorama pi&amp;ugrave; ampio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di qui, se avete tempo ed energia, consigliamo di proseguire verso il &lt;strong&gt;Colle del Vento&lt;/strong&gt; (m. 2231), un'altra bellissima escursione che vi regaler&amp;agrave; una veduta ancora pi&amp;ugrave; spettacolare delle maggiori vette del Parco Orsiera Rocciavr&amp;egrave;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pian dell'Orso&lt;/strong&gt;, raggiungibile anche dal versante della Val Sangone, su facile sentiero che parte&amp;nbsp;dall&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Alpe di Giaveno,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;ospita una bella cappella&amp;nbsp;recentemente ristrutturata ed un bivacco.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Cappella di Pian dell'Orso&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La cappella della &lt;em&gt;Trasfigurazione di Nostro Signore &lt;/em&gt;sorge in posizione panoramica al Pian dell&amp;rsquo;Orso e dipende dalla Parrocchia di Maria Vergine Assunta di Villar Focchiardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Isolata e circondata da pascoli, presenta una nuda &lt;strong&gt;facciata profilata a capanna&lt;/strong&gt;, irrobustita da una protezione &amp;ldquo;a scarpa&amp;rdquo; sul lato destro, e aperta con due arcate che introducono all&amp;rsquo;aula vera e propria, che &amp;egrave; a navata unica, aperta sul lato sinistro al rifugio per i pellegrini. Si caratterizza anche per le dimensioni delle lose che la coprono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cappella fu edificata per volont&amp;agrave; di &lt;strong&gt;Antonio Montabone&lt;/strong&gt; di Villar Focchiardo nel 1840 e fu benedetta il 6 agosto 1841. Rimasto vedovo fece voto di edificarla nel caso in cui avesse trovato una madre per i suoi figli e se fosse terminata la terribile epidemia che stava sterminando il suo bestiame: i suoi desideri si realizzarono e la cappella venne costruita.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 18 Mar 2019 10:22:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3437</guid></item><item><title>Mompantero</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3479</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mompantero&lt;/strong&gt; sorge alla confluenza del torrente Cenischia con la Dora, ai piedi del Monte Rocciamelone. Si compone di numerose frazioni (San Giuseppe, Marzano, Trinit&amp;agrave;, Pietrastretta, Urbiano e Seghino) e borgate (Tour, Trucco, Chiamberlando, Cugno e Braida) che si popolano maggiormente nei mesi estivi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Percorrendo le vie di Mompantero si scorgono cappelle e piloni votivi risalenti al XV ed al XVII secolo, che testimoniano il ruolo centrale delle borgate nei secoli scorsi, quando potevano ospitare un grande numero di abitanti. Di assoluto rilievo &amp;egrave; la &lt;strong&gt;Cappella della Braida&lt;/strong&gt;, che presenta al suo interno affreschi straordinari.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si pensa che la zona di Mompantero fosse gi&amp;agrave; abitata dall'et&amp;agrave; del Bronzo (1500-900 a.C. circa), come attestano alcune incisioni su roccia e pitture rupestri datate intorno al 600 a.C. Cenni storici conducono anche all'epoca romana, come l'&lt;strong&gt;Acquedotto&lt;/strong&gt; presente in Frazione Urbiano (recentemente restaurato), i resti della &lt;strong&gt;Fortificazione del Pampal&amp;ugrave;&lt;/strong&gt; risalente al finire del XIX secolo ed i ruderi della &lt;strong&gt;Casaforte&lt;/strong&gt; presente in Frazione Trinit&amp;agrave;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre nella frazione di Urbiano si svolge ogni anno la storica festa di&amp;nbsp;&amp;ldquo;&lt;strong&gt;Fora l&amp;rsquo;Ours&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, antica e tradizionale celebrazione incentrata sulla figura dell'orso.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 16:05:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3479</guid></item><item><title>Chiesa di San Giovanni</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3649</link><description>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La chiesa fu costruita nel secolo XIV e successivamente ampliata. L'esterno presenta un campanile gotico e una facciata coeva, con portone decorato da statue, mentre all'interno vi sono numerosi dipinti, opera di Defendente Ferrari.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il processo di rafforzamento istituzionale e fondiario del priorato di San Pietro, come dipendenza della Prevostura del Moncenisio, nel corso del Trecento &amp;egrave; prevalentemente rivolto all'acquisizione di beni immobiliari nell'area del Borgo Nuovo.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si infittiscono cos&amp;igrave; le relazioni dell'ente con le famiglie emergenti del borgo, che privilegiano per la fondazione delle loro cappelle private una preesistente chiesetta di San Giovanni, contribuendo in tal modo sia al suo notevole incremento dimensionale e sia alla sua trasformazione in sede principale del priorato stesso. Nel corso del secolo e in quello successivo la struttura monumentale viene assumendo le dimensioni attuali, a partire dall'abside, fino allo sviluppo in altezza del campanile, all'apertura di cappelle laterali, per giungere all'attuale atrio e alla facciata, a met&amp;agrave; Quattrocento.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nella seconda met&amp;agrave; del Seicento la struttura interna della navata e del presbiterio &amp;egrave; oggetto di profonde riplasmazioni in forme barocche, cui si aggiungono minori interventi, soprattutto decorativi, nel corso dell'Ottocento, che interessano anche la facciata.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Accanto ad una importante quadreria sei-settecentesca, l'interno conserva affreschi quattrocenteschi - nell'atrio - e una notevole raccolta di tavole di primo Cinquecento - di Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone, in particolare - e un pulpito ligneo splendidamente intagliato, sostanzialmente coevo; va inoltre considerato che buona parte di esse, provenendo da fondazioni monastiche aviglianesi da tempo scomparse, ne costituiscono oggi una rara ed estrema testimonianza.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Parrocchia di San Giovanni - tel. 011/9311873 - Ufficio Informazioni Turistiche di Avigliana tel. 011/9311873 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ufficioiat@turismoavigliana.it"&gt;ufficioiat@turismoavigliana.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 16 Nov 2018 10:09:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3649</guid></item><item><title>Colle dell'Assietta </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3451</link><description>&lt;p&gt;Vero e proprio museo a cielo aperto della storia delle fortificazioni di montagna, la &lt;strong&gt;Strada dell'Assietta&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un percorso di alta quota (oltre i 2.000 metri) di&amp;nbsp;circa 30 chilometri.