<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>Valle Stretta</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/valle-stretta</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Valle Stretta&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Vall&amp;eacute;e &lt;/em&gt;&lt;i&gt;&amp;Eacute;troite&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in francese) &amp;egrave; una valle franco-italiana&amp;nbsp;facente geograficamente parte della Valle di Susa; la zona superiore del suo territorio &amp;egrave; per&amp;ograve; stata annessa alla Francia in seguito al &lt;strong&gt;trattato di pace del 1947&lt;/strong&gt;. Nonostante l'amministrazione francese, segnaletica e rete telefonica rimangono tuttora italiane.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra boschi di pini scorre il fresco &lt;strong&gt;Rio di Valle Stretta&lt;/strong&gt;, affluente della Dora di Bardonecchia e, tra ghiaioni e larici, si nasconde il &lt;a href="/natura-ed-escursionismo/lago-verde"&gt;&lt;strong&gt;Lago Verde&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, splendido laghetto montano dal caratteristico colore verde (ghiacciato in inverno). Termina con il Colle di Valle Stretta, che la mette in comunicazione con Modane e la Maurienne.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adatta a passeggiate ed escursioni anche &lt;strong&gt;in inverno &lt;/strong&gt;(alcuni percorsi sono battuti e percorribili facilmente con gli scarponi), &amp;egrave; raggiungibile in auto da Bardonecchia.&amp;nbsp;Vi consigliamo di lasciare la macchina nel parcheggio di fronte al campeggio&lt;strong&gt; Pian del Colle&lt;/strong&gt; (Melezet) e di addentrarvi a piedi negli&amp;nbsp;splendidi paesaggi innevati, costeggiando in un primo tempo la strada che conduce al Colle della Scala e successivamente seguendo le indicazioni per i rifugi Re Magi&amp;nbsp;(1.769 m) e Terzo Alpini&amp;nbsp;(1.780 m).&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 08 Dec 2018 17:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/valle-stretta</guid></item><item><title>Cappella di Horres</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-sandrea-e-s-giacomo-horres-bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Cappella dei SS. Andrea e Giacomo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si trova oltre la frazione Millaures, in localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Horres&lt;/strong&gt; (comune di Bardonecchia), ai margini di un alpeggio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Citata nei documenti a partire dal 1646, si pensa che la sua costruzione risalga al XV secolo. Presenta, sia all'interno che all'esterno, suggestivi affreschi realizzati da tre diversi artisti che operarono tra la fine del XV e il primo quarto del XVI secolo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esternamente &amp;egrave; ancora possibile ammirare la Cavalcata dei Vizi e delle Virt&amp;ugrave;, a cui si sovrappone la raffigurazione dei Santi Pietro e Andrea. Nell'affresco i vizi sono rappresentati da uomini e donne che cavalcano bestie allegoriche, legati al collo da una catena.&amp;nbsp;All'interno sono invece presenti le scene della vita dei SS. Giacomo e Andrea, la Messa di S. Gregorio, S. Giorgio che uccide il drago, S. Lucia e S. Antonio da Padova.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Apertura: luglio: ultima domenica 15.30-18; agosto: tutte le domeniche 15.30-18; durante l'anno visite guidate su richiesta. Su prenotazione per gruppi e scuole.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 - 0122/902612 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@cenroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@prolocobardonecchia.it"&gt;info@prolocobardonecchia.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 16 Nov 2018 10:24:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-sandrea-e-s-giacomo-horres-bardonecchia</guid></item><item><title>Chiesa di Sant'Ippolito</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/santippolito-bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;chiesa di Sant&amp;rsquo;Ippolito&lt;/strong&gt; &amp;egrave; la parrocchiale di Bardonecchia.&amp;nbsp;Nata come&amp;nbsp;&lt;em&gt;Santa Maria ad Lacum&lt;/em&gt;, all'inizio del secondo millennio, ne &amp;egrave; rimasto l'elegante campanile romanico in pietra che risale al XIII secolo&amp;nbsp;e che, restaurato e dotato di guglia ornamentale in rame, si appoggia al fabbricato dell'attuale chiesa parrocchiale sul lato sud. L'attuale chiesa parrocchiale fu costruita in sostituzione della precedente, demolita nel primo ottocento perch&amp;eacute; pericolante, negli anni 1827-28, ma consacrata solo nel 1833.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'interno sono presenti notevoli &lt;strong&gt;opere dell'artigianato della valle&lt;/strong&gt;. Dietro l'altare si trova un prezioso coro di stalli lignei splendidamente decorati, gi&amp;agrave; appartenenti all'&lt;a href="/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa"&gt;&lt;strong&gt;Abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Nelle cappelle laterali e sui pilastri sono presenti numerose opere pittoriche e sculture in legno. Il fonte battesimale, scolpito in pietra, risale al 1573.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 15:50:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/santippolito-bardonecchia</guid></item><item><title>Chiesa di San Lorenzo a Les Arnaud</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-lorenzo-les-arnaud</link><description>&lt;p&gt;Nella seconda met&amp;agrave; del Seicento, sotto l&amp;rsquo;abbaziato di Ren&amp;eacute; de Birague, la Prevostura di Oulx vide un momento di particolare rinascita, il quale coinvolse anche le chiese da essa dipendenti. Tale rinascita si riflett&amp;eacute; anche nell&amp;rsquo;adeguamento degli altari ai dettami tridentini, mediante la creazione di scenografici retables lignei ad opera di abili carpentieri valsusini, del Delfinato e della Maurienne, che andarono ad impreziosire numerosi edifici ecclesiastici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra i pi&amp;ugrave; significativi il retable dell'altare maggiore della Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo a Les Arnaud (Bardonecchia).&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 16:35:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-lorenzo-les-arnaud</guid></item><item><title>Forte di Exilles</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/forte-di-exilles</link><description>&lt;p&gt;Le origini del&lt;strong&gt;&amp;nbsp;forte di Exilles&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sono ancora incerte, ma la sua esistenza &amp;egrave; nota gi&amp;agrave; intorno al 1155, quando, all&amp;rsquo;interno di alcune cronache, &amp;egrave; citato il &lt;strong&gt;castrum Exilliarum&lt;/strong&gt;. Il forte, che gi&amp;agrave; nel 1339 presentava una struttura complessa, costituiva l&amp;rsquo;avamposto difensivo dapprima dei Delfini d&amp;rsquo;Albon e, dopo il 1350, del Regno di Francia verso i domini sabaudi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Conquistato dalle truppe di Vittorio Amedeo II nel 1708, il forte &lt;span class="s1"&gt; viene prima riparato e poi sostanzialmente ripensato alla luce del &lt;strong&gt;ribaltamento di 180 gradi della logica difensiva&lt;/strong&gt; imposto dal nuovo confine di Stato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="s1"&gt;Queste opere di parte sabauda (progetti di Ignazio Bertola e di Lorenzo Bernardino Pinto) vengono smantellate tra il 1796 e il 1797. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="s1"&gt;L&amp;rsquo;impianto dell&amp;rsquo;attuale edificio risale &lt;strong&gt;al periodo della Restaurazione&lt;/strong&gt; (progetti di Giovanni Antonio Rana, dal 1818, cui subentrano Antonio Francesco Olivero e Agostino Verani), con una prima sostanziale conclusione in et&amp;agrave; carlo- albertina; ulteriori fasi fortificatorie sono realizzate dopo il passaggio della Savoia alla Francia (1860) e negli anni settanta-ottanta dell&amp;rsquo;Ottocento. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="s1"&gt;Definitivamente dismesso dopo la seconda guerra mondiale, il forte &amp;egrave; stato &lt;strong&gt;acquisito dalla Regione Piemonte&lt;/strong&gt; nel 1978; e dal 2000 &amp;egrave; stato restituito alla fruizione pubblica e dotato di strutture museali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Da allora il forte &amp;egrave; stato utilizzato per conferenze sulla storia della valle, concerti e visite guidate condotte da conoscitori e studiosi della valle. Dal 2016 il forte viene gestito dall&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Associazione Amici del Forte di Exilles&lt;/strong&gt; che nasce nell&amp;rsquo;aprile dello stesso anno.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La finalit&amp;agrave; dell'associazione, oltre a quella di dare nuova vita alla fortezza, &amp;egrave; quella di integrare sempre di pi&amp;ugrave; il vecchio maniero nella realt&amp;agrave; del territorio, coinvolgendo i cittadini e le attivit&amp;agrave; commerciali e imprenditoriali del borgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: giugno e settembre: sabato e domenica; luglio e agosto: da marted&amp;igrave; a domenica (14-15 agosto aperto), Orario: 10-18.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INFO&lt;/strong&gt;: Associazione Amici del Forte di Exilles, tel.