<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-di-arte-religiosa-alpina-di-melezet</link><description>&lt;p&gt;Il Museo ospita opere di oreficeria, statuaria lignea, dipinti e paramenti provenienti in particolare dalle parrocchiali di Melezet, Les Arnauds, Rochemolles e dalle cappelle di San Sisto, San Sebastiano, San Rocco, del Sacro Cuore, di Notre Dame du Coignet e del Carmine. Le testimonianze artistiche vanno dal XV al XX secolo e tra di esse si trovano numerosi oggetti esposti in occasione della prestigiosa mostra &amp;ldquo;Valle di Susa. Arte e Storia dall&amp;rsquo;XI al XVIII secolo&amp;rdquo;, tenutasi a Susa nel 1972 e alla GAM di Torino nel 1977.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: luglio: 21-22-28-29, orario: 15.30-17.30; agosto:&amp;nbsp;4-5-11-12-13-16-17-18-19-25-26; durante l'anno visite guidate su richiesta solo mattino e sera. Su prenotazione per gruppi e scuole.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 16:21:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-di-arte-religiosa-alpina-di-melezet</guid></item><item><title>Sacra di San Michele</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/sacra-di-san-michele</link><description>&lt;p&gt;Monumento simbolo del Piemonte, l&amp;rsquo;abbazia di San Michele della Chiusa venne fondata tra il 983 e il 987; essa &amp;egrave; stata una delle pi&amp;ugrave; celebri abbazie benedettine dell&amp;rsquo;Italia settentrionale ed &amp;egrave; &lt;strong&gt;tra i pi&amp;ugrave; grandi complessi architettonici di epoca romanica in Europa&lt;/strong&gt;, posta lungo il cammino che da Mont St. Michel porta a S. Michele del Gargano. La sua attuale imponente costruzione, iniziata attorno ad una chiesetta dedicata all&amp;rsquo;arcangelo Michele, venne edificata tra l&amp;rsquo;XI e il XIV secolo &lt;em&gt;(Foto di copertina di Luca Martinacci)&lt;/em&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'uscire dalla chiesa, sull&amp;rsquo;ampio terrazzo, si pu&amp;ograve; &lt;strong&gt;osservare la morfologia della Valle&lt;/strong&gt;: il profilo ad &amp;ldquo;U&amp;rdquo;, i depositi glaciali, i tanti massi erratici o le conche lacustri come quelle dei Laghi di Avigliana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sacra di San Michele presenta elementi artistici ed architettonici unici, quali il &lt;strong&gt;portale dello zodiaco&lt;/strong&gt; e lo &lt;strong&gt;scalone dei morti&lt;/strong&gt; (XII sec.) e, all&amp;rsquo;esterno, il sepolcro dei monaci, mentre l&amp;rsquo;interno della chiesa abbaziale &amp;egrave; impreziosito dalle sculture romaniche nell&amp;rsquo;area absidale e da numerosi affreschi del XV-XVI sec.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso di visita &amp;egrave; arricchito periodicamente dall&amp;rsquo;apertura speciale della &lt;strong&gt;biblioteca&lt;/strong&gt;, nata a partire dal 1836, anno di arrivo dei Padri Rosminiani sul Monte Pirchiriano, e del monastero vecchio, distrutto dalle truppe di Catinat sul finire del Seicento. La biblioteca ospita attualmente circa 8000 volumi, con testi a partire dal XVII secolo, ed &amp;egrave; consultabile su richiesta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sacra di San Michele &amp;egrave; raggiungibile con l&amp;rsquo;automobile attraverso l&amp;rsquo;abitato di Avigliana, o salendo a piedi tramite una mulattiera da Sant'Ambrogio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 011/939130. Web &lt;a href="http://www.sacradisanmichele.com"&gt;&lt;strong&gt;Sacra di San Michele&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:info@sacradisanmichele.com"&gt;info@sacradisanmichele.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 15:58:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/sacra-di-san-michele</guid></item><item><title>Massello</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/massello</link><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Massello,&lt;/b&gt; con poco pi&amp;ugrave; di 50 abitanti, &amp;egrave; &lt;b&gt;uno dei comuni pi&amp;ugrave; piccoli d&amp;rsquo;Italia&lt;/b&gt; e si trova in una stretta valle laterale della val Germanasca. Il nome deriva probabilmente dalla trib&amp;ugrave; dei &lt;b&gt;Magelli&lt;/b&gt; che, dalla pianura pinerolese, si spinse fino all'estremit&amp;agrave; occidentale della val San Martino (attuale Val Germanasca) per sfruttarne pascoli e legnami.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il vallone &amp;egrave; percorso dalla Germanasca di Massello, che nasce dalle sorgenti sottostanti il Colle del Pis e forma la bella &lt;b&gt;cascata del Pis,&lt;/b&gt; ed a valle confluisce nella Germanasca di Prali, poco prima dell'abitato di Perrero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul vallone principale si aprono &lt;b&gt;tre vall&lt;/b&gt;&lt;b&gt;i&lt;/b&gt;&lt;b&gt; laterali&lt;/b&gt;: sulla destra idrografica, nei pressi di Balziglia, il vallone di Ghinivert, sulla sinistra, tra le borgate del Gros e del Piccolo Passet il vallone del Rabiur, e quello di Culmian tra le borgate Reynaud e Roberso. Ciascuno di essi &amp;egrave; percorso da un rio, che ne prende il nome e che confluisce nella Germanasca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come per altri comuni montani della Val Germanasca l'economia del paese era basata su pastorizia e agricoltura; integravano un'economia di sussistenza le attivit&amp;agrave; minerarie dirette all'estrazione del talco e della pirite (miniere del Beth).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante la sua eccentricit&amp;agrave; e la sua esigua popolazione, Massello occupa &lt;b&gt;un posto &lt;/b&gt;&lt;b&gt;di&lt;/b&gt;&lt;b&gt; grande importanza nella storia valdese&lt;/b&gt; e nelle guerre combattutesi nelle valli per la libert&amp;agrave; di coscienza, che gli ha dato nel secolo XVII una rinomanza europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome compare solo &lt;b&gt;nel 1347&lt;/b&gt;, quando i conti di Savoia riuscirono ad acquistare da Guglielmino di San Martino gran parte della valle, fra cui le ville di Balziglia e di Massello, che dovevano costituire i due centri abitati di maggior importanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/cartolina1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le prime persecuzioni contro i valdesi nella valle di San Martino sono documentate verso la met&amp;agrave; del '400, quando iniziano i primi processi per eresia. In questo caso per&amp;ograve;, come pure nelle persecuzioni del 1560-61 e 1655, il ruolo di Massello risulta tutto sommato marginale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non fu cos&amp;igrave; per le guerre del 1686 e del 1689-90 quando il re di Francia, alleato con il duca Vittorio Amedeo II, decise di cacciare i valdesi dalle loro valli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Incaricato dell'operazione fu &lt;b&gt;il generale Catinat,&lt;/b&gt; che il 22 aprile 1686 sferr&amp;ograve; un attacco alla testa di circa 4000 soldati francesi attraverso la bassa valle di San Martino, mentre altrettanti soldati ducali avevano assalito Angrogna nella val Luserna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 28 aprile tutta la popolazione delle valle di San Martino e del Pellice si era arresa per aver salva la vita, &lt;strong&gt;a&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;d eccezione della comunit&amp;agrave; di Massello&lt;/b&gt;, ostinatamente decisa a resistere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Contro questi ultimi, riparati sui contrafforti dirupati che sovrastano &lt;b&gt;Balziglia&lt;/b&gt;, si port&amp;ograve; personalmente il Catinat, assalendoli con 2000 uomini contemporaneamente da tre lati. Per tutto il 3 maggio cerc&amp;ograve; invano di vincere la resistenza dei valdesi, ma dopo l'insuccesso si ritir&amp;ograve; e incaric&amp;ograve; di proseguire le operazioni il Colonnello De Magny, che assal&amp;igrave; senza successo i valdesi con 600 uomini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Catinat ritent&amp;ograve; qualche giorno dopo, ma la pioggia ed una fitta nebbia che avvolgeva il Pelvu lo costrinsero a tornare indietro. Il terzo tentativo fu per&amp;ograve; fatale per i ribelli: il 17 maggio Catinat riprese per la strada per Massello e dopo due giorni riusc&amp;igrave; ad assalire ad ogni lato le posizioni di difesa dai valdesi, che rimasero senza via di scampo e &lt;b&gt;f&lt;/b&gt;&lt;b&gt;urono tutti massacrati&lt;/b&gt;: circa 60 tra uomini, donne e bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L&amp;rsquo;assedio della Balziglia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Quattro anni dopo Massello torna protagonista quando i valdesi, rientrati nelle loro valli &lt;b&gt;dopo due anni di esilio in terra svizzera&lt;/b&gt;, si videro di nuovo attaccati dalle truppe ducali e francesi sia in Val Pellice sia nella valle di San Martino.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-storia-dei-valdesi-dalle-pasque-piemontesi-all-editto-di-tolleranza"&gt;La storia dei Valdesi, dalle &amp;ldquo;Pasque Piemontesi&amp;rdquo; all'editto di tolleranza&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nell'ottobre 1689 un gruppo di poco pi&amp;ugrave; di trecento di loro trov&amp;ograve; rifugio sull'altura rocciosa sovrastante Balziglia, detta &lt;b&gt;Castello&lt;/b&gt;. Mentre i francesi, per il freddo intenso e per la neve caduta ai primi di novembre, si ritirano a Perosa e Pinerolo, i valdesi, guidati da Enrico Arnaud, trascorsero l&amp;rsquo;inverno a fortificare il costone che dal Castello si innalza fino al bric d'l'Autin.