<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Comuni</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/it/categoria-poi/comuni</link><description>Comuni</description><item><title>"Il Vomere", un ecomuseo in frazione Grangia ad Avigliana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-vomere-un-ecomuseo-in-frazione-grangia-ad-avigliana</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;strong&gt;Museo il Vomere&lt;/strong&gt; &amp;egrave; nato nel 2021, grazie alla collaborazione tra l&amp;rsquo;associazione &amp;ldquo;La Famija ed Drubiaij&amp;rdquo; e il Comune di Avigliana, che ha concesso i locali della &lt;strong&gt;ex scuola comunale&lt;/strong&gt; in frazione Grangia. Vi sono contenuti gli oggetti che erano stati raccolti nel tempo presso la scuola Defendente Ferrari in occasione di ricerche scolastiche, con diverse aggiunte e donazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pur in uno spazio piccolo sono state ricreate ambientazioni quali una zona bimbi, un&amp;rsquo;area scuola, la ricostruzione di una cucina.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Gi&amp;agrave; dalle scale che salgono al primo piano dell&amp;rsquo;edificio ci si trova &lt;strong&gt;immersi in un mondo contadino&lt;/strong&gt;: gioghi singoli e un giogo doppio, pronto per il tiro dell&amp;rsquo;aratro. Un mondo che &amp;egrave; rimasto immutabile per secoli, ma che i pi&amp;ugrave; giovani rischiano di non riconoscere pi&amp;ugrave;: &lt;em&gt;&amp;ldquo;Per questo motivo l&amp;rsquo;invito alla visita &amp;egrave; rivolto principalmente alle scuole: abbiamo notato che bambini e ragazzi sono molto attenti e curiosi, fanno molte domande e scoprono attrezzi e storie di un tempo&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, spiega uno dei fondatori, Renzo Tabone.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/Museo%20il%20Vomere%20Drubiaglio%20-%20presentazione%20della%20cipolla%20bionda%20piatta%20di%20Drubiaglio.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Fabio Porcari, davanti ad una raccolta di attrezzi agricoli, presenta la Cipolla bionda piatta di Drubiaglio.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Anche gli adulti comunque possono trovare echi di un passato recente eppure &lt;strong&gt;ricco di legami con il territorio&lt;/strong&gt;: attrezzi contadini e da lavoro, per esempio del falegname o dell&amp;rsquo;allevamento dei bachi da seta, e anche lettere e testimonianze di una storia localissima eppure densa di significati universali. Come non soffermarsi di fronte a un &amp;ldquo;contratto prematrimoniale&amp;rdquo; in cui l&amp;rsquo;uomo garantisce alla moglie l&amp;rsquo;usufrutto dei suoi beni, ma a patto che non lasci il tetto coniugale? O davanti alla lettera di Celestina al marito, da Lione a Drubiaglio, per chiedergli - in sostanza - di farsi vivo dopo tanto tempo?&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La ricostruzione delle &lt;strong&gt;lavandaie&lt;/strong&gt; al torrente Messa, con un murale e gli attrezzi, ci rimanda al periodo in cui le nostre nonne lavavano nel torrente, prima dell&amp;rsquo;avvento della lavatrice e quando i fiumi erano ancora puliti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Altri pannelli contengono gli attrezzi per la fienagione e la mietitura; quelli per il lavoro da ciabattino, un tempo molto ricercato poich&amp;eacute; le scarpe si risuolavano molte volte prima di buttarle. Un altro luogo fondamentale dei tempi che furono, nelle case, era la cucina: per questo sono posti in mostra pentole, mestoli, ferri da stiro sia del tipo da mettere sulla stufa sia di quelli con il contenitore interno per la brace, macinacaff&amp;egrave;&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In un angolo sono esposti i (pochi) vestiti che una famiglia possedeva all&amp;rsquo;inizio del Novecento: sono stati donati dalla famiglia Goffi-Montabone.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Museo il Vomere &amp;egrave; visitabile in occasione della &lt;strong&gt;Magnalonga&lt;/strong&gt; di settembre; della &lt;strong&gt;Fiera agricola di Drubiaglio&lt;/strong&gt; il primo sabato di novembre e in aperture straordinarie indicate sul sito https://www.turismoavigliana.it.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Per scuole, associazioni e gruppi &amp;egrave; possibile prenotare&lt;/strong&gt; scrivendo alla mail ilvomere.avigliana@gmail.com o telefonando al numero 340 7501291 (Renzo) oppure 347 7933448 (Fabio)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 17:28:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-vomere-un-ecomuseo-in-frazione-grangia-ad-avigliana</guid></item><item><title>“Mirage”, una sfera sui Monti della Luna</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/mirage-una-sfera-ai-monti-della-luna</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Mirage&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un&amp;rsquo;opera dell&amp;rsquo;artista &lt;b&gt;Emanuele Marullo,&lt;/b&gt; realizzata con la collaborazione di &lt;b&gt;Silvia Cioni&lt;/b&gt; ed installata al Col Saurel, 2.391 metri sul livello del mare, nella zona dei Monti della Luna sopra una vedetta militare dismessa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'opera, una sfera che rappresenta la Luna realizzata in lamelle di bamb&amp;ugrave;, posizionata dove un tempo c&amp;rsquo;era un avamposto dell&amp;rsquo;esercito, rappresenta&amp;nbsp;&lt;strong&gt;un simbolo di rinascita&lt;/strong&gt; che &amp;ldquo;&lt;i&gt;vorrebbe mettere a valore ci&amp;ograve; che ormai si presenta come macerie. Costruire sulle fondamenta di un ex avamposto militare &amp;egrave; simbolo di rinascita. La sfera, volutamente effimera, &amp;egrave; stata concepita con l'idea di innesto che rispetti l'ambiente e il paesaggio&amp;rdquo;. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;&lt;i&gt;I Monti della Luna sono un paradiso per gli amanti della montagna e questa realizzazione&lt;/i&gt; - afferma &lt;strong&gt;Silvia Cioni&lt;/strong&gt; - &lt;i&gt;vuole fare da apripista a una visione pi&amp;ugrave; ampia. Un&amp;rsquo;opera nata con l&amp;rsquo;intento di trasformare questi luoghi in una meta culturale di cui protagonista &amp;egrave; la natura, che ci permett&lt;/i&gt;&lt;i&gt;a&lt;/i&gt;&lt;i&gt; di considerare il mondo da un punto di vista sempre nuovo e &lt;/i&gt;&lt;i&gt;di &lt;/i&gt;&lt;i&gt;offrire un&amp;rsquo;esperienza d&amp;rsquo;avanguardia che unisca arte contemporanea e paesaggio&amp;rdquo;.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Mirage,%20Col%20Saurel%20-%20Claudio%20Gaijin.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Foto di Claudio Gaijin&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea di portare le opere d&amp;rsquo;arte in alta quota &amp;egrave; dell&amp;rsquo;associazione &lt;b&gt;Montiluna&lt;/b&gt;, attraverso il progetto &lt;b&gt;LunArt&lt;/b&gt; promosso da &lt;b&gt;Tiziano Quarenghi.