&amp;nbsp;&lt;span&gt;327 6262304,&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:assforteexilles@gmail.com"&gt;assforteexilles@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 18:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/forte-di-exilles</guid></item><item><title>L’Ossario di Forno di Coazze e la “Finestra sulla Resistenza”</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</link><description>&lt;p&gt;Nel maggio 1944 i nazifasciti effettuarono un vasto rastrellamento in alcune valli del Piemonte occidentale, fra cui la Val Sangone. Qui presero &lt;b&gt;24 partigiani catturati&lt;/b&gt; e detenuti nel carcere allestito nella scuola elementare di Coazze e li condussero a Forno dove, nei pressi del torrente Sangone, fecero scavare una grande fossa e poi li mitragliarono alle gambe facendoli cadere, vivi, nella cavit&amp;agrave;, dove &lt;b&gt;morirono dissanguati&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per due giorni i nazifascisti impedirono alla popolazione di avvicinarsi, poi gettarono sui corpi sassi e terra e se ne andarono. Altri quattro partigiani furono fucilati contestualmente a Forno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Subito dopo la Liberazione, nel maggio 1945, su iniziativa dei partigiani della valle e del comandante &lt;b&gt;Giuseppe Falzone&lt;/b&gt;, si decise la costruzione di un ossario per una degna sepoltura delle vittime, poco pi&amp;ugrave; in alto della fossa comune dove si consum&amp;ograve; l&amp;rsquo;eccidio, a circa duecento metri di distanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I lavori per la realizzazione dell&amp;rsquo;ossario, progettato dall&amp;rsquo;ingegner Coticone, iniziarono gi&amp;agrave; nel giugno 1945 e la struttura fu inaugurata il 4 novembre dello stesso anno, alla presenza di &lt;b&gt;Ferruccio Parri&lt;/b&gt; e dell&amp;rsquo;arcivescovo di Torino, cardinale Maurilio Fossati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forma della struttura vuole ricordare un&amp;rsquo;aquila ad ali spiegate. Al centro c&amp;rsquo;&amp;egrave; una piccola cappella con la sovrastante scritta &lt;i&gt;Usque ad finem et ultra comites&lt;/i&gt; e ai lati le lapidi coi nomi dei 98 caduti le cui salme sono state qui tumulate: oltre ai 24 caduti della fossa comune, vi riposano molti altri partigiani uccisi in valle (che in tutto furono 278), fra cui anche quattro stranieri (due cecoslovacchi, un polacco e un russo) e alcuni di cui non &amp;egrave; stato possibile accertare l&amp;rsquo;identit&amp;agrave;. Vi sono anche due civili, le prime vittime della repressione nazifascista in valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra il 1986 e il 1991 l&amp;rsquo;ambiente intorno all&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato risistemato con un viale di accesso monumentale con alcune lapidi e anche l&amp;rsquo;area della fossa comune &amp;egrave; stata resa pi&amp;ugrave; accessibile; nel 1991 &amp;egrave; stata inaugurata un&amp;rsquo;area di accoglienza, intitolata al comandante &lt;b&gt;Luigi Milano&lt;/b&gt;, con targhe commemorative e pannelli che illustrano in breve gli avvenimenti legati alla Resistenza locale e propongono gli itinerari di visita e le mappe dei sentieri partigiani.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-finestra-sulla-resistenza-di-coazze"&gt;LA "FINESTRA SULLA RESISTENZA" APERTA A FORNO DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dopo una ulteriore ristrutturazione &lt;b&gt;nel 2012 l&amp;rsquo;area &amp;egrave; stata coperta&lt;/b&gt;, denocoazze piazza luigi minata &amp;ldquo;Finestra sulla Resistenza&amp;rdquo; e pensata come punto di partenza per la visita dei luoghi della memoria resistenziale e in primo luogo della Fossa Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Ossario%20cerimonia-1.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2005 l&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato riconosciuto cimitero di guerra dal Ministero della Difesa; ogni anno vi si tiene una celebrazione a cui sono stati presenti anche tre Presidenti della Repubblica: &lt;b&gt;Oscar Luigi Scalfaro&lt;/b&gt; nel 1997, &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt; nel 2009 e &lt;b&gt;Sergio Mattarella&lt;/b&gt; nel 2015.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 17:36:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</guid></item><item><title>Laghi di Avigliana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/laghi-di-avigliana</link><description>&lt;p&gt;I&amp;nbsp;&lt;b&gt;laghi di Avigliana&lt;/b&gt;&amp;nbsp;sono due piccoli&amp;nbsp;laghi&amp;nbsp;di origine&amp;nbsp;morenica, generati da una lingua meridionale del&amp;nbsp;ghiacciaio&amp;nbsp;pleistocenico&amp;nbsp;della&amp;nbsp;Val di Susa, alla sua massima estensione.&amp;nbsp;Essi sono separati da uno stretto&amp;nbsp;istmo&amp;nbsp;e sono chiamati&amp;nbsp;&lt;b&gt;Lago Grande&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;b&gt;Lago Piccolo&amp;nbsp;&lt;/b&gt;in base alla loro superficie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Lago Grande&lt;/strong&gt;, un tempo detto&amp;nbsp;&lt;i&gt;Lago della Madonna&lt;/i&gt;, ha una profondit&amp;agrave; massima di 28 metri.&amp;nbsp;Dal lato nord-ovest del fuoriesce il canale della &lt;strong&gt;Naviglia&lt;/strong&gt;, il corso d'acqua&amp;nbsp;emissario&amp;nbsp;che attraversa la&amp;nbsp;Palude dei Mareschi&amp;nbsp;tra Avigliana e&amp;nbsp;Sant'Ambrogio,&amp;nbsp;per immettersi nella&amp;nbsp;Dora Riparia. Nella zona oggi paludosa dei Mareschi a seguito del ritiro del ghiacciaio segusino si era probabilmente formato anche un terzo lago, che per&amp;ograve; ebbe vita breve essendo stato in gran parte ricoperto dai detriti scivolati gi&amp;ugrave; dai rilievi collinari circostanti. Sulle sue rive si sono sviluppate varie attivit&amp;agrave; e lungo la sponda nella parte settentrionale &amp;egrave; stata costruita una passerella galleggiante ad uso turistico.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Lago Piccolo&lt;/strong&gt;, detto anche&amp;nbsp;&lt;i&gt;Lago di Trana&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e un tempo chiamato&amp;nbsp;&lt;i&gt;Lago di San Bartolomeo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(dal nome della borgata che si affaccia sulla sua sponda meridionale), ha una profondit&amp;agrave; massima di 12 metri e si trova poco pi&amp;ugrave; in alto del lago Grande.&amp;nbsp;Riceve tanti rivi&amp;nbsp;immissari&amp;nbsp;dalle colline boscose circostanti, il pi&amp;ugrave; importante dei quali &amp;egrave; il &lt;strong&gt;Rio Freddo&lt;/strong&gt;, e sversa le sue acque nel Lago Grande per mezzo di un canale che taglia a met&amp;agrave; l'istmo. A differenza del Lago Grande conserva le caratteristiche naturali ed &amp;egrave; un'apprezzata oasi naturalistica; sulle sue rive vi sono prati, una fascia di boschi e canneti e non &amp;egrave; consentita la balneazione.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;Il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La zona paludosa attorno ai laghi costituisce dal 1980 il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Parco Naturale dei Laghi di Avigliana, &lt;/strong&gt;dal 2012 (assieme al parco Orsiera Rocciavr&amp;eacute;, al Gran Bosco di Salbertrand ed al Parco della Val Troncea) unificato nell'&lt;strong&gt;Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie&lt;/strong&gt;, con sede a Salbertrand&amp;nbsp;presso l'ex Parco Naturale del Gran Bosco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Centinaia di volatili di varie specie (moriglioni, morette, alzavole, fischioni, gallinelle d&amp;rsquo;acqua, mestoloni) si concentrano sui laghi, in particolar modo nel periodo autunnale ed invernale. Il Lago Piccolo &amp;egrave; particolarmente interessante per l&amp;rsquo;osservazione dei germani (in netta maggioranza), delle folaghe che tranquillamente nuotano sulle sue acque, degli aironi cenerini e dei cormorani. Tra gli animali pi&amp;ugrave; caratteristici segnaliamo lo svasso maggiore la cui spettacolare parata di corteggiamento, chiamata danza dello specchio, &amp;egrave; osservabile a fine inverno - inizio primavera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Parco Naturale dei Laghi di Avigliana:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;Via Monte Pirchiriano, 54 - 10051 Avigliana. Tel. 011.9313000 - 9341405 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:%20info.alpicozie@ruparpiemonte.it?subject=Richiesta%20informazioni"&gt;www.parchialpicozie.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:%20info.alpicozie@ruparpiemonte.it?subject=Richiesta%20informazioni"&gt;info.alpicozie@ruparpiemonte.