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 29 aprile del 1690 Catinat con 4000 uomini mosse da Pinerolo per Balziglia. Il 2 maggio, &lt;b&gt;attacc&amp;ograve; i 370 valdesi superstiti ma fu respinto&lt;/b&gt; in mezzo ad una bufera di neve e perse 200 soldati e 20 ufficiali; da parte valdese vi fu un solo ferito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo questo insuccesso il Catinat lasci&amp;ograve; il compito dell&amp;rsquo;attacco al comandante De Feuqui&amp;egrave;res, che apr&amp;igrave; le strade al trasporto di 5 cannoni e il 22 maggio cominci&amp;ograve; a prendere di mira gli assediati, ricacciandoli verso il centro del costone, sul cosiddetto "Pan di Zucchero".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando tutto sembrava perduto, grazie ad una nebbia provvidenziale, i valdesi col favor delle tenebre riuscirono ancora una volta a mettersi in salvo sgusciando tra le maglie della sorveglianza francese, proprio mentre il duca di Savoia stava cambiando politica e &lt;b&gt;si alleava&lt;/b&gt;&lt;b&gt; con l'Inghilterra e l'Austria&lt;/b&gt; scendendo in guerra contro i suoi ex alleati francesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 28 maggio &lt;b&gt;Vittorio Amedeo II propose cos&amp;igrave; una tregua a&lt;/b&gt;&lt;b&gt;i&lt;/b&gt;&lt;b&gt; valdesi,&lt;/b&gt; che ebbero dunque la meglio su un esercito fra i meglio armati d'Europa, 10 volte pi&amp;ugrave; numeroso e guidato dai migliori generali della Francia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Cascata del Pis&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/CascataDelPis.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A monte della frazione Balziglia (1.370 m) &amp;egrave; situata la cascata del Pis, di notevole bellezza paesaggistica e vero e proprio simbolo del paese. La cascata, sul sentiero che conduce al colle dell'Albergian, &amp;egrave; a quota circa 2.000 m, occupa il centro del vallone ed &amp;egrave; ben visibile dopo neanche un'ora di cammino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il Museo valdese della Balsiglia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Sistemato nei locali dell'antica scuola &amp;egrave; stato allestito nel 1939 e concentra l'attenzione sul Ritorno dei Valdesi dall'esilio (1689) e sull'assedio delle forze valdesi da parte delle truppe franco-sabaude. Un video e un &lt;strong&gt;plastico dei luoghi &lt;/strong&gt;favoriscono la comprensione, mentre la visita ai luoghi dell&amp;rsquo;assedio &amp;egrave; oggi parzialmente possibile risalendo il sentiero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visita libera: Telefonare posto tappa GTA (tel. 0121.808816) o tel. 0121.808692 o ufficio il Barba tel 0121.950203.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il Percorso "la ruota e l'acqua"&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il percorso, che segue per lo pi&amp;ugrave; sentieri preesistenti, a tratti molto antichi, tocca 4 mulini nel territorio di Massello, la Chiesa cattolica, il Tempio valdese ed alcune antiche meridiane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt; Comune di Massello Tel. 0121.808834 - Scopriminiera: tel. 0121.806987 - CAI Val Germanasca tel. 0121.808629 e 339.5810607 - Ufficio turistico Prali: tel 0121.807418&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 12 Sep 2024 10:04:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/massello</guid></item><item><title>Casaforte di Menolzio </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/casaforte-di-menolzio</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Casaforte di Menolzio&lt;/strong&gt;, detta anche &lt;em&gt;Castello&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Casaforte di Mattie&lt;/em&gt;, sorge su un rilievo nei pressi della frazione Menolzio, nel comune di Mattie. Costruita nel XII secolo, fu inizialmente propriet&amp;agrave; della famiglia Farguili, investita di gran parte del territorio di Mattie dall'Abbazia di San Giusto di Susa. Pass&amp;ograve; poi nel 1291 sotto il dominio dei Bartolomei, cui seguirono gli Agnes Des Geneyes, poi gli Ainardi ed &amp;egrave; oggi degli Antonelli d'Oulx.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 28 Mar 2019 09:26:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/casaforte-di-menolzio</guid></item><item><title>Museo del Costume e delle tradizioni delle genti alpine di Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</link><description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea del &lt;strong&gt;Museo&lt;/strong&gt; nasce nel 1994 da un'idea del Consiglio comunale che deliber&amp;ograve; di istituire una Fondazione con il lascito del medico di Soucheres Basses, Giuseppe Guiot Bourg, con l'intento di recuperare il materiale contadino e gli &lt;strong&gt;abiti preziosi del costume pragelatese&lt;/strong&gt; per realizzare un museo dell'Alta Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo allestimento venne realizzato nel 1997 in occasione dei Mondiali di Sci alpino; la prima sede fu nel centro storico di La Ru&amp;agrave;, capoluogo del Comune di Pragelato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 2003 il Museo si trova nella sede attuale, una storica &lt;strong&gt;casa tradizionale&lt;/strong&gt;, e nel corso del tempo si &amp;egrave; arricchito di oggetti e vestiti donati dalla popolazione. Cos&amp;igrave; a scialli, nastri, vestiti di uso comune e per &amp;ldquo;le giornate di festa&amp;rdquo;, a partire dal XIX secolo molto colorati, si sono aggiunti nel tempo attrezzi contadini, per la cucina del cibo, oggetti di uso quotidiano, distribuiti negli ambienti classici di un tempo quali fienile, cantina, stalla, cucina e camera da letto.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 19 Jul 2023 15:11:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</guid></item><item><title>Cappella di Sant’Antonio Abate</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-santantonio-abate-jouveceaux</link><description>&lt;p&gt;La Cappella di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate &amp;egrave; sita nel cuore antico della borgata Jouvenceaux di Sauze d&amp;rsquo;Oulx. Essa conserva affreschi esterni ed interni raffiguranti il Giudizio Universale, l'Annunciazione, i Santi Antonio abate, Cristoforo e Michele, un'allegoria, scene della vita di Sant'Antonio abate,&amp;nbsp;databili tra la fine del XV e l&amp;rsquo;inizio del XVI secolo ed&amp;nbsp;attribuiti alla bottega dei pittori pinerolesi Bartolomeo e Sebastiano Serra.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: durante l'anno visite guidate su richiesta. Su prenotazione per gruppi e scuole.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 - &lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:51:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-santantonio-abate-jouveceaux</guid></item><item><title>Gravere</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/gravere</link><description>&lt;p&gt;Gravere &amp;egrave; un piccolo comune posto a monte di Susa, caratterizzato nella sua parte pi&amp;ugrave; antica da &lt;b&gt;case in pietra e in legno&lt;/b&gt; costruite arditamente su affioramenti rocciosi a picco sulla Dora e sul torrente Gelassa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nome &lt;b&gt;Gravere&lt;/b&gt; deriva dal latino &lt;i&gt;glarea ("ghiaia")&lt;/i&gt;, e si riferisce ai depositi ghiaiosi dovuti allo scorrere dei corsi d'acqua, in particolare del torrente Gelassa, il cui corso nel 1728 fu in parte deviato; dalla stessa radice deriva anche, ad esempio, l'idronimo Gravio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei secoli la zona ove sorge il paese fu conosciuta con diversi nomi: &lt;i&gt;Luximonte&lt;/i&gt; (nel testamento di Abbone, fondatore della Novalesa), &lt;i&gt;Yallasse&lt;/i&gt; (dal nome del torrente Gelassa) e, infine, &lt;i&gt;Le Graviere&lt;/i&gt; (da cui l'odierno Gravere).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il comune &amp;egrave; costituito da una decina di&amp;nbsp;&lt;span style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;borgate, &lt;/span&gt;&lt;b style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;nessuna delle quali porta il nome di Gravere&lt;/b&gt;&lt;span style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;. Alcune di queste (Morelli, Olmo, Saretto, Mollare e la moderna Valdisogno) si trovano lungo la strada del Monginevro e costituiscono attualmente un abitato quasi continuo, altre (Grande e Piccolo Essimonte, Bastia e Refornetto, dove hanno sede il Municipio e la Chiesa Parrocchiale) sono nelle vicinanze del Gelassa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Arnodera e Armona&lt;/b&gt; sono situate in posizione isolata a mezza costa, ad est del capoluogo; &lt;b&gt;Madonna della Losa e Deveys&lt;/b&gt; sono frazioni ormai esclusivamente di villeggiatura, mentre l'&lt;b&gt;Alteretto&lt;/b&gt;, una delle pi&amp;ugrave; popolate in passato, &amp;egrave; ormai disabitata e in rovina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Centro ideale del paese &amp;egrave; la &lt;b&gt;piazza Cesare Meano&lt;/b&gt;, che si raggiunge salendo da Susa dopo un paio di tornanti, punto di partenza per partire alla scoperta delle varie frazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Gravere, che in origine era dipendente a livello amministrativo e religioso da Susa, ottenne autonomia di culto e amministrativa &lt;b&gt;tra il 1598 e il 1622&lt;/b&gt;. La chiesa della Nativit&amp;agrave; di Maria venne costruita per adempiere un voto, contratto nel corso dell&amp;rsquo;epidemia di peste del 1598 e consacrata nel 1701, mentre nei secoli successivi venne consacrata anche a S.Barbara. Poche notizie si hanno dell&amp;rsquo;antica chiesa romanica dei SS. Giacomo e Filippo a Croaglie andata in rovina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fino al 1713 Gravere &lt;b&gt;era il primo comune del Ducato di Savoia&lt;/b&gt; che si incontrava provenendo dalla vicina Chiomonte, che era invece parte del Delfinato e quindi, come tutta l'Alta valle di Susa, Regno di Francia a tutti gli effetti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/CippoDelfinato02.