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Imprenditore parigino di origini italiane, appassionato d&amp;rsquo;arte, da anni si &amp;egrave; stabilito in Alta Valle di Susa. Un suo antenato, Giacomo Quarenghi, bergamasco, fu architetto alla corte di Caterina la Grande in Russia, per la quale tra il 1782 e il 1785 costru&amp;igrave; il teatro dell&amp;rsquo;Ermitage a San Pietroburgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Emanuele Marullo e Silvia Cioni &lt;/b&gt;sono cofondatori del collettivo artistico BASTIONE, un circolo di artisti con cui hanno sperimentato la condivisione e l&amp;rsquo;attivazione di uno spazio pubblico e l&amp;rsquo;idea di intervento urbano nel contesto del Garittone nei Giardini Reali di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Sfera%20Mirage%20-%20ufficio%20del%20Turismo%20di%20Claviere.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Mirage, 2021, archetipo in lamelle di bamb&amp;ugrave; su vedetta militare dismessa, Emanuele Marullo (foto Ufficio del Turismo Claviere)&lt;/h6&gt;</description><pubDate>Mon, 23 Sep 2024 14:41:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/mirage-una-sfera-ai-monti-della-luna</guid></item><item><title>Abbazia di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt; venne fondata nel 726 dal patrizio merovingio Abbone, il quale la dot&amp;ograve; di ricchissimi possedimenti. A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno ne fece un avamposto privilegiato per l&amp;rsquo;avanzata dei Franchi verso l&amp;rsquo;Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti. Proprio nell&amp;rsquo;epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall&amp;rsquo;abbazia di Breme, fondata dalla comunit&amp;agrave; novalicense dopo la fuga dalla casa madre.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/l-abbazia-di-novalesa-una-storia-lunga-1300-anni"&gt;L&amp;rsquo;ABBAZIA DI NOVALESA, UNA STORIA LUNGA 1300 ANNI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Annesse all&amp;rsquo;abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, &lt;a href="/storia-e-tradizione/cappella-di-santeldrado"&gt;&lt;strong&gt;dedicata a S. Eldrado&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, presenta uno tra i pi&amp;ugrave; significativi cicli affrescati romanici d&amp;rsquo;Italia, datato al 1096/97 e raffigurante le scene della vita di S. Eldrado e di S. Nicola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessante anche la chiesa abbaziale, edificata nelle sue forme attuali nel 1715 su progetto di Antonio Bertola; essa ospita all&amp;rsquo;interno, sulla parete sinistra della navata, resti di affreschi dell&amp;rsquo;XI secolo, mentre un altro ciclo risalente al XV secolo decora parte del coro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; stata recentemente arricchita dall&amp;rsquo;apertura del &lt;strong&gt;Museo Archeologico&lt;/strong&gt;, che raccoglie i reperti emersi nel corso degli scavi e delle indagini archeologiche compiuti tra il 1978 e il 2008. Il Museo, collocato nell&amp;rsquo;area del portico del chiostro dei novizi e nell&amp;rsquo;antico refettorio abbaziale, raccoglie al proprio interno elementi lapidei, ceramici, vitrei e ad affresco datati dal I sec. d.C. fino all&amp;rsquo;epoca rinascimentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia ospita anche un laboratorio del restauro del libro, le cui tecniche sono illustrate nella sezione dedicata a quest&amp;rsquo;arte all&amp;rsquo;interno del Museo Archeologico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 16:07:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</guid></item><item><title>Acquedotto romano</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/susa-acquedotto-romano</link><description>&lt;p&gt;Nei pressi dell'Arco di Augusto si trovano altre&amp;nbsp;importanti testimonianze della storia antica di Susa:&amp;nbsp;le rocce coppellate celtiche,&amp;nbsp;l&amp;rsquo;acquedotto di Graziano (IV sec. d.C.),&amp;nbsp;il Castrum (IV secolo d.C.).&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 14:33:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/susa-acquedotto-romano</guid></item><item><title>Almese</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/almese</link><description>&lt;p&gt;Nella pianura del &lt;strong&gt;torrente Messa&lt;/strong&gt; e alle pendici del&lt;strong&gt; &lt;a href="/natura-ed-escursionismo/monte-musine"&gt;Musin&amp;eacute;&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;sorge&lt;strong&gt; Almese&lt;/strong&gt;, uno dei primi comuni che s'incontrano risalendo la Valle di Susa da Torino.&amp;nbsp;In posizione strategica lungo la storica &lt;strong&gt;Via Francigena&lt;/strong&gt; e a pochi chilometri dall'itinerario alpino del &lt;a href="/natura-ed-escursionismo/colle-del-lys"&gt;&lt;strong&gt;Colle del Lys&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, confina a nord con Rubiana e Val della Torre, a est con Caselette, a sud con Avigliana e a ovest con Villar Dora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comprende inoltre &lt;strong&gt;tre frazioni&lt;/strong&gt;, Rivera, Milanere, Malatrait e &lt;strong&gt;numerose borgate&lt;/strong&gt;:&amp;nbsp;Bertolo, Boll&amp;egrave;, Braida, Crivella, Falca, Gamba di Bosco, Giorda, Grange, Magnetto, Michela, Miosa, Morsino, Panzone, Soffietti, Sonetto, Tetti Dora, Tetti Montabone, Tetti San Mauro, Vighetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'esistenza di Almese &amp;egrave; documentata fin dall'epoca romana, quando la zona venne valorizzata grazie alla strada che da Torino attraversava la Valle di Susa per raggiungere il Colle del Monginevro. A testimonianza di quel periodo&amp;nbsp;&amp;egrave; stata ritrovata una &lt;strong&gt;&lt;a href="/storia-e-tradizione/la-villa-romana-di-almese"&gt;Villa romana&lt;/a&gt; di et&amp;agrave; augustea&lt;/strong&gt; risalente al I secolo d.C. in localit&amp;agrave; Grange di Rivera. Il nome stesso di Almese deriva dai nomi&amp;nbsp;gallo-romani&amp;nbsp;&lt;em&gt;Almo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Mettius&lt;/em&gt; (torrente Messa).&amp;nbsp;All'epoca medievale risale invece il &lt;strong&gt;ricetto di San Mauro&lt;/strong&gt;, centro principale della difesa del territorio circostante nel XIV secolo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di grande interesse naturalistico nel territorio di Almese &amp;egrave; la&lt;strong&gt; Goja del Pis&lt;/strong&gt;, un laghetto di 30 metri di diametro circondato da pareti rocciose in cui precipita una cascata di circa 14 metri di altezza. Dall'acqua fresca e cristallina, &amp;egrave; la meta ideale per trovare sollievo dal caldo estivo, trascorrendo qualche ora nella natura con la possibilit&amp;agrave; di fare anche un bagno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'immagine in copertina, scattata alla Goja del Pis,&amp;nbsp;&amp;egrave; di Stefano Zanarello.