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Foto:&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;"Sole invernale sul Lago Grande di Avigliana"&amp;nbsp;(Bruno Loi)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 18 Jul 2018 09:17:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/laghi-di-avigliana</guid></item><item><title>Rubiana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/rubiana</link><description>&lt;p&gt;Rubiana &amp;egrave; un comune di &lt;b&gt;circa 2500 abitant&lt;/b&gt;i posto in un ampio anfiteatro montuoso sulla sinistra della Dora Riparia. Il territorio &amp;egrave; compreso tra il monte Curt, il Santuario della Bassa, il Colle del Lys, il monte Rognoso, il Monte Civrari, il Monte Sapei e Rocca Sella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le abitazioni sono sparse sul territorio in circa 100 borgate suddivise tra il Capoluogo e le Frazioni di &lt;strong&gt;Favella e Mompellato&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La strada provinciale che da Almese sale al Colle del Lys attraversa il paese e mette &lt;b&gt;in collegamento la Valle di Susa con le Valli di Lanzo&lt;/b&gt;. Il clima e la vicinanza con Torino hanno fatto di Rubiana un centro di villeggiatura estiva, oltre che meta turistica per il week-end, con notevoli possibilit&amp;agrave; di passeggiate ed escursioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La valle &amp;egrave; attraversata dal &lt;b&gt;Torrente Messa,&lt;/b&gt; alimentato dai numerosi affluenti laterali; esso fornisce ancora oggi acqua ad alcune delle "Bealere" di irrigazione realizzate nei secoli scorsi dai rubianesi, oltre ai "Mulini dei cereali" ormai in disuso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le glaciazioni hanno lasciato tracce nell'erosione del terreno, nella formazione di una collina morenica verso sud e di piccoli cocuzzoli rocciosi sparsi sul territorio detti &lt;b&gt;"Mollar"&lt;/b&gt; (Fornero, Brunatto, Mic&amp;egrave;, Mag&amp;ograve;, Pertica, ecc.)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Mompellato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Frazione Mompellato in una cartolina d'epoca.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rubiana appare la prima volta su un documento &lt;b&gt;dell'anno 1029&lt;/b&gt;, quando il Marchese Manfredi di Torino e la moglie Berta fecero dono di questa terra all'Abbazia di San Giusto in Susa, perci&amp;ograve; a quell'epoca Rubiana era gi&amp;agrave; una pieve fiorente, degna di comparire, insieme ad altri paesi della valle, nell'elenco di una donazione. Era soggetta al controllo del castellano che risiedeva nel castello di San Mauro, presso Almese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le ricerche storiche ci dicono che i primi abitanti della valle furono i Liguri, poi subentrarono i Celti o Gallo-Celti, popolazioni che prima di subire l'influsso romano e poi cristiano, adoravano le divinit&amp;agrave; delle foreste dove si recavano a compiere atti di culto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il toponimo &lt;b&gt;"Rubiana" &lt;/b&gt;potrebbe derivare dal nome di una delle divinit&amp;agrave; dei Celti, il dio Arubianus, o dal latino ruber, rosso, dal colore rossastro del terreno dovuto alla massiccia &lt;b&gt;presenza di ferro:&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;nella storia del paese nei secoli XVI e XVII si fa cenno ad &lt;b&gt;un'intensa attivit&amp;agrave; estrattiva &lt;/b&gt;nelle zone del Monte Arpon, con trasporto per mezzo di muli lungo il rio del Ferro fino al Fornello.&lt;br /&gt;In questa borgata il minerale veniva ridotto a ferro per mezzo del carbone di legna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La produzione di carbone di legna &amp;egrave; stata un'altra delle risorse naturali di Rubiana fino all'ottocento; anch'esso veniva trasportato con carri e venduto sui mercati di citt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 1414 Rubiana dipender&amp;agrave; dal potere dei monaci di Susa fino alla soppressione dell'Abbazia, avvenuta nel 1786, anche perch&amp;egrave; il paese fa parte della castellania abbaziale di San Mauro che comprende anche San Mauro e Almese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 2 luglio 1944 Rubiana fece da teatro agli aspri &lt;b&gt;scontri tra i nazi-fascisti e i partigiani&lt;/b&gt; della 17a Brigata Garibaldi, ricordati nell&amp;rsquo;Ecomuseo della Resistenza al colle del Lys e nel monumento che li ricorda assieme a quelle di tutta la Valle di Susa e della Val Sangone&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/appuntamenti/il-2-luglio-1944-leccidio-del-colle-del-lys-cui-morirono-32-partigiani"&gt;Il 2 luglio 1944 l'eccidio del Colle del Lys, in cui morirono 32 partigiani&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Rubiana%20cartolina.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;la chiesa parrocchiale in una cartolina d'epoca.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;impianto attuale della &lt;b&gt;parrocchiale di Sant&amp;rsquo;Egidio&lt;/b&gt; potrebbe risalire al 1726, ma fu ulteriormente rimaneggiato nel corso del XIX secolo; venne consacrata nel 1769. Della chiesa preesistente resta il campanile romanico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sullo spartiacque tra Val della Torre e Rubiana, in frazione Mompellato, si trova il santuario della &lt;b&gt;Madonna della Bassa&lt;/b&gt;, edificato sul sito di un pilone sorto nel 1714: la statua mariana che in esso si venera venne offerta da Lorenzo Nicol, miracolato dalla Vergine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Villa Tabusso&lt;/b&gt; &amp;egrave; stata progettata dal l'ingegner Pino nel 1906. Durante una gita in calesse in Val di Susa, Alfredo Tabusso la compr&amp;ograve; nel 1927, da allora la casa &amp;egrave; stata sempre della famiglia che &amp;egrave; sfollata a Rubiana in tempo di guerra e durante questo periodo il pittore &lt;strong&gt;Francesco Tabusso&lt;/strong&gt;, allora adolescente, impar&amp;ograve; a conoscere la natura, le piante, gli animali e i contadini che avrebbe poi dipinto nei suoi quadri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/La-villa-Tabusso-a-Rubiana.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la guerra e il ritorno a Torino la casa &amp;egrave; stata residenza estiva della famiglia e li ogni estate il pittore lavorava nel suo studio all'ultimo piano. Ha sempre frequentato i boschi e le borgate intorno a Rubiana, come prima di lui, fece il suo maestro Felice Casorati (a cui &amp;egrave; anche intitolato l'asilo comunale).&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 27 Nov 2024 16:54:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/rubiana</guid></item><item><title>Lago Orfù</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-orfu-il-laghetto-nato-dallautostrada</link><description>&lt;p&gt;Dal caratteristico colore verde smeraldo e dai riflessi cristallini, il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Lago Orf&amp;ugrave; &lt;/strong&gt;(anche conosciuto come&amp;nbsp;Lago di Gad) &amp;egrave; un paradiso naturalistico circondato dalle montagne della conca di Oulx.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si trova nella frazione &lt;strong&gt;Gad di Oulx&lt;/strong&gt;, a circa 1060 metri di altitudine, ed &amp;egrave; raggiungibile&amp;nbsp;attraverso una strada sterrata il cui accesso &amp;egrave; a pochi metri dall'uscita dell'autostrada Oulx est. Il lago pu&amp;ograve; inoltre essere raggiunto dal centro della frazione Gad, seguendo le indicazioni, e dal &lt;strong&gt;Sentiero dei Franchi&lt;/strong&gt;,&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;che passa a pochi metri.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;nascita del laghetto &lt;/strong&gt;verde smeraldo &amp;egrave; piuttosto singolare&amp;nbsp;e risale agli anni 80, quando in zona&amp;nbsp;si effettuarono degli scavi per reperire materiali necessari alla costruzione&amp;nbsp;dell&amp;rsquo;&lt;strong&gt;autostrada A32&lt;/strong&gt; Torino-Bardonecchia. Durante i lavori venne intercettata una falda acquifera, che si allarg&amp;ograve; fino a formare una lago, chiamato Orf&amp;ugrave; come la zona in cui &amp;egrave; localizzato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Lago Orfù - Stella faure.jpg" border="0" alt="Lago Orf&amp;ugrave; (Stella Faure)" data-entity-type="file" data-entity-uuid="5df32338-5a29-4349-81a1-356e9e3818a2" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo anni di abbandono, nel 2014 &lt;strong&gt;il Comune di Oulx ha avviato il completo recupero&lt;/strong&gt; del lago e dell'area boschiva circostante, rendendola un'oasi di pace fruibile a tutti. La zona &amp;egrave; attrezzata con un punto ristoro ed un'area pic nic con barbecue, una spiaggia adibita a solarium con noleggio lettini e pedal&amp;ograve;, un campo da beach volley ed un parco giochi, ed &amp;egrave;&amp;nbsp;circondata da una pista ciclabile per MTB.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per maggiori informazioni: &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.turismo-oulx.it/attivita/bike/lago-orfu-o-lago-del-gad/"&gt;Turismo Oulx - Lago Orf&amp;ugrave;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;L'immagine di copertina &amp;egrave; di Adelio Vair, quella qui sopra di Stella Faure.