<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Comuni</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/it/categoria-poi/comuni</link><description>Comuni</description><item><title>PRALI</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/prali</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Prali&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;si trova all&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; della Val Germanasca, una valle laterale della Val Chisone caratterizzata da paesaggi alpini e da una forte identit&amp;agrave; culturale, a circa 72 km da Torino e ad un&amp;rsquo;altitudine di 1.454 metri sul livello del mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante la sua popolazione conti solo poche centinaia di abitanti (circa 262 persone secondo i dati pi&amp;ugrave; recenti), la sua storia e le sue peculiarit&amp;agrave; meritano una riflessione approfondita che va ben oltre i numeri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nome stesso del paese riflette la sua natura geografica: &lt;strong&gt;fino al 1937 il comune si chiamava &amp;ldquo;Praly&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;, parola derivata dal termine&amp;nbsp;&lt;em&gt;pral&lt;/em&gt;, che significa prati, in riferimento alla presenza di ampie superfici prative nel territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le origini e la storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Le origini di Prali sono antiche: testimonianze di insediamenti umani nell&amp;rsquo;area risalgono all&amp;rsquo;XI secolo, anche se il primo documento ufficiale che ne attesta l&amp;rsquo;esistenza risale alla &lt;strong&gt;met&amp;agrave; del XV secolo&lt;/strong&gt;, precisamente al 1462.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle caratteristiche storiche pi&amp;ugrave; profonde della zona &amp;egrave; &lt;strong&gt;la presenza della Chiesa Valdese&lt;/strong&gt;, una comunit&amp;agrave; protestante con radici nel Medioevo che ha avuto un impatto duraturo su tutta la vallata. Gi&amp;agrave; nel 1533&amp;nbsp;&lt;span&gt;si tiene un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Sinodo a Pra Daval&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;(una localit&amp;agrave; non lontana dall&amp;rsquo;abitato di Prali) in cui vengono riesaminate le questioni gi&amp;agrave; affrontate nel Sinodo di Chanforan ad Angrogna l&amp;rsquo;anno precedente, confermando l&amp;rsquo;adesione alla Riforma protestante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/Monumento_Pra_daval.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La presenza valdese nel territorio &amp;egrave; documentata anche dalla costruzione, nel 1556, di un tempio nella frazione di &lt;strong&gt;Ghigo&lt;/strong&gt;. Questo edificio, distrutto e ricostruito a causa delle vicende storiche, &amp;egrave; oggi sede del &lt;strong&gt;Museo storico&lt;/strong&gt;, che conserva importanti testimonianze della storia locale e della fede valdese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso del XVII secolo, gli abitanti di Prali e delle valli circostanti furono colpiti dalla peste, dagli scontri tra eserciti e dalle tensioni tra i Savoia e la monarchia francese. Nel&amp;nbsp;1686&amp;nbsp;gli abitanti si arresero ai&amp;nbsp;Francesi, che avevano gi&amp;agrave; distrutto&amp;nbsp;Angrogna&amp;nbsp;e&amp;nbsp;Torre Pellice. Il tempio valdese fu trasformato in chiesa cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I valdesi ritornarono dall'esilio di&amp;nbsp;Ginevra&amp;nbsp;nel&amp;nbsp;1689&amp;nbsp;(il cosiddetto&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-glorioso-rimpatrio-dei-valdesi-e-la-battaglia-della-val-clarea"&gt;&lt;strong&gt;Glorioso rimpatrio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;); il comune fu nuovamente occupato dai francesi e pass&amp;ograve; poi ai Savoia, che cercarono di riportarvi il cattolicesimo: nel 1767&amp;nbsp;Carlo Emanuele III&amp;nbsp;fece ricostruire una chiesa cattolica nella frazione Villa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo l'occupazione di Napoleone nel&amp;nbsp;1815 il paese pass&amp;ograve; definitivamente ai&amp;nbsp;Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel&amp;nbsp;1870&amp;nbsp;inglob&amp;ograve; il comune di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Rodoretto&lt;/strong&gt;, che si trova in un vallone laterale; nel&amp;nbsp;1882&amp;nbsp;cedette invece al comune di&amp;nbsp;Salza&amp;nbsp;la frazione &lt;strong&gt;Fontane&lt;/strong&gt;, e nel&amp;nbsp;1895&amp;nbsp;la frazione &lt;strong&gt;Bess&amp;egrave;&lt;/strong&gt; al comune di&amp;nbsp;Perrero. Nel&amp;nbsp;1937&amp;nbsp;&lt;strong&gt;il regime fascista italianizz&amp;ograve; il suo nome&lt;/strong&gt; da Praly a Prali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il territorio: natura, miniere e paesaggio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il territorio di Prali &amp;egrave; geograficamente straordinario. Situato ai piedi delle vette delle Alpi Cozie, il comune si estende su una superficie di oltre 72 km&amp;sup2; e comprende numerose frazioni e borgate storiche come Ghigo, Villa, Arnaud, Balma, Crosetto, Malzat, Tor&amp;eacute; e molte altre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto alla pastorizia ed all'agricoltura di montagna una delle risorse naturali pi&amp;ugrave; importanti della Val Germanasca sono state&amp;nbsp;&lt;strong&gt;le miniere di talco,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che per secoli hanno rappresentato una fonte di reddito e di sostentamento per l&amp;rsquo;economia locale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi le miniere sono valorizzate dal punto di vista culturale e turistico, grazie all&amp;rsquo;azione dell&amp;rsquo;&lt;a href="https://www.ecomuseominiere.it/" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;strong&gt;Ecomuseo delle Miniere&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;e della Val Germanasca&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;span&gt;Un tratto delle miniere di talco oggi in disuso &amp;egrave; stato trasformato in museo e visita guidata, con il progetto "Scopriminiera": &amp;egrave;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;possibile visitare varie gallerie sotterranee, percorrere tratti di gallerie con trenini turistici, osservare attrezzature storiche, comprendere come si lavorava nelle miniere nei secoli passati ed osservare testimonianze geologiche uniche legate alla formazione delle Alpi e allo scontro tra le placche continentali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/Prali.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le montagne circostanti raggiungono &lt;strong&gt;quote oltre i 3.000 metri&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e creano un paesaggio di grande impatto visivo che ha favorito attivit&amp;agrave; legate al turismo, un processo iniziato negli anni &amp;rsquo;50 e &amp;rsquo;60 con le prime infrastrutture sciistiche e di accoglienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prali &amp;egrave; oggi conosciuta soprattutto come stazione &lt;strong&gt;sciistica dedicata alle famiglie,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;grazie alla presenza di numerosi impianti di risalita, piste di diversa difficolt&amp;agrave; e servizi dedicati all&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; sulla neve. Durante i Giochi Olimpici Invernali di Torino del 2006 le sue piste divennero sede di allenamento per alcune discipline&amp;nbsp;di sci alpino e sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle altre stagioni il territorio offre escursioni, passeggiate e percorsi tematici per ogni et&amp;agrave;. Uno tra i pi&amp;ugrave; importanti &amp;egrave; il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Sentiero dei Bambini&amp;rdquo;,&lt;/strong&gt; un percorso escursionistico di circa 2,5 km che collega le borgate di Ghigo e Villa. In questo itinerario, creato per essere accessibile a tutti, sono presenti pannelli narrativi, pannelli illustrativi e attivit&amp;agrave; didattiche che raccontano la storia e le leggende locali, pensate in particolare per i pi&amp;ugrave; piccoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Cultura, tradizione e identit&amp;agrave;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La presenza della Comunit&amp;agrave; Valdese ha lasciato un&amp;rsquo;impronta importante nelle tradizioni religiose e culturali del paese: il &lt;strong&gt;tempio monumentale&lt;/strong&gt;, ricostruito nella seconda met&amp;agrave; del XX secolo, &amp;egrave; oggi un simbolo di dialogo tra culture e religioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto alla chiesa cattolica e al tempio valdese, esiste il &lt;strong&gt;Centro Ecumenico Agape&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;span&gt;un centro internazionale di studi e di soggiorno per giovani, costruito con il lavoro volontario di centinaia di giovani e il contributo di tutte le chiese evangeliche europee&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;Rodoretto&lt;/strong&gt; il museo &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-meizoun-de-notri-donn-a-rodoretto-viaggio-in-un-passato-di-fatica-e-solidarieta"&gt;&lt;strong&gt;"La Meizoun de notri donn"&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;span&gt;documenta la vita di una comunit&amp;agrave; di montagna con la ricostruzione di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;veri e propri ambienti di vita del passato&lt;span&gt;, arredati in modo che diano l&amp;rsquo;impressione di essere tuttora abitati.