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per la vicinanza al confine il paese &lt;b&gt;ospit&amp;ograve; diverse strutture militari fin dal Medioevo: &lt;/b&gt;&lt;span&gt;l&lt;/span&gt;a prima fortificazione nota &amp;egrave; la &lt;em&gt;bastita de Paladruco&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;f&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;atta costruire tra il 1300 ed il 1301 dal conte Amedeo V, da cui prende il nome la borgata Bastia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella borgata montana di &lt;b&gt;Madonna della Losa&lt;/b&gt; celebre &amp;egrave; la presenza della &lt;em&gt;Certosa: &lt;/em&gt;sorta nel 1189 &amp;egrave; affidata a monaci certosini su iniziativa di Tommaso I di Savoia. La sua storia si intreccia con l&amp;rsquo;abbazia di Novalesa per l&amp;rsquo;origine della comunit&amp;agrave; benedettina, e poi con Montebenedetto dove la comunit&amp;agrave; monastica si trasfer&amp;igrave; all&amp;rsquo;inizio del Duecento. L&amp;rsquo;impianto della certosa della Losa differiva dalle altre certose presenti sul territorio perch&amp;eacute; non possedeva un edificio con le celle per i monaci, ma questi possedevano ciascuno una piccola abitazione indipendente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;interno della cappella di Madonna della Losa fu ornata nella seconda met&amp;agrave; del Trecento da &lt;b&gt;un ciclo di affreschi&lt;/b&gt; raffiguranti gli apostoli, distribuiti sulle due met&amp;agrave; della volta. Dell'edificio romanico restano tracce nel minuscolo campanile, mentre l'interno conserva dei begli affreschi del primissimo 1400 d'ispirazione lombarda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proveniente dalla Certosa, ma ora conservato al Museo Diocesano di Arte a Sacra a Susa, &amp;egrave; il &lt;b&gt;Baldachinaltar&lt;/b&gt; di tema mariano, della prima met&amp;agrave; del secolo XV, attribuito ad un ignoto scultore della Germania medioevale. L&amp;rsquo;ancona &amp;egrave; una sorta di tabernacolo, sorretto anteriormente da esili pilastrini, ospita al centro un sistema di immagini lignee dorate e dipinte che evocano il momento della Deposizione di Cristo, mentre gli sportelli dipinti narrano la vita e passione di Cristo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/1-3-4%20Gravere,%20Certosa%20Madonna%20della%20Losa,%20Apostoli,%20Affresco.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Certosa di Madonna della Losa, Apostoli, Affresco.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un&amp;rsquo;interessante &lt;b&gt;testimonianza del passato celtico&lt;/b&gt; della zona sono le incisioni presenti sulla sommit&amp;agrave; del roccione che sorregge la croce in pietra, a fianco della Chiesa Parrocchiale. Si distinguono due impronte di zoccolo equino, come se un cavallo o un mulo vi avesse fatto pressione con i posteriori per spiccare un gran salto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente non mancano &lt;b&gt;le leggende sulla loro origine&lt;/b&gt;. Una attribuisce le impronte al cavallo di Erode, avviato verso l&amp;rsquo;esilio oltre le Alpi. Un&amp;rsquo;altra racconta del diavolo che dalla sommit&amp;agrave; di quel roccione dominava Gravere, ma che, con la costruzione della chiesa, spicc&amp;ograve; il volo verso luoghi pi&amp;ugrave; ospitali premendo con rabbia sulla roccia i suoi piedi cavallini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vicino alle impronte altre incisioni aiutano a spiegare la vera origine storica: si tratta di sei piccole coppelle, segni di antico culto pagano: i sacerdoti druidi, infatti, sacrificavano vittime (anche umane) alle divinit&amp;agrave; e, da come il sangue si disponeva nelle coppelle, traevano delle profezie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poco sopra l&amp;rsquo;Arnodera esiste una cava argentifera, la &lt;b&gt;Miniera del Rug&amp;egrave;t&lt;/b&gt;, formata da varie gallerie sotterranee. Si ignora il periodo dal quale &amp;egrave; stata sfruttata: gli archivi conservano solamente il ricordo di un effimero tentativo di ripresa nel XVIII secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le fortificazioni e Pian Gelassa&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Sopra il roccione che sovrasta la frazione di Bastia fu costruito nel 1592 il &lt;b&gt;F&lt;/b&gt;&lt;b&gt;orte di San Francesco&lt;/b&gt;, su progetto di Gabrio Busca, ingegnere militare di Carlo Emanuele I: sfruttando il rilievo venne realizzato un semplice parapetto che correva sul bordo con delle torrette agli angoli. All&amp;rsquo;interno due baraccamenti per l&amp;rsquo;alloggio delle guarnigioni ed una cappella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Faceva parte dei tre forti graveresi, con la &lt;b&gt;Rocca di Molaro e Monmorone&lt;/b&gt;, posti a difesa della frontiera con il Delfinato, che videro i sabaudi cercare invano di fermare, nel 1629 e nel 1690 le armate francesi del cardinale Richelieu e del maresciallo di Catinat.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gravere non venne mai coinvolta in vere battaglie ma fu fortemente provata dal passaggio di numerose soldatesche che operavano saccheggi ai danni delle popolazioni e pi&amp;ugrave; volte rasero al suolo le cappelle delle borgate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;span&gt;&lt;b&gt;Batteria Militare del Trucco, &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;d&lt;/span&gt;etta anche &lt;i&gt;Batteria della Losa&lt;/i&gt;, fu realizzata nel 1891; era costituita da un fossato che racchiudeva due distinte batterie su due livelli di quota, la Alta e la Bassa, collegate da una strada interna che permetteva poi l&amp;rsquo;accesso ad un osservatorio.&lt;br /&gt;Batteria Militare del Trucco&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Due costruzioni, una di un piano ed una di due, erano in grado di accogliere 200 uomini; una leggenda dice che nei sotterranei fosse operante una zecca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pian Gelassa&lt;/b&gt; (situata a 1.535 m s.l.m.), &amp;egrave; stata una stazione sciistica piuttosto nota negli anni sessanta. A differenza della vicina Pian del Frais non era dotata di un impianto di risalita che la collegasse con il fondovalle e si raggiungeva da Susa con una carrozzabile, inaugurata il 27 luglio 1966. Nella primavera del 1969 viene ultimata la funivia e un anno dopo la cabinovia; la stazione sciistica per&amp;ograve; dur&amp;ograve; meno di dieci anni, complice &lt;b&gt;una valanga che colp&amp;igrave; gli impianti&lt;/b&gt; e port&amp;ograve; alla sua chiusura.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 10:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/gravere</guid></item><item><title>La Casaforte di San Didero</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/la-casaforte-di-san-didero</link><description>&lt;p&gt;La struttura merlata denominata Casaforte &amp;egrave; un esempio di architettura medievale (sec XIV-XV) appartenuta ai Signori del luogo. Il cuore &amp;egrave; costituito da un torrione quadrato affiancato da un alto muro con merli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal portone carraio si accede a un cortile interno prospiciente la facciata meridionale arricchita da due loggiati che ne identificano l'ingresso e il primo piano. Attorno alla torre vera e propria sono state integrate nel tempo strutture che ne hanno incrementato il potere abitativo tramite scale interne che collegano i vari piani. Nelle vicinanze &amp;egrave; degna di nota la Chiesa Parrocchiale di San Didero.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate su prenotazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Comune di San Didero: dal luned&amp;igrave; al venerd&amp;igrave;, tel. 011/9637837; il sabato contattare 347/5758838 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@comune.sandidero.to.it"&gt;comune.sandidero.to.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;- &lt;a href="https://www.comune.sandidero.to.it/"&gt;www.comune.sandidero.to.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 20 Nov 2018 12:33:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/la-casaforte-di-san-didero</guid></item><item><title>Rocca Sella</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/rocca-sella</link><description>&lt;p&gt;Molto conosciuta dagli abitanti della Valle di Susa e frequentata in tutte le stagioni, &lt;strong&gt;Rocca Sella&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una montagna del gruppo delle &lt;strong&gt;Alpi Graie&lt;/strong&gt; alta 1.508 m. Dalla cima regala&amp;nbsp;un&lt;strong&gt; panorama a 360&amp;deg;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;su alcuni dei punti di riferimento del nostro territorio, quali il Musin&amp;egrave;, i Laghi di Avigliana, la Sacra di San Michele, il Rocciamelone e&amp;nbsp;nelle giornate limpide&amp;nbsp;anche il Monviso. Interessa i comuni di Caprie, Rubiana,&amp;nbsp;Villar Dora e la sua vetta rappresenta il punto pi&amp;ugrave; alto del territorio comunale villardorese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Legata alla religiosit&amp;agrave; fin dal medioevo, ospit&amp;ograve; ai suoi piedi (nell'attuale frazione di Celle) monaci ed eremiti che si insediarono in grotte ed anfratti naturali; il pi&amp;ugrave; noto fu &lt;strong&gt;San Giovanni Vincenzo&lt;/strong&gt;, che si ritir&amp;ograve; in meditazione dal 997 al 12 gennaio dell'anno 1000, data della sua morte. Oggi in cima a Rocca Sella si pu&amp;ograve; trovare una statua della Madonna e, poco pi&amp;ugrave; in basso, una cappella-rifugio sempre aperta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molteplici sono gli itinerari che conducono a Rocca Sella; due dei pi&amp;ugrave; utilizzati partono dalla localit&amp;agrave;&lt;strong&gt; Comba di Caprie&lt;/strong&gt;, precisamente dal percorso&amp;nbsp;che si origina dopo&amp;nbsp;il&amp;nbsp;lavatoio della piccola borgata. Il sentiero &lt;strong&gt;Tramontana&lt;/strong&gt;, segnato sulle rocce da una pennellata blu, &amp;egrave; pi&amp;ugrave; impegnativo ed &amp;egrave; ideale per escursionisti esperti. Il &lt;strong&gt;sentiero 575&lt;/strong&gt; invece, evidenziato con i classici colori bianco e rosso, presenta un tracciato pi&amp;ugrave; facile e comunque panoramico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Dec 2018 12:15:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/rocca-sella</guid></item><item><title>Cappella di San Sebastiano</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-san-sebastiano-giaveno</link><description>&lt;p&gt;Addossata al muro di cinta del camposanto, presenta linee architettoniche semplici, con due piccole finestre ai lati della porta d&amp;rsquo;ingresso, sormontata da un rosone. A fianco vi &amp;egrave; una piccola sacrestia, dalla quale successivamente si eresse il basso campanile in mattoni rossi.