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h3&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/natura-ed-escursionismo/oulx"&gt;&lt;strong&gt;Oulx&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 31 Dec 2018 15:22:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-orfu-il-laghetto-nato-dallautostrada</guid></item><item><title>Mocchie</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/mocchie</link><description>&lt;p&gt;Collocato sul versante esposto a sud della Valle di Susa e alla sinistra idrografica del &lt;strong&gt;torrente Gravio&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Mocchie&lt;/strong&gt; fu fino al 1936 comune autonomo. Venne aggregato a &lt;strong&gt;Condove&lt;/strong&gt;, insieme alla vicina Frassinere,&amp;nbsp;l'8 luglio di quell'anno. Verteva all'epoca in gravi condizioni economiche, in particolare a causa delle spese sostenute dall'amministrazione nella costruzione della strada che ancora oggi ne collega il territorio con il fondovalle; Condove, pi&amp;ugrave; florido grazie alla recente industrializzazione, se ne accoll&amp;ograve; i debiti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo territorio fu sempre specializzato nella pastorizia e nelle produzioni lattiero-cesearie; a fianco dell'allevamento fu per&amp;ograve; attiva, tra i secoli XIV e XIX anche l'estrazione di minerali. A circondarlo&amp;nbsp;sono &lt;strong&gt;numerose borgate &lt;/strong&gt;abitate tutto l'anno (Bonaudi, Bellafughera, Castellazzo, Pralesio, Moni); pi&amp;ugrave; in alto sono invece presenti alcuni alpeggi, frequentati durante la bella stagione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di importante interesse storico e artistico sono la &lt;strong&gt;parrocchiale di&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;San Saturnino&lt;/strong&gt;, edificata tra il 1778 e il 1784 su progetto dell'architetto Giacinto Morari, il &lt;strong&gt;campanile romanico&lt;/strong&gt; vicino all'attuale cimitero, dalla caratteristica inclinazione&amp;nbsp;ed il &lt;strong&gt;monumento alla civilt&amp;agrave; montanara&lt;/strong&gt; sulla piazza antistante la chiesa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 10:32:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/mocchie</guid></item><item><title>Pian dell'Orso </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/pian-dellorso</link><description>&lt;p&gt;Sotto il comune di Villar Focchiardo e all'interno del Parco Orsiera Rocciavr&amp;egrave;,&lt;strong&gt; Pian dell'Orso&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un meraviglioso ed ampio pianoro da cui si gode di una magnifica vista sulla Valle di Susa e sulla Val Sangone. Ospita una bella cappella&amp;nbsp;recentemente ristrutturata ed un bivacco. Secondo una leggenda, la costruzione della piccola cappella avvenne intorno al 1842 su volere di un abitante di Villar Focchiardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Costui fece voto infatti di edificarla nel caso in cui avesse trovato una madre per i suoi figli (dopo la morte di sua moglie) e se fosse terminata la terribile epidemia che stava sterminando il suo bestiame. I suoi desideri si realizzarono e la cappella venne costruita.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'itinerario che vi consigliamo per arrivare a Pian dell'Orso, parte dall'&lt;strong&gt;Alpe di Fumavecchia,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;raggiungibile dall'abitato di Villar Focchiardo inizialmente su strada asfaltata e poi su sterrato. Dopo aver parcheggiato l'auto ed essere partiti a piedi, un sentiero vi condurr&amp;agrave; in circa un'oretta al &lt;strong&gt;casotto di Fumavecchia&lt;/strong&gt; (che i pi&amp;ugrave; pigri, se in possesso di un'auto adatta alle strade sconnesse, possono raggiungere in auto, proseguendo sulla carrozzabile). Un secondo sentiero, il n. 524A, in&amp;nbsp;circa 45 minuti vi porter&amp;agrave; a &lt;strong&gt;Pian dell'Orso,&lt;/strong&gt; scoprendo via via un panorama pi&amp;ugrave; ampio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di qui, se avete tempo ed energia, consigliamo di proseguire verso il &lt;strong&gt;Colle del Vento&lt;/strong&gt; (m. 2231), un'altra bellissima escursione che vi regaler&amp;agrave; una veduta ancora pi&amp;ugrave; spettacolare delle maggiori vette del Parco Orsiera Rocciavr&amp;egrave;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pian dell'Orso&lt;/strong&gt;, raggiungibile anche dal versante della Val Sangone, su facile sentiero che parte&amp;nbsp;dall&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Alpe di Giaveno,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;ospita una bella cappella&amp;nbsp;recentemente ristrutturata ed un bivacco.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Cappella di Pian dell'Orso&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La cappella della &lt;em&gt;Trasfigurazione di Nostro Signore &lt;/em&gt;sorge in posizione panoramica al Pian dell&amp;rsquo;Orso e dipende dalla Parrocchia di Maria Vergine Assunta di Villar Focchiardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Isolata e circondata da pascoli, presenta una nuda &lt;strong&gt;facciata profilata a capanna&lt;/strong&gt;, irrobustita da una protezione &amp;ldquo;a scarpa&amp;rdquo; sul lato destro, e aperta con due arcate che introducono all&amp;rsquo;aula vera e propria, che &amp;egrave; a navata unica, aperta sul lato sinistro al rifugio per i pellegrini. Si caratterizza anche per le dimensioni delle lose che la coprono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cappella fu edificata per volont&amp;agrave; di &lt;strong&gt;Antonio Montabone&lt;/strong&gt; di Villar Focchiardo nel 1840 e fu benedetta il 6 agosto 1841. Rimasto vedovo fece voto di edificarla nel caso in cui avesse trovato una madre per i suoi figli e se fosse terminata la terribile epidemia che stava sterminando il suo bestiame: i suoi desideri si realizzarono e la cappella venne costruita.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 18 Mar 2019 10:22:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/pian-dellorso</guid></item><item><title>Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Pragelato&lt;/b&gt; si trova in alta Val Chisone, a 1500 s.l.m. Il comune si compone di molte frazioni, la maggior parte delle quali situata alla sinistra del torrente Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sopra l'abitato, sulla destra orografica della valle, si apre la val Troncea, tutelata e valorizzata dal &lt;b&gt;Parco naturale della val Troncea&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La presenza umana nella zona &amp;egrave; confermata sin dalla preistoria ma le prime notizie storiche sul paese risalgono all&amp;rsquo;8 settembre 1064: si trovano sull&amp;rsquo;atto di fondazione dell&amp;rsquo;abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria che ebbe numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tra il XI e il XII secolo fu conquistata dai delfini di Vienne, come tutta l'alta val Chisone, chiamata allora &lt;b&gt;valle di Pragelato&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito fu il paese capoluogo dell'&lt;b&gt;Escarton dell'Alta Val Chisone&lt;/b&gt; che dal 1343 al 1713 fece parte della &lt;i&gt;Repubblica degli Escartons,&lt;/i&gt; una comunit&amp;agrave; che godeva di una certa autonomia e che comprendeva il Brian&amp;ccedil;onnais, il Queyras, la valle di Oulx, la val Pragelato e Castel Delfino in val Varaita. La capitale era Brian&amp;ccedil;on: il nome deriva dal termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;escartonner&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, cio&amp;egrave; ripartire equamente le imposte.&lt;br /&gt;Il 29 maggio del 1343 il delfino Umberto II e 18 rappresentanti di oltre 50 comunit&amp;agrave; delle valli alpine firmarono infatti &lt;b&gt;la Grande Charte,&lt;/b&gt; una sorta di costituzione, scritta su pelle di pecora, che divenne il patto per mezzo del quale quelle popolazioni ottennero l'affrancamento dalle servit&amp;ugrave; feudali, il diritto alla libert&amp;agrave; individuale, alla propriet&amp;agrave; e all'auto gestione del territorio. I capifamiglia potevano, per esempio, decidere sull'utilizzo dei pascoli, sulla costruzione di ponti e strade, sull'elezione dei consoli o sulla risoluzione delle controversie.&lt;br /&gt;Allorch&amp;eacute; il duca di Savoia, nel 1690, entr&amp;ograve; a far parte della Lega asburgica, quest'area divenne strategica e la Francia del Re Sole cominci&amp;ograve; le grandi costruzioni militari &lt;b&gt;per fortificare Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alle guerre di successione spagnola e al trattato di Utrecht la Francia perse il territorio degli Escartons italiani, che passarono ai Savoia, cos&amp;igrave; la Repubblica degli Escartons perse la sua unit&amp;agrave; e &lt;b&gt;cess&amp;ograve; di esistere nel 1790&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p4"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-repubblica-degli-escartons-5-territori-liberi-franchi-e-borghesi"&gt;GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE &amp;ldquo;LIBERI, FRANCHI E BORGHESI&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ormai per&amp;ograve; le montagne avevano creato un'unit&amp;agrave; culturale di tradizioni e di vita, i cui segni si riscontrano nell'uso della lingua francese parlata fino agli inizi del '900, nella &lt;b&gt;lingua d'oc&lt;/b&gt; (area linguistica Occitana) parlata in ambito famigliare ancora oggi, nell'architettura delle case, nell'uso delle meridiane, nei gigli e delfini che ornano ancora i battacchi dei portali e le numerose &lt;b&gt;fontane poligonali&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato ha scritto importanti pagine di storia anche durante le guerre di religione, che misero a ferro e a fuoco queste vallate. Una &lt;b&gt;numerosa comunit&amp;agrave; Valdese&lt;/b&gt; si stabil&amp;igrave; in paese nel XIV secolo; per sfuggire alle truppe francesi alla vigilia di Natale del 1386 dovettero rifugiarsi sulle pendici del monte Albergian (3043 m), dove molti bambini morirono assiderati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il 19 aprile 1904 una valanga distrusse le capanne dei lavoratori nella &lt;b&gt;miniera del Beth&lt;/b&gt;, uccidendo 81 persone, ricordate ora da una lapide al piccolo cimitero della borgata Laval.