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 12:21:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/prali</guid></item><item><title>FROSSASCO</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/frossasco</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Frossasco&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un comune di oltre 2.800 abitanti situato non lontano da Pinerolo, in Val Noce. Tra il 1928 e il 1954 inglob&amp;ograve; anche i vicini comuni di &lt;strong&gt;Cantalupa e Roletto&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le origini di Frossasco &lt;b&gt;risalgono all&amp;rsquo;epoca romana&lt;/b&gt;, come testimoniano i ritrovamenti di spade e monete.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Feudo dell'Abbazia di Novalesa, fu donato al monastero di santa Maria di Pinerolo dalla marchesa Adelaide di Susa, nel 1064. Successivamente il territorio pass&amp;ograve; sotto il controllo di &lt;strong&gt;diverse famiglie nobiliari&lt;/strong&gt;, tra cui i Romagnano, i Bigliore e i Mombello; nel 1524 fu eretto a contea e nel 1561 pass&amp;ograve; ai conti Provana di Lein&amp;igrave; .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra il 1536 e il 1539, fu occupato dai Francesi, per poi tornare sotto il dominio dei Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Monumenti e luoghi d'interesse&lt;/h3&gt;
&lt;h4&gt;TORRE, CINTA MURARIA E PORTE&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La caratteristica forma quadrangolare del &lt;b&gt;centro storico&lt;/b&gt; fa risalire le sue origini al tipico "castrum" di epoca romana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fortificato dagli Acaia alla fine del secolo XIV con mura, torri e fossati, Frossasco &lt;b&gt;conserva le quattro porte d'accesso&lt;/b&gt;. Due si sono conservate integralmente, quella di San Giusto (lato nord del quadrilatero) e quella di Pinerolo (lato sud), mentre quella di Torino (lato est), seriamente danneggiata nell&amp;rsquo;aprile 1977, &amp;egrave; stata restaurata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Porta di San Donato,&lt;/b&gt; sulla strada per Cantalupa, fu distrutta nella notte del 19 luglio 1965 da un atto vandalico e ricostruita negli anni successivi: una targa apposta nel 1971 ricorda il grave episodio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In una nota si segnala che nell&amp;rsquo;anno 1586 venne chiamato il famoso pittore &lt;b&gt;Bernardino Lanino&lt;/b&gt; di Vercelli a dipingere gli stucchi ducali sui quattro archi delle porte di accesso al paese.La torre medievale fa parte della cinta muraria del borgo voluta da Filippo d&amp;rsquo;Acaia alla fine del secolo XIV, prima dell&amp;rsquo;occupazione francese durata dal 1536 al 1539.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Frossasco_porta_direzione_cantalupa.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La porta in direzione di Cantalupa&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/frossasco-valentino.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La "Casa di Frossasco" al Borgo medioevale di Torino.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Restano torri (la cinta difensiva ne comprendeva ventotto) e tratti delle mura del 1300; a sinistra della centrale via Principe Amedeo, &lt;b&gt;due notevoli case quattrocentesche&lt;/b&gt;, con ornamenti in cotto alle finestre gotiche e affreschi risalenti al XIV secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una ricostruzione della &lt;strong&gt;"Casa di Frossasco"&lt;/strong&gt; &amp;egrave; visibile al Borgo Medioevale di Torino, al parco del Valentino, che cos&amp;igrave; viene descritta: &lt;em&gt;"ispirata ad un edificio storico ancora oggi conservato a Frossasco, nel Pinerolese, esprime la vocazione commerciale e artigianale nell&amp;rsquo;ampio porticato al piano terreno, mentre le luminose bifore del primo piano ne sottolineano la funzione residenziale.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Chiesa di San Donato&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La chiesa parrocchiale, dedicata a San Donato, &amp;egrave; posta fuori le mura, nell'angolo nord-ovest dell'abitato. L&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha origine antiche: la prima notizia certa parla di un'antica cappella sorta su un tempio pagano nel 1200 circa. La cappella fu poi ricostruita con una chiesa a tre navate, terminanti con altrettanti absidi pentagonali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'interno sono di notevole interesse il &lt;b&gt;pulpito&lt;/b&gt; databile tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo e i numerosi &lt;b&gt;affreschi del cinquecento&lt;/b&gt;. All'esterno sulla facciata principale sono da notare: un antico affresco di San Cristoforo ed a lato un secondo affresco del XVII raffigurante la Vergine col Bambino. In origine la facciata era in mattoni, poi ricoperti in calce. Il campanile a lato della chiesa, &amp;egrave; della met&amp;agrave; del Cinquecento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;San Bernardino,&amp;nbsp;San Rocco e San Giovanni&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La chiesa barocca di &lt;b&gt;San Bernardino&lt;/b&gt;, realizzata con mattoni a vista, risulta edificata tra il 1760 e il 1770 su progetto dell'architetto Giuseppe Gerolamo Buniva. L'interno &amp;egrave; ad un'unica navata con piccoli corridoi laterali. Dietro l'altare maggiore, &amp;egrave; installato &lt;strong&gt;un coro di pregevole fattura&lt;/strong&gt;, e sui lati due altari completano l'arredamento. Inoltre l'organo presente all'interno della chiesa, datato 1400, &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; antichi presenti nel pinerolese. A fianco della chiesa, il campanile a sei piani con cuspide ottagonale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cappella di &lt;b&gt;San Rocco&lt;/b&gt;, ubicata ai confini con il comune di Cantalupa, risale al XVI secolo ed &amp;egrave; stata restaurata nel XIX secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella parte collinare del comune si trova la cappella di &lt;b&gt;San Giovanni&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Cappella del Boschetto&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Edificata nel XV secolo, conserva al suo interno un ciclo di affreschi dedicati alla storia della Vergine Maria, attribuiti al maestro di Cercenasco e restaurati nel 2003-2004. La Cappella &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; della Societ&amp;agrave; Operaia di Mutuo Soccorso di Frossasco, che nel 2019 ha aderito al progetto &lt;b&gt;&amp;ldquo;Chiese a porte aperte&amp;rdquo;&lt;/b&gt; della Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici Piemonte e Valle d&amp;rsquo;Aosta: la Cappella &amp;egrave; stata dotata di un sistema automatizzato per l&amp;rsquo;apertura e di un sistema multimediale per la narrazione storico-artistico-devozionale, e pu&amp;ograve; quindi essere visitata autonomamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Tradizioni e folclore&lt;/h3&gt;