&amp;nbsp;Si snoda&amp;nbsp;lungo tutto il crinale montuoso che separa la Val Chisone dalla Valle di Susa, collegando la localit&amp;agrave; di Pian dell'Alpe (Usseaux) con il Monte Fraiteve (Sestriere).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Venne costruita per poter raggiungere e proteggere le opere militari poste nella zona del &lt;strong&gt;Colle dell'Assietta&lt;/strong&gt; e della vicina &lt;strong&gt;Testa dell'Assietta&lt;/strong&gt;: tra&amp;nbsp;queste spicca particolarmente il &lt;strong&gt;Forte del Gran Serin&lt;/strong&gt;, che pu&amp;ograve; essere raggiunto esclusivamente a piedi, in quanto la strada &amp;egrave; chiusa al traffico. Fu proprio sulla Testa dell'Assietta (2.566) che ebbe luogo la famosa Battaglia del 19 luglio 1747 nella quale le truppe sabaude, nonostante in netta inferiorit&amp;agrave; numerica, bloccarono e sconfissero gli invasori francesi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/07-18 Il mito dell'Assietta - Claudio Allais_0.jpg" border="0" alt="Assietta, rievocazione storica" data-entity-type="file" data-entity-uuid="390be0c8-6555-4384-ad81-0d1ee766ac77" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il reticolo di&lt;strong&gt;&amp;nbsp;trinceramenti, strade e fortini realizzati in quota,&lt;/strong&gt; sul crinale tra le Valli della Dora e del Chisone, &amp;egrave; da considerarsi il patrimonio pi&amp;ugrave; consistente e prezioso delle fortificazioni cosiddette &amp;ldquo;alla moderna&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le fortificazioni, coordinate con la piazzaforte di Exilles e con il poderoso vallo di Fenestrelle, furono teatro dell&amp;rsquo;epica resistenza sabauda del 1747. I trinceramenti in terra e pietra sono tuttora in parte riconoscibili e visitabili con itinerari escursionistici, ma necessitano di interventi di tutela.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pi&amp;ugrave; volte rimaneggiata nel corso dei secoli, la strada&amp;nbsp;&amp;egrave; percorribile in moto, in auto, in mountain bike e a piedi (di solito da&amp;nbsp;giugno a novembre, secondo le condizioni della neve). Fa inoltre parte del &lt;strong&gt;Parco delle Alpi Cozie&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&lt;/strong&gt; Dal sito Alps Moto Tours&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.alpsmoto.tours/colle-delle-finestre-strada-dellassietta/" ping="/url?sa=t&amp;amp;source=web&amp;amp;rct=j&amp;amp;url=http://www.alpsmoto.tours/colle-delle-finestre-strada-dellassietta/&amp;amp;ved=2ahUKEwiWsP21r-jgAhWE-qQKHZgcATEQFjABegQIDxAB"&gt;Colle delle Finestre &amp;ndash; Strada dell'Assietta - Alps Moto Tours&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 11:59:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3451</guid></item><item><title>Rocca Sella</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3515</link><description>&lt;p&gt;Molto conosciuta dagli abitanti della Valle di Susa e frequentata in tutte le stagioni, &lt;strong&gt;Rocca Sella&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una montagna del gruppo delle &lt;strong&gt;Alpi Graie&lt;/strong&gt; alta 1.508 m. Dalla cima regala&amp;nbsp;un&lt;strong&gt; panorama a 360&amp;deg;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;su alcuni dei punti di riferimento del nostro territorio, quali il Musin&amp;egrave;, i Laghi di Avigliana, la Sacra di San Michele, il Rocciamelone e&amp;nbsp;nelle giornate limpide&amp;nbsp;anche il Monviso. Interessa i comuni di Caprie, Rubiana,&amp;nbsp;Villar Dora e la sua vetta rappresenta il punto pi&amp;ugrave; alto del territorio comunale villardorese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Legata alla religiosit&amp;agrave; fin dal medioevo, ospit&amp;ograve; ai suoi piedi (nell'attuale frazione di Celle) monaci ed eremiti che si insediarono in grotte ed anfratti naturali; il pi&amp;ugrave; noto fu &lt;strong&gt;San Giovanni Vincenzo&lt;/strong&gt;, che si ritir&amp;ograve; in meditazione dal 997 al 12 gennaio dell'anno 1000, data della sua morte. Oggi in cima a Rocca Sella si pu&amp;ograve; trovare una statua della Madonna e, poco pi&amp;ugrave; in basso, una cappella-rifugio sempre aperta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molteplici sono gli itinerari che conducono a Rocca Sella; due dei pi&amp;ugrave; utilizzati partono dalla localit&amp;agrave;&lt;strong&gt; Comba di Caprie&lt;/strong&gt;, precisamente dal percorso&amp;nbsp;che si origina dopo&amp;nbsp;il&amp;nbsp;lavatoio della piccola borgata. Il sentiero &lt;strong&gt;Tramontana&lt;/strong&gt;, segnato sulle rocce da una pennellata blu, &amp;egrave; pi&amp;ugrave; impegnativo ed &amp;egrave; ideale per escursionisti esperti. Il &lt;strong&gt;sentiero 575&lt;/strong&gt; invece, evidenziato con i classici colori bianco e rosso, presenta un tracciato pi&amp;ugrave; facile e comunque panoramico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Dec 2018 12:15:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3515</guid></item><item><title>Museo Laboratorio della Preistoria</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3759</link><description>&lt;p&gt;Situato nel cuore del centro storico, il &lt;strong&gt;Museo Laboratorio della Preistoria&lt;/strong&gt; di Vaie offre al visitatore la collezione di ricostruzioni sperimentali e di calchi dei reperti. Il percorso tematico, completato da una serie di pannelli illustrativi, presenta gli aspetti della vita quotidiana nella Preistoria, con particolare attenzione per materiali, tecnologie ed usi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La volont&amp;agrave; di &lt;strong&gt;rendere fruibili i ritrovamenti archeologici&lt;/strong&gt; effettuati sul territorio a partire dagli ultimi anni dell&amp;rsquo;800 ha comportato la nascita di una struttura museale che, mediante l&amp;rsquo;esposizione di riproduzioni sperimentali, permette una lettura integrale dei molteplici aspetti della vita quotidiana nei periodi della Preistoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/1 r. rumiano  ritrovamenti.jpg" border="0" alt="Riparo Rumiano, la zona dei ritrovamenti archeologici" data-entity-type="file" data-entity-uuid="6792afaf-9026-42c7-a136-34de11c7fce3" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Riparo Rumiano, la zona dei ritrovamenti archeologici.