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pochi anni dopo, nel gennaio del 1924, un'altra sciagura funest&amp;ograve; il paese: nella borgata di&lt;b&gt; Grand Puy&lt;/b&gt; (&amp;ldquo;&lt;i&gt;Grande Poggio&amp;rdquo;&lt;/i&gt;) scoppi&amp;ograve; un grande incendio che distrusse le case di quasi tutti i suoi 200 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1934 dal territorio di Pragelato si &lt;b&gt;stacc&amp;ograve; la frazione di Sestriere&lt;/b&gt;, da allora comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;L'arte e lo sport&lt;/h3&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Chiesa_Pragelato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;span&gt;Chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;&lt;/b&gt;, eretta nel 1686-88 e dedicata all'Assunta, conserva un dipinto di Gabriele Dufour ed &amp;egrave; raffigurata in un francobollo emesso dalle Poste Italiane nel 2004 in occasione dei XX Giochi olimpici invernali.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le borgate Troncea, Laval e Seytes conservano esempi di &lt;b&gt;architettura tradizionale occitana&lt;/b&gt; e nelle borgate ci sono numerosi esemplari di meridiane, alcune delle quali firmate da &lt;i&gt;Zarbula&lt;/i&gt;, un autore girovago. Caratteristico &amp;egrave; anche il tradizionale mercatino locale, che si svolge tutto l'anno ogni domenica mattina nel centro del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Grazie alla pista olimpica e ai tracciati che permettono di sciare nel Parco della Val Troncea, Pragelato &amp;egrave; una vera e propria &lt;b&gt;capitale dello sci di fondo&lt;/b&gt;. Durante i Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e l'Universiade invernale 2007 &amp;egrave; stata &lt;b&gt;sede di gara dello sci nordico&lt;/b&gt;; qui sono state organizzate alcune gare valide per la Coppa del Mondo di combinata nordica, di salto con gli sci e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato &amp;egrave; attrezzata anche per la pratica dello sci alpino, con i comprensori &lt;b&gt;Pragelato ski&lt;/b&gt; (due seggiovie e cinque skilift, circa 50 km di piste) e &lt;b&gt;Via Lattea&lt;/b&gt; (circa 400km di piste).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;D&amp;rsquo;estate il paese offre le sue risorse naturali: le stradine delle frazioni, le &lt;b&gt;escursioni &lt;/b&gt;sulle cime, i sentieri tematici nel Parco si affiancano a proposte pi&amp;ugrave; strutturate come il &lt;b&gt;golf, &lt;/b&gt;che nel suggestivo campo di Plan e Pattemouche, all&amp;rsquo;imbocco della Val Troncea, &amp;egrave; ideale anche per la &lt;b&gt;mountain bike &lt;/b&gt;e le &lt;b&gt;passeggiare a cavallo.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il comune ospita un centro di documentazione sulle meridiane e un &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-42974-1-411bde6e4ab50b36887b7a1101028310" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;museo del costume e delle tradizioni delle genti alpine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal 1982, solitamente nel mese di agosto, si tiene la &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/prodotti-tipici/ghironda-42990-1-f6a5732367f1ad87f836005f1d7025fe" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;Festa della Ghironda&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una manifestazione internazionale interamente dedicata a questo antico strumento.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 16:27:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</guid></item><item><title>Miniera Garida</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/miniera-garida</link><description>&lt;p&gt;Entrare nella miniera di Garida in &lt;strong&gt;frazione Forno di Coazze&lt;/strong&gt; &amp;egrave; anche un percorso all&amp;rsquo;indietro nel tempo: avventurandosi nel&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ventre della montagna, si va verso gli strati pi&amp;ugrave; vecchi di materiale geologico, a scoprire le rocce e i minerali che compongono le Alpi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Forno si cercava il&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;talco&lt;/strong&gt;: il filone &amp;egrave; lo stesso della Val Germanasca, ma qui era presente in quantit&amp;agrave; scarsa, meno remunerativa. Lungo la galleria principale si trovano molti vicoli ciechi, segno che il filone rimaneva un sogno. L&amp;rsquo;estrazione termin&amp;ograve; dopo la Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso comprende un piccolo tratto a piedi in esterna, dal punto di ritrovo presso la Finestra della Resistenza, attraverso borgata Prialli fino all&amp;rsquo;imbocco della miniera. Qui alcuni vagoncini&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Decauville&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;(non originali in realt&amp;agrave;) accolgono i visitatori che vengono muniti di caschetto con luce per l&amp;rsquo;ingresso. La visita si svolge lungo i cunicoli per circa 800 metri, presenta pochissimo dislivello ed &amp;egrave; adatta a tutti, purch&amp;eacute; ben equipaggiati con scarponcini impermeabili.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/valle-di-susa/la-miniera-di-talco-garida-un-km-di-gallerie-nelle-viscere-della-montagna-di"&gt;LA MINIERA GARIDA: ALLA RICERCA DEL TALCO NELLE VISCERE DELLA MONTAGNA DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Non vi &amp;egrave; sensazione di chiusura o soffocamento, perch&amp;eacute; la&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;ventilazione&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;naturale &amp;egrave; ottima; in alcuni punti il soffitto &amp;egrave; basso, ma basta piegarsi un poco. La visita interna dura circa un&amp;rsquo;ora; i gruppi sono piccoli per consentire a tutti di vedere e sentire bene. Molte gallerie sono ancora da esplorare. L&amp;rsquo;Associazione Ge.co. che gestisce il sito e l&amp;rsquo;Ecomuseo di Coazze ha di recente rimesso a posto alcuni&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;muretti a secco&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;esterni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le visite partono alle 14,30 da Forno di Coazze. Ingresso 10 &amp;euro; adulti (8 &amp;euro; soci CAI e GECO), 7 &amp;euro; bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Prenotazione obbligatoria presso l&amp;rsquo;ufficio turistico di Coazze&lt;/strong&gt; 011/ 9349681&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:turismo@comune.coazze.to.it"&gt;turismo@comune.coazze.to.it&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 15:28:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/miniera-garida</guid></item><item><title>Palazzo Vittone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/palazzo-vittone</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Il Palazzo fu progettato dall&amp;rsquo;architetto &lt;strong&gt;Bernardo Antonio Vittone&lt;/strong&gt; (Torino 1704 - 1770), uno dei maggiori rappresentanti del Barocco Piemontese, ed eretto tra il 1738 e il 1743.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il suo nome originario &amp;egrave; &lt;strong&gt;Ospizio dei Catecumeni&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;&amp;ldquo;Ospizio a vantaggio de&amp;rsquo; Catechizzandi delle Valli&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;ndash; riferito alla conversione dei Valdesi al Cattolicesimo &amp;ndash;, lo stile &amp;egrave; del periodo Rococ&amp;ograve; con l&amp;rsquo;abbondanza dell&amp;rsquo;uso di curve, spazi ovali e forme complesse e asimmetriche. Nei suoi locali hanno sede alcune associazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ospita la &lt;b&gt;Pinacoteca - Collezione Civica d&amp;rsquo;Arte di Pinerolo&lt;/b&gt;, con opere pittoriche, scultoree, incisioni molto eterogenee per stili e tecniche. Tra gli artisti pinerolesi e piemontesi pi&amp;ugrave; conosciuti si possono citare Lorenzo Delleani, Felice Carena, Ernesto Bertea, Enrico Reycend, Leonardo Bistolfi, Davide Calandra, Enrico Colombotto Rosso, Mastroianni, Nespolo. La Pinacoteca &amp;egrave; aperta da giugno a settembre ogni domenica dalle 16 alle 20.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nelle sale sotterranee si trova il &lt;b&gt;Centro Arti e Tradizioni Popolari e Museo etnografico&lt;/b&gt;, costituito nel 1980. Vi sono ricostruiti ambienti tipici delle montagne e delle campagne del pinerolese, come una cucina, una camera da letto e una stalla, con moltissimi oggetti di uso comune per la fienagione, la tessitura, o la produzione di formaggi. Sono state donate collezioni di Bambole nei Costumi Tradizionali delle Genti Alpine, sullo sci, sugli strumenti musicali popolari, sugli attrezzi della miniera, e vi &amp;egrave; inoltre una sezione dedicata al Museo del Legno.