&lt;h4&gt;Sagra degli Abb&amp;agrave;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;I festeggiamenti della &lt;strong&gt;Festa patronale&lt;/strong&gt;, che cade all'inizio del mese di agosto, sono curati dagli "Abb&amp;agrave;", cio&amp;egrave; da un comitato retto da un capofamiglia per ognuna delle quattro contrade del paese (San Bernardino, Madonnina, Castello e San Donato).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tratta di &lt;strong&gt;una tradizione che risale al Medioevo&lt;/strong&gt;, che vedeva incaricato dell'organizzazione di feste, balli e intrattenimenti l'abate annuo, con la collaborazione dei capofamiglia con prole, eletti ogni due anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le manifestazioni sono maggiormente concentrate nella giornata della domenica, con la &lt;strong&gt;s&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;filata a cavallo dei figuranti in costume&lt;/b&gt; per le vie del paese, e dei successivi "giochi dei borghi", che assegnano alla contrada vincente lo stendardo del "Leone Nero".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;La "Lesera"&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;lesera&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, che si svolge nel periodo natalizio, &amp;egrave; una delle manifestazioni pi&amp;ugrave; antiche di Frossasco. Con il lavoro serale e notturno di volontari viene preparata, neve e freddo permettendo, una pista di ghiaccio larga non pi&amp;ugrave; di settanta centimetri, che ver&amp;agrave; poi percorsa dalle "lese", bassi slittini con i pattini di ferro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per viaggiare sulla lesa bisogna formare una &lt;em&gt;"Cunc&amp;agrave;"&lt;/em&gt;, cio&amp;egrave; una fila unita di minimo tre lese, dove trovano posto cinque persone. Un buon conduttore di cunc&amp;agrave; pu&amp;ograve; raggiungere una velocit&amp;agrave; di picco di 50 km/h.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In particolari occasioni viene organizzata la &lt;i&gt;&lt;b&gt;pitulada&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: nel punto in cui la cunc&amp;agrave; raggiunge la sua maggiore velocit&amp;agrave; viene stesa una fune, a cui vengono appesi polli e tacchini &lt;i&gt;(pitu)&lt;/i&gt; morti, con un anello sul becco. Il concorrente che riesce ad agganciare l'anello con un apposito attrezzo si aggiudica l'animale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli ultimi ultimi anni, durante la sagra degli Abb&amp;agrave; viene organizzata &lt;b&gt;una versione estiva&lt;/b&gt; della &lt;i&gt;lesera&lt;/i&gt;. In questo caso, al posto delle lame di ferro, le "lese" vengono dotate di ruote.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 14 May 2025 15:19:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/frossasco</guid></item><item><title>San Germano Chisone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/san-germano-chisone</link><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;San Germano&lt;/b&gt; &amp;egrave; un comune di circa 1700 abitanti situato nei pressi di Pinerolo, all&amp;rsquo;imbocco della Val Chisone&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Elemento fondamentale del territorio &amp;egrave; &lt;b&gt;l'acqua del torrente Chisone&lt;/b&gt;, bene prezioso per l'economia locale, dapprima agricola e poi industriale.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/San_Germano_Chisone-Stemma.png" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;acqua &amp;egrave; presente anche nello stemma comunale, rappresentata dalle fasce ondate, e dal &lt;b&gt;rospo&lt;/b&gt;, protagonista di numerose leggende locali, che ricorda il soprannome che caratterizza i sangermanesi, conosciuti con il soprannome di&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;babi ("rospi")&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il territorio comunale &amp;egrave; legato alle vicende dei &lt;b&gt;Valdesi&lt;/b&gt;: San Germano ader&amp;igrave; alla Riforma assieme al vallone di Riclaretto, Inverso Pinasca, Angrogna, Roccapiatta...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attorno al 1630 la peste, con la morte di 11 su 13 predicatori nelle Valli, far&amp;agrave; affluire in valle ministri di origine svizzera cosicch&amp;eacute; da allora, e fino agli inizi del XX secolo, tutti gli scritti e le predicazioni saranno in francese.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Nel 1686, durante la difesa di San Germano, le truppe del generale Catinat riuscirono ad aggirare i trinceramenti: i valligiani si erano rifugiati sulle alture di Pomeano, una vera roccaforte posta a 1003 m, ma furono costretti alla resa. Qui dai soldati francesi vennero trucidate oltre 200 persone, in maggioranza donne e bambini&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Costretti all' esilio, i valdesi del vallone vengono sostituiti da famiglie cattoliche provenienti in massima parte dalla Savoia ma, gi&amp;agrave; nel 1689, essi ritornano guidati da Enrico Armaud, sorprendono il presidio sabaudo di un centinaio d'uomini, annientandolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per tutto il secolo &amp;egrave; ancora guerra: prima con la Francia, poi per la successione di Spagna e solo con il XVIII secolo la vita della comunit&amp;agrave; pare avviarsi ad una relativa tranquillit&amp;agrave;. Con il 1848 e l'editto di Carlo Alberto si chiude la pagina dell'intolleranza religiosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1927 a San Germano venne accorpato il comune di Pramollo, l&amp;rsquo;anno successivo si aggiunse Inverso Porte. L'attuale territorio comunale fu definito nel 1954 quando Pramollo torn&amp;ograve; ad essere comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Veduta_del_comune_di_San_Germano_Chisone.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 27 Nov 2024 17:14:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/san-germano-chisone</guid></item><item><title>Rubiana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/rubiana</link><description>&lt;p&gt;Rubiana &amp;egrave; un comune di &lt;b&gt;circa 2500 abitant&lt;/b&gt;i posto in un ampio anfiteatro montuoso sulla sinistra della Dora Riparia. Il territorio &amp;egrave; compreso tra il monte Curt, il Santuario della Bassa, il Colle del Lys, il monte Rognoso, il Monte Civrari, il Monte Sapei e Rocca Sella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le abitazioni sono sparse sul territorio in circa 100 borgate suddivise tra il Capoluogo e le Frazioni di &lt;strong&gt;Favella e Mompellato&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La strada provinciale che da Almese sale al Colle del Lys attraversa il paese e mette &lt;b&gt;in collegamento la Valle di Susa con le Valli di Lanzo&lt;/b&gt;. Il clima e la vicinanza con Torino hanno fatto di Rubiana un centro di villeggiatura estiva, oltre che meta turistica per il week-end, con notevoli possibilit&amp;agrave; di passeggiate ed escursioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La valle &amp;egrave; attraversata dal &lt;b&gt;Torrente Messa,&lt;/b&gt; alimentato dai numerosi affluenti laterali; esso fornisce ancora oggi acqua ad alcune delle "Bealere" di irrigazione realizzate nei secoli scorsi dai rubianesi, oltre ai "Mulini dei cereali" ormai in disuso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le glaciazioni hanno lasciato tracce nell'erosione del terreno, nella formazione di una collina morenica verso sud e di piccoli cocuzzoli rocciosi sparsi sul territorio detti &lt;b&gt;"Mollar"&lt;/b&gt; (Fornero, Brunatto, Mic&amp;egrave;, Mag&amp;ograve;, Pertica, ecc.)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Mompellato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Frazione Mompellato in una cartolina d'epoca.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rubiana appare la prima volta su un documento &lt;b&gt;dell'anno 1029&lt;/b&gt;, quando il Marchese Manfredi di Torino e la moglie Berta fecero dono di questa terra all'Abbazia di San Giusto in Susa, perci&amp;ograve; a quell'epoca Rubiana era gi&amp;agrave; una pieve fiorente, degna di comparire, insieme ad altri paesi della valle, nell'elenco di una donazione. Era soggetta al controllo del castellano che risiedeva nel castello di San Mauro, presso Almese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le ricerche storiche ci dicono che i primi abitanti della valle furono i Liguri, poi subentrarono i Celti o Gallo-Celti, popolazioni che prima di subire l'influsso romano e poi cristiano, adoravano le divinit&amp;agrave; delle foreste dove si recavano a compiere atti di culto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il toponimo &lt;b&gt;"Rubiana" &lt;/b&gt;potrebbe derivare dal nome di una delle divinit&amp;agrave; dei Celti, il dio Arubianus, o dal latino ruber, rosso, dal colore rossastro del terreno dovuto alla massiccia &lt;b&gt;presenza di ferro:&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;nella storia del paese nei secoli XVI e XVII si fa cenno ad &lt;b&gt;un'intensa attivit&amp;agrave; estrattiva &lt;/b&gt;nelle zone del Monte Arpon, con trasporto per mezzo di muli lungo il rio del Ferro fino al Fornello.&lt;br /&gt;In questa borgata il minerale veniva ridotto a ferro per mezzo del carbone di legna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La produzione di carbone di legna &amp;egrave; stata un'altra delle risorse naturali di Rubiana fino all'ottocento; anch'esso veniva trasportato con carri e venduto sui mercati di citt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 1414 Rubiana dipender&amp;agrave; dal potere dei monaci di Susa fino alla soppressione dell'Abbazia, avvenuta nel 1786, anche perch&amp;egrave; il paese fa parte della castellania abbaziale di San Mauro che comprende anche San Mauro e Almese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 2 luglio 1944 Rubiana fece da teatro agli aspri &lt;b&gt;scontri tra i nazi-fascisti e i partigiani&lt;/b&gt; della 17a Brigata Garibaldi, ricordati nell&amp;rsquo;Ecomuseo della Resistenza al colle del Lys e nel monumento che li ricorda assieme a quelle di tutta la Valle di Susa e della Val Sangone&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/appuntamenti/il-2-luglio-1944-leccidio-del-colle-del-lys-cui-morirono-32-partigiani"&gt;Il 2 luglio 1944 l'eccidio del Colle del Lys, in cui morirono 32 partigiani&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Rubiana%20cartolina.