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Completa l&amp;rsquo;esposizione la &lt;strong&gt;collezione tattile&lt;/strong&gt;, che ha implementato in modo significativo gli allestimenti museali. Nel quadro delle et&amp;agrave; preistoriche, vengono presentati il sito eneolitico di Vayes e la vita quotidiana nel Neolitico e nell&amp;rsquo;Et&amp;agrave; del Bronzo: una collezione di ricostruzioni sperimentali e calchi dei principali ritrovamenti, completati da un interno capanna neolitica e da un diorama (officina Et&amp;agrave; del Bronzo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul territorio: percorso &lt;strong&gt;archeologico&lt;/strong&gt; (sito IV millennio a.C.) e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;percorso naturalistico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Museo laboratorio,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;aperto ogni domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18&lt;/strong&gt;, dispone di un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.museopreistoriavaie.it/"&gt;sito internet&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e di&amp;nbsp;una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.facebook.com/museovaie"&gt;pagina Facebook&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e, su prenotazione (minimo 6 persone), viene aperto anche in altre giornate infrasettimanali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Museo &amp;egrave; accessibile alle persone diversamente abili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/3_interno-museo.jpg" border="0" alt="Museo Laboratorio della Preistoria di Vaie, interno" data-entity-type="file" data-entity-uuid="bd07e346-e79b-4597-a0a4-21cf8f901429" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 10 Jul 2018 17:25:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3759</guid></item><item><title>Museo valdese della Balsiglia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/20593</link><description>&lt;p&gt;Questo piccolo museo &lt;strong&gt;fu allestito nel 1939&lt;/strong&gt; a cura della Societ&amp;agrave; di Studi Valdesi e dalla Comunit&amp;agrave; Valdese di Massello, in occasione del convegno annuale del XV agosto, tenuto in quell'anno proprio alla Balziglia, e sistemato &lt;strong&gt;nei locali della scuola valdese&lt;/strong&gt; costruita nella borgata cinquant'anni prima come edificio commemorativo del 200 anniversario del "Rimpatrio".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il materiale esposto nel museo ricorda uno dei periodi particolarmente significativi della storia dei Valdesi in Piemonte: gli anni del loro esilio in Svizzera ed in Germania a partire dal 1687, il loro rientro in patria nel 1689 e la loro strenua resistenza alla Balziglia nell'inverno 1689-1690, terminata con la fuga avventurosa attraverso le balze del Pan di Zucchero verso la parte alta del vallone del Ghinivert (maggio 1690).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Un video e un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;plastico dei luoghi&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;favoriscono la comprensione, mentre la visita ai luoghi dell&amp;rsquo;assedio &amp;egrave; oggi parzialmente possibile risalendo il sentiero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L'esilio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Nel 1686 gli editti di proscrizione del Duca Vittorio Amedeo Il, che imponevano l'abiura o l'abbandono delle terre natie alle popolazioni valdesi del Piemonte, avevano provocato la loro disperata e strenua resistenza. Dopo mesi di guerriglia, decimati dagli stenti, i superstiti giacevano rinchiusi nelle fortezze del Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su intervento delle potenze protestanti europee il Duca Vittorio Amedeo &lt;b&gt;concesse infine ai valdesi la facolt&amp;agrave; di esiliare&lt;/b&gt;; essi vennero quindi avviati, d'inverno, attraverso le Alpi verso la Svizzera e la Germania. Non tutti gli esuli accettarono per&amp;ograve; supinamente la loro condizione di profughi e tentarono pi&amp;ugrave; volte di rientrare in patria forzando la sorveglianza piemontese e savoiarda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra gli esuli di Ginevra emerge in particolare la figura di &lt;b&gt;Giosu&amp;egrave; Gianavello&lt;/b&gt;, l'uomo che aveva organizzato in Val Pellice la resistenza dei valdesi durante le persecuzioni del 1655. Le sue "Istruzioni", raccolta di consigli per la spedizione del rimpatrio, servirono come guida militare alla terza spedizione guidata dal pastore Enrico Arnaud.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il rimpatrio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il rimpatrio dei valdesi fu reso possibile da una serie di fatti collegati alla storia politica europea. Nel 1689 in Europa &amp;egrave; nuovamente in corso la guerra che vede lo scontro tra il blocco franco-piemontese di Luigi XIV e le potenze imperiali rappresentate da Spagna, Olanda, Inghilterra e Svezia. Guglielmo d'Orange, che nel 1688 era salito sul trono d'Inghilterra, asseconda le aspirazioni degli esuli valdesi con l'intenzione di aprire un fronte alle spalle delle linee francesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/balsiglia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La spedizione, organizzata dal pastore Enrico Arnaud e sovvenzionata dalle potenze imperiali, ha successo, ed alcune centinaia di valdesi riconquistano le terre natie nell'agosto del 1689.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Episodi fondamentali del Rimpatrio sono la battaglia notturna presso il ponte di Salbertrand, il culto tenuto dal pastore Enrico Arnaud nel tempio di Prali ed il patto di fedelt&amp;agrave; al Signore e di unione fra gli uomini della spedizione pronunciato a Sibaud in Val Pellice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L'assedio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Incalzati dalle truppe franco-sabaude i valdesi si ritirano, come suggeriva Giosu&amp;egrave; Gianavello nelle sue "Istruzioni", alla Balziglia, e ne fanno il loro campo trincerato. La posizione strategica si rivela ottima ed il Maresciallo di Francia Catinat, quando nell'autunno decide l'assalto, non riesce a conquistare le trincee valdesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I trecento assediati &lt;strong&gt;trascorrono l'inverno nei loro baraccamenti&lt;/strong&gt;, inquadrati da una rigida disciplina, riescono a sopravvivere tra estreme difficolt&amp;agrave;; provvidenziale fu la possibilit&amp;agrave; di recuperare il grano che non era stato mietuto nell'estate precedente e che giaceva ancora sotto la neve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella primavera del 1690 &lt;strong&gt;i franco-sabaudi tornano all'attacco&lt;/strong&gt; sotto la guida del Marchese De Feuqui&amp;egrave;res. Muniti di artiglieria bombardano le posizioni dei valdesi e, dopo giorni di attacchi furiosi, li respingono verso l'alto, sulla cima del Pan di Zucchero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Balziglia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La Balziglia in una cartolina d'epoca&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sorte degli assediati sembra decisa: la morte, la prigionia o la condanna alle "galere" di Francia... Con il coraggio della disperazione i valdesi tentano una fuga e riescono a compiere, di notte e nella nebbia, un'evasione attraverso i dirupi della montagna ormai accerchiata &lt;strong&gt;guadagnando la libert&amp;agrave; sul versante opposto del vallone del Ghinivert,&lt;/strong&gt; in direzione dell'attiguo vallone di Salza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli stessi giorni il duca di Savoia stava cambiando politica e si alleava con l'Inghilterra e l'Austria, scendendo in guerra contro i suoi ex alleati francesi: &lt;strong&gt;il 28 maggio Vittorio Amedeo II propose cos&amp;igrave; una tregua ai valdesi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da allora la Balziglia simboleggia, nella storia dei valdesi, da un lato l'eroica resistenza della fede, dall'altro la miracolosa liberazione divina.