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 16:01:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/almese</guid></item><item><title>Alpignano</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/alpignano</link><description>Alpignano</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 11:12:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/alpignano</guid></item><item><title>Arco di Augusto</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/susa-arco-di-augusto</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Susa&lt;/strong&gt;, citt&amp;agrave; di origine celtica, acquis&amp;igrave; con la conquista romana l&amp;rsquo;importantissimo ruolo di punto nevralgico lungo la via delle Gallie. A testimonianza di quest&amp;rsquo;epoca rimangono numerosi ed importanti monumenti: in primo luogo l&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Arco di Augusto &lt;/strong&gt;(sopra al titolo in una bella immagine di Federico Milesi), edificato nell&amp;rsquo;8 a.C. per sancire il patto di alleanza stipulato tra Cozio, sovrano locale, e l&amp;rsquo;Impero di Roma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style="text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri,sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;oggi uno degli archi pi&amp;ugrave; antichi e meglio conservati dell'et&amp;agrave; romana, oltre che uno dei monumenti simbolo della Valle di Susa; lo stesso imperatore &lt;strong&gt;Ottaviano Augusto&lt;/strong&gt;, di ritorno dalle Gallie, si ferm&amp;ograve; nell'allora&lt;em&gt; Segusium&lt;/em&gt; per inaugurare l'opera edificata in suo onore.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli esperti concordano nell'affermare che alla sua realizzazione contribuirono sia artisti romani&amp;nbsp;e di provenienza centro-italica&amp;nbsp;che maestranze locali. Anche i principali materiali utilizzati furono reperiti nelle vicinanze, come i blocchi di calcare e marmo di Foresto.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'imponente struttura, costruita su un'altura nella parte occidentale della citt&amp;agrave;&amp;nbsp;(nei pressi dell'antica cinta muraria), misura 13,07 metri di altezza, 11,93 di larghezza e 7,30 di profondit&amp;agrave;. Comprende due robusti basamenti in pietra grigia e quattro colonne angolari (una ad ogni angolo dell'arco) sormontate da capitelli corinzi. Queste colonne sorreggono idealmente la trabeazione, che, tra l'architrave e la cornice, ospita il notevole fregio. Al di sopra della trabeazione si trova l'attico, contenente l'&lt;strong&gt;iscrizione dedicatoria&lt;/strong&gt; sulle sue facciate principali.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni: &lt;a href="https://www.comune.susa.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/arco-di-augusto-9-8-a-c-1698-1-4623e67fe795d6f61a7d79dcfdb42c09"&gt;&lt;strong&gt;Arco di Augusto - Citt&amp;agrave; di Susa&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 14:20:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/susa-arco-di-augusto</guid></item><item><title>Avigliana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/avigliana</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Uno dei borghi pi&amp;ugrave; autentici del Piemonte, un vero e proprio gioiello medievale. Situato alle porte della Valle di Susa, tra il monte Pirchiriano (dominato dalla Sacra di San Michele) e la collina di Rivoli, &amp;egrave; il comune pi&amp;ugrave; popolato ed economicamente importante di tutta la Valle.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Sotto lo sguardo attento dei resti del &lt;strong&gt;castello Arduinico dell&amp;rsquo;XI secolo&lt;/strong&gt; sorgono splendidi edifici di epoca medievale. Nei pressi di &lt;strong&gt;Piazza Conte Rosso&lt;/strong&gt;, si snodano per tutte le vie del &lt;em&gt;Borgo vecchio&lt;/em&gt;, testimoni di un&amp;rsquo;architettura che si &amp;egrave; mantenuta nei secoli: casa Senore, casa di Porta ferrata, casa del Beato Umberto, Chiesa di San Pietro (che presenta straordinari affreschi), Chiesa di San Giovanni (con significative pale d&amp;rsquo;altare), Chiesa di Santa Maria, Torre dell&amp;rsquo;Orologio. Sulla via dei laghi giace poi il &lt;strong&gt;Santuario della Madonna dei Laghi&lt;/strong&gt;, un suggestivo luogo di culto mariano edificato dalle stesse maestranze che operarono anche al Monte dei Cappuccini di Torino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Tanto ricco dal punto di vista artistico e storico, quanto da quello naturalistico: ospita infatti il &lt;strong&gt;Parco dei Laghi di Avigliana.&lt;/strong&gt; Comprende la zona umida dei Mareschi, i due bacini lacustri (Lago Grande e Lago Piccolo) e la zona collinare. Centinaia di volatili di varie specie (moriglioni, morette, alzavole, fischioni, gallinelle d&amp;rsquo;acqua, mestoloni) si&amp;nbsp; concentrano sui laghi, in particolar modo nel periodo autunnale ed invernale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Sempre ad Avigliana &amp;egrave; presente anche il &lt;strong&gt;Museo del Dinamitificio Nobel&lt;/strong&gt;, il primo impianto realizzato in italia per la fabbricazione della dinamite, trasformato nel dopoguerra in una fabbrica di vernici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 19 Dec 2018 09:38:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/avigliana</guid></item><item><title>Bardonecchia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Bardonecchia&lt;/strong&gt;, il cui nome sembra essere legato al popolo dei &lt;strong&gt;Longobardi&lt;/strong&gt; (da &lt;em&gt;Bardi&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Iscus,&lt;/em&gt; suffisso latino utilizzato per i nomi etnici, vorrebbe quindi significare&lt;em&gt; Citt&amp;agrave; Longobarda&lt;/em&gt;), gi&amp;agrave; dai primi del '900 &amp;egrave; una localit&amp;agrave; di villeggiatura di prim'ordine.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha visto la&lt;strong&gt; nascita dello sci&lt;/strong&gt; con Adolfo Kind (1901) e la conseguente diffusione della pratica sportiva, conquistando&amp;nbsp;gi&amp;agrave; a partire da inizio&amp;nbsp;'900 l'apprezzamento di sportivi come Harald Smith&amp;nbsp;e di ospiti illustri come Giovanni Giolitti ed il Principe di Piemonte Umberto II, che soggiorn&amp;ograve; periodicamente a Bardonecchia dal 1925 all'inizio della Seconda Guerra Mondiale.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un prestigio destinato a crescere&amp;nbsp;anche grazie&amp;nbsp;dalla costruzione del nuovo tunnel ferroviario del Frejus, tra il 1975 ed il 1980, e della linea ferroviaria che, attraversando tutta la Valle di Susa, arriva&amp;nbsp;a Torino. Nel 2006 &amp;egrave; stata una delle sedi dei XX Giochi olimpici invernali, per i quali ha ospitato le gare di snowboard.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La via principale di Bardonecchia &amp;egrave; &lt;strong&gt;via Medail&lt;/strong&gt;, sulla quale si affaccia il maggior numero di negozi del paese; &amp;egrave; una strada in salita, lunga circa un chilometro, che collega la stazione ferroviaria alla parte vecchia del paese (Borgo Vecchio).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'abitato del &lt;strong&gt;Borgo Vecchio&lt;/strong&gt; &amp;egrave; dominato dalla significativa presenza della &lt;strong&gt;chiesa parrocchiale di Sant'Ippolito&lt;/strong&gt;, costruita tra il 1826 e il 1829 sulle fondamenta della pi&amp;ugrave; antica chiesa romanica di Santa Maria, la cui unica memoria rimane nel piccolo campanile ancora oggi visibile.&amp;nbsp;Le frazioni di Bardonecchia sono: Les Arnauds, Melezet, Millaures e Rochemolles.