&lt;br /&gt;Se &amp;egrave; necessario attendere il 1689 per rintracciare la prima testimonianza documentaria che attesti l&amp;rsquo;esistenza della cappella, il recente ritrovamento degli affreschi quattrocenteschi posti nell&amp;rsquo;area presbiteriale rende San Sebastiano &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;edificio religioso esistente pi&amp;ugrave; antico di Giaveno.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;occasione della scoperta del ciclo si deve alla volont&amp;agrave; della comunit&amp;agrave; locale di far restaurare la pala d&amp;rsquo;altare settecentesca. Rimossa la tela &amp;egrave; fortunosamente emersa la &lt;strong&gt;Madonna col Bambino&lt;/strong&gt;, risparmiata alle imbiancature seicentesche. Successivi interventi di restauro hanno permesso di recuperare le scene del Martirio di Marco e Marcellino, La decollazione di Tiburzio, San Sebastiano tradotto davanti all'imperatore Diocleziano, San Sebastiano ucciso a colpi di bastone, San Sebastiano appare alla nobile romana Lucina&amp;nbsp;(maggiori informazioni su&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.cittaecattedrali.it/"&gt;&lt;strong&gt;Citt&amp;agrave; e Cattedrali&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cappella &amp;egrave; dotata del sistema&amp;nbsp;&lt;strong&gt;"Chiese a porte aperte"&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;di apertura e narrazione automatizzata.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/blog/valle-di-susa/chiese-porte-aperte-il-territorio-apre-i-beni-culturali-con-un-click"&gt;&lt;strong&gt;"Chiese a porte aperte": il territorio apre i beni culturali. Con un click&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 11:40:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-san-sebastiano-giaveno</guid></item><item><title>Castello Borello </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/castello-borello</link><description>&lt;p&gt;Situato su un'altura nei pressi della frazione Baroni di &lt;strong&gt;&lt;a href="/natura-ed-escursionismo/bussoleno" hreflang="it"&gt;Bussoleno&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;Castello Borello&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&amp;egrave; un edificio a pianta quadrangolare la cui costruzione risale al XII secolo. Sorge sulla riva destra della Dora (sulla stessa linea del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Castello di San Giorio&lt;/strong&gt;), in posizione dominante sul territorio circostante e sull'antica Strada di Francia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Viene menzionato per la prima volta nelle investiture comitali del Trecento come&amp;nbsp;&lt;em&gt;"castrum quod dicitur Castrum Borellum", &lt;/em&gt;ma si pensa che la sua origine sia ancora pi&amp;ugrave; antica. Potrebbe infatti essere stato concesso da Adelaide di Susa in feudo al nobile Borello, che lo utilizz&amp;ograve; come rifugio dalle guerre per le popolazioni locali.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso dei secoli sub&amp;igrave; numerose trasformazioni, passando sotto la propriet&amp;agrave; degli&amp;nbsp;Aschieri, dei&amp;nbsp;Bartolomei e dei&amp;nbsp;Rotari di Susa. Fu abitato anche dal medico Fiocchetto, che durante l'epidemia di peste del 1630 si prodig&amp;ograve; per la cura dei malati.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi presenta ancora i resti&amp;nbsp;di alcuni merli guelfi, finestre trilobate e una serie di torri a originaria difesa del perimetro e dell'ingresso. La sua struttura &amp;egrave; in pietra intonacata ed il tetto &amp;egrave; realizzato in lose. Attualmente &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; privata.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 12:33:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/castello-borello</guid></item><item><title>Monte Cuneo</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/monte-cuneo</link><description>&lt;p&gt;Da sempre apprezzato&amp;nbsp;da escursionisti e ciclisti per la variet&amp;agrave; di sentieri che lo percorrono,&amp;nbsp;il &lt;strong&gt;Monte Cuneo&lt;/strong&gt; (conosciuto anche come&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Moncuni&lt;/strong&gt;) &amp;egrave; un'altura rocciosa all'inizio della Val Sangone,&amp;nbsp;divisa&amp;nbsp;tra i comuni di &lt;strong&gt;Avigliana&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;,&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Trana &lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; Reano&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla sua cima (644 m) si pu&amp;ograve; godere&amp;nbsp;di un &lt;strong&gt;panorama mozzafiato&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;(come dimostra la foto di Sergio Coraglia): a ovest sui Laghi di Avigliana, sulle colline moreniche e sulla Torbiera di Trana;&amp;nbsp;a est sul castello di Reano e sulle dorsali moreniche delle colline di Rivoli; spiccano&amp;nbsp;inoltre il Castello di Avigliana, e sullo sfondo, il gruppo Orsiera Rocciavr&amp;egrave; e la Sacra di San Michele.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E'&amp;nbsp;parte dell'insieme di rilievi di origine glaciale&amp;nbsp;dell'&lt;strong&gt;Anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana&lt;/strong&gt;; lungo il percorso che conduce al monte&amp;nbsp;sono infatti visibili alcuni massi erratici, provenienti dai contrafforti della valle, trasportati dal ghiacciaio valsusino e depositati nella sua fase di arretramento. Sulla cresta la vegetazione &amp;egrave; prevalentemente arbustiva, caratterizzata da ginepro e calluna.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per maggiori informazioni: le Valli del Moncenisio, guida escursionistica a cura del Gruppo Ricerche Cultura Montana&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 14:31:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/monte-cuneo</guid></item><item><title>Monte Giusalet </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/monte-giusalet</link><description>&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Monte Giusalet&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(3.313&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metro"&gt;m&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Livello_del_mare"&gt;s.l.m.&lt;/a&gt;&amp;nbsp;- detto anche, sulla letteratura alpinistica&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_francese"&gt;francese&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;em&gt;pointe du Cl&amp;egrave;ry,&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&amp;egrave; una&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Montagna"&gt;montagna&lt;/a&gt;&amp;nbsp;del&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_d%27Ambin"&gt;Gruppo d'Ambin&lt;/a&gt;&amp;nbsp;nelle&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alpi_Cozie"&gt;Alpi Cozie&lt;/a&gt;. Si trova in&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francia"&gt;Francia&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Savoia_(dipartimento)"&gt;Savoia&lt;/a&gt;) non lontano dal confine con l'&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt;. Questo a causa delle modifiche apportate in seguito alla&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale"&gt;seconda guerra mondiale&lt;/a&gt;&amp;nbsp;al confine italo-francese, in quanto la montagna, pur dominando tutta la bassa&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Val_di_Susa"&gt;Val di Susa&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e la cittadina di&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Susa_(Italia)"&gt;Susa&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(si vede perfino da larga parte della&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pianura_Padana"&gt;Pianura Padana&lt;/a&gt;&amp;nbsp;piemontese), come tutto il massiccio del Moncenisio &amp;egrave; entrata a far parte del territorio francese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si pu&amp;ograve; salire sulla vetta partendo dal&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rifugio_Avanz%C3%A0"&gt;Rifugio Avanz&amp;agrave;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;oppure dal&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rifugio_Piero_Vacca"&gt;Rifugio Piero Vacca&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal Rifugio Avanz&amp;agrave; - dopo essere transitati presso il&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_della_Vecchia_(Alpi_Cozie)"&gt;Lago della Vecchia&lt;/a&gt;&amp;nbsp;- si sale il versante sud mentre dal Rifugio Piero Vacca si sale il versante nord.