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;h3 class="p3"&gt;INFO&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p3"&gt;&lt;i&gt;&lt;strong&gt; Palazzo Vittone&lt;/strong&gt;, Piazza Vittorio Veneto 8, 10064 - Pinerolo&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;i&gt;Tel. 345 0868633 &amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;i&gt;Email:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="mailto:museicivicipinerolo@munus.com"&gt;museicivicipinerolo@munus.com&lt;/a&gt;&lt;a href="mailto:museicivicipinerolo@munus.com"&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://www.munus.com/"&gt;&lt;i&gt;www.munus.com&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://www.visitapinerolo.it/"&gt;&lt;i&gt;www.visitapinerolo.it&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;Civico Museo Etnografico&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;i&gt;Tel. 0121 374505&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 May 2023 08:18:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/palazzo-vittone</guid></item><item><title>Cavallerizza Caprilli</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Per esercitarsi, gli allievi della Scuola di Cavalleria avevano bisogno di un edificio dedicato e coperto. Ecco che nel &lt;b&gt;1910&lt;/b&gt; in viale della Rimembranza fu costruita la Cavallerizza, dedicata al Capitano &lt;strong&gt;Federico Caprilli&lt;/strong&gt;, colui che invent&amp;ograve; il metodo di &lt;b&gt;cavalcata &amp;ldquo;naturale&amp;rdquo;&lt;/b&gt; ovvero con il busto inclinato in avanti, seguendo l&amp;rsquo;equilibrio dell&amp;rsquo;animale adattandosi spontaneamente ai suoi movimenti. Il metodo fu presentato durante il Concorso Ippico Internazionale di Torino del 1902.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Federico%20Caprilli%20Foto%20Museo%20della%20Cavalleria.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Federico Caprilli (Foto Museo della Cavalleria)&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nato a Livorno nel 1868, Federico (o Federigo) &lt;b&gt;Caprilli&lt;/b&gt; leg&amp;ograve; il suo nome a quello di Pinerolo: istruttore alla Scuola di Cavalleria detenne per sette anni, dal 1902 fino alla sua morte nel 1907, il &lt;b&gt;record di salto&lt;/b&gt;: 2,08 metri in sella al cavallo &lt;i&gt;Mepolo&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ai tempi la Cavallerizza era la pi&amp;ugrave; grande (misura 79.3 metri di lunghezza per 34.6 metri di larghezza) e una fra le pi&amp;ugrave; belle d&amp;rsquo;Europa: in stile liberty, di forma rettangolare, presenta ai quattro angoli figure equine. Al suo interno, dall&amp;rsquo;alta volta, sono state recentemente ospitate mostre fotografiche e d&amp;rsquo;arte grazie agli &lt;b&gt;spazi ampissimi e luminosi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cavallerizza%20Caprilli%20in%20occasione%20di%20una%20mostra%20Foto%20PineroloTurismo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1922 fu utilizzata per il grande banchetto offerto alla popolazione in occasione della nomina del pinerolese avvocato &lt;b&gt;Luigi Facta &lt;/b&gt;a Presidente del Consiglio dei Ministri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;Egrave; posta a soli due isolati di distanza dalla Scuola di Cavalleria e dal &amp;ldquo;Quartiere&amp;rdquo; a essa dedicato, dove ora sorge il Museo: serviva per le esercitazioni degli allievi cavalieri e per i &lt;b&gt;concorsi ippici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;Museo storico&lt;/b&gt; dell&amp;rsquo;Arma di Cavalleria di Pinerolo, oltre al monumento eretto sullo scalone, conserva &lt;b&gt;alcuni cimeli del capitano Caprilli&lt;/b&gt; e una ricca documentazione fotografica. Oltre alla Cavallerizza, la Citt&amp;agrave; ha dedicato al Capitano Caprilli una via.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/museo-storico-dell-arma-di-cavalleria-di-pinerolo"&gt;MUSEO STORICO DELL&amp;rsquo;ARMA DI CAVALLERIA DI PINEROLO&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La sua morte rimane un mistero: &lt;strong&gt;cadde da cavallo a Torino&lt;/strong&gt;, vicino a piazza d&amp;rsquo;Armi, battendo la testa. Una ricostruzione della sua vita (intrecciata con quella di Giovanni&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Agnelli e di Emanuele Cacherano di Bricherasio, tutti cavalieri) si trova nel romanzo &lt;i&gt;&amp;ldquo;Quando l&amp;rsquo;automobile uccise la Cavalleria&amp;rdquo;&lt;/i&gt; di &lt;strong&gt;Giorgio Caponetti&lt;/strong&gt;, edito da Utet.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La Cavallerizza &amp;egrave; aperta al pubblico soltanto in occasione di alcuni eventi, come la Fiera dell&amp;rsquo;Artigianato.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt; Pinerolo Ufficio del Turismo, via Duomo n. 1, Tel.&amp;nbsp;0121 795589&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 07:27:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</guid></item><item><title>Valgioie</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/valgioie</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Valgioie&lt;/strong&gt; &amp;egrave; composto da diverse borgate poste lungo la strada che &lt;strong&gt;da Giaveno porta al Colle Braida&lt;/strong&gt;, tutte al sole e in posizione panoramica.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le prime informazioni sul paese risalgono all&amp;rsquo;&lt;strong&gt;epoca longobarda&lt;/strong&gt;, quando veniva chiamata &lt;em&gt;Valocia, Valogia, Vologia&lt;/em&gt;, ma sono state ritrovate anche scritti relativi a &lt;em&gt;Vallis Iudaea o Val Giudea&lt;/em&gt;. Questi ultimi toponimi farebbero pensare a una comunit&amp;agrave; ebraica rifugiatasi sulle alture per sfuggire a persecuzioni; altre teorie si riferiscono invece all&amp;rsquo;origine del nome da &lt;em&gt;&amp;ldquo;Valle della Gioia&amp;rdquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Comunque sia, l&amp;rsquo;abitato in epoca antica era a quota pi&amp;ugrave; bassa rispetto a oggi, pi&amp;ugrave; vicino a frazione Bertassi di Avigliana. Nel 1272 si stacc&amp;ograve; da essa diventando comune autonomo: &amp;egrave; infatti l&amp;rsquo;anno degli statuti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Insieme a Coazze, il territorio fu sotto la dominazione dei Fayditi e, data la sua posizione, dal 1780 sotto l&amp;rsquo;influenza dell&amp;rsquo;Abbazia di San Michele.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima borgata che si incontra salendo da Giaveno &amp;egrave; &lt;strong&gt;Molino&lt;/strong&gt;, con la cappella dedicata alla Beata Vergine della Neve costruita nel 1840 come voto per lo scampato pericolo dall&amp;rsquo;epidemia di colera di cinque anni prima. Una strada laterale porta a borgata &lt;strong&gt;Ruata Gioana&lt;/strong&gt;, in cui &amp;egrave; ancora visibile un&amp;rsquo;antica fornace per mattoni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A &lt;strong&gt;Bussone&lt;/strong&gt; si trova invece una cappella dedicata a Sant&amp;rsquo;Anna. Salendo ancora si incontrano &lt;strong&gt;Combravino, Modoprato, Chiodrero&lt;/strong&gt; dalla piazza con &amp;ldquo;il Fontanone&amp;rdquo; fino a &lt;strong&gt;Chiappero&lt;/strong&gt;, dove si trovano il municipio, gli esercizi commerciali, la scuola e la chiesa parrocchiale. Questa &amp;egrave; dedicata a san Giovanni Battista sebbene il patrono sia San Pio; &amp;egrave; stata ricostruita nel 1789 con linee barocche dopo la distruzione delle precedenti strutture.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Da Chiappero una deviazione porta a &lt;strong&gt;Tortorello&lt;/strong&gt;, un tempo frazione totalmente agricola e ora circondata dai boschi, mentre sulla strada principale si trovano ancora &lt;strong&gt;Levrette&lt;/strong&gt; e poi il &lt;strong&gt;Colle Braida&lt;/strong&gt;, punto di incontro tra la Val Sangone e la Val Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante il regime fascista il Comune di Valgioie fu annesso a quello di Giaveno; torn&amp;ograve; autonomo nel 1957.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le festivit&amp;agrave; principali sono &lt;strong&gt;San Pio&lt;/strong&gt; (seconda domenica di luglio) e &lt;strong&gt;Santa Rosa&lt;/strong&gt; (ultima domenica di agosto).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I boschi che circondano Valgioie sono ricchi di sentieri ben segnalati che portano a &lt;strong&gt;punti panoramici&lt;/strong&gt;, come Trucetti (panorama sui Laghi di Avigliana), Bagagera e il Monte Ciabergia. Dal Colle Braida si pu&amp;ograve; raggiungere Prese dei Rossi, dove alcune pietre allineate fanno pensare a una fila di menhir.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 18 Sep 2023 14:18:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/valgioie</guid></item><item><title>Meana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/meana</link><description>&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Comune&amp;nbsp;di Meana&lt;/strong&gt; si trova a 2 km da Susa, lungo la strada che conduce al Colle delle Finestre. Sono numerose le testimonianze artistiche-culturali che contraddistinguono il suo territorio, come i &lt;strong&gt;graffiti su roccia&lt;/strong&gt; rinvenuti a monte della ferrovia, le &lt;strong&gt;lapidi sepolcrali&lt;/strong&gt; conservate presso la &lt;strong&gt;cappella di San Costanzo &lt;/strong&gt;(Santo Patrono), la &lt;strong&gt;tomba romana &lt;/strong&gt;ritrovata ai piedi del poggio di San Costanzo e&amp;nbsp;la stessa cappella del Santo, antico tempio pagano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altrettanto interessanti sono i dipinti ed i fabbricati con caratteristiche artistiche che si incontrano esplorando le varie borgate: tra queste &lt;strong&gt;Campo del Carro&lt;/strong&gt;, dominata dalla parrocchiale settecentesca, e &lt;strong&gt;Suffis&lt;/strong&gt;. Borgata Suffis &amp;egrave; considerata la borgata pi&amp;ugrave; antica, sede probabilmente dei marchesi di Ripa, feudatari di Meana. Nel borgo &lt;em&gt;Suffis inferiore&lt;/em&gt; &amp;egrave; conservato, sulla facciata di una casa, un vecchio dipinto rappresentante San Costanzo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In borgata delle Combe &amp;egrave; inoltre presente la &lt;strong&gt;Torre delle Combe&lt;/strong&gt;, antico torrione a pianta quadrata di aspetto militare che fungeva da torre da segnali: sul tetto piano venivano accesi fal&amp;ograve; per trasmettere notizie fino a Torino.