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 14:25:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bardonecchia</guid></item><item><title>Bibiana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bibiana</link><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Bibiana&lt;/b&gt; (anticamente &lt;i&gt;Bubiana&lt;/i&gt;) &amp;egrave; un comune di circa &lt;strong&gt;3300 abitanti&lt;/strong&gt; che si trova proprio all'imbocco della Val Pellice, al confine con la Provincia di Cuneo. Ha origini romane: sarebbe stata fondata, a met&amp;agrave; del 1&amp;deg; secolo dopo Cristo, da &lt;strong&gt;&lt;i&gt;Bubius&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;, un capitano degli eserciti romani&amp;nbsp;&lt;span&gt;che come molti veterani aveva ricevuto una parte dei terreni conquistati e vi si era insediato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In epoca carolingia essa fu concessa ad Arduino Conte di Torino, quindi fu infeudata ai Manfredi &amp;ndash; Luserna. La prima documentazione storica di Bibiana &amp;egrave; data da un atto del 1027 del &lt;strong&gt;"cartario di Cavour"&lt;/strong&gt; che designa la localit&amp;agrave; col nome di Villa Bibiana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1259 pass&amp;ograve; sotto la signoria dei Savoia &amp;ndash; Acaja, ed al 1335 risale la costruzione delle &lt;strong&gt;grandiose mura di cinta&lt;/strong&gt; che circondavano il castello di Castelfiore e decine di case ai piedi della collina. Bibiana contava gi&amp;agrave; allora alcune centinaia di abitanti, (in un periodo in cui Torino ne contava circa 5.000).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei secoli successivi molte vittime furono causate dalle epidemie di peste e dalle invasioni francesi. La prima fu il &lt;strong&gt;22 settembre 1592&lt;/strong&gt;, quando le truppe del Lesdiguier&amp;egrave;s scesero dal Monginevro eattaccarono Bricherasio, Cavour e Bibiana, distruggendo case, le mura e l'antico castello dei Luserna di Castelfiore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altre morti, distruzioni e saccheggi un secolo dopo: il &lt;strong&gt;7 novembre 1690&lt;/strong&gt; le truppe del generale Catinat rovinarono case e chiese e bruciarono il prezioso archivio storico della chiesa di San Bernardino.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/San%20Marcellino%20Bibiana.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;San marcellino.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Un avvenimento di rilievo nella storia di Bibiana &amp;egrave; il soggiorno del Duca di Savoia e futuro primo Re di Sardegna &lt;strong&gt;Vittorio Amedeo II&lt;/strong&gt;: nel 1706, in piena guerra di successione spagnola, il duca, lasciata Torino assediata dai francesi, fu ospitato nel convento di Castelfiore il 7 e il 25 Luglio. Qui, sul vicino colle di San Bernardo, avrebbe pronunciato il solenne voto di far &lt;strong&gt;erigire la basilica di Superga&lt;/strong&gt; se Torino fosse stata liberata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al '700 risale la costruzione delle &lt;strong&gt;numerosissime cascine&lt;/strong&gt;, che con la loro caratteristica architettura caratterizzano il territorio di Bibiana, specie la pianura, coltivata da secoli con passione e tenacia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ormai raggiunto unicamente dal trasporto stradale, fra il 1882 e il 2012 l'abitato era servito dalla stazione ferroviaria, posta &lt;strong&gt;lungo la Pinerolo-Torre Pellice.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Santa Bibiana&lt;/strong&gt; &amp;egrave; la patrona del comune&lt;/span&gt;&lt;span&gt;, ma nessuna delle chiese del paese le &amp;egrave; dedicata (la chiesa parrocchiale &amp;egrave; intitolata a&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;San Marcellino&lt;/b&gt;&lt;span&gt;, vescovo di Ancona).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Secondo la tradizione popolare la santa influenza il meteo invernale: il tempo&lt;b&gt;&amp;nbsp;del 2 dicembre&lt;/b&gt;, giorno a lei dedicato, secondo un famoso detto popolare&amp;nbsp;proseguir&amp;agrave; per 47 giorni (&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;Santa Bibiana quaranta giorni e una settimana&amp;rdquo;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;)...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-2-dicembre-e-santa-bibiana-attenzione-al-tempo-che-fa"&gt;IL 2 DICEMBRE &amp;Egrave; SANTA BIBIANA: ATTENZIONE AL TEMPO CHE FA&amp;hellip;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h3&gt;Il Castello di Famolasco&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Mentre Bibiana ha origini romane, di origini molto pi&amp;ugrave; antiche &amp;egrave; la sua &lt;strong&gt;frazione di Famolasco&lt;/strong&gt; (&amp;ldquo;asco&amp;rdquo; &amp;egrave; un suffisso di origini liguri). Anche in questo caso la prima carta in cui si trova il nome di &amp;ldquo;Famolasco&amp;rdquo; &amp;egrave; il Cartario di Cavour del 1027, per un atto segnato in &amp;ldquo;Ville Bibiana&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1064 &lt;i&gt;&amp;ldquo;Adalasia, Magnifredi filia, Oddonis uxor&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (la &lt;strong&gt;Marchesa Adelaide&lt;/strong&gt; di Susa) don&amp;ograve; all&amp;rsquo;ordine dei Benedettini (&amp;ldquo;Benedettini neri&amp;rdquo;, dall&amp;rsquo;abito nero che indossavano) dell&amp;rsquo;Abbazia di Santa Maria Pinerolo, da lei stessa fondata, le terre di Famolasco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quel tempo la fortificazione era solo una casa-torre, probabilmente edificata nel X secolo, di forma quadrilatera di circa 9 m di lato. Aveva quattro piani ed un pozzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I Benedettini abitarono la torre fino al XIII secolo, quando infeudarono consignori di Famolasco i Rorenghi. Nel 1272 era gi&amp;agrave; presente un ampliamento dell&amp;rsquo;edificio: la torre era stata inglobata in una costruzione di circa 9 x 13 m, di tre piani, con un ponte levatoio di cui restano ancor oggi i segni. A questa costruzione venne addossata una torre quadrata sul lato sud.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sino al 1561 il castello fu baluardo contro i Valdesi, poi continu&amp;ograve; la sua funzione difensiva in appoggio alla vicina Rocca di Cavour. Fu residenza della Famiglia Ferrero di Buriasco, Famolasco e Piobesi, della quale l&amp;rsquo;ultimo erede era noto col soprannome di Conte Codino.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/BIbiana-castello-famolasco%20(1).jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Nel 1993, acquistato da privati, venne ristrutturato. Accanto al castello vi era la coeva chiesa dedicata a San Biagio, trasformata in stile barocco nel XIX secolo. Dell&amp;rsquo;edificio originario resta solo l&amp;rsquo;ingresso sul lato a monte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;edificio oggi &lt;strong&gt;ha conservato le sue caratteristiche originali&lt;/strong&gt;: costruito in pietra, ha tre saloni in ciascuno dei tre piani, cui si accede con una scala a chiocciola all&amp;rsquo;interno della torre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La torre quadrata presenta muratura in pietra sino ai beccatelli, con 54 feritoie. La parte aggettante &amp;egrave; in mattoni pieni e presenta caditoie, cornice a dentelli sottogrondaia e quattro aperture ogivali da cui era possibile controllare a 360&amp;deg; il territorio circostante.