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La montagna si presenta rocciosa sul versante meridionale e coperta dal ghiacciaio su quello settentrionale. Con le due vette minori:&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Cima_di_Bard&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Cima di Bard&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(3.150&amp;nbsp;m) e&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Punta_della_Vecchia_(Alpi_Cozie)&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Punta della Vecchia&lt;/a&gt;(2.993&amp;nbsp;m) forma un piccolo gruppo montuoso separato dal&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colle_Clapier"&gt;colle Clapier&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e dal&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Colle_Giass%C3%A8t&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;colle Giass&amp;egrave;t&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La montagna si presenta come una lunga cresta (circa un chilometro) lungo la direttrice est-ovest con due vette alle estremit&amp;agrave;. Sulla vetta orientale &amp;egrave; collocata una croce di ferro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nome&amp;nbsp;&lt;em&gt;Giusalet&lt;/em&gt;&amp;nbsp;sarebbe derivato da un originario&amp;nbsp;&lt;em&gt;Ciusalet&lt;/em&gt;, il quale a sua volta verrebbe dal termine&amp;nbsp;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_piemontese"&gt;piemontese&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;em&gt;ciusa&lt;/em&gt;&amp;nbsp;(&lt;em&gt;chiusura&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 15:34:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/monte-giusalet</guid></item><item><title>Lago Nero (Sauze d'Oulx)</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-nero-sauze-doulx</link><description>&lt;p&gt;Un altro luogo magico della Valle di Susa, ideale per chi vuole trascorrere una giornata all'insegna del relax, godendosi bellissimi panorami alpini. Parliamo del Lago Nero, splendido specchio d'acqua nel comune di&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Sauze d'Oulx&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'ombra del &lt;strong&gt;Monte Tripex&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; il giusto punto di partenza per bellissime escursioni estive tra boschi di conifere (come quella al Col Basset) e per ciaspolate invernali.&amp;nbsp;Si pu&amp;ograve; raggiungere partendo da Oulx e seguendo le indicazioni per &lt;strong&gt;Sportinia&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;Dopo aver parcheggiato in localit&amp;agrave; Pian della Rocca, &amp;egrave; necessario prendere la sterrata che tramite un percorso pianeggiante conduce a Sportinia: da qui ha inizio il sentiero che porta al lago&amp;nbsp;attraverso boschi e prati.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In localit&amp;agrave; Lago Nero, a 2.286 metri d'altitudine,&amp;nbsp;si trova anche uno "chalet d'autore" considerato tra le pi&amp;ugrave; importanti costruzioni moderne presenti in Italia: &amp;egrave; lo &lt;strong&gt;Chalet Mollino&lt;/strong&gt;. Fu progettato e realizzato dal celebre architetto Carlo Mollino (1905-1973) tra il 1946 e il 1947 come rifugio per gli sciatori&amp;nbsp;e ospit&amp;ograve; in seguito la stazione d'arrivo della slittovia. Oggetto di attenzioni di autorevoli riviste di architettura, sino alla met&amp;agrave; degli anni '60 del Novecento port&amp;ograve; milioni di sciatori sotto il monte Tripex.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/mollinobn.jpg" border="0" alt="Chalet Mollino in una foto d'epoca" data-entity-type="file" data-entity-uuid="222d4775-79a3-485d-8878-e8b9d36f5481" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Chalet Mollino in una foto d'epoca&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 14:45:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-nero-sauze-doulx</guid></item><item><title>Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Pragelato&lt;/b&gt; si trova in alta Val Chisone, a 1500 s.l.m. Il comune si compone di molte frazioni, la maggior parte delle quali situata alla sinistra del torrente Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sopra l'abitato, sulla destra orografica della valle, si apre la val Troncea, tutelata e valorizzata dal &lt;b&gt;Parco naturale della val Troncea&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La presenza umana nella zona &amp;egrave; confermata sin dalla preistoria ma le prime notizie storiche sul paese risalgono all&amp;rsquo;8 settembre 1064: si trovano sull&amp;rsquo;atto di fondazione dell&amp;rsquo;abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria che ebbe numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tra il XI e il XII secolo fu conquistata dai delfini di Vienne, come tutta l'alta val Chisone, chiamata allora &lt;b&gt;valle di Pragelato&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito fu il paese capoluogo dell'&lt;b&gt;Escarton dell'Alta Val Chisone&lt;/b&gt; che dal 1343 al 1713 fece parte della &lt;i&gt;Repubblica degli Escartons,&lt;/i&gt; una comunit&amp;agrave; che godeva di una certa autonomia e che comprendeva il Brian&amp;ccedil;onnais, il Queyras, la valle di Oulx, la val Pragelato e Castel Delfino in val Varaita. La capitale era Brian&amp;ccedil;on: il nome deriva dal termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;escartonner&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, cio&amp;egrave; ripartire equamente le imposte.&lt;br /&gt;Il 29 maggio del 1343 il delfino Umberto II e 18 rappresentanti di oltre 50 comunit&amp;agrave; delle valli alpine firmarono infatti &lt;b&gt;la Grande Charte,&lt;/b&gt; una sorta di costituzione, scritta su pelle di pecora, che divenne il patto per mezzo del quale quelle popolazioni ottennero l'affrancamento dalle servit&amp;ugrave; feudali, il diritto alla libert&amp;agrave; individuale, alla propriet&amp;agrave; e all'auto gestione del territorio. I capifamiglia potevano, per esempio, decidere sull'utilizzo dei pascoli, sulla costruzione di ponti e strade, sull'elezione dei consoli o sulla risoluzione delle controversie.&lt;br /&gt;Allorch&amp;eacute; il duca di Savoia, nel 1690, entr&amp;ograve; a far parte della Lega asburgica, quest'area divenne strategica e la Francia del Re Sole cominci&amp;ograve; le grandi costruzioni militari &lt;b&gt;per fortificare Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alle guerre di successione spagnola e al trattato di Utrecht la Francia perse il territorio degli Escartons italiani, che passarono ai Savoia, cos&amp;igrave; la Repubblica degli Escartons perse la sua unit&amp;agrave; e &lt;b&gt;cess&amp;ograve; di esistere nel 1790&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p4"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-repubblica-degli-escartons-5-territori-liberi-franchi-e-borghesi"&gt;GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE &amp;ldquo;LIBERI, FRANCHI E BORGHESI&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ormai per&amp;ograve; le montagne avevano creato un'unit&amp;agrave; culturale di tradizioni e di vita, i cui segni si riscontrano nell'uso della lingua francese parlata fino agli inizi del '900, nella &lt;b&gt;lingua d'oc&lt;/b&gt; (area linguistica Occitana) parlata in ambito famigliare ancora oggi, nell'architettura delle case, nell'uso delle meridiane, nei gigli e delfini che ornano ancora i battacchi dei portali e le numerose &lt;b&gt;fontane poligonali&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato ha scritto importanti pagine di storia anche durante le guerre di religione, che misero a ferro e a fuoco queste vallate. Una &lt;b&gt;numerosa comunit&amp;agrave; Valdese&lt;/b&gt; si stabil&amp;igrave; in paese nel XIV secolo; per sfuggire alle truppe francesi alla vigilia di Natale del 1386 dovettero rifugiarsi sulle pendici del monte Albergian (3043 m), dove molti bambini morirono assiderati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il 19 aprile 1904 una valanga distrusse le capanne dei lavoratori nella &lt;b&gt;miniera del Beth&lt;/b&gt;, uccidendo 81 persone, ricordate ora da una lapide al piccolo cimitero della borgata Laval.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pochi anni dopo, nel gennaio del 1924, un'altra sciagura funest&amp;ograve; il paese: nella borgata di&lt;b&gt; Grand Puy&lt;/b&gt; (&amp;ldquo;&lt;i&gt;Grande Poggio&amp;rdquo;&lt;/i&gt;) scoppi&amp;ograve; un grande incendio che distrusse le case di quasi tutti i suoi 200 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1934 dal territorio di Pragelato si &lt;b&gt;stacc&amp;ograve; la frazione di Sestriere&lt;/b&gt;, da allora comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;L'arte e lo sport&lt;/h3&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Chiesa_Pragelato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;span&gt;Chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;&lt;/b&gt;, eretta nel 1686-88 e dedicata all'Assunta, conserva un dipinto di Gabriele Dufour ed &amp;egrave; raffigurata in un francobollo emesso dalle Poste Italiane nel 2004 in occasione dei XX Giochi olimpici invernali.