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;la chiesa parrocchiale in una cartolina d'epoca.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;impianto attuale della &lt;b&gt;parrocchiale di Sant&amp;rsquo;Egidio&lt;/b&gt; potrebbe risalire al 1726, ma fu ulteriormente rimaneggiato nel corso del XIX secolo; venne consacrata nel 1769. Della chiesa preesistente resta il campanile romanico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sullo spartiacque tra Val della Torre e Rubiana, in frazione Mompellato, si trova il santuario della &lt;b&gt;Madonna della Bassa&lt;/b&gt;, edificato sul sito di un pilone sorto nel 1714: la statua mariana che in esso si venera venne offerta da Lorenzo Nicol, miracolato dalla Vergine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Villa Tabusso&lt;/b&gt; &amp;egrave; stata progettata dal l'ingegner Pino nel 1906. Durante una gita in calesse in Val di Susa, Alfredo Tabusso la compr&amp;ograve; nel 1927, da allora la casa &amp;egrave; stata sempre della famiglia che &amp;egrave; sfollata a Rubiana in tempo di guerra e durante questo periodo il pittore &lt;strong&gt;Francesco Tabusso&lt;/strong&gt;, allora adolescente, impar&amp;ograve; a conoscere la natura, le piante, gli animali e i contadini che avrebbe poi dipinto nei suoi quadri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/La-villa-Tabusso-a-Rubiana.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la guerra e il ritorno a Torino la casa &amp;egrave; stata residenza estiva della famiglia e li ogni estate il pittore lavorava nel suo studio all'ultimo piano. Ha sempre frequentato i boschi e le borgate intorno a Rubiana, come prima di lui, fece il suo maestro Felice Casorati (a cui &amp;egrave; anche intitolato l'asilo comunale).&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 27 Nov 2024 16:54:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/rubiana</guid></item><item><title>Pinasca</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pinasca</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Pinasca&lt;/strong&gt;, il comune pi&amp;ugrave; esteso della media Val Chisone, &amp;egrave; formato dal capoluogo e da 27 frazioni. Comprende i centri abitati di &lt;b&gt;Dubbione&lt;/b&gt;, sorto sulle rive del rio Grandubbione (poco prima della sua confluenza con il torrente Chisone) ai piedi di una scoscesa scarpata, e &lt;b&gt;Pinasca,&lt;/b&gt; adagiata in un ampio bacino lungo la statale del Sestriere.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il territorio culmina con i 2.119 m della &lt;b&gt;Punta dell'Aquila&lt;/b&gt;, al confine con Giaveno e la Val Sangone. &amp;Egrave; unfrequentato &lt;b&gt;centro di villeggiatura estiva&lt;/b&gt;, soprattutto nel &lt;b&gt;Vallone del Grandubbione&lt;/b&gt; e nel borgo di &lt;b&gt;Albarea&lt;/b&gt;, con escursioni ai Colli del Besso (1466 m) e dell'Asino (1300 m) e al monte Cucetto (1692 m).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La festa patronale &amp;egrave; il 15 agosto (Assunta). Fiere si tengono il terzo gioved&amp;igrave; di maggio (&lt;b&gt;fera dle caplin-e di Pinasca&lt;/b&gt;), ed il terzo luned&amp;igrave; di novembre (&lt;b&gt;fiera autunnale di Dubbione&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p3"&gt;Luoghi d'interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale di Pinasca,&lt;/b&gt; dedicata all'Assunta e consacrata nel 1753, &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; grande di tutta la valle e conserva all&amp;rsquo;interno &lt;b&gt;un altare progettato da Filippo Juvarra&lt;/b&gt; nel 1721 e ultimato nel 1724.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Realizzato in legno di pioppo e marmo, era stato stato creato come modello per l'originale in marmo che venne poi realizzato nella chiesa di S.Uberto della Reggia di Venaria. Fu &lt;b&gt;collocato a Pinasca nel 1727&lt;/b&gt; per ordine di Vittorio Amedeo II di Savoia ma successivamente se ne persero le tracce e la sua storia &amp;egrave; stata riscoperta soltanto nei primi anni 2000. Alto pi&amp;ugrave; di sei metri, l'altare &amp;egrave; stato pi&amp;ugrave; volte ridipinto in questi 300 anni, ma non sembra che abbia subito manomissioni gravi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A &lt;b&gt;Dubbione&lt;/b&gt; la Chiesa parrocchiale, dedicata a &lt;b&gt;S. Rocco&lt;/b&gt;, porta la data del 1847 ma in realt&amp;agrave; rest&amp;ograve; per anni incompiuta e fu inaugurata solo nel 1907. Al centro della frazione il &lt;b&gt;ponte Annibale&lt;/b&gt; scavalca il rio Grandubbione: la leggenda vuole che sia stato costruito dal condottiero cartaginese per andare ad attaccare Roma nel 218 a.c.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/ponteannibale2-jpg.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il ponte attuale &amp;egrave; per&amp;ograve; sicuramente di fattura pi&amp;ugrave; recente: i pi&amp;ugrave; antichi documenti conosciuti risalgono alla fine del 1700 e riguardano la ristrutturazione di un ponte corrispondente a quello che conosciamo oggi, costruito magari su un ponte o su un attraversamento preesistente forse proprio nel punto ove i Cartaginesi superarono il Rio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pinasca possiede inoltre un monumento di carit&amp;agrave;, la Piccola casa della Divina Provvidenza, un imponente caseggiato a forma di "U", noto anche con il nome del fondatore: il &lt;b&gt;Cottolengo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La valle era compresa nel territorio su cui &lt;b&gt;regnavano i Cozi&lt;/b&gt;: nel 13 a.C. Cozio I divenne prefetto romano e nel 63 d.C. il territorio divenne Provincia Romana. Monete con l&amp;rsquo;immagine dell&amp;rsquo;Imperatore Nerone (54-68 d.C.) sono state ritrovate dinnanzi alla Chiesa Parrocchiale di Pinasca.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal V secolo la Valle fu interessata dall&amp;rsquo;occupazione dei Goti e sub&amp;igrave; le invasioni di Vandali, Svevi, Burgundi e Alemanni, e nel 573 i &lt;b&gt;Longobardi&lt;/b&gt; cominciarono ad espandere il loro territorio in Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il riferimento a Pinasca, che fu tra i centri pi&amp;ugrave; antichi della valle, compare &lt;b&gt;per la prima volta in un documento del 720&lt;/b&gt; firmato da Abbone, fondatore del monastero della Novalesa, in cui si indicano alcuni fondi posseduti in valle &lt;b&gt;&amp;ldquo;Dubiasca&amp;rdquo;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 941 Arduino III divenne il primo Marchese di Torino; in una carta del 1020, Pinasca &amp;egrave; indicata come sede di chiesa pievana appartenente all&amp;rsquo;Episcopato di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1064 Adelaide di Savoia cedette ai Benedettini dell&amp;rsquo;Abbazia di Santa Maria di San Verano in Pinerolo (l&amp;rsquo;attuale Abbadia Alpina) parte dei suoi territori, compresi Pinasca e la bassa valle &lt;b&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;Vallis Pineirasca&amp;rdquo;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (Val di Pinasca). L&amp;rsquo;alta valle invece (val di Pragelato) era parte del Delfinato governato dai Conti di Albon.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Pinasca-Panorama.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alla crociata contro gli Albigesi (1202) numerosi &lt;b&gt;seguaci di Pietro Valdo&lt;/b&gt; provenienti da oltralpe, giudicati eretici con il Concilio di Verona del 1184, iniziarono a popolare le Valli Chisone e Pellice. I Savoia e gli Albon, che in un primo momento li accolsero di buon grado, ben presto, in seguito alle pressioni esercitate dalla Chiesa di Roma, iniziarono a reprimere l&amp;rsquo;eresia ed a perseguitarne i fedeli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nonostante le uccisioni e le abiure forzate, realizzate in particolare dai francesi nel 1487, su richiesta di Papa Innocenzo VIII, un documento del 1512 testimonia che la Chiesa di Dubbione di Santa Maria veniva utilizzata anche come Tempio dai protestanti, che &lt;b&gt;avevano gi&amp;agrave; superato in numero i cattolici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Emanuele Filiberto tra il 1560 e il 1561 affida al Conte di La Trinit&amp;agrave; una sanguinaria repressione dei Valdesi. La moglie Duchessa Margherita di Valois, figlia di Francesco I, forse di segreta fede riformata, riusc&amp;igrave; per&amp;ograve; a far ottenere ai Valdesi la libera professione nella Valle, a patto di non interferire con la professione della religione cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A Pinasca venne permesso di &lt;b&gt;professare solo a Grandubbione&lt;/b&gt;, dove si trova ancora un anfratto nella roccia chiamato la &lt;i&gt;&amp;ldquo;Gleiza di Barbet&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (Chiesa dei Valdesi).