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-glorioso-rimpatrio-dei-valdesi-e-la-battaglia-della-val-clarea"&gt;&amp;nbsp;Il &amp;ldquo;glorioso rimpatrio&amp;rdquo; dei Valdesi e la battaglia del ponte di Salbertrand&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;La visita &amp;egrave; libera: Telefonare &lt;strong&gt;posto tappa GTA&lt;/strong&gt; (tel. 0121.808816) o tel. 0121.808692 o &lt;strong&gt;ufficio il Barba&lt;/strong&gt; tel 0121.950203.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate: per gruppi su prenotazione presso ufficio il Barba&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il museo non &amp;egrave; accessibile ai disabili (carrozzelle)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 03 Oct 2024 10:44:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/20593</guid></item><item><title>Chiesa di San Giovanni Battista</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3715</link><description>&lt;p&gt;Chiesa di San Giovanni Battista. La prima menzione della chiesa si ritrova in un diploma del 1057; rimaneggiata nei secoli successivi, sub&amp;igrave; la quasi totale ricostruzione nel corso del XVI secolo. Dopo tale intervento non sub&amp;igrave; modifiche significative e tutt&amp;rsquo;ora &amp;egrave; uno dei migliori e pi&amp;ugrave; ricchi esempi di chiese alpine in stile tardo gotico; conserva all'esterno cicli raffiguranti i Vizi e le Virt&amp;ugrave; e la Piet&amp;agrave;, mentre all'interno le navate laterali ospitano scene della vita di Sant'Antonio Abate, della Vergine e santi datata tra XIV e XVI secolo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La chiesa ospita anche&amp;nbsp;un piccolo museo parrocchiale che espone le principali opere d&amp;rsquo;arte provenienti dalla parrocchiale e dalle cappelle del territorio di Salbertrand.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: dal 26 giugno al 21 agosto visite guidate ogni marted&amp;igrave; (ore 14.30) e gioved&amp;igrave; su prenotazione. Durante l'anno visite guidate per gruppi e scuole a pagamento su prenotazione. Aperture straordinarie consultabili sul sito: &lt;a href="https://www.parchialpicozie.it/"&gt;www.parchialpicozie.it&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Ecomuseo "Colombano Romean" - tel. 0122/854720 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it"&gt;ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:55:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3715</guid></item><item><title>Lago Verde </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3446</link><description>&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Lago Verde&lt;/strong&gt; &amp;egrave; uno splendido specchio d'acqua dai colori smeraldini, incassato in una conca circondata da boschi di conifere. Il colore dell'acqua va dal verde al blu, ed il fondale &amp;egrave; composto da tronchi di antichi larici. Piccolo e brillante, ad osservarlo si ha l'impressione che il tempo&amp;nbsp;si fermi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' facilmente raggiungibile con un comodo sentiero, il tempo di percorrenza &amp;egrave; di 45 minuti, con 100 m di dislivello. Da Bardonecchia attraversato il confine verso la Valle Stretta si arriva a &lt;strong&gt;Grange della Valle&lt;/strong&gt;, di qui &amp;egrave; necessario seguire le indicazioni camminando tra distese di fiori e prati verdi. Dopo aver superato il ponte che attraversa il Rio della Valle Stretta, si prosegue in salita. L'ultimo tratto di strada si snoda in un bosco di conifere e, tra i rami, &amp;egrave; gi&amp;agrave; possibile scorgere le sfumature color smeraldo del Lago Verde.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 28 Dec 2018 12:42:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3446</guid></item><item><title>Lago Arpone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3477</link><description>&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Lago Arpone&lt;/strong&gt; &amp;egrave;&amp;nbsp;uno splendido specchio d'acqua di fronte alle maestose cime del Rocciamelone e del Giusalet.&amp;nbsp;All'altezza di 1821 metri,&amp;nbsp;confina geograficamente con la Francia ed &amp;egrave; raggiungibile dalla localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Bar Cenisio&lt;/strong&gt; (Venaus).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Utilizzato fino agli anni '50 come invaso produttivo di propriet&amp;agrave; dell'Enel per alimentare le centrali di Saluroglio e Novalesa, riceveva l'acqua dalle cascate del ghiacciaio tramite un canale interrato e dai sorgivi esistenti. Dichiarato successivamente improduttivo, venne abbandonato.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La zona dell&amp;rsquo;Arpone &amp;egrave; molto importante dal punto di vista storico perch&amp;eacute; era il punto di forza di &lt;strong&gt;trinceramenti&lt;/strong&gt; costruiti nel 1700, ora quasi del tutto scomparsi. Essi controllavano gli accessi verso Susa dall&amp;rsquo;altopiano del Moncenisio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;strong&gt;ridotta d&amp;rsquo;Arpone&lt;/strong&gt;, costruita nel 1709 su disegno dell&amp;rsquo;ing. Ignazio Bertola, sorgeva sul cocuzzolo della Finestra d&amp;rsquo;Arpone (m. 1931) e intorno ad esso si sviluppavano le linee dei trinceramenti che scendevano, passando a nord del lago, all&amp;rsquo;omonimo gruppo di grange, dove c&amp;rsquo;erano i baraccamenti. Dopo il 1712, poco prima del Trattato di Utrecht che cambiava i confini dei possedimenti sabaudi, non compaiono pi&amp;ugrave; spese per la manutenzione nei registri di Bilanci Fortificazioni, se ne hanno per&amp;ograve; notizie indirette nelle Guerre di Successione del XVIII secolo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Accesso&lt;/strong&gt;: Da Susa prendere le indicazioni per il Moncenisio e raggiungere Bar Cenisio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Al vecchio posto di frontiera si prende la strada a sinistra che porta al lago.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;A gestirlo dal 1979 ad oggi &amp;egrave; l'&lt;a href="http://www.pescatori-valcenischia.it/lago-arpone/"&gt;&lt;strong&gt;A.D.S. Pescatori Val Cenischia Venaus&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: il lago &amp;egrave; attualmente adibito alla pesca sportiva, e l'associazione, che contava inizialmente 52 iscritti ha ora oltre 200 soci.