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Jul 2024 14:16:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bibiana</guid></item><item><title>Bivacco Sigot </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bivacco-sigot</link><description>&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Bivacco Mario Sigot&lt;/strong&gt;, intitolato a &lt;strong&gt;Mario Sigot&lt;/strong&gt;, un alpinista morto nell'inverno 1994 durante una salita alla Grad'Hoche, &amp;egrave; un bivacco situato nel comune di &lt;strong&gt;Exilles&lt;/strong&gt;, a 2.910 metri d'altitudine.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Realizzato in acciaio, legno e vetroresina, si trova all'inizio dell'ampio pianoro detritico che si stende tra la cima del Vallonetto, la punta Galambra e la punta Somellier. E' raggiungibile partendo da &lt;strong&gt;Grande della Valle&lt;/strong&gt; di Exilles in circa tre ore, seguendo inizialmente il sentiero per il rifugio Levi Molinari e poi proseguendo sul sentiero Balcone dell'Alta Valle di Susa. A breve distanza dal bivacco i passi Galambra e Fourneaux permettono di scendere verso Bardonecchia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 11:06:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bivacco-sigot</guid></item><item><title>Borgata Villard (Oulx)</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/borgata-villard-oulx</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;strong&gt;Villard&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una borgata posta a quota 1359 metri, a 3 km dall'autostrada del Frejus. &amp;Egrave; composta da un gruppo di case, una scuola, una cappella, un forno ed un'antica fontana. Vi si giunge da &lt;strong&gt;Costans&lt;/strong&gt; e da &lt;strong&gt;Royeres&lt;/strong&gt;, costeggiando i cantieri dell'autostrada e tagliando per i prati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I primi insediamenti risalgono al XV secolo; il paese si ampli&amp;ograve; poi nel 1600, aumentando la popolazione durante la peste che dilagava nel fondovalle. Alcune case furono restaurate ed ampliate intorno al 1800.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I locali risultavano cos&amp;igrave; costituiti: l'ingresso &lt;i&gt;(cu)&lt;/i&gt;, la cucina &lt;i&gt;(kusine)&lt;/i&gt;, la stalla &lt;i&gt;(&amp;eacute;table)&lt;/i&gt;, e il fienile &lt;i&gt;(grange).&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Al primo piano &lt;/b&gt;troviamo la parte abitabile della cucina e, vicino un piccolo locale interrato, privo di finestre, la cantina o &lt;i&gt;crutin&lt;/i&gt;, per il formaggio e il latte. Dall'altro lato si trova la stalla destinata ai bovini, agli ovini e alle galline; i maiali, per ovvi motivi, erano a parte.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Al livello superiore si trovano &lt;b&gt;le camere da letto&lt;/b&gt; (solo nelle abitazioni pi&amp;ugrave; signorili, in molti alpeggi era la stalla ad essere adibita a questo uso) e il fienile per la conservazione dei prodotti agricoli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ci&amp;ograve; che di primo acchito pu&amp;ograve; sorprendere in un paesino cos&amp;igrave; piccolo &amp;egrave; &lt;b&gt;la presenza di una scuola&lt;/b&gt;. Tuttavia non ci si deve stupire, perch&amp;eacute; fin dal 1700 il livello di istruzione delle vallate soggette al Delfinato era decisamente superiore a quello delle zone di fondovalle e di pianura soggette ai Savoia: non esisteva la scuola di Stato, ma i capi famiglia pi&amp;ugrave; facoltosi stipendiavano i maestri per istruire i figli durante l'inverno. La frazione pot&amp;egrave; avere un proprio insegnante stabile a partire dall'&lt;b&gt;anno scolastico 1862-63&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/01%20forno%20del%20Villard.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Il forno comune di Villard.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sul versante religioso, &lt;b&gt;la cappella dedicata a Sant'Antonio&lt;/b&gt; fu costruita nel 1685, ma dal punto di vista artistico non denota nulla di particolare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ci&amp;ograve; che al contrario attrae l'attenzione del visitatore &amp;egrave; una costruzione molto ben conservata in fondo al paese: &lt;b&gt;il forno&lt;/b&gt; che porta la data del 1829, forse uno dei vari dei restauri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La struttura &amp;egrave; comune a tutti i forni della valle: una casetta aperta dal tetto a lose; a fianco dei muri laterali sono infissi due tronchi verticali che sostengono dei pioli, a distanza di 30 centimetri uno dall'altro, dove venivano posate le tavole di larice sulle quali si disponeva il pane. Sul fondo si trovano le bocche dei due forni: il principale era detto il &lt;strong&gt;"gran fu"&lt;/strong&gt; ed &amp;egrave; costruito unicamente in pietra.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 02 Nov 2023 16:48:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/borgata-villard-oulx</guid></item><item><title>Bousson, Casa delle Lapidi</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bousson-casa-delle-lapidi</link><description>&lt;p&gt;Nella borgata di &lt;span&gt;Bousson Alta&lt;/span&gt; &lt;b&gt;sorge un &lt;/b&gt;&lt;b&gt;edificio misterioso&lt;/b&gt;, composto da diversi ambienti che si appoggiano gli uni agli altri, in parte sotterranei e seminterrati; nel muro occidentale si trovano quattordici lapidi con scritte parzialmente leggibili, in Francese, ma l&amp;rsquo;originale decorazione scultorea del monumento comprende almeno altre due lapidi, e anche architravi scolpiti, cantonali in carniola abbelliti con particolari &amp;ldquo;bocce&amp;rdquo; aggettanti, nicchie scolpite a volute e fregi vegetali, cornici modanate...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È evidente come l&amp;rsquo;insieme delle strutture si distingua fortemente dalle forme architettoniche tipiche di quest&amp;rsquo;area: la scelta delle decorazioni e la complessità dei diversi ambienti non trovano confronti con situazioni simili nei paraggi. La Casa delle Lapidi è stata &lt;b&gt;costruita con scisti locali&lt;/b&gt; e carniola per cantonali e cornici, in gran parte provenienti dai depositi alluvionali circostanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il nucleo più antico è quello centrale&lt;/b&gt;, più elevato e caratterizzato da un arco murato e da un particolare coronamento, in corrispondenza di un gocciolatoio in lastre di pietra lavorate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo si appoggiano, senza legarsi, i muri degli altri ambienti: alcune stanze rettangolari a est, un edificio che ospitava al proprio interno un&amp;rsquo;abside a sud e, ovviamente, la struttura occidentale, stretta e lunga, terminante a nord in una nicchia interna che ospitava, probabilmente, un&amp;rsquo;edicola lignea scolpita di cui resta una piccola traccia. Il muro occidentale di questa struttura è quello che dà il nome al monumento, contenendo ben &lt;b&gt;quattordici lapidi in scisto&lt;/b&gt; (un&amp;rsquo;altra è inglobata nella struttura absidata dove fino agli anni &amp;rsquo;70 si poteva ammirare anche una sedicesima lapide, oggi crollata).