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Qualche anno dopo ai Valdesi, cui fu vietato celebrare le funzioni nella cappella di San Rocco a Dubbione, venne concesso di costruire &lt;b&gt;un nuovo Tempio a Pinasca&lt;/b&gt;, che sar&amp;agrave; poi fatto demolire nel 1686, e su cui probabilmente verr&amp;agrave; costruita la Chiesa di Santa Maria Assunta nel 1750.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Carlo Emanuele I nel 1602 con un editto obblig&amp;ograve; tutti i protestanti, circa 5/6 della popolazione totale, ad abiurare; nel caso non l&amp;rsquo;avessero fatto avrebbero dovuto lasciare i territori di Perosa, Porte, Dubbione e Pinasca per andare ad abitare all&amp;rsquo;Inverso della Valle sotto pena della confisca dei beni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nella primavera del 1655 il Ducato inizi&amp;ograve; un&amp;rsquo;aspra e sanguinaria repressione contro i Valdesi chiamata &amp;ldquo;Pasque Piemontesi&amp;rdquo;. Per dieci anni si vissero spaventosi combattimenti tra l&amp;rsquo;esercito e i Valdesi &amp;ldquo;ribelli&amp;rdquo; guidati da &lt;b&gt;Giosu&amp;egrave; Janavel&lt;/b&gt;, che dur&amp;ograve; fino al 1664 dove con le &amp;ldquo;patenti di Torino&amp;rdquo; vennero riconosciuti l&amp;rsquo;amnistia per i Valdesi e diritti per la religione riformata.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dopo l&amp;rsquo;esilio in Svizzera del 1686 e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il &lt;i&gt;&amp;ldquo;Glorioso ritorno&amp;rdquo;&lt;/i&gt; del 1689, Luigi XIV nel 1690 decise&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di impegnare 4000 dragoni capitanati dal Maresciallo Catinat per assediare Balziglia, roccaforte Valdese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Catinat fece costruire sopra Fenestrelle un piccolo forte in localit&amp;agrave; Tre Denti e dei baraccamenti per le truppe su un pianoro a 1800m che prender&amp;agrave; poi il nome di &amp;ldquo;Pracatinat&amp;rdquo;. Sul &lt;strong&gt;colle del Besso&lt;/strong&gt;, al confine tra Pinasca e Giaveno, &lt;b&gt;sono ancora visibili dei trinceramenti&lt;/b&gt; costruiti tra il 1690 e il 1693 per ordine dello stesso Catinat, come opere di difesa dai Savoia per la citt&amp;agrave; di Pinerolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Colle%20del%20Besso.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="p1"&gt;Colle del Besso.&lt;/h6&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1693 nella Battaglia della Marsaglia (Volvera) l&amp;rsquo;esercito francese sbaragli&amp;ograve; le truppe sabaude in ripiegamento dal fallito assedio di Pinerolo, che per&amp;ograve; torn&amp;ograve; ai Savoia in virt&amp;ugrave; del Trattato di Torino del 1696.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Duca di Savoia si accord&amp;ograve; con il Re di Francia in modo tale che i protestanti sudditi francesi, che non avessero scelto di abiurare, avrebbero dovuto lasciare la valle entro sei mesi perdendo tutti i loro beni. In 2500 lasciarono le loro case e trovarono ospitalit&amp;agrave; in Svizzera o nel Wurttemberg, dove fondarono nuovi insediamenti con il nome del loro paese di origine: &lt;b&gt;Pinache, Serres&lt;/b&gt;, oggi parte del comune di Wiernsheim, &lt;b&gt;Gro&amp;szlig;villars&lt;/b&gt; nel comune di Oberderdingen, &lt;b&gt;Perouse&lt;/b&gt; a Rutesheim.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il numero degli esiliati nel periodo che va dal 1685 al 1699, solo dal comune di Pinasca, ammonta a &lt;b&gt;536 persone su 1780 abitanti&lt;/b&gt;. Il Duca concesse i terreni confiscati ai Valdesi ai fratelli Piccone nel 1700, con il titolo di Conti del feudo di Perosa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Solo con il &lt;b&gt;Trattato di Utrecht del 1713&lt;/b&gt; si sanc&amp;igrave; che l&amp;rsquo;intero corso del Chisone fosse definitivamente assegnato ai Savoia, ma nel 1801 il Piemonte venne nuovamente annesso alla Francia napoleonica e l&amp;rsquo;occupazione francese dur&amp;ograve; fino al 1814 quando il Piemonte ritorn&amp;ograve; al Re Vittorio Emanuele I. Proprio nel periodo Napoleonico venne costruita la Strada Nazionale che collegava Pinerolo a Briancon sul tracciato dell&amp;rsquo;antica Strada Reale.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1848, il Re Carlo Alberto, con le &amp;ldquo;Lettere Patenti&amp;rdquo; e l&amp;rsquo;Atto di Emancipazione firmato il 17 febbraio, concesse piena libert&amp;agrave; di culto ai protestanti piemontesi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nell&amp;rsquo;800 In Val Chisone inizia l&amp;rsquo;industrializzazione con la nascita dell&amp;rsquo;industria tessile (setifici e cotonifici) e l&amp;rsquo;affermarsi dell&amp;rsquo;industria estrattiva. A Pinasca nella seconda met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ottocento venne costruita la &lt;b&gt;Filanda&lt;/b&gt; vicino al Rio Grandubbione che sar&amp;agrave; operativa fino al 1918; vennero anche scavate alcune gallerie per l&amp;rsquo;estrazione della grafite ma senza grosso successo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1882 fu inaugurata &lt;b&gt;la tranvia Pinerolo-Perosa&lt;/b&gt;, per portare gli operai alle fabbriche, che rimase operativa fino al 1968, quando venne dismessa. Nel 1906 venne aperto lo stabilimento &lt;b&gt;Riv&lt;/b&gt; di Villar Perosa per la produzione di cuscinetti a sfera.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante il periodo fascista a Pinasca venne annesso il Comune di &lt;b&gt;Inverso Pinasca&lt;/b&gt;, che torn&amp;ograve; autonomo al termine della Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 28 Oct 2024 17:27:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pinasca</guid></item><item><title>Sant'Ambrogio</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/sant-ambrogio</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sant'Ambrogio di Torino&lt;/strong&gt; &amp;egrave; situato all'imbocco della val di Susa, ai piedi della Sacra di San Michele, e conta circa 4500 abitanti. Oltre al centro storico sono presenti due frazioni principali, &lt;strong&gt;San Pietro&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Bertassi&lt;/strong&gt;, ed altri nuclei abitativi decentrati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La festa patronale &amp;egrave; dedicata a &lt;strong&gt;San Giovanni Vincenzo&lt;/strong&gt;, eremita e fondatore della Sacra, e si celebra durante la domenica pi&amp;ugrave; vicina al 21 novembre; compatrono &amp;egrave; anche Sant'Ambrogio.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/la-storia-di-san-giovanni-vincenzo-la-festa-di-santambrogio-e-gli-angeli"&gt;La storia di San Giovanni Vincenzo, la festa di Sant'Ambrogio e gli angeli della Sacra&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il territorio &amp;egrave; caratterizzato dalla presenza della Dora Riparia, da alcuni corsi d'acqua minori e da tre canali irrigui, la &lt;b&gt;Bealera di Rivoli&lt;/b&gt; (realizzata nel 1310), il Canale della Marchesa Adelaide, scavato tra il 1073 ed il 1091 e successivamente rinominato &lt;b&gt;Canale Cantarana&lt;/b&gt;, e il &lt;b&gt;Canale Naviglio&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Gli studiosi identificano il paese come la base militare romana di &lt;b&gt;Oc&amp;egrave;lum&lt;/b&gt;, detto l'ultimo luogo delle Gallie, da cui Giulio Cesare intraprese la sua campagna di guerra contro le trib&amp;ugrave; degli Elvezi che intimidivano i possedimenti romani in Gallia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dare luogo ad una base strategica militare a Sant'Ambrogio ha concorso la sua posizione geografica, che lo situa all' imbocco della val di Susa, ai piedi del &lt;b&gt;monte Pirchiriano,&lt;/b&gt; dove si crea una strettoia naturale tra i due versanti montuosi della valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese assunse il nome di Sant'Ambrogio probabilmente nel VI secolo con l'arrivo dei Longobardi a lui devoti, che in zona avevano costituito &lt;b&gt;l'ultimo presidio al confine&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 773 il paese fu teatro dell'epico scontro che contrappose le truppe dei Franchi comandate da &lt;b&gt;Carlo Magno&lt;/b&gt; all'esercito longobardo del principe Adelchi, figlio dell'ultimo re Desiderio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sant'Ambrogio a seguito di questa battaglia &lt;b&gt;divenne parte dell'Impero Carolingio;&lt;/b&gt; ogni anno, a partire dal 2010, l'ultimo sabato di giugno si tiene a Sant'Ambrogio la rievocazione storica de "&lt;b&gt;la Battaglia delle Chiuse&lt;/b&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/quando-manzoni-nelladelchi-prese-una-cantonata-e-pose-giaveno-val-di-viu"&gt;Quando Manzoni nell&amp;rsquo;Adelchi raccont&amp;ograve; la "Battaglia delle Chiuse"&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il paese nel IX e X secolo la Valle fu teatro delle scorrerie e dei saccheggi dei &lt;b&gt;Saraceni&lt;/b&gt;, che furono cacciati ad opera di Arduino il Glabro nel 941 che fond&amp;ograve; la Marca di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo sviluppo del borgo prosegu&amp;igrave; fino al 19 maggio 1363, quando le truppe mercenarie inglesi, capitanate da Filippo II di Savoia-Acaia, &lt;b&gt;distrussero il palazzo abbaziale&lt;/b&gt; di Sant'Ambrogio e ne saccheggiarono il borgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel XVI secolo all'appartenenza al Ducato di Savoia segu&amp;igrave; un periodo di ricostruzione, ma il palazzo abbaziale venne nuovamente lesionato il 9 e 10 luglio 1630 nel corso dell'assedio di Sant'Ambrogio. La battaglia si svolse nella piana dove sorge la &lt;b&gt;Borgata Bertassi&lt;/b&gt;, tra Sant'Ambrogio ed Avigliana, e vide contrapposti l'esercito piemontese guidato da Carlo Emanuele I di Savoia e le truppe del Re di Francia Luigi XIII, comandate dal duca Enrico II di Montmorency.