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(Foto di Lucio Guercio)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 16:10:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3477</guid></item><item><title>Certosa di Banda</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10644</link><description>&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Certosa di Banda&lt;/b&gt;, frazione di Villar Focchiardo posta a 670 metri di altezza, nasce nel 1205, come&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;possedimento della Certosa di Monte Benedetto&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ad un'altitudine pi&amp;ugrave; bassa e pi&amp;ugrave; accessibile, ed acquisisce progressivamente importanza grazie alla vicinanza con il fondovalle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le sue terre sono ricche e produttive, dedicate alla coltivazione della vite e del castagno: i superbi alberi che si vedono tutt'ora nei suoi pressi sono la testimonianza della presenza certosina.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Banda &amp;egrave; ora una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;grangia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;che funge da casa bassa e granaio monastico. Qui si curano anche i monaci della Certosa superiore, vi trascorrono l'inverno i pi&amp;ugrave; anziani e sostano i pellegrini che desiderano salirvi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La struttura del&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;nucleo odierno di Banda,&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;adibita a cascinale ma per lo pi&amp;ugrave; in stato di decadimento ed abbandono, ricalca in parte la tipologia dell&amp;rsquo;antica Certosa: vi possono essere ancora individuati i resti del chiostro, la foresteria, la zona adibita alle celle dei monaci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Immagine di copertina di Elisabetta Giacopello.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 14 Jun 2022 17:57:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10644</guid></item><item><title>Forte di Exilles</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3689</link><description>&lt;p&gt;Le origini del&lt;strong&gt;&amp;nbsp;forte di Exilles&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sono ancora incerte, ma la sua esistenza &amp;egrave; nota gi&amp;agrave; intorno al 1155, quando, all&amp;rsquo;interno di alcune cronache, &amp;egrave; citato il &lt;strong&gt;castrum Exilliarum&lt;/strong&gt;. Il forte, che gi&amp;agrave; nel 1339 presentava una struttura complessa, costituiva l&amp;rsquo;avamposto difensivo dapprima dei Delfini d&amp;rsquo;Albon e, dopo il 1350, del Regno di Francia verso i domini sabaudi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Conquistato dalle truppe di Vittorio Amedeo II nel 1708, il forte &lt;span class="s1"&gt; viene prima riparato e poi sostanzialmente ripensato alla luce del &lt;strong&gt;ribaltamento di 180 gradi della logica difensiva&lt;/strong&gt; imposto dal nuovo confine di Stato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="s1"&gt;Queste opere di parte sabauda (progetti di Ignazio Bertola e di Lorenzo Bernardino Pinto) vengono smantellate tra il 1796 e il 1797. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="s1"&gt;L&amp;rsquo;impianto dell&amp;rsquo;attuale edificio risale &lt;strong&gt;al periodo della Restaurazione&lt;/strong&gt; (progetti di Giovanni Antonio Rana, dal 1818, cui subentrano Antonio Francesco Olivero e Agostino Verani), con una prima sostanziale conclusione in et&amp;agrave; carlo- albertina; ulteriori fasi fortificatorie sono realizzate dopo il passaggio della Savoia alla Francia (1860) e negli anni settanta-ottanta dell&amp;rsquo;Ottocento. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="s1"&gt;Definitivamente dismesso dopo la seconda guerra mondiale, il forte &amp;egrave; stato &lt;strong&gt;acquisito dalla Regione Piemonte&lt;/strong&gt; nel 1978; e dal 2000 &amp;egrave; stato restituito alla fruizione pubblica e dotato di strutture museali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Da allora il forte &amp;egrave; stato utilizzato per conferenze sulla storia della valle, concerti e visite guidate condotte da conoscitori e studiosi della valle. Dal 2016 il forte viene gestito dall&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Associazione Amici del Forte di Exilles&lt;/strong&gt; che nasce nell&amp;rsquo;aprile dello stesso anno.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La finalit&amp;agrave; dell'associazione, oltre a quella di dare nuova vita alla fortezza, &amp;egrave; quella di integrare sempre di pi&amp;ugrave; il vecchio maniero nella realt&amp;agrave; del territorio, coinvolgendo i cittadini e le attivit&amp;agrave; commerciali e imprenditoriali del borgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: giugno e settembre: sabato e domenica; luglio e agosto: da marted&amp;igrave; a domenica (14-15 agosto aperto), Orario: 10-18.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INFO&lt;/strong&gt;: Associazione Amici del Forte di Exilles, tel.&amp;nbsp;&lt;span&gt;327 6262304,&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:assforteexilles@gmail.com"&gt;assforteexilles@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 18:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3689</guid></item><item><title>Ecomuseo Terre al Confine</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3673</link><description>&lt;p&gt;Il piccolo comune di Moncenisio ospita presso l&amp;rsquo;antica &amp;ldquo;casa comune&amp;rdquo; l&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Ecomuseo Terre al Confine&lt;/strong&gt;, che illustra la vita quotidiana e l&amp;rsquo;ambiente di territori di confine come quelli della Val Cenischia e del valico del Moncenisio. Il percorso comprende, oltre alla sala espositiva, anche un itinerario esterno che tocca il forno comune, il lavatoio, il mulino, le meridiane dipinte sulle facciate delle baite. Nell&amp;rsquo;area del lago grande, inoltre, alcuni pannelli illustrano la storia della ferrovia Fell, che a fine Ottocento colleg&amp;ograve; Susa a St. Michel de Maurienne attraverso il valico del Moncenisio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: ottobre-maggio: 10-16; giugno-settembre 10-19; visite guidate al percorso ecomuseale su prenotazione il venerd&amp;igrave; 14.30-17.30.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/653222 - 0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.comune.moncenisio.to.it/"&gt;www.comune.moncenisio.to.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@comune.moncenisio.to.it"&gt;info@comune.moncenisio.to.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 19:22:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3673</guid></item><item><title>Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3507</link><description>&lt;p&gt;Novalesa &amp;egrave; un comune della val Cenischia, valle tributaria in sinistra della val di Susa, ai piedi del Colle del Moncenisio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Comune ha un&amp;rsquo;altitudine di 828 metri, &amp;egrave; costituito dall&amp;rsquo;insieme &lt;span&gt;d&lt;/span&gt;&lt;span&gt;el Capoluogo e delle f&lt;/span&gt;razioni S.Anna, Villaretto, San Rocco, S.Maria, Ronelle e S.Pietro e deve la sua fama internazionale all&amp;rsquo;&lt;b&gt;abbazia benedettina dei Santi Pietro e Andrea.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Novalesa,%20Abbazia%20SS.%20Pietro%20e%20Andrea,%20Cappella%20S.