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Casa%20delle%20Lapidi%202.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molte di queste lapidi recano iscrizioni in Francese e decorazioni incise e scolpite molto ricche e variegate e costituiscono il fulcro del mistero del monumento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ultima struttura che compone la Casa delle Lapidi è un curioso basso avancorpo a nord decorato con architravi, cornici e cantonali scolpiti a motivi vegetali e geometrici stilizzati di grande pregio.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Tra storia e leggenda&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Una struttura così ricca e complessa ha suscitato la curiosità di appassionati e studiosi e la nascita di ipotesi interpretative che spesso &lt;strong&gt;sconfinano nella leggenda&lt;/strong&gt;. Non vi è, ad esempio, nessuna prova archeologica delle origini medievali dell&amp;rsquo;edificio, e le decorazioni e le lapidi danno una datazione univoca tra XVII e XVIII secolo. La funzione della struttura resta poi un mistero: sono da accantonare le ipotesi di un romitorio, di un ospizio o di un lazzaretto, come pure le suggestioni di comunità catare o genericamente eretiche in Bousson.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo stato attuale della ricerca le due ipotesi più solide ci conducono a una &lt;strong&gt;struttura privata&lt;/strong&gt;, forse abitazione della famiglia degli abili artisti che si occuparono delle decorazioni scultoree e pittoriche dell&amp;rsquo;area tra XVIII e XIX secolo: i Bert.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D&amp;rsquo;altro canto, però, la forte connotazione religiosa del complesso, le caratteristiche di alcuni ambienti aperti verso l&amp;rsquo;esterno e le epigrafi stesse, rivolte verso i passanti, possono sostenere l&amp;rsquo;ipotesi del legame con una comunità religiosa, &lt;strong&gt;forse una confraternita&lt;/strong&gt;, sicuramente influenzata almeno parzialmente dalle tematiche gianseniste, ma in ogni caso integrata e non &amp;ldquo;clandestina&amp;rdquo; nella comunità boussonese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2016 la Casa delle Lapidi &amp;egrave; stata restaurata e&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;oggi ospita un museo degli usi e costumi locali &lt;/strong&gt;(informazioni e orari di visita &lt;a href="https://www.comune.cesana.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-casa-delle-lapidi-2323-1-427134d4f2274d8aa49087e00a7b73e5"&gt;&lt;strong&gt;sul sito del Comune di Cesana Torinese&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Tratto da &lt;em&gt;&lt;strong&gt;"Itinerari di Cultura e Natura Alpina: Piana di Oulx e valli di Cesana"&lt;/strong&gt;, Centro Culturale Diocesano, Susa, 2012.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Le foto sono&amp;nbsp;di&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Valeria Villa&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Apr 2023 17:27:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bousson-casa-delle-lapidi</guid></item><item><title>Briançon</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/briancon</link><description>&lt;p&gt;Ai piedi del Colle dell'Izoard ed al di l&amp;agrave; del Monginevro si trova &lt;b&gt;Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;, cittadina francese da sempre teatro di scambi culturali, passaggi e spostamenti verso l'Italia, la Provenza, il Queyras, l'Is&amp;egrave;re e la Drome.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Capitale della &lt;b&gt;Repubblica degli Escartons&lt;/b&gt;, territori montani del dipartimento francese delle Hautes-Alpes, dell&amp;rsquo;Alta valle di Susa e delle valli cuneesi che dal 1343 al 1789 hanno goduto di un privilegiato statuto fiscale e politico, Brian&amp;ccedil;on deve le sue opere maestose ed imponenti a &lt;b&gt;Vauban&lt;/b&gt; , ingegnere militare di Luigi XIV, che nel 1700 fortific&amp;ograve; la citt&amp;agrave; per migliorarne la difesa. A seguito delle incursioni del Duca di Savoia, Vauban stabil&amp;igrave; la costruzione di possenti mura attorno alla Vieille Ville e dei Forti Salettes, Trois T&amp;ecirc;tes, Dauphin e Randouillet.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/b1 salendo al fort des tetes.jpg" border="0" alt="Salendo al Fort det Tetes" data-entity-type="file" data-entity-uuid="1829991b-f71f-4e45-a8ed-dda351d6bc07" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Salendo al Fort det T&amp;ecirc;tes.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dare a Brian&amp;ccedil;on un'impronta industriale e commerciale fu l'apertura della fabbrica della &lt;b&gt;Schappe&lt;/b&gt;: dal 1860 al 1933 la produzione di filo da seta diede lavoro a 1000 operai.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;turismo&lt;/b&gt; arriv&amp;ograve; ad inizio '900, in concomitanza con il primo concorso internazionale di sci di Monginevro del 1907. La realizzazione della telecabina Prorel, avvenuta nel 1990, sanc&amp;igrave; definitivamente l'inizio delle stagioni sciistiche.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/escursioni-e-passeggiate/bienvenue-briancon-un-tour-nella-citta-fortificata-piu-alta-deuropa"&gt;&amp;ldquo;Bienvenue &amp;agrave; Brian&amp;ccedil;on&amp;rdquo;: un tour nella citt&amp;agrave; fortificata pi&amp;ugrave; alta d'Europa&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Patrimonio Unesco dal 2008, Brian&amp;ccedil;on non &amp;egrave; oggi rinomata soltanto per il turismo invernale. Offre attivit&amp;agrave; estive per tutti i gusti: escursioni, ciclismo, parapendio, equitazione, canoa, rafting. Ospita eventi quali l'&lt;b&gt;Altitude Jazz Festival&lt;/b&gt; e, sovente, il &lt;b&gt;Tour de France&lt;/b&gt;. A 1325 metri d'altezza e con un clima prevalentemente secco e soleggiato, &amp;egrave; anche stazione climatica per le patologie asmatiche e allergiche.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/b1 Porte de Pignerol.jpeg" border="0" alt="Porte de Pignerol" data-entity-type="file" data-entity-uuid="fcb0df5a-bf3f-419b-abf0-c925291b1b05" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Porte de Pignerol.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;La citt&amp;agrave; si compone di due importanti aree. Quella bassa, pi&amp;ugrave; commerciale, in grado di offrire servizi di ogni tipo. &lt;b&gt;Quella alta&lt;/b&gt;, Medievale, &amp;egrave; ricca di storia e testimonianze del passato: la via principale, &lt;i&gt;Grande Rue&lt;/i&gt;, riconoscibile dalla sua &lt;i&gt;Garguille&lt;/i&gt;, &amp;egrave; caratterizzata da antiche dimore, facciate colorate, fontane, incantevoli piazze &lt;i&gt;(Place d'Armes, Place de Temps),&lt;/i&gt; grandi chiese &lt;i&gt;(Collegiata di Notre-Dame)&lt;/i&gt;, negozi e botteghe di artigiani, ristoranti e creperie.