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni: &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.comune.meanadisusa.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere"&gt;Comune di Meana di Susa - Cosa vedere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 15:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/meana</guid></item><item><title>Museo Valdese e Fondazione Centro Culturale Valdese</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-e-fondazione-centro-culturale-valdese</link><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;La Fondazione Centro Culturale Valdese custodisce e valorizza un ricco patrimonio culturale rendendolo fruibile al pubblico attraverso la Biblioteca e il Museo valdese.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Oggi sono molte le attivit&amp;agrave; di promozione della cultura protestante organizzate dalla Fondazione, che accoglie anche i visitatori del Sistema Museale Eco-Storico delle Valli Valdesi di cui il Museo valdese &amp;egrave; capofila.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;Il Museo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Il Museo di Torre Pellice ripercorre la storia valdese dalle origini ai giorni nostri; una ricca sezione etnografica illustra la vita delle comunit&amp;agrave; valdesi valligiane durante i secoli XIX-XX.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Sono disponibili proposte di visita e laboratori suddivisi per scuole, singoli e gruppi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Collezioni visibili presso la Fondazione Centro Culturale Valdese:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Collezione di dipinti di Paolo Paschetto&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nelle sale espositive della Fondazione Centro Culturale valdese viene periodicamente esposta, a rotazione, una selezione di dipinti della Collezione Paschetto della Tavola valdese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Arte Contemporanea&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi tredici anni di attivit&amp;agrave; la sala ha ospitato un centinaio di giovani artisti di talento del territorio, a cui si aggiungono le mostre retrospettive delle opere di Paolo Paschetto e di Filippo Scroppo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Collezioni archeologiche&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Le Collezioni archeologiche sono inserite nel percorso espositivo: in parte nel deposito visitabile e in parte nella torretta panoramica. Nel deposito visitabile del museo sono esposti i due nuclei di oggetti archeologici che sono entrati a far parte del patrimonio nel corso di pi&amp;ugrave; di un secolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Archivio Fotografico Valdese&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel 1999 la Fondazione Centro Culturale Valdese, la Societ&amp;agrave; di studi valdesi e la Tavola valdese hanno dato vita all&amp;rsquo;&lt;b&gt;Archivio Fotografico Valdese&lt;/b&gt; (AFV). La ricchezza delle immagini dell&amp;rsquo;archivio permette di ripercorrere, attraverso luoghi e personaggi significativi, un secolo di storia della Chiesa valdese in Italia (pastori, maestri, eventi celebrativi, templi, scuole, opere assistenziali, attivit&amp;agrave; ecclesiastiche) e delle Valli valdesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;span data-sheets-value="{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;Scoprire il territorio Pinerolese significa esplorare le sue influenze Valdesi. Il luogo ideale per conoscerne la storia &amp;egrave; il Museo Valdese, situato presso il Centro Culturale Valdese di Torre Pellice. Tra le stanze del museo, una ricca sezione etnografica illustra la vita delle comunit&amp;agrave; valdesi valligiane durante i secoli XIX-XX.\nSono disponibili proposte di visita e laboratori suddivisi per scuole, singoli, gruppi. #laboratorioAlteValli #Pinerolese INFO: https://fondazionevaldese.org/\n&amp;quot;}" data-sheets-userformat="{&amp;quot;2&amp;quot;:1049345,&amp;quot;3&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:0},&amp;quot;11&amp;quot;:4,&amp;quot;12&amp;quot;:0,&amp;quot;23&amp;quot;:1}" data-sheets-textstyleruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:0}{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:1136076},&amp;quot;9&amp;quot;:1}}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}" data-sheets-hyperlinkruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;https://fondazionevaldese.org/&amp;quot;}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;INFO: &lt;a class="in-cell-link" target="_blank" href="https://fondazionevaldese.org/" rel="noopener"&gt;Fondazione Centro Culturale Valdese -&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="https://museovaldese.org/"&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;span data-sheets-value="{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;Scoprire il territorio Pinerolese significa esplorare le sue influenze Valdesi. Il luogo ideale per conoscerne la storia &amp;egrave; il Museo Valdese, situato presso il Centro Culturale Valdese di Torre Pellice. Tra le stanze del museo, una ricca sezione etnografica illustra la vita delle comunit&amp;agrave; valdesi valligiane durante i secoli XIX-XX.\nSono disponibili proposte di visita e laboratori suddivisi per scuole, singoli, gruppi. #laboratorioAlteValli #Pinerolese INFO: https://fondazionevaldese.org/\n&amp;quot;}" data-sheets-userformat="{&amp;quot;2&amp;quot;:1049345,&amp;quot;3&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:0},&amp;quot;11&amp;quot;:4,&amp;quot;12&amp;quot;:0,&amp;quot;23&amp;quot;:1}" data-sheets-textstyleruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:0}{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:1136076},&amp;quot;9&amp;quot;:1}}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}" data-sheets-hyperlinkruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;https://fondazionevaldese.org/&amp;quot;}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}"&gt;&lt;strong&gt;Museo Valdese&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 01 Aug 2022 09:13:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-e-fondazione-centro-culturale-valdese</guid></item><item><title>Abbazia di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt; venne fondata nel 726 dal patrizio merovingio Abbone, il quale la dot&amp;ograve; di ricchissimi possedimenti. A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno ne fece un avamposto privilegiato per l&amp;rsquo;avanzata dei Franchi verso l&amp;rsquo;Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti. Proprio nell&amp;rsquo;epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall&amp;rsquo;abbazia di Breme, fondata dalla comunit&amp;agrave; novalicense dopo la fuga dalla casa madre.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/l-abbazia-di-novalesa-una-storia-lunga-1300-anni"&gt;L&amp;rsquo;ABBAZIA DI NOVALESA, UNA STORIA LUNGA 1300 ANNI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Annesse all&amp;rsquo;abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, &lt;a href="/storia-e-tradizione/cappella-di-santeldrado"&gt;&lt;strong&gt;dedicata a S. Eldrado&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, presenta uno tra i pi&amp;ugrave; significativi cicli affrescati romanici d&amp;rsquo;Italia, datato al 1096/97 e raffigurante le scene della vita di S. Eldrado e di S. Nicola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessante anche la chiesa abbaziale, edificata nelle sue forme attuali nel 1715 su progetto di Antonio Bertola; essa ospita all&amp;rsquo;interno, sulla parete sinistra della navata, resti di affreschi dell&amp;rsquo;XI secolo, mentre un altro ciclo risalente al XV secolo decora parte del coro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; stata recentemente arricchita dall&amp;rsquo;apertura del &lt;strong&gt;Museo Archeologico&lt;/strong&gt;, che raccoglie i reperti emersi nel corso degli scavi e delle indagini archeologiche compiuti tra il 1978 e il 2008. Il Museo, collocato nell&amp;rsquo;area del portico del chiostro dei novizi e nell&amp;rsquo;antico refettorio abbaziale, raccoglie al proprio interno elementi lapidei, ceramici, vitrei e ad affresco datati dal I sec. d.C. fino all&amp;rsquo;epoca rinascimentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia ospita anche un laboratorio del restauro del libro, le cui tecniche sono illustrate nella sezione dedicata a quest&amp;rsquo;arte all&amp;rsquo;interno del Museo Archeologico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 16:07:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</guid></item><item><title>Sant'Ambrogio</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/sant-ambrogio</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sant'Ambrogio di Torino&lt;/strong&gt; &amp;egrave; situato all'imbocco della val di Susa, ai piedi della Sacra di San Michele, e conta circa 4500 abitanti. Oltre al centro storico sono presenti due frazioni principali, &lt;strong&gt;San Pietro&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Bertassi&lt;/strong&gt;, ed altri nuclei abitativi decentrati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La festa patronale &amp;egrave; dedicata a &lt;strong&gt;San Giovanni Vincenzo&lt;/strong&gt;, eremita e fondatore della Sacra, e si celebra durante la domenica pi&amp;ugrave; vicina al 21 novembre; compatrono &amp;egrave; anche Sant'Ambrogio.