%20Eldrado,%20Interno.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Novalesa, interno della Cappella di S. Eldrado.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Sorta nel 726 per volere del governatore franco &lt;b&gt;Abbone&lt;/b&gt;, l&amp;rsquo;abbazia controllava la strada di Francia e il valico del Moncenisio, ed era un avamposto dei Franchi versi il confine con il regno dei Longobardi. L&amp;rsquo;enorme potere dell&amp;rsquo;istituzione può essere letto attraverso la ricchezza delle dotazioni e nel diritto, concesso da Carlo Magno nel 773, di eleggere liberamente l&amp;rsquo;abate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio del X secolo (tra il 906 e il 926) i monaci abbandonarono l&amp;rsquo;insediamento e &lt;b&gt;si rifugiarono a Breme&lt;/b&gt;, in Lomellina, per timore delle scorrerie saracene; tra le nefaste conseguenze di tale evento vi fu la dispersione della celebre biblioteca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La metà dell&amp;rsquo;XI secolo vide il ritorno dei Benedettini e il ripristino del complesso, così come attesta la decorazione ad affresco, situabile tra il 1096 e il 1097, della riedificata &lt;b&gt;cappella di Sant&amp;rsquo;Eldrado&lt;/b&gt;, abate dall&amp;rsquo;825 all&amp;rsquo;840, secondo il &lt;i&gt;Chronicon Novalicense&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/il-chronicon-novaliciense-la-prima-opera-estesa-forma-di-rotulo-della"&gt;IL "CHRONICON NOVALICIENSE", LA PRIMA OPERA DELLA LETTERATURA ITALIANA&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;chiesa abbaziale&lt;/b&gt;, dopo l&amp;rsquo;abbandono del X secolo, venne rimaneggiata più volte; le attuali linee barocche si devono alla progettazione di &lt;b&gt;Antonio Bertola&lt;/b&gt; (1710-1718). Dopo la soppressione napoleonica e l&amp;rsquo;insediamento di uno stabilimento idroterapico e poi di un convitto, l&amp;rsquo;abbazia fu acquistata dalla Provincia di Torino e affidata ai Benedettini Sublacensi nel 1973. L&amp;rsquo;intero complesso è stato sottoposto a intense campagne di restauro e dal 2009 ospita il &lt;b&gt;Museo Archeologico&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domina il centro abitato di Novalesa la chiesa parrocchiale di &lt;b&gt;Santo Stefano&lt;/b&gt;. L&amp;rsquo;altare maggiore reca lo stemma di Giovanni Battista Isnardi de Castello di Caraglio, abate commendatario dell&amp;rsquo;abbazia dal 1685 al 1728, e racchiude il dipinto raffigurante il Martirio di santo Stefano, attribuibile al pittore di Cherasco Sebastiano Taricco. Tra le opere d&amp;rsquo;arte più antiche custodite nella parrocchiale si citano &lt;b&gt;l&amp;rsquo;urna reliquiario di sant&amp;rsquo;Eldrado&lt;/b&gt;, oreficeria di argentiere mosano-renano del XII secolo, e il celebre &lt;b&gt;polittico&lt;/b&gt; proveniente dall&amp;rsquo;abbazia, opera di Antoine de Lonhy e collaboratori, ritenuta di tardo Quattrocento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella chiesa si conservano inoltre cinque dipinti &lt;b&gt;donati nel 1805 da Napoleone Bonaparte&lt;/b&gt; all&amp;rsquo;ospizio del Moncenisio: la &lt;i&gt;&lt;span&gt;Deposizione&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; attribuita alla bottega cremonese di Giulio Campi (XVI secolo), l&amp;rsquo;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Adorazione dei Magi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;di scuola del &lt;span&gt;Rubens&lt;/span&gt;, l&amp;rsquo;&lt;i&gt;Adorazione dei pastori&lt;/i&gt; di François Lemoyne (1721), la &lt;i&gt;Crocifissione di san Pietro&lt;/i&gt;, copia antica dell&amp;rsquo;originale caravaggesco del 1601, la &lt;i&gt;Deposizione di Cristo dalla croce&lt;/i&gt;, replica da un originale di Dirck van Baburen (XVII secolo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altri arredi sacri databili tra il XVI e il XX secolo sono inoltre ospitati nella cappella della Confraternita del Santissimo Sacramento &amp;ndash; adiacente la parrocchiale e sede del &lt;b&gt;Museo d&amp;rsquo;Arte Religiosa Alpina&lt;/b&gt; (parte integrante del Sistema Museale Diocesano).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Casa degli affreschi,&lt;/b&gt; recentemente recuperata dal comune, &amp;egrave; un'ex locanda medioevale che presenta in facciata affreschi con gli stemmi delle regioni europee di provenienza e di destinazione degli avventori della locanda, punto tappa della &lt;b&gt;Via Francigena. &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/novalesa%20vizi%20e%20virtù.jpg" border="0" alt="" /&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sin dal Medioevo infatti i viaggiatori che volevano attraversare il Colle del Moncenisio venivano assistiti dai &lt;b&gt;marron&lt;/b&gt;, guide che fungevano anche da portatori.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/i-marrons-del-moncenisio-una-storia-lunga-oltre-dieci-secoli"&gt;I MARRONS: UNA STORIA LUNGA OLTRE DIECI SECOLI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La strada odierna, che da Susa si inerpica fino al colle per poi ridiscendere a Lanslebourg, segue fedelmente, ad eccezione della zona del lago, il tracciato dell&amp;rsquo;ottocentesca &lt;b&gt;strada napoleonica:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;lunga 37 chilometri prevedeva un&amp;rsquo;efficiente organizzazione che ne garantiva la manutenzione e l&amp;rsquo;assistenza per i viaggiatori. La sua costruzione procurò l&amp;rsquo;isolamento della Val Cenischia e i &lt;b&gt;marron&lt;/b&gt; persero la loro funzione.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Dec 2018 15:14:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3507</guid></item><item><title>Moncenisio (Ferrera)</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3411</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Moncenisio&lt;/strong&gt;, denominato Ferrera fino al 1940, con l&amp;rsquo;arretramento del confine italo-francese per effetto del trattato di Parigi &amp;egrave; divenuto uno dei pi&amp;ugrave; piccoli comuni del Piemonte, posto ai piedi del valico omonimo e alle porte del Parco Nazionale francese della Vanoise.&amp;nbsp;&amp;Egrave; anche il terzo comune meno popoloso d'Italia, con &lt;strong&gt;poco pi&amp;ugrave; di 30 abitanti.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella &lt;strong&gt;chiesa parrocchiale di San Giorgio&lt;/strong&gt; si trovano numerosi esempi di scultura lignea: se l&amp;rsquo;&lt;strong&gt;altare di Sant&amp;rsquo;Antonio&lt;/strong&gt; &amp;egrave; riconducibile ad ambito culturale francese, l&amp;rsquo;altare del Rosario &amp;egrave; un riconosciuto capolavoro di area lombardo-piemontese datato 1683.&amp;nbsp;Tra le dipendenze dalla parrocchiale si segnala la &lt;strong&gt;cappella di San Giuseppe&lt;/strong&gt;, ornata da una &lt;em&gt;Via Crucis &lt;/em&gt;opera di quindici artisti contemporanei. L&amp;rsquo;ex Casa della Comunit&amp;agrave; ospita invece &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;Ecomuseo Le Terre al Confine&lt;/strong&gt;, dove &amp;egrave; possibile ammirare oggetti della vita quotidiana di un tempo in queste terre.