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 24 Feb 2022 12:33:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/briancon</guid></item><item><title>BRICHERASIO</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bricherasio</link><description>&lt;p&gt;Bricherasio &amp;egrave; un comune che si trova all'imbocco della Val Pellice e fa parte dell'Unione Montana del Pinerolese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome viene fatto derivare dal nome celtico di persona &lt;b&gt;Briccarius&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Brittgarius;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;secondo altri viene invece dal termine &lt;b&gt;brich&lt;/b&gt;, che in lingua piemontese vuol dire &lt;i&gt;"altura"&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; La prima testimonianza storica dell'esistenza di un centro denominato &lt;i&gt;"Bricarasio"&lt;/i&gt; risale al &lt;b&gt;1159&lt;/b&gt; e consiste nel nome di un &lt;i&gt;"Guglielmus de Bricarasio"&lt;/i&gt;, che fece da teste in una donazione in favore dell'abbazia di Staffarda disposta dai signori di Luserna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tracce di insediamenti precedenti si possono comunque ritrovare sia &lt;b&gt;in epoca preistorica&lt;/b&gt; (incisioni rupestri sulle pendici del monte Vandalino) sia in et&amp;agrave; romana (monete e mattoni). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nucleo primitivo del paese si trovava in posizione presso &lt;b&gt;l'attuale abitato di San Michele&lt;/b&gt;; la presenza dei pedaggi, la scomodit&amp;agrave; delle comunicazioni e la diffusione del commercio attraverso le vie della Val Pellice fecero s&amp;igrave; che nel 1324 fosse fondata presso la collina del Castello, dove ha sede ora il capoluogo, la nuova Bricherasio. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese che fin dal 1243 aveva giurato &lt;b&gt;fedelt&amp;agrave; ai Savoia-Acaja di Pinerolo&lt;/b&gt;, si svilupp&amp;ograve; anche grazie alla conquista dell'autonomia comunale nel 1291 ed alle franchigie, ai privilegi e alle esenzioni concesse dal principe Filippo d'Acaja. Nel 1360 la sconfitta di Giacomo d'Acaja nella guerra contro Amedeo di Savoia determin&amp;ograve; un cambio di signoria per Bricherasio, che fu concessa in feudo ad una famiglia di origini monferrine, i &lt;b&gt;Cacherano&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sotto il loro controllo Bricherasio conobbe un silenzioso ma cospicuo sviluppo commerciale ed economico, che trov&amp;ograve; il suo momento di spicco nella redazione nel 1467 degli &lt;b&gt;Statuti comunali&lt;/b&gt; contenenti le consuetudini giuridiche e i privilegi ottenuti dal comune nei secoli. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel XVI secolo Spagnoli e Francesi in lotta sulla terra italiana devastarono a pi&amp;ugrave; riprese il paese, finch&amp;eacute; un contingente francese giunse ad assediare e a costringere alla resa una prima volta la fortezza nel 1537.  Il fatto d'armi che resta per&amp;ograve; indelebilmente nella storia di Bricherasio &amp;egrave; &lt;b&gt;il grande assedio del 1594&lt;/b&gt;.    &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'ascesa al trono di Savoia del duca Carlo Emanuele I signific&amp;ograve; per il Piemonte un periodo di guerre con la Francia. In particolare la conquista del Marchesato di Saluzzo ed &lt;b&gt;il tentativo di espansione in Provenza fu pagato a caro prezzo:&lt;/b&gt; un esercito agli ordini del duca di Lesdigui&amp;egrave;res penetr&amp;ograve; nel 1592 in val Chisone, occup&amp;ograve; Perosa Argentina e si insedi&amp;ograve; a Bricherasio, ricostruendo e potenziando con sei bastioni ed altrettanti cannoni la fortezza distrutta 57 anni prima. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo alterne vicende militari ed un fallito assedio, il 18 settembre 1594 comparve sotto le mura di Bricherasio &lt;b&gt;un esercito ducale composto da circa 10.000 soldati&lt;/b&gt; lombardi, piemontesi, svizzeri e spagnoli e pose l'assedio alla potente rocca &lt;b&gt;difesa da soli 800 soldati&lt;/b&gt; stremati dalle malattie e dalla fame.  Il duca stesso guid&amp;ograve; le operazioni allestendo una potente batteria che negli ultimi momenti giunse a contare 18 pezzi. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante la preponderanza delle forze savoiarde e la disparit&amp;agrave; di mezzi i Francesi resistettero per un mese, ottenendo la resa il 23 ottobre con l'onore delle armi. La dura battaglia, cantata da poeti e celebrata dall'incisione del pittore di corte dei Savoia Caracca (Johan Kraeck), cost&amp;ograve; forti perdite alla popolazione civile, ridotta a &lt;b&gt;soli 349 sopravvissuti&lt;/b&gt;, e provoc&amp;ograve; ingenti distruzioni in tutto il paese, come riferiscono le cronache del tempo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le guerre che sconvolsero l'Europa nel Seicento portarono i loro lutti anche a Bricherasio; il castello fu preso e perduto varie volte e il paese fu &lt;b&gt;riconsegnato ai Savoia solo nel 1630&lt;/b&gt; in condizioni deplorevoli: i mulini erano distrutti, la peste mieteva vittime, l'80 % della superficie delle campagne era rovinata, i sette decimi del paese devastati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alle contese politiche si aggiunsero i contrasti religiosi tra cattolici e valdesi, che provocarono morti e distruzioni; un eccidio, che &lt;b&gt;cost&amp;ograve; la vita ad 80 abitanti&lt;/b&gt;, fu perpetrato dalle truppe francesi del colonnello Sailly nel 1690. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la Rivoluzione Francese a Bricherasio nel 1797 furono cacciati i Cacherano e venne proclamata la fedelt&amp;agrave; al governo provvisorio repubblicano del Piemonte; la Restaurazione del 1814 vide il ritorno dei Cacherano. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese si svilupp&amp;ograve; grazie anche all'opera di personaggi illustri come il generale &lt;b&gt;Filippo Brignone ed Edoardo Giretti&lt;/b&gt;: furono migliorate le scuole, sistemato l'ospedale e organizzato l'asilo infantile. Crebbero le industrie: la seta, i distillati ed il cioccolato assunsero un peso assai significativo nell'economia locale, mentre l'arrivo delle linee ferroviarie favor&amp;igrave; le comunicazioni con il resto del Piemonte. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Punti di interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Palazzo dei Conti di Bricherasio&lt;/b&gt;. Insieme a palazzo Castelvecchio &amp;egrave; il pi&amp;ugrave; illustre palazzo di Bricherasio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/palazzo%20dei%20conti%20di%20bricherasio.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Risalente al XVII secolo, in origine era una casa popolana e venne ampliata in stile barocco nel Settecento dalla nobile famiglia dei Cacherano. Dagli anni ottanta il palazzo &amp;egrave; propriet&amp;agrave; dei conti Calleri di Sala. Alla villa &amp;egrave; annesso un grande parco di diversi ettari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Palazzo Castelvecchio.