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/la-storia-di-san-giovanni-vincenzo-la-festa-di-santambrogio-e-gli-angeli"&gt;La storia di San Giovanni Vincenzo, la festa di Sant'Ambrogio e gli angeli della Sacra&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il territorio &amp;egrave; caratterizzato dalla presenza della Dora Riparia, da alcuni corsi d'acqua minori e da tre canali irrigui, la &lt;b&gt;Bealera di Rivoli&lt;/b&gt; (realizzata nel 1310), il Canale della Marchesa Adelaide, scavato tra il 1073 ed il 1091 e successivamente rinominato &lt;b&gt;Canale Cantarana&lt;/b&gt;, e il &lt;b&gt;Canale Naviglio&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Gli studiosi identificano il paese come la base militare romana di &lt;b&gt;Oc&amp;egrave;lum&lt;/b&gt;, detto l'ultimo luogo delle Gallie, da cui Giulio Cesare intraprese la sua campagna di guerra contro le trib&amp;ugrave; degli Elvezi che intimidivano i possedimenti romani in Gallia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dare luogo ad una base strategica militare a Sant'Ambrogio ha concorso la sua posizione geografica, che lo situa all' imbocco della val di Susa, ai piedi del &lt;b&gt;monte Pirchiriano,&lt;/b&gt; dove si crea una strettoia naturale tra i due versanti montuosi della valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese assunse il nome di Sant'Ambrogio probabilmente nel VI secolo con l'arrivo dei Longobardi a lui devoti, che in zona avevano costituito &lt;b&gt;l'ultimo presidio al confine&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 773 il paese fu teatro dell'epico scontro che contrappose le truppe dei Franchi comandate da &lt;b&gt;Carlo Magno&lt;/b&gt; all'esercito longobardo del principe Adelchi, figlio dell'ultimo re Desiderio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sant'Ambrogio a seguito di questa battaglia &lt;b&gt;divenne parte dell'Impero Carolingio;&lt;/b&gt; ogni anno, a partire dal 2010, l'ultimo sabato di giugno si tiene a Sant'Ambrogio la rievocazione storica de "&lt;b&gt;la Battaglia delle Chiuse&lt;/b&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/quando-manzoni-nelladelchi-prese-una-cantonata-e-pose-giaveno-val-di-viu"&gt;Quando Manzoni nell&amp;rsquo;Adelchi raccont&amp;ograve; la "Battaglia delle Chiuse"&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il paese nel IX e X secolo la Valle fu teatro delle scorrerie e dei saccheggi dei &lt;b&gt;Saraceni&lt;/b&gt;, che furono cacciati ad opera di Arduino il Glabro nel 941 che fond&amp;ograve; la Marca di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo sviluppo del borgo prosegu&amp;igrave; fino al 19 maggio 1363, quando le truppe mercenarie inglesi, capitanate da Filippo II di Savoia-Acaia, &lt;b&gt;distrussero il palazzo abbaziale&lt;/b&gt; di Sant'Ambrogio e ne saccheggiarono il borgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel XVI secolo all'appartenenza al Ducato di Savoia segu&amp;igrave; un periodo di ricostruzione, ma il palazzo abbaziale venne nuovamente lesionato il 9 e 10 luglio 1630 nel corso dell'assedio di Sant'Ambrogio. La battaglia si svolse nella piana dove sorge la &lt;b&gt;Borgata Bertassi&lt;/b&gt;, tra Sant'Ambrogio ed Avigliana, e vide contrapposti l'esercito piemontese guidato da Carlo Emanuele I di Savoia e le truppe del Re di Francia Luigi XIII, comandate dal duca Enrico II di Montmorency.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel XVII secolo il borgo continu&amp;ograve; ad essere di dominio sabaudo, e venne nuovamente occupato e semidistrutto ancora dai francesi durante l'assedio di Torino del 1706.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1798 Sant'Ambrogio, come tutta la valle di Susa, pass&amp;ograve; sotto il &lt;b&gt;dominio napoleonico,&lt;/b&gt; che dur&amp;ograve; fino al 1814.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 21 dicembre 1862, con regio decreto di re Vittorio Emanuele II, il paese assunse il nome di &lt;b&gt;"Sant'Ambrogio di Torino"&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Gli edifici di rilievo storico e artistico&lt;/h3&gt;
&lt;h4&gt;La Chiesa di San Giovanni Vincenzo&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Nel 1757 gli abitanti di Sant'Ambrogio sono 854: la popolazione &amp;egrave; pi&amp;ugrave; che raddoppiata dall'inizio del secolo e la precedente chiesa romanica risulta parzialmente inagibile. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Comune incaric&amp;ograve; l'architetto &lt;b&gt;Bernardo Vittone&lt;/b&gt; (1702-1770) di costruire una nuova chiesa, la cui costruzione fu affidata al capo mastro Carlo Giuseppe Garratone. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'edificio &lt;b&gt;fu &lt;/b&gt;&lt;b&gt;edificato tra il 1757 e il 1760&lt;/b&gt;, e presenta una facciata a profilo concavo realizzata in mattoni a vista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiesa venne affrescata internamente nel 1900 da Luigi Morgari e presenta &lt;strong&gt;numerosi arredi di pregio&lt;/strong&gt;. La pala dell&amp;rsquo;altare maggiore raffigurante la &lt;i&gt;Madonna col Bambino, sant&amp;rsquo;Ambrogio e san Giovanni Vincenzo&lt;/i&gt; è di Michele Antonio Milocco, il dipinto della &lt;i&gt;Madonna del Rosario e santi domenicani &lt;/i&gt;è opera del 1782 di Giovanni Domenico Molinari, la raffinata &lt;i&gt;Via Crucis&lt;/i&gt; venne dipinta nel 1783 dal pittore di corte Vittorio Amedeo Rapous, mentre la serie di &lt;i&gt;Apostoli&lt;/i&gt; a figura intera, a ornamento delle lesene, è opera di Agostino Verani e risale al 1774-1775.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le più antiche opere pittoriche conservate si segnala l&amp;rsquo;ancona del Rosario, già attribuita a Bernardino Lanino, con integrazioni seicentesche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;campanile&lt;/b&gt;, realizzato tra il periodo longobardo e il 1200, era gi&amp;agrave; la torre della precedente Chiesa. All'interno un elegante locale con volta a crocera ed una scala a chiocciola in pietra che metteva la torre in comunicazione con la vecchia chiesa romanica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Chiesa_parrocchiale_di_Sant'Ambrogio.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, campanile romanico e Torre comunale&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Il Castello&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;Castello abbaziale&lt;/b&gt; fu residenza degli abati della Sacra nei secoli tredicesimo e quattordicesimo e sub&amp;igrave; gravi danni in seguito al saccheggio di una compagnia di ventura inglese nel 1363. Ricostruito, fu danneggiato dai soldati francesi una prima volta nel 1630 e danneggiato definitivamente nel 1706. Da allora gli abitanti del paese iniziarono ad asportarne i materiali. Attualmente rimane una torretta pensile; sono visibili alcune caditoie in mattoni, parte delle mensole in pietra che reggevano il ponte di accesso ed alcuni merli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Castello_abbaziale.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Ingresso al Palazzo Abbaziale (1176) restaurato nell'anno 2002.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Le Torri&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Torre Comunale&lt;/b&gt;, alta circa 15 metri, risale con ogni probabilit&amp;agrave; al secolo quindicesimo ed &amp;egrave; situata a ridosso della cinta muraria. Molto importanti le pitture venute alla luce al primo piano della torre: la loro datazione &amp;egrave; incerta, pur potendo ipotizzare una loro datazione attorno al 1200/1300.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel paese sono poi ancora presenti la &lt;b&gt;Torre della Dogana&lt;/b&gt; (1200), situata nel luogo dove si trovava la porta d'accesso verso Torino e la &lt;b&gt;Torre del feudo&lt;/b&gt;, al centro del paese, inglobata in un edificio pi&amp;ugrave; recente (1700). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Torre_della_Dogana_di_Sant'Ambrogio.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Torre della Dogana.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Le Mura&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La Cinta muraria ad andamento quadrangolare, dalla tessitura costituita da pietre da spacco disposte a spina di pesce e laterizi collocati in vari modi, &lt;b&gt;r&lt;/b&gt;&lt;b&gt;isale al decimo secolo&lt;/b&gt; ed ha una funzione difensiva. Il tratto meglio conservato &amp;egrave; ad ovest, per circa 64 metri che hanno un altezza di m 6,50 alla sommit&amp;agrave; della merlatura ed uno spessore di 90 cm misurato ad altezza d'uomo. Verso l' interno corre il cammino di ronda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Cinta_muraria_e_chiesa_parrocchiale_di_Sant'Ambrogio.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Parte della cinta muraria medievale (XIII secolo) con sullo sfondo la chiesa di San Giovanni Vincenzo (1763).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A partire dal 1871, fino al 1953, l'economia del paese &amp;egrave; stata beneficiata dall'attivit&amp;agrave; del &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/la-manifattura-fratelli-bosio-da-150-anni-ai-piedi-della-sacra"&gt;&lt;b&gt;Maglificio Fratelli Bosio&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 25 Oct 2024 08:42:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/sant-ambrogio</guid></item></channel></rss>