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;valico del Moncenisio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;divenne uno dei principali passi alpini a partire dall&amp;rsquo;alto Medioevo. Il colle - in gran parte occupato da uno spettacolare lago alpino, poi ampliato con la costruzione della diga - &lt;strong&gt;ospit&amp;ograve; un ospizio per pellegrini:&lt;/strong&gt; fondato da Ludovico il Pio tra l&amp;rsquo;814 e l&amp;rsquo;825 fu ricostruito nei primi anni del 1800 da Napoleone Bonaparte&amp;nbsp;sul modello del Gran San Bernardo, reimpiegando arredi&amp;nbsp;provenienti dalla reggia di Venaria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con &lt;strong&gt;la costruzione della diga&lt;/strong&gt;, effettuata tra il 1964 e il 1968, l&amp;rsquo;antico ospizio, le caserme napoleoniche e parte delle fortificazioni del vallo alpino (fine XIX secolo) sono state sommerse dalle acque.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 29 Feb 2020 19:44:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3411</guid></item><item><title>Chiesa di San Pietro</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3658</link><description>&lt;p&gt;La chiesa di San Pietro conserva diversi cicli di affreschi con una complessa e affascinante stratificazione databile tra l'XI e il XV secolo. Sono particolarmente importanti i cicli del catino absidale, opera trecentesca del Maestro di Tommaso d'Acacia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture:&amp;nbsp;aprile-ottobre tutte le domeniche 10.00-18.00; cimitero di San Pietro visitabile la domenica 10.00-18.00; possibilit&amp;agrave; di aperture per gruppi su richiesta.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: visite guidate prenotando al numero 3333138398; Ufficio Informazioni Turistiche di Avigliana tel. 011/9311873 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ufficioiat@turismoavigliana.it"&gt;ufficioiat@turismoavigliana.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 15 Nov 2018 12:32:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3658</guid></item><item><title>Colle del Lys</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3550</link><description>&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Colle del Lys&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&amp;egrave; un valico alpino delle Alpi Graie che collega la bassa Valle di Susa con la Valle di Vi&amp;ugrave;; &amp;egrave;&amp;nbsp;raggiungibile in auto da &lt;strong&gt;Vi&amp;ugrave;&lt;/strong&gt; o da &lt;strong&gt;Rubiana&lt;/strong&gt; ed &amp;egrave; un bellissimo punto panoramico sulle vallate e sulla pianura torinese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fa parte dal 2004 del &lt;strong&gt;Parco Naturale di interesse provinciale del Col del Lys&lt;/strong&gt;, un'area naturale protetta a gestione provinciale; presenta un impianto di risalita che permette la pratica dello sci da discesa.&amp;nbsp;Sul versante settentrionale del Monte Arpone&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&amp;egrave; stata aperta una &lt;strong&gt;pista di sci di fondo&lt;/strong&gt;, con impianto di innevamento artificiale.&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul tratto finale della cresta occidentale della montagna, tradizionalmente frequentato nelle belle domeniche invernali da famiglie che lo utilizzavano come pista di discesa per bob e slittini, &amp;egrave; stato realizzato uno snowpark. Dal colle &amp;egrave; inoltre agevolmente raggiungibile per tracce di sentiero il &lt;strong&gt;Monte Arpone&lt;/strong&gt; e, passando per il Colle della Frai, &amp;egrave; possibile salire al&lt;strong&gt; Monte Rognoso &lt;/strong&gt;(percorso pi&amp;ugrave; impegnativo). Un'altra semplice escursione conduce invece al santuario della &lt;strong&gt;Madonna della Bassa&lt;/strong&gt; e al &lt;strong&gt;Colle della Portia&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La zona del Colle del Lys ha inoltre ricoperto una notevole importanza per la resistenza durante la seconda guerra mondiale; qui si &amp;egrave; svolta, tra l'1 e il 2 luglio 1944, una battaglia tra i partigiani della&amp;nbsp;17&amp;ordf;&amp;nbsp; Brigata Garibaldi e le truppe nazifasciste, in seguito alla quale alcuni giovani partigiani vennero catturati e massacrati .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non lontano dal monumento eretto sul colle in ricordo dei partigiani caduti nelle vallate circostanti, &amp;egrave; stato allestito l'&lt;strong&gt;Ecomuseo della Resistenza del Colle del Lys, &lt;/strong&gt;che&amp;nbsp;offre diversi strumenti utili ad una migliore comprensione della storia contemporanea: dai cd-rom ai filmati girati insieme ai testimoni della Resistenza, a mostre itineranti o libretti esplicativi dei percorsi e delle vicende avvenute in quei luoghi. Situato sullo spartiacque tra le valli di Lanzo e la valle di Susa, offre scorci paesaggistici di notevole suggestione, dai quali si pu&amp;ograve; percepire la vastit&amp;agrave; del territorio museale, da alcuni anni ritornato a vivere attraverso sentieri riscoperti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Apertura: dal 25 aprile all'8 settembre: domeniche e festivi 10-18; durante l'anno visite guidate su richiesta. Su prenotazione per gruppi e scuole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Comitato Resistenza Colle del Lys - tel. 011.9532286 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@colledellys.it"&gt;info@colledellys.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:segre@colledellys.it"&gt;segre@colledellys.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.colledellys.it/"&gt;www.colledellys.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 12:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3550</guid></item><item><title>Villar Dora</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/17778</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Innanzitutto, &lt;strong&gt;si scrive Villar Dora&lt;/strong&gt;, staccato: la denominazione ufficiale &amp;egrave; del 1885.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;edificio pi&amp;ugrave; antico del paese &amp;egrave; la &lt;strong&gt;Chiesa parrocchiale&lt;/strong&gt;: si ritiene che sia stata fondata nell&amp;rsquo;VIII secolo ad opera dei monaci benedettini dell&amp;rsquo;Abbazia della Novalesa. L&amp;rsquo;impianto romanico &amp;egrave; andato perso con la ristrutturazione del XVII secolo, che l&amp;rsquo;ha resa barocca; alcuni capitelli preromanici appartenuti al primo edificio si trovano nel parco del Castello e nel cortile della canonica.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima volta in cui viene citato il nome del Villar &amp;egrave; nel diploma del &lt;strong&gt;31 luglio 1001&lt;/strong&gt; con cui l&amp;rsquo;imperatore Ottone III conferiva un&amp;rsquo;investitura feudale ad Olderico Manfredi. In un documento del 1287 sono descritti invece i principali edifici: &lt;strong&gt;la Torre del Colle e il Castello&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima si trova a circa due chilometri dall&amp;rsquo;abitato, a ridosso della statale 24, sotto la borgata omonima alle pendici della collina della Seja. Fu fatta costruire dalla famiglia Provana, probabilmente nel XV secolo: &amp;egrave; un possente torrione cilindrico in stile romanico. Faceva parte di un sistema di vigilanza e difesa che comprendeva castelli, torri, forti e casematte dislocati lungo tutta la valle.