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le borgate Troncea, Laval e Seytes conservano esempi di &lt;b&gt;architettura tradizionale occitana&lt;/b&gt; e nelle borgate ci sono numerosi esemplari di meridiane, alcune delle quali firmate da &lt;i&gt;Zarbula&lt;/i&gt;, un autore girovago. Caratteristico &amp;egrave; anche il tradizionale mercatino locale, che si svolge tutto l'anno ogni domenica mattina nel centro del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Grazie alla pista olimpica e ai tracciati che permettono di sciare nel Parco della Val Troncea, Pragelato &amp;egrave; una vera e propria &lt;b&gt;capitale dello sci di fondo&lt;/b&gt;. Durante i Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e l'Universiade invernale 2007 &amp;egrave; stata &lt;b&gt;sede di gara dello sci nordico&lt;/b&gt;; qui sono state organizzate alcune gare valide per la Coppa del Mondo di combinata nordica, di salto con gli sci e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato &amp;egrave; attrezzata anche per la pratica dello sci alpino, con i comprensori &lt;b&gt;Pragelato ski&lt;/b&gt; (due seggiovie e cinque skilift, circa 50 km di piste) e &lt;b&gt;Via Lattea&lt;/b&gt; (circa 400km di piste).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;D&amp;rsquo;estate il paese offre le sue risorse naturali: le stradine delle frazioni, le &lt;b&gt;escursioni &lt;/b&gt;sulle cime, i sentieri tematici nel Parco si affiancano a proposte pi&amp;ugrave; strutturate come il &lt;b&gt;golf, &lt;/b&gt;che nel suggestivo campo di Plan e Pattemouche, all&amp;rsquo;imbocco della Val Troncea, &amp;egrave; ideale anche per la &lt;b&gt;mountain bike &lt;/b&gt;e le &lt;b&gt;passeggiare a cavallo.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il comune ospita un centro di documentazione sulle meridiane e un &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-42974-1-411bde6e4ab50b36887b7a1101028310" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;museo del costume e delle tradizioni delle genti alpine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal 1982, solitamente nel mese di agosto, si tiene la &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/prodotti-tipici/ghironda-42990-1-f6a5732367f1ad87f836005f1d7025fe" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;Festa della Ghironda&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una manifestazione internazionale interamente dedicata a questo antico strumento.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 16:27:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</guid></item><item><title>Villar Dora</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/villar-dora</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Innanzitutto, &lt;strong&gt;si scrive Villar Dora&lt;/strong&gt;, staccato: la denominazione ufficiale &amp;egrave; del 1885.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;edificio pi&amp;ugrave; antico del paese &amp;egrave; la &lt;strong&gt;Chiesa parrocchiale&lt;/strong&gt;: si ritiene che sia stata fondata nell&amp;rsquo;VIII secolo ad opera dei monaci benedettini dell&amp;rsquo;Abbazia della Novalesa. L&amp;rsquo;impianto romanico &amp;egrave; andato perso con la ristrutturazione del XVII secolo, che l&amp;rsquo;ha resa barocca; alcuni capitelli preromanici appartenuti al primo edificio si trovano nel parco del Castello e nel cortile della canonica.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima volta in cui viene citato il nome del Villar &amp;egrave; nel diploma del &lt;strong&gt;31 luglio 1001&lt;/strong&gt; con cui l&amp;rsquo;imperatore Ottone III conferiva un&amp;rsquo;investitura feudale ad Olderico Manfredi. In un documento del 1287 sono descritti invece i principali edifici: &lt;strong&gt;la Torre del Colle e il Castello&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima si trova a circa due chilometri dall&amp;rsquo;abitato, a ridosso della statale 24, sotto la borgata omonima alle pendici della collina della Seja. Fu fatta costruire dalla famiglia Provana, probabilmente nel XV secolo: &amp;egrave; un possente torrione cilindrico in stile romanico. Faceva parte di un sistema di vigilanza e difesa che comprendeva castelli, torri, forti e casematte dislocati lungo tutta la valle.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE: &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-torre-del-colle-di-villar-dora-presidio-di-confine"&gt;LA TORRE DEL COLLE DI VILLAR DORA, PRESIDIO &amp;ldquo;DI CONFINE&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Per quanto riguarda il &lt;strong&gt;Castello&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; situato su uno sperone roccioso che domina l&amp;rsquo;abitato. Sin da epoche antiche svolgeva funzioni di controllo e difesa. Era collegato visivamente con il Castello di Avigliana e con la Sacra di San Michele; tramite segnali con le fiaccole in pochi minuti a Torino giungeva notizia di invasioni di nemici dalla Francia.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/Castello%20di%20Villar%20Dora%20(1).JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La residenza ha un&amp;rsquo;origine medievale, datata XII-XIII secolo. La struttura attuale risale al XV secolo quando, per volere dei &lt;strong&gt;feudatari della famiglia Provana&lt;/strong&gt;, furono costruiti il Palacium, l&amp;rsquo;ala di Margaretha de Rotariis e la torre. La dipendenza detta Ca&amp;rsquo; Bianca risale al XVII secolo, mentre i giardini furono realizzati nel XIX secolo per volere del conte Annibale Antonielli d&amp;rsquo;Oulx. Alla fine del Seicento venne saccheggiato, come molti altri in zona, dal generale francese Catinat.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I Provana erano i feudatari del Villar, vincolati da legame vassallatico al conte di Savoia ed erano per questo tenuti, in caso di guerra, a provvedere al reclutamento degli uomini abili. Divennero feudatari del paese dopo diverse altre famiglie: De Thouvet sive De Sala, De Mont Vernier, Aiguebelle, Bergognino.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante l&amp;rsquo;epoca fascista, nel 1928, Villar Dora venne &lt;strong&gt;unificata con Almese e Rivera&lt;/strong&gt; in un unico comune; questa unione dur&amp;ograve; fino al 1955 quando il Presidente della Repubblica ristabil&amp;igrave; l&amp;rsquo;autonomia amministrativa di ciascuno.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Un prodotto simbolo di Villar Dora &amp;egrave; la &lt;strong&gt;ciliegia&lt;/strong&gt;: un tempo la coltivazione di questo frutto costituiva una delle pi&amp;ugrave; rilevanti attivit&amp;agrave; agricole del territorio.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/settembre-1418-papa-martino-v-valica-il-moncenisio"&gt;1418: PAPA MARTINO V VALICA IL MONCENISIO E SOSTA A VILLAR DORA&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 16 Oct 2023 14:44:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/villar-dora</guid></item><item><title>Perosa Argentina</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/perosa-argentina</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Perosa Argentina, annunciata dalla sagoma della &lt;b&gt;chiesa di San Genesio&lt;/b&gt; e del suo campanile, si trova alla confluenza del torrente Chisone con il Germanasca, e quindi all&amp;rsquo;imbocco della valle omonima.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Qui, su una rocca morenica residuo delle glaciazioni dell&amp;rsquo;era quaternaria, intorno al Mille sorse un borgo fortificato, centro motore di un nucleo abitato che si &amp;egrave; andato espandendo col passare dei secoli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;Perosa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; deriva dalla parola &lt;i&gt;peira&lt;/i&gt;, che in lingua occitana significa "pietra", &lt;b&gt;&lt;i&gt;Argentina&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ricorda invece che anticamente&amp;nbsp;esistevano delle &lt;b&gt;miniere di argento&lt;/b&gt; sulle pendici del Monte Bocciarda: tre pietre d'argento campeggiano infatti anche sullo stemma comunale. Attualmente una pista forestale, che si origina dalla borgata &lt;b&gt;Serre La Croce&lt;/b&gt;, conduce alla localit&amp;agrave; dove erano presenti le miniere. Sulla stessa pista si incontra la suggestiva &lt;b&gt;Fontana degli Alpini&lt;/b&gt; ed in zona sono presenti delle incisioni rupestri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Di Perosa si fa cenno per la prima volta in un documento dell&amp;rsquo;8 settembre 1064, con il quale &lt;b&gt;la contessa Adelaid&lt;/b&gt;e, vedova di Oddone di Savoia, concedeva all&amp;rsquo;abbazia benedettina di Santa Maria di Pinerolo, da lei fondata, tutti i diritti di sovranit&amp;agrave; feudale e di propriet&amp;agrave; fondiaria sulle valli di Perosa e di San Martino.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il piccolo villaggio era guardato da un castello e nel mezzo, gi&amp;agrave; allora intitolata a San Genesio, vi sorgeva &amp;nbsp;la chiesa, retta da un benedettino dell&amp;rsquo;abbazia di Pinerolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Alla morte di Adelaide scoppiarono dissidi tra grandi feudatari, abbazie e monasteri della regione subalpina. Ne approfitt&amp;ograve; &lt;b&gt;Tommaso I di Savoia&lt;/b&gt; per rientrare in possesso degli antichi dominii della famiglia, compresa Pinerolo di cui fu acclamato signore.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Alla fine del XIII secolo &lt;b&gt;la presenza valdese&lt;/b&gt; doveva costituire un fatto tutt&amp;rsquo;altro che trascurabile, se nel 1297 si decise di inviare a Perosa un inquisitore. Minacce, multe, confische di beni, torture non diedero tuttavia i risultati sperati tanto che, novant&amp;rsquo;anni dopo, nel 1387, l&amp;rsquo;inquisitore Antonio di Settimo lamentava che molti abitanti del luogo non solo aderivano all&amp;rsquo;eresia ma addirittura la diffondevano nelle valli vicine.