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel XVII secolo il borgo continu&amp;ograve; ad essere di dominio sabaudo, e venne nuovamente occupato e semidistrutto ancora dai francesi durante l'assedio di Torino del 1706.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1798 Sant'Ambrogio, come tutta la valle di Susa, pass&amp;ograve; sotto il &lt;b&gt;dominio napoleonico,&lt;/b&gt; che dur&amp;ograve; fino al 1814.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 21 dicembre 1862, con regio decreto di re Vittorio Emanuele II, il paese assunse il nome di &lt;b&gt;"Sant'Ambrogio di Torino"&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Gli edifici di rilievo storico e artistico&lt;/h3&gt;
&lt;h4&gt;La Chiesa di San Giovanni Vincenzo&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Nel 1757 gli abitanti di Sant'Ambrogio sono 854: la popolazione &amp;egrave; pi&amp;ugrave; che raddoppiata dall'inizio del secolo e la precedente chiesa romanica risulta parzialmente inagibile. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Comune incaric&amp;ograve; l'architetto &lt;b&gt;Bernardo Vittone&lt;/b&gt; (1702-1770) di costruire una nuova chiesa, la cui costruzione fu affidata al capo mastro Carlo Giuseppe Garratone. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'edificio &lt;b&gt;fu &lt;/b&gt;&lt;b&gt;edificato tra il 1757 e il 1760&lt;/b&gt;, e presenta una facciata a profilo concavo realizzata in mattoni a vista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiesa venne affrescata internamente nel 1900 da Luigi Morgari e presenta &lt;strong&gt;numerosi arredi di pregio&lt;/strong&gt;. La pala dell&amp;rsquo;altare maggiore raffigurante la &lt;i&gt;Madonna col Bambino, sant&amp;rsquo;Ambrogio e san Giovanni Vincenzo&lt;/i&gt; è di Michele Antonio Milocco, il dipinto della &lt;i&gt;Madonna del Rosario e santi domenicani &lt;/i&gt;è opera del 1782 di Giovanni Domenico Molinari, la raffinata &lt;i&gt;Via Crucis&lt;/i&gt; venne dipinta nel 1783 dal pittore di corte Vittorio Amedeo Rapous, mentre la serie di &lt;i&gt;Apostoli&lt;/i&gt; a figura intera, a ornamento delle lesene, è opera di Agostino Verani e risale al 1774-1775.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le più antiche opere pittoriche conservate si segnala l&amp;rsquo;ancona del Rosario, già attribuita a Bernardino Lanino, con integrazioni seicentesche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;campanile&lt;/b&gt;, realizzato tra il periodo longobardo e il 1200, era gi&amp;agrave; la torre della precedente Chiesa. All'interno un elegante locale con volta a crocera ed una scala a chiocciola in pietra che metteva la torre in comunicazione con la vecchia chiesa romanica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Chiesa_parrocchiale_di_Sant'Ambrogio.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, campanile romanico e Torre comunale&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Il Castello&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;Castello abbaziale&lt;/b&gt; fu residenza degli abati della Sacra nei secoli tredicesimo e quattordicesimo e sub&amp;igrave; gravi danni in seguito al saccheggio di una compagnia di ventura inglese nel 1363. Ricostruito, fu danneggiato dai soldati francesi una prima volta nel 1630 e danneggiato definitivamente nel 1706. Da allora gli abitanti del paese iniziarono ad asportarne i materiali. Attualmente rimane una torretta pensile; sono visibili alcune caditoie in mattoni, parte delle mensole in pietra che reggevano il ponte di accesso ed alcuni merli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Castello_abbaziale.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Ingresso al Palazzo Abbaziale (1176) restaurato nell'anno 2002.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Le Torri&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Torre Comunale&lt;/b&gt;, alta circa 15 metri, risale con ogni probabilit&amp;agrave; al secolo quindicesimo ed &amp;egrave; situata a ridosso della cinta muraria. Molto importanti le pitture venute alla luce al primo piano della torre: la loro datazione &amp;egrave; incerta, pur potendo ipotizzare una loro datazione attorno al 1200/1300.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel paese sono poi ancora presenti la &lt;b&gt;Torre della Dogana&lt;/b&gt; (1200), situata nel luogo dove si trovava la porta d'accesso verso Torino e la &lt;b&gt;Torre del feudo&lt;/b&gt;, al centro del paese, inglobata in un edificio pi&amp;ugrave; recente (1700). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Torre_della_Dogana_di_Sant'Ambrogio.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Torre della Dogana.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Le Mura&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La Cinta muraria ad andamento quadrangolare, dalla tessitura costituita da pietre da spacco disposte a spina di pesce e laterizi collocati in vari modi, &lt;b&gt;r&lt;/b&gt;&lt;b&gt;isale al decimo secolo&lt;/b&gt; ed ha una funzione difensiva. Il tratto meglio conservato &amp;egrave; ad ovest, per circa 64 metri che hanno un altezza di m 6,50 alla sommit&amp;agrave; della merlatura ed uno spessore di 90 cm misurato ad altezza d'uomo. Verso l' interno corre il cammino di ronda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Cinta_muraria_e_chiesa_parrocchiale_di_Sant'Ambrogio.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Parte della cinta muraria medievale (XIII secolo) con sullo sfondo la chiesa di San Giovanni Vincenzo (1763).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A partire dal 1871, fino al 1953, l'economia del paese &amp;egrave; stata beneficiata dall'attivit&amp;agrave; del &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/la-manifattura-fratelli-bosio-da-150-anni-ai-piedi-della-sacra"&gt;&lt;b&gt;Maglificio Fratelli Bosio&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 25 Oct 2024 08:42:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/sant-ambrogio</guid></item><item><title>ROLETTO</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roletto</link><description>&lt;p&gt;Il comune di Roletto si trova non lontano da Pinerolo, ai piedi del Monte Muretto ed all'interno della Val Noce; il principale corso d'acqua che attraversa il territorio comunale &amp;egrave; il &lt;b&gt;Rio Torto&lt;/b&gt;, un affluente del Chisola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome originario sembra essere &lt;b&gt;"&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Ruvereturs",&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; che significa &lt;b&gt;luogo delle querce&lt;/b&gt;. Fu possedimento dell'Abbazia di Santa Maria in Verano: il suo nome compare all&amp;rsquo;interno dei possedimenti abbaziali &lt;b&gt;per la prima volta nel 1096&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abitato fu soggetto all&amp;rsquo;autorit&amp;agrave; dei feudatari di Frossasco, sino al 1560 i Conti Mombello e successivamente i Conti Provana, che la esercitavano mediante luogotenenti di loro fiducia, chiamati &amp;ldquo;Castellani&amp;rdquo;, dotati di poteri assoluti in ogni campo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Agli inizi del 1600 compaiono i primi documenti attestanti la partecipazione popolare alla vita amministrativa. Nel 1626 le comunit&amp;agrave; di Roletto e Cantalupa concordano la divisione dei rispettivi territori da quello di Frossasco e il 12 gennaio 1629 a Torino, nella casa del Conte Provana, i rappresentanti firmano l&amp;rsquo;&lt;i&gt;Instromento di transatione e separatione dell&amp;rsquo;ingionte comunit&amp;agrave; di Frozasco con le comunit&amp;agrave; di Roletto e Cantaluppa.