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE: &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-torre-del-colle-di-villar-dora-presidio-di-confine"&gt;LA TORRE DEL COLLE DI VILLAR DORA, PRESIDIO &amp;ldquo;DI CONFINE&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Per quanto riguarda il &lt;strong&gt;Castello&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; situato su uno sperone roccioso che domina l&amp;rsquo;abitato. Sin da epoche antiche svolgeva funzioni di controllo e difesa. Era collegato visivamente con il Castello di Avigliana e con la Sacra di San Michele; tramite segnali con le fiaccole in pochi minuti a Torino giungeva notizia di invasioni di nemici dalla Francia.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/Castello%20di%20Villar%20Dora%20(1).JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;La residenza ha un&amp;rsquo;origine medievale, datata XII-XIII secolo. La struttura attuale risale al XV secolo quando, per volere dei &lt;strong&gt;feudatari della famiglia Provana&lt;/strong&gt;, furono costruiti il Palacium, l&amp;rsquo;ala di Margaretha de Rotariis e la torre. La dipendenza detta Ca&amp;rsquo; Bianca risale al XVII secolo, mentre i giardini furono realizzati nel XIX secolo per volere del conte Annibale Antonielli d&amp;rsquo;Oulx. Alla fine del Seicento venne saccheggiato, come molti altri in zona, dal generale francese Catinat.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I Provana erano i feudatari del Villar, vincolati da legame vassallatico al conte di Savoia ed erano per questo tenuti, in caso di guerra, a provvedere al reclutamento degli uomini abili. Divennero feudatari del paese dopo diverse altre famiglie: De Thouvet sive De Sala, De Mont Vernier, Aiguebelle, Bergognino.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante l&amp;rsquo;epoca fascista, nel 1928, Villar Dora venne &lt;strong&gt;unificata con Almese e Rivera&lt;/strong&gt; in un unico comune; questa unione dur&amp;ograve; fino al 1955 quando il Presidente della Repubblica ristabil&amp;igrave; l&amp;rsquo;autonomia amministrativa di ciascuno.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Un prodotto simbolo di Villar Dora &amp;egrave; la &lt;strong&gt;ciliegia&lt;/strong&gt;: un tempo la coltivazione di questo frutto costituiva una delle pi&amp;ugrave; rilevanti attivit&amp;agrave; agricole del territorio.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/settembre-1418-papa-martino-v-valica-il-moncenisio"&gt;1418: PAPA MARTINO V VALICA IL MONCENISIO E SOSTA A VILLAR DORA&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 16 Oct 2023 14:44:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/17778</guid></item><item><title>Abbazia di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3735</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt; venne fondata nel 726 dal patrizio merovingio Abbone, il quale la dot&amp;ograve; di ricchissimi possedimenti. A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno ne fece un avamposto privilegiato per l&amp;rsquo;avanzata dei Franchi verso l&amp;rsquo;Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti. Proprio nell&amp;rsquo;epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall&amp;rsquo;abbazia di Breme, fondata dalla comunit&amp;agrave; novalicense dopo la fuga dalla casa madre.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/l-abbazia-di-novalesa-una-storia-lunga-1300-anni"&gt;L&amp;rsquo;ABBAZIA DI NOVALESA, UNA STORIA LUNGA 1300 ANNI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Annesse all&amp;rsquo;abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, &lt;a href="/storia-e-tradizione/cappella-di-santeldrado"&gt;&lt;strong&gt;dedicata a S. Eldrado&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, presenta uno tra i pi&amp;ugrave; significativi cicli affrescati romanici d&amp;rsquo;Italia, datato al 1096/97 e raffigurante le scene della vita di S. Eldrado e di S. Nicola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessante anche la chiesa abbaziale, edificata nelle sue forme attuali nel 1715 su progetto di Antonio Bertola; essa ospita all&amp;rsquo;interno, sulla parete sinistra della navata, resti di affreschi dell&amp;rsquo;XI secolo, mentre un altro ciclo risalente al XV secolo decora parte del coro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; stata recentemente arricchita dall&amp;rsquo;apertura del &lt;strong&gt;Museo Archeologico&lt;/strong&gt;, che raccoglie i reperti emersi nel corso degli scavi e delle indagini archeologiche compiuti tra il 1978 e il 2008. Il Museo, collocato nell&amp;rsquo;area del portico del chiostro dei novizi e nell&amp;rsquo;antico refettorio abbaziale, raccoglie al proprio interno elementi lapidei, ceramici, vitrei e ad affresco datati dal I sec. d.C. fino all&amp;rsquo;epoca rinascimentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia ospita anche un laboratorio del restauro del libro, le cui tecniche sono illustrate nella sezione dedicata a quest&amp;rsquo;arte all&amp;rsquo;interno del Museo Archeologico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 16:07:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3735</guid></item><item><title>Claviere</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3521</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;In alta Valle di Susa e al confine con la Francia sorge&lt;strong&gt; Claviere&lt;/strong&gt;, un piccolo comune montano a 1760 metri d'altitudine. Circondato da boschi di abeti e larici e all'ombra del &lt;strong&gt;Monte Chaberton&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; la meta ideale per soggiorni turistici sia in inverno che in estate. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Le sue &lt;strong&gt;piste da sci&lt;/strong&gt; sono infatti servite da impianti moderni e veloci, che attirano migliaia di sciatori. Oltre alle piste da discesa ne sono presenti anche da fondo, che si collegano a quelle di Monginevro per circa 10 km. Claviere &amp;egrave; stata anche sede di allenamento dello sci alpino e nordico durante le Olimpiadi del 2006. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;L'offerta turistica estiva di Claviere &amp;egrave; altrettanto vasta: dalle &lt;strong&gt;escursioni a piedi&lt;/strong&gt; alla &lt;strong&gt;mountain-bike&lt;/strong&gt;, percorsi di livello di ogni tipo nella splendida cornice dello Chaberton, della Rocca Clary, del monte La Plane e del Monte Janus. A Claviere &amp;egrave; inoltre presente il &lt;strong&gt;ponte tibetano pi&amp;ugrave; lungo del mondo&lt;/strong&gt;, che si snoda sulle spettacolari Gorge di San Gervasio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 16:43:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/3521</guid></item></channel></rss>