&lt;/b&gt; Risalente al XVI secolo, venne ampliato nel Seicento e ingrandito a met&amp;agrave; Ottocento, mentre la facciata verso il giardino fu modificata nel 1910 in stile Liberty. Il palazzo oggi &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; dei baroni Andreis, ereditato negli anni ottanta dall'ultima contessa di Castelvecchio (famiglia che &amp;egrave; sempre stata rivale dei Cacherano per il controllo del feudo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Villa Daneo&lt;/b&gt;: la villa &amp;egrave; propriet&amp;agrave; della famiglia Daneo ed oggi &amp;egrave; sede del consolato di Danimarca in Piemonte e Valle d'Aosta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Villa Viancino &lt;/b&gt;&lt;b&gt;e belvedere&lt;/b&gt;. Vi soggiorn&amp;ograve; San Giovanni Bosco, ospitato pi&amp;ugrave; volte dai conti Viancino. Alla villa era annesso il parco adiacente e il belvedere, un edificio a pianta pentagonale costruito sulla collina del castello nel corso dell'Ottocento. Abbandonato a fine Novecento, &amp;egrave; stato restaurato agli inizi del Duemila ed oggi &amp;egrave; propriet&amp;agrave; pubblica.  &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 22 May 2024 16:03:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bricherasio</guid></item><item><title>Bruzolo </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bruzolo</link><description>Bruzolo </description><pubDate>Sat, 08 Dec 2018 17:40:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bruzolo</guid></item><item><title>Bussoleno</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bussoleno</link><description>&lt;p&gt;Nel percorso verso la citt&amp;agrave; di Susa si raggiunge l'abitato di &lt;strong&gt;Bussoleno&lt;/strong&gt;, le cui prime attestazioni risalgono al 1001, che si sviluppa lungo le sponde della Dora Riparia: sulla riva destra la parte medievale pi&amp;ugrave; antica, originariamente racchiusa da una cinta muraria ancora oggi parzialmente visibile, conserva esempi notevoli di architettura civile tra cui la &lt;strong&gt;casa Aschieri&lt;/strong&gt; e le &lt;strong&gt;case Gamaleri-Amprimo&lt;/strong&gt;. Isolato su un'altura alla destra orografica della Dora, nella fazione Baroni, si trova il &lt;strong&gt;castel Borello&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per tutto il periodo che va dall'anno mille alla seconda met&amp;agrave; del XIX secolo, Bussoleno crebbe gradatamente grazie ai commerci e all'ospitalit&amp;agrave; lungo la &lt;strong&gt;Via Francigena&lt;/strong&gt;, il cui tracciato, proveniente da Susa e Foresto e diretto verso Bruzolo, passa ancora oggi per il centro storico del paese e sul ponte vecchio. Lo sviluppo di Bussoleno si ebbe inoltre anche con l'industria cotoniera e dell'acciaio, che ne fece un polo tessile per molto tempo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di grande interesse naturalistico sono l'&lt;strong&gt;Orrido di Foresto&lt;/strong&gt;, bellissima meta per gli scalatori e per gli amanti della natura, e il &lt;strong&gt;Parco Orsiera Rocciavr&amp;egrave;&lt;/strong&gt;, oasi protetta di innumerevoli specie faunistiche e botaniche.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h3&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/storia-e-tradizione/mulino-varesio"&gt;&lt;strong&gt;Il Mulino Varesio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/natura-ed-escursionismo/lorrido-di-foresto"&gt;&lt;strong&gt;L'Orrido di Foresto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/storia-e-tradizione/cappella-della-madonna-delle-grazie-foresto"&gt;&lt;strong&gt;Cappella della Madonna delle Grazie, Foresto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/storia-e-tradizione/castello-borello"&gt;&lt;strong&gt;Castello Borello&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 15:53:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bussoleno</guid></item><item><title>Cappella della Madonna delle Grazie</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-della-madonna-delle-grazie-foresto</link><description>&lt;p&gt;La Cappella della Madonna delle Grazie si trova ai margini della frazione Foresto, in un&amp;rsquo;area detta della Posta, a memoria del fatto che in questo luogo avveniva la sosta ed il cambio dei cavalli e delle carrozze che percorrevano la via Francigena. La cappella presenta sia all&amp;rsquo;interno che all&amp;rsquo;esterno una decorazione ad affresco con l'Annunciazione, la Piet&amp;agrave; e Santi, realizzata nell&amp;rsquo;ultimo quarto del XV secolo e attribuita al tolosano Antoine de Lhonye.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: durante l'anno visite guidate su richiesta. Su prenotazione per gruppi e scuole.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 - &lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt; -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:32:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-della-madonna-delle-grazie-foresto</guid></item><item><title>Cappella dell'Annunziata</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-dellannunziata-oulme-salbertrand</link><description>&lt;p&gt;La cappella dell'Annunziata &amp;egrave; sita in borgata Oulme, in via Luigi Gros. Presenta all'esterno un monumentale San Cristoforo, mentre l'interno ospita un raro ciclo interamente dedicato a scene della vita della Vergine, datato al 1534.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate dal 26 giugno al 21 agosto, ogni marted&amp;igrave; (ore 14.30) e gioved&amp;igrave; su prenotazione. Aperture straordinarie consultabili sul sito &lt;a href="https://www.parchialpicozie.it/"&gt;www.parchialpicozie.it&lt;/a&gt; sezione Ecomuseo. Durante l'anno visite guidate per gruppi e scuole a pagamento su prenotazione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Ecomuseo "Colombano Romean" - tel. 0122/854720 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it"&gt;ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 20 Nov 2018 12:05:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-dellannunziata-oulme-salbertrand</guid></item><item><title>Cappella di Chaffaux</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-s-maria-maddalena-e-s-caterina-dalessandria-chaffaux-bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;La cappella risale alla prima met&amp;agrave; del '400. All'interno sono presenti affreschi cinquecenteschi relativi alle storie della vita e del marito di Santa Caterina d'Alessandria. In alcuni riquadri della parete absidale sono inoltre rappresentati Santa Maria Maddalena e San Francesco con il saio e le stigmate, sul basamento dell'altare la Veronica.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Apertura: luglio: ultima domenica 15.30-18; agosto: tutte le domeniche 15.30-18; durante l'anno visite guidate su richiesta.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@cenroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@prolocobardonecchia.it"&gt;info@prolocobardonecchia.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp; -&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 16 Nov 2018 10:44:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-s-maria-maddalena-e-s-caterina-dalessandria-chaffaux-bardonecchia</guid></item></channel></rss>