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante quest&amp;rsquo;atto le controversie tra i comuni non si placarono. Nel 1721 Vittorio Amedeo II, divenuto Re di Sardegna, &lt;b&gt;smembr&amp;ograve;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; il feudo di Frossasco&lt;/b&gt; nei tre comuni di Frossasco, Cantalupa e Roletto: nel 1725 veniva anche a cessare ogni potere civile dei Prevosti del monastero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Municipio fu nuovamente soppresso nel 1928 per essere inglobato nel comune di Frossasco, ma venne poi &lt;b&gt;ricostituito nel 1954&lt;/b&gt;. Negli ultimi 50 annl la popolazione &amp;egrave; praticamente raddoppiata ed oggi conta circa 2000 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Il &lt;strong&gt;Monte Muretto&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una delle prime elevazioni sullo spartiacque tra la val Lemina e la Val Noce. A pochi metri dalla della cima, in un punto estremamente panoramico che regala una superba vista sulla pianura del Pinerolese, &amp;egrave; presente la cappella dedicata alla &lt;strong&gt;Madonna della Neve.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cappella-Madonna-della-Neve.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Madonna della Neve.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico &amp;egrave; anche il &lt;b&gt;Bosco di Roletto&lt;/b&gt;, zona di equilibrio ambientale costituita nel 1987, un&amp;rsquo;area accessibile a tutti con alcuni sentieri di percorso interno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Gli edifici di rilievo storico e artistico&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;chiesa della Beata Vergine Maria&lt;/b&gt; del Monte Carmelo al &lt;b&gt;Colletto&lt;/b&gt; &amp;egrave; un&amp;rsquo;opera di particolare interesse artistico poich&amp;eacute; al suo interno si conservano importanti affreschi del XV secolo. La fondazione avvenne nel 1506, unendo al convento la chiesa dedicata alla Vergine del Monte Carmelo che fu consacrata il 22 aprile 1534. I monaci erano inizialmente quattro: vivevano di elemosine, indossavano la cappa bianca ed erano calzati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1595 la chiesa venne ricostruita dai conti Solaro della Margherita. Questo santuario mariano fu per secoli &lt;b&gt;luogo di devozione dei pinerolesi&lt;/b&gt; e in primis dei duchi sabaudi che si recavano con frequenza in pellegrinaggio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si hanno notizie certe invece sulla data di costruzione della &lt;b&gt;Chiesa della Nativit&amp;agrave; della Vergine, &lt;/b&gt;&lt;span&gt;che&lt;/span&gt; si trova sulla piazza principale del paese. Essa viene citata nel 1386 come Chiesa di S.Maria di Roreto, ma molti storici la fanno risalire al 880 come piccola cappella. Di certo si sa che nel 1565 era gi&amp;agrave; una chiesa riconosciuta dal Vescovo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La volta a crociera &amp;egrave; rivestita da affreschi che si pensano del XV secolo, che rappresentano episodi della storia della Vergine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Roletto-NAtivita.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Chiesa della Nativit&amp;agrave; della Vergine.&lt;/h6&gt;</description><pubDate>Tue, 08 Oct 2024 15:23:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roletto</guid></item><item><title>Massello</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/massello</link><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Massello,&lt;/b&gt; con poco pi&amp;ugrave; di 50 abitanti, &amp;egrave; &lt;b&gt;uno dei comuni pi&amp;ugrave; piccoli d&amp;rsquo;Italia&lt;/b&gt; e si trova in una stretta valle laterale della val Germanasca. Il nome deriva probabilmente dalla trib&amp;ugrave; dei &lt;b&gt;Magelli&lt;/b&gt; che, dalla pianura pinerolese, si spinse fino all'estremit&amp;agrave; occidentale della val San Martino (attuale Val Germanasca) per sfruttarne pascoli e legnami.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il vallone &amp;egrave; percorso dalla Germanasca di Massello, che nasce dalle sorgenti sottostanti il Colle del Pis e forma la bella &lt;b&gt;cascata del Pis,&lt;/b&gt; ed a valle confluisce nella Germanasca di Prali, poco prima dell'abitato di Perrero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul vallone principale si aprono &lt;b&gt;tre vall&lt;/b&gt;&lt;b&gt;i&lt;/b&gt;&lt;b&gt; laterali&lt;/b&gt;: sulla destra idrografica, nei pressi di Balziglia, il vallone di Ghinivert, sulla sinistra, tra le borgate del Gros e del Piccolo Passet il vallone del Rabiur, e quello di Culmian tra le borgate Reynaud e Roberso. Ciascuno di essi &amp;egrave; percorso da un rio, che ne prende il nome e che confluisce nella Germanasca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come per altri comuni montani della Val Germanasca l'economia del paese era basata su pastorizia e agricoltura; integravano un'economia di sussistenza le attivit&amp;agrave; minerarie dirette all'estrazione del talco e della pirite (miniere del Beth).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante la sua eccentricit&amp;agrave; e la sua esigua popolazione, Massello occupa &lt;b&gt;un posto &lt;/b&gt;&lt;b&gt;di&lt;/b&gt;&lt;b&gt; grande importanza nella storia valdese&lt;/b&gt; e nelle guerre combattutesi nelle valli per la libert&amp;agrave; di coscienza, che gli ha dato nel secolo XVII una rinomanza europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome compare solo &lt;b&gt;nel 1347&lt;/b&gt;, quando i conti di Savoia riuscirono ad acquistare da Guglielmino di San Martino gran parte della valle, fra cui le ville di Balziglia e di Massello, che dovevano costituire i due centri abitati di maggior importanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/cartolina1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le prime persecuzioni contro i valdesi nella valle di San Martino sono documentate verso la met&amp;agrave; del '400, quando iniziano i primi processi per eresia. In questo caso per&amp;ograve;, come pure nelle persecuzioni del 1560-61 e 1655, il ruolo di Massello risulta tutto sommato marginale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non fu cos&amp;igrave; per le guerre del 1686 e del 1689-90 quando il re di Francia, alleato con il duca Vittorio Amedeo II, decise di cacciare i valdesi dalle loro valli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Incaricato dell'operazione fu &lt;b&gt;il generale Catinat,&lt;/b&gt; che il 22 aprile 1686 sferr&amp;ograve; un attacco alla testa di circa 4000 soldati francesi attraverso la bassa valle di San Martino, mentre altrettanti soldati ducali avevano assalito Angrogna nella val Luserna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 28 aprile tutta la popolazione delle valle di San Martino e del Pellice si era arresa per aver salva la vita, &lt;strong&gt;a&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;d eccezione della comunit&amp;agrave; di Massello&lt;/b&gt;, ostinatamente decisa a resistere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Contro questi ultimi, riparati sui contrafforti dirupati che sovrastano &lt;b&gt;Balziglia&lt;/b&gt;, si port&amp;ograve; personalmente il Catinat, assalendoli con 2000 uomini contemporaneamente da tre lati. Per tutto il 3 maggio cerc&amp;ograve; invano di vincere la resistenza dei valdesi, ma dopo l'insuccesso si ritir&amp;ograve; e incaric&amp;ograve; di proseguire le operazioni il Colonnello De Magny, che assal&amp;igrave; senza successo i valdesi con 600 uomini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Catinat ritent&amp;ograve; qualche giorno dopo, ma la pioggia ed una fitta nebbia che avvolgeva il Pelvu lo costrinsero a tornare indietro. Il terzo tentativo fu per&amp;ograve; fatale per i ribelli: il 17 maggio Catinat riprese per la strada per Massello e dopo due giorni riusc&amp;igrave; ad assalire ad ogni lato le posizioni di difesa dai valdesi, che rimasero senza via di scampo e &lt;b&gt;f&lt;/b&gt;&lt;b&gt;urono tutti massacrati&lt;/b&gt;: circa 60 tra uomini, donne e bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L&amp;rsquo;assedio della Balziglia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Quattro anni dopo Massello torna protagonista quando i valdesi, rientrati nelle loro valli &lt;b&gt;dopo due anni di esilio in terra svizzera&lt;/b&gt;, si videro di nuovo attaccati dalle truppe ducali e francesi sia in Val Pellice sia nella valle di San Martino.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-storia-dei-valdesi-dalle-pasque-piemontesi-all-editto-di-tolleranza"&gt;La storia dei Valdesi, dalle &amp;ldquo;Pasque Piemontesi&amp;rdquo; all'editto di tolleranza&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nell'ottobre 1689 un gruppo di poco pi&amp;ugrave; di trecento di loro trov&amp;ograve; rifugio sull'altura rocciosa sovrastante Balziglia, detta &lt;b&gt;Castello&lt;/b&gt;. Mentre i francesi, per il freddo intenso e per la neve caduta ai primi di novembre, si ritirano a Perosa e Pinerolo, i valdesi, guidati da Enrico Arnaud, trascorsero l&amp;rsquo;inverno a fortificare il costone che dal Castello si innalza fino al bric d'l'Autin.