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In questo periodo (1301-1418) i &lt;b&gt;principi d&amp;rsquo;Acaja&lt;/b&gt;, ramo cadetto dei Savoia, con le armi e con i matrimoni estesero il loro dominio su quasi tutto il Piemonte, facendo di Pinerolo la capitale del loro Stato. Perosa aveva ottenuto nel corso del XII secolo di organizzarsi in comune rurale sotto la sovranit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;abate di Santa Maria: gli Acaja confermarono gli statuti e le antiche consuetudini.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Perosa%20Argentina.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tormentata terra di confine, oggetto di continua contesa fra Delfini e Savoia, la valle subir&amp;agrave; soprattutto nel corso di secoli le tragiche conseguenze della rivalit&amp;agrave; franco-sabauda: trentotto anni di dominazione francese ad opera di Francesco I e trionfale ingresso a Pinerolo di Emanuele Filiberto, il 1&amp;deg; gennaio 1575.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;insediamento in valle delle missioni cappuccine, allo scopo di porre un argine al diffondersi della religione riformata, e le persecuzioni di Carlo Emanuele I relegarono la popolazione valdese alle terre sulla destra del Chisone e la costrinsero, in parte, all&amp;rsquo;emigrazione in paesi lontani, con la conseguente nascita in Germania del villaggio di &lt;b&gt;Perouse&lt;/b&gt;, nel comune di Rutesheim.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Perosa venne assediata per due volte dalle truppe francesi: nel 1592 dal &lt;b&gt;Lesdigui&amp;egrave;res&lt;/b&gt;, sceso in valle per rintuzzare gli ambiziosi tentativi sabaudi di occupazione della val Pragelato (appartenente alla Francia fino al Bec Dauphin, quale eredit&amp;agrave; dei Delfini), e nel 1630 dal cardinale di &lt;b&gt;Richelieu&lt;/b&gt; in persona, deciso ad impadronirsi del Monferrato e a contrastare le pretese dinastiche di Carlo Emanuele I su quelle terre.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Oggetto di particolarissima attenzione per la loro posizione strategica, delle &lt;b&gt;fortificazioni perosine&lt;/b&gt; oggi non ne rimangono che pochi resti. Borgo fortificato munito di &lt;i&gt;&amp;ldquo;buone e alte mura&amp;rdquo;&lt;/i&gt; dai duchi sabaudi, nel 1696 Perosa fu restituita ai Savoia, ma alla condizione che ne venisse completamente demolita la cittadella.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La stessa sorte era toccata nel 1601 al &lt;b&gt;forte di San Giovanni&lt;/b&gt;, geniale opera di Ascanio Vittozzi, fatto costruire appena quattro anni prima sul roccione di Bec Dauphin, l&amp;rsquo;antico confine tra Delfini e Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tornata ai Savoia, Perosa fu mantenuta come luogo munito fino all&amp;rsquo;occupazione napoleonica del 1796 (terza dominazione francese) e successivamente, con la Restaurazione, divenne parte del Regno di Sardegna, seguendone le sorti fino all&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1928 i comuni di &lt;b&gt;Meano&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Pomaretto&lt;/b&gt; furono soppressi e aggregati al comune di Perosa Argentina.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Coutandin.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Si dice che Perosa Argentina sia il luogo d'origine dell'attore francese &lt;b&gt;Fernandel&lt;/b&gt;, indimenticato interprete di Don Camillo che, portato neonato in Francia, sarebbe stato registrato come nativo di Marsiglia per ottenere la cittadinanza francese. In borgata Coutandin, sui resti di una casa abbandonata, una targa ricorda la sua possibile nascita in quel luogo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 16:07:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/perosa-argentina</guid></item><item><title>La Torre del Colle</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/la-torre-del-colle</link><description>&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;Torre del Colle&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Tor do C&amp;ograve;l&lt;/i&gt; in&lt;span class="s1"&gt; piemontese&lt;/span&gt;) &amp;egrave; un edificio romanico situato presso l'omonima borgata di &lt;span class="s1"&gt;Villar Dora&lt;/span&gt;. La torre, isolata, domina il &lt;i&gt;&amp;ldquo;Colle della Seja&amp;rdquo; &lt;/i&gt;detto anche &amp;ldquo;&lt;i&gt;Molar del Ponte&amp;rdquo;, &lt;/i&gt;un rilievo allungato che sbarra la valle a nord della Dora, di fronte allo sperone del monte Pirchiriano con la Sacra di San Michele.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La Torre del Colle fu &lt;b&gt;elevata alla fine del &lt;/b&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;XIII&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;secolo&lt;/b&gt;, pi&amp;ugrave; precisamente nel 1289-1290, per iniziativa di Amedeo V che voleva proteggere il nuovo insediamento di Molare del Ponte. Semplice torre isolata &amp;egrave; posta accanto alla vecchia strada preromana e romana che, ancora percorribile, sale il versante orientale della collina, per alcuni tratti scavata nella roccia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La torre &lt;b&gt;a pianta cilindrica circolare&lt;/b&gt;, &amp;egrave; alta approssimativamente &lt;b&gt;19 metri&lt;/b&gt; ed ha un diametro di 7 metri circa. &amp;Egrave; stata realizzata in muratura di pietrame locale sgrossato sul posto, legata con malta di eccezionale resistenza confezionata con calce e sabbione di fiume.&lt;span class="s2"&gt; &lt;/span&gt;Alla sua base accoglieva un piccolo recinto che si sviluppava a settentrione.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 09 Mar 2023 08:33:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/la-torre-del-colle</guid></item><item><title>Fenestrelle</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/fenestrelle</link><description>&lt;p&gt;La citt&amp;agrave; di Fenestrelle ha una importanza storica notevole: ne sono testimonianza il &lt;b&gt;forte Mutin&lt;/b&gt;, che reca la firma del celebre &lt;b&gt;Vauban&lt;/b&gt; e l'imponente complesso di fortificazioni conosciute col nome generico di "&lt;b&gt;Forte di Fenestrelle&lt;/b&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Grazie alla sua posizione intermedia tra l'Alta e la Bassa Val Chisone, Fenestrelle &amp;egrave; sempre stato un nodo strategico per il controllo politico e militare dell'intera vallata. Durante l'epoca romana Fenestrelle era denominata &lt;i&gt;&lt;b&gt;Finis Terrae Cotii&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;"confine della terra di Cozio"&lt;/i&gt;, re delle trib&amp;ugrave; locali alleate dei Romani), da cui deriva appunto il nome odierno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Appartenne al Marchesato di Susa, al comitato di Torino e agli abati di Pinerolo nel periodo medievale. Fu ospitale verso comunit&amp;agrave; valdesi fino al 1685, quando venne revocato l'Editto di Nantes che aveva dato ai protestanti la libert&amp;agrave; di culto e aveva concesso loro diritti politici e militari: fino al secolo XVII la popolazione della borgata &lt;b&gt;Puy era interamente valdese&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso dei secoli la storia di Fenestrelle fu spesso legata alla dominazione francese, &lt;b&gt;facendo parte del Delfinato&lt;/b&gt; per molti secoli. Luigi XIV vi fece costruire il Forte Mutin e, per ripristinare la religione cattolica, nel 1659 costru&amp;igrave; un &lt;b&gt;convento di Gesuiti&lt;/b&gt;, di cui rimane ancora il campanile ottagonale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando con il Trattato di Utrecht nel 1713 l'alta Val Chisone divenne definitivamente sabauda e fu completamente ricattolicizzata, Fenestrelle ne divenne la capitale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Fenestrelle0002.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La notoriet&amp;agrave; del piccolo centro ai piedi del monte Pinaia, &amp;egrave; legata principalmente all'imponente &lt;b&gt;Forte S&lt;/b&gt;&lt;b&gt;an&lt;/b&gt;&lt;b&gt; Carlo,&lt;/b&gt; voluto da Vittorio Amedeo II per allontanare definitivamente la minaccia francese. La celebre fortezza, adagiata sulle propaggini del Monte Orsiera e all'interno del Parco omonimo, oggi &amp;egrave; diventata un polo di spicco per il turismo di valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 1&amp;ordm; gennaio 1928 il piccolo comune di &lt;b&gt;Mentoulles&lt;/b&gt; fu sciolto dal governo fascista e il suo territorio, compresa la borgata di Chambons, venne aggregato a quello di Fenestrelle. Anche il Comune di &lt;b&gt;Usseaux&lt;/b&gt; venne annesso a Fenestrelle, ma nel 1948 torn&amp;ograve; ad essere comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fenestrelle oggi ha &lt;b&gt;otto frazioni&lt;/b&gt;: Mentoulles, Depot, Chambons, Puy, Granges, Ville Cloze, Fondufaux, Pequerel.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel capoluogo &amp;egrave; da segnalare la presenza di &lt;b&gt;un prezioso organo originario dell'800&lt;/b&gt; sito nella parrocchiale di S. Luigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Mentoulles&lt;/b&gt;, che deve il suo nome all'abbondanza di pianticelle di menta, vanta la pi&amp;ugrave; antica e prestigiosa chiesa della valle: il Priorato di S. Giusto&amp;nbsp;con il suo prezioso archivio storico. Chambons, letteralmente Campi Buoni, conserva una pregevole cappella del 600.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Delle antiche tradizioni sono da rimarcare &lt;b&gt;il costume femminile&lt;/b&gt;, di particolare bellezza per i suoi colori cangianti, e &lt;b&gt;i caratteristici goffri&lt;/b&gt;, tortelli quadrettati cotti in tipiche padelle in ghisa, da farcire con salumi o formaggi o con dolci confetture e creme alla nocciola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Fenestrelle, in occasione della festa patronale di S. Luigi IX re di Francia (25 agosto), &amp;egrave; possibile ammirare il &lt;b&gt;ballo degli spadonari &lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;(Bal d&amp;acirc; Sabbre).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; Questo singolare ballo &amp;egrave; una rappresentazione coreografica che ha le sue origini nelle antiche usanze delle popolazioni montane che abitano la fascia alpina che va dalla Provenza al Delfinato sul versante francese e dalle valli cuneesi al Moncenisio sul versante italiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questa zona, infatti, fioriscono e si conservano tuttora in molte localit&amp;agrave; le danze delle spade, sebbene con figure e ritmi diversi. Per restare nella nostra area ricordiamo, oltre al Bal d&amp;acirc; Sabbre di Fenestrelle, &lt;b&gt;gli spadonari della val di Susa&lt;/b&gt; che allietano le solennit&amp;agrave; a San Giorio, Venaus e Giaglione con parate, marce, danze, armeggiamenti ed azioni mimiche.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Punti di interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Fenestrelle%20notte.jpg" border="0" alt="" /&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;La fortezza di Fenestrelle&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Il complesso &amp;egrave; costituito da &lt;b&gt;una serie di 3 forti e 7 ridotte&lt;/b&gt;, ciascuno dei quali realizzato in modo d'esser indipendente in caso di guerra. Le varie parti sono collegate fra loro da strade, scale esterne e dall'&lt;b&gt;eccezionale scala interna&lt;/b&gt;, che si sviluppa in &lt;b&gt;3.996 gradini consecutivi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Opera pregevole ed unica dal punto di vista dell'architettura militare, dal 1999 &lt;b&gt;simbolo della Provincia di Torino&lt;/b&gt;, il forte di Fenestrelle &amp;egrave; stato costruito per fermare eventuali eserciti francesi che avessero tentato di invadere il Piemonte attraverso la Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante il periodo napoleonico, quando l'insieme di edifici pass&amp;ograve; in mano francese, vennero edificate opere destinate a bloccare un'eventuale avanzata piemontese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Forte%20delle%20Valli%20Fenestrelle%20-%20Iris%20Cesare.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A partire dall'ultimo decennio del Settecento fino al periodo fascista venne utilizzato non solo come piazzaforte, ma anche come prigione di stato e bagno penale: vi furono reclusi oppositori politici, civili accusati di brigantaggio, militari agli arresti o prigionieri di guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo essere stata completamente abbandonata per alcuni decenni, dal 1984 sono iniziate opere di restauro ed al suo interno vengono realizzate visite guidate di carattere storico divulgativo. Ogni anno vengono organizzati numerosi e variegati eventi: rappresentazioni teatrali, culturali, mostre fotografiche o artistiche, concerti musicali.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;Chiesa Parrocchiale di San Luigi IX&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La chiesa venne costruita per volont&amp;agrave; del re Luigi XIV di Francia; fu inaugurata il 25 agosto 1689, che da allora &amp;egrave; la festa patronale di Fenestrelle.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;Pracatinat&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La localit&amp;agrave; di Pracatinat si trova sopra l'abitato di Fenestrelle e sopra il Forte. &amp;Egrave; stato la sede dei sanatori intitolati a Edoardo Agnelli e alla sorella Tina Nasi; quest'ultimo attualmente &amp;egrave; un albergo mentre l'altro padiglione &amp;egrave; in disuso.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;Selva di Chambons&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Situata a monte della borgata di Chambons, in destra idrografica del torrente Chisone, &amp;egrave; &lt;b&gt;un bosco antichissimo di larici&lt;/b&gt; secolari che risale circa al 1300. Impiantata allo scopo di proteggere le case di Chambons dal forte pericolo delle valanghe proveniente dai ripidi monti circostanti, la selva di Chambons venne citata e celebrata anche dallo scrittore Edmondo De Amicis nel suo libro &lt;i&gt;Alle porte d'Italia&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;&lt;b&gt;Pequerel e il para valanghe&lt;/b&gt;&lt;/h5&gt;
&lt;p&gt;La borgata di Pequerel sorge sulle pendici del monte Pelvo a circa 1.700 m di quota. Per proteggersi dal rischio delle valanghe nel 1716 gli abitanti eressero un possente paravalanghe in muratura a forma di cuneo con la punta rivolta verso monte, che ancora oggi si erge a protezione del villaggio.&lt;/p&gt;
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&lt;h4&gt;Leggi Anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/escursioni-e-passeggiate/il-forte-di-fenestrelle-ed-il-paravalanghe-di-pequerel"&gt;IL FORTE DI FENESTRELLE ED IL PARAVALANGHE DI PEQUEREL&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h5&gt;&lt;b&gt;Il Priorato di San Giusto in Mentoulles&lt;/b&gt;&lt;/h5&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Risale probabilmente al 1078&lt;/b&gt; la fondazione del Priorato di Mentoulles da parte della contessa Adelaide di Savoia. Il Priore rappresentava nel Medioevo la pi&amp;ugrave; alta dignit&amp;agrave; claustrale: egli svolgeva funzioni non solo religiose, ma aveva anche compiti amministrativi. Durante la guerre di religione i Priori restarono per&amp;ograve; lontani da Mentoulles e nelle carte dell&amp;rsquo;Archivio del Priorato troviamo la documentazione dell&amp;rsquo;adesione della popolazione alla riforma e dellintensa vita delle Chiese Riformate, che colmarono il vuoto lasciato dalle istituzioni della Chiesa cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiesa attuale fu costruita su progetto dell'ing. Cambiano a partire dal 1892 e tre anni pi&amp;ugrave; tardi venne consacrata. La facciata &amp;egrave; in stile romanico-lombardo, molto sobria e non fornisce accesso all'interno, nel quale si ritrovano numerosi arredi sacri risalenti ad epoche precedenti e di in special modo a quella barocca.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 06 Jun 2024 10:25:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/fenestrelle</guid></item><item><title>Cappella di Notre Dame du Coignet </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-notre-dame-du-coignet</link><description>&lt;p&gt;Edificata prima del 1496 e ampliata all'inizio del XVI secolo, la &lt;strong&gt;cappella del Coignet&lt;/strong&gt; &amp;egrave; situata in localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Pian del Sole&lt;/strong&gt;, su un panoramico poggio che domina le frazioni Les Arnauds e Melezet di Bardonecchia. La sua struttura &amp;egrave; assimilabile per tipologia costruttiva e caratteri stilistici a quella di San Sisto a Pian del Colle, ed &amp;egrave; decorata esternamente da un piccolo campanile a vela.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;interno, a navata unica, &amp;egrave; suddiviso in una zona pi&amp;ugrave; ampia, costituente l&amp;rsquo;aula, e da una appena pi&amp;ugrave; piccola nella quale &amp;egrave; ospitato il presbiterio. L&amp;rsquo;edificio presenta un&amp;rsquo;ampia decorazione ad affresco interna, databile al 1496, e un ulteriore ciclo esterno databile al primo trentennio del Cinquecento. Risale al periodo dell&amp;rsquo;ampliamento di inizio &amp;lsquo;500 la realizzazione delle raffigurazioni di San Cristoforo e dell&amp;rsquo;Annunciazione &lt;strong&gt;presenti sulla facciata&lt;/strong&gt;, mentre sono attribuiti alla mano dei due artisti attivi nel 1496 e negli anni appena successivi le scene presenti all&amp;rsquo;interno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La parete di fondo ospita il ciclo pi&amp;ugrave; antico, realizzato appunto nel 1496 dal cosiddetto Maestro del Coignet, ora identificato con l&amp;rsquo;artista che, nei medesimi anni, oper&amp;ograve; presso la cappella di Sant&amp;rsquo;Andrea alla Ramats (Chiomonte). Una grande scena centrale presenta la &lt;strong&gt;raffigurazione della Piet&amp;agrave;&lt;/strong&gt;, cui si affiancano a sinistra la Visitazione e a destra San Grato in trono. Alla mano del medesimo artista sono inoltre da ricondurre le scene raffiguranti il Martirio di Sant&amp;rsquo;Agata e la Santa Lucia dipinte sulla parete laterale sinistra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si devono invece alla mano di un allievo del maestro principale, in una data molto vicina o contigua al 1496, le scene della Vita della Vergine presenti sulla fiancata sinistra e il San Giovanni Battista e la Resurrezione sulla parete destra. L&amp;rsquo;altare della cappella ospitava anche la statua della Vergine e le ante decorate con la raffigurazione dell&amp;rsquo;Annunciazione, San Giovanni Evangelista e la Maddalena, ora custodite presso il Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet (maggiori informazioni su &lt;a href="https://www.cittaecattedrali.it/"&gt;&lt;strong&gt;Citt&amp;agrave; e Cattedrali&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cappella &amp;egrave; dotata del sistema &lt;strong&gt;"Chiese a porte aperte" &lt;/strong&gt;di apertura e narrazione automatizzata.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/blog/valle-di-susa/chiese-porte-aperte-il-territorio-apre-i-beni-culturali-con-un-click"&gt;&lt;strong&gt;"Chiese a porte aperte": il territorio apre i beni culturali. Con un click&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/coignet.jpg" border="0" alt="Notre Dame du Coignet" data-entity-type="file" data-entity-uuid="6599f503-6fcf-4a5d-9a89-31e28bf7393a" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:37:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-notre-dame-du-coignet</guid></item></channel></rss>