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 29 aprile del 1690 Catinat con 4000 uomini mosse da Pinerolo per Balziglia. Il 2 maggio, &lt;b&gt;attacc&amp;ograve; i 370 valdesi superstiti ma fu respinto&lt;/b&gt; in mezzo ad una bufera di neve e perse 200 soldati e 20 ufficiali; da parte valdese vi fu un solo ferito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo questo insuccesso il Catinat lasci&amp;ograve; il compito dell&amp;rsquo;attacco al comandante De Feuqui&amp;egrave;res, che apr&amp;igrave; le strade al trasporto di 5 cannoni e il 22 maggio cominci&amp;ograve; a prendere di mira gli assediati, ricacciandoli verso il centro del costone, sul cosiddetto "Pan di Zucchero".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando tutto sembrava perduto, grazie ad una nebbia provvidenziale, i valdesi col favor delle tenebre riuscirono ancora una volta a mettersi in salvo sgusciando tra le maglie della sorveglianza francese, proprio mentre il duca di Savoia stava cambiando politica e &lt;b&gt;si alleava&lt;/b&gt;&lt;b&gt; con l'Inghilterra e l'Austria&lt;/b&gt; scendendo in guerra contro i suoi ex alleati francesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 28 maggio &lt;b&gt;Vittorio Amedeo II propose cos&amp;igrave; una tregua a&lt;/b&gt;&lt;b&gt;i&lt;/b&gt;&lt;b&gt; valdesi,&lt;/b&gt; che ebbero dunque la meglio su un esercito fra i meglio armati d'Europa, 10 volte pi&amp;ugrave; numeroso e guidato dai migliori generali della Francia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Cascata del Pis&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/CascataDelPis.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A monte della frazione Balziglia (1.370 m) &amp;egrave; situata la cascata del Pis, di notevole bellezza paesaggistica e vero e proprio simbolo del paese. La cascata, sul sentiero che conduce al colle dell'Albergian, &amp;egrave; a quota circa 2.000 m, occupa il centro del vallone ed &amp;egrave; ben visibile dopo neanche un'ora di cammino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il Museo valdese della Balsiglia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Sistemato nei locali dell'antica scuola &amp;egrave; stato allestito nel 1939 e concentra l'attenzione sul Ritorno dei Valdesi dall'esilio (1689) e sull'assedio delle forze valdesi da parte delle truppe franco-sabaude. Un video e un &lt;strong&gt;plastico dei luoghi &lt;/strong&gt;favoriscono la comprensione, mentre la visita ai luoghi dell&amp;rsquo;assedio &amp;egrave; oggi parzialmente possibile risalendo il sentiero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visita libera: Telefonare posto tappa GTA (tel. 0121.808816) o tel. 0121.808692 o ufficio il Barba tel 0121.950203.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il Percorso "la ruota e l'acqua"&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il percorso, che segue per lo pi&amp;ugrave; sentieri preesistenti, a tratti molto antichi, tocca 4 mulini nel territorio di Massello, la Chiesa cattolica, il Tempio valdese ed alcune antiche meridiane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt; Comune di Massello Tel. 0121.808834 - Scopriminiera: tel. 0121.806987 - CAI Val Germanasca tel. 0121.808629 e 339.5810607 - Ufficio turistico Prali: tel 0121.807418&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 12 Sep 2024 10:04:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/massello</guid></item><item><title>Bibiana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bibiana</link><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Bibiana&lt;/b&gt; (anticamente &lt;i&gt;Bubiana&lt;/i&gt;) &amp;egrave; un comune di circa &lt;strong&gt;3300 abitanti&lt;/strong&gt; che si trova proprio all'imbocco della Val Pellice, al confine con la Provincia di Cuneo. Ha origini romane: sarebbe stata fondata, a met&amp;agrave; del 1&amp;deg; secolo dopo Cristo, da &lt;strong&gt;&lt;i&gt;Bubius&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;, un capitano degli eserciti romani&amp;nbsp;&lt;span&gt;che come molti veterani aveva ricevuto una parte dei terreni conquistati e vi si era insediato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In epoca carolingia essa fu concessa ad Arduino Conte di Torino, quindi fu infeudata ai Manfredi &amp;ndash; Luserna. La prima documentazione storica di Bibiana &amp;egrave; data da un atto del 1027 del &lt;strong&gt;"cartario di Cavour"&lt;/strong&gt; che designa la localit&amp;agrave; col nome di Villa Bibiana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1259 pass&amp;ograve; sotto la signoria dei Savoia &amp;ndash; Acaja, ed al 1335 risale la costruzione delle &lt;strong&gt;grandiose mura di cinta&lt;/strong&gt; che circondavano il castello di Castelfiore e decine di case ai piedi della collina. Bibiana contava gi&amp;agrave; allora alcune centinaia di abitanti, (in un periodo in cui Torino ne contava circa 5.000).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei secoli successivi molte vittime furono causate dalle epidemie di peste e dalle invasioni francesi. La prima fu il &lt;strong&gt;22 settembre 1592&lt;/strong&gt;, quando le truppe del Lesdiguier&amp;egrave;s scesero dal Monginevro eattaccarono Bricherasio, Cavour e Bibiana, distruggendo case, le mura e l'antico castello dei Luserna di Castelfiore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altre morti, distruzioni e saccheggi un secolo dopo: il &lt;strong&gt;7 novembre 1690&lt;/strong&gt; le truppe del generale Catinat rovinarono case e chiese e bruciarono il prezioso archivio storico della chiesa di San Bernardino.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/San%20Marcellino%20Bibiana.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;San marcellino.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Un avvenimento di rilievo nella storia di Bibiana &amp;egrave; il soggiorno del Duca di Savoia e futuro primo Re di Sardegna &lt;strong&gt;Vittorio Amedeo II&lt;/strong&gt;: nel 1706, in piena guerra di successione spagnola, il duca, lasciata Torino assediata dai francesi, fu ospitato nel convento di Castelfiore il 7 e il 25 Luglio. Qui, sul vicino colle di San Bernardo, avrebbe pronunciato il solenne voto di far &lt;strong&gt;erigire la basilica di Superga&lt;/strong&gt; se Torino fosse stata liberata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al '700 risale la costruzione delle &lt;strong&gt;numerosissime cascine&lt;/strong&gt;, che con la loro caratteristica architettura caratterizzano il territorio di Bibiana, specie la pianura, coltivata da secoli con passione e tenacia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ormai raggiunto unicamente dal trasporto stradale, fra il 1882 e il 2012 l'abitato era servito dalla stazione ferroviaria, posta &lt;strong&gt;lungo la Pinerolo-Torre Pellice.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Santa Bibiana&lt;/strong&gt; &amp;egrave; la patrona del comune&lt;/span&gt;&lt;span&gt;, ma nessuna delle chiese del paese le &amp;egrave; dedicata (la chiesa parrocchiale &amp;egrave; intitolata a&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;San Marcellino&lt;/b&gt;&lt;span&gt;, vescovo di Ancona).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Secondo la tradizione popolare la santa influenza il meteo invernale: il tempo&lt;b&gt;&amp;nbsp;del 2 dicembre&lt;/b&gt;, giorno a lei dedicato, secondo un famoso detto popolare&amp;nbsp;proseguir&amp;agrave; per 47 giorni (&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;Santa Bibiana quaranta giorni e una settimana&amp;rdquo;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;)...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-2-dicembre-e-santa-bibiana-attenzione-al-tempo-che-fa"&gt;IL 2 DICEMBRE &amp;Egrave; SANTA BIBIANA: ATTENZIONE AL TEMPO CHE FA&amp;hellip;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h3&gt;Il Castello di Famolasco&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Mentre Bibiana ha origini romane, di origini molto pi&amp;ugrave; antiche &amp;egrave; la sua &lt;strong&gt;frazione di Famolasco&lt;/strong&gt; (&amp;ldquo;asco&amp;rdquo; &amp;egrave; un suffisso di origini liguri). Anche in questo caso la prima carta in cui si trova il nome di &amp;ldquo;Famolasco&amp;rdquo; &amp;egrave; il Cartario di Cavour del 1027, per un atto segnato in &amp;ldquo;Ville Bibiana&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1064 &lt;i&gt;&amp;ldquo;Adalasia, Magnifredi filia, Oddonis uxor&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (la &lt;strong&gt;Marchesa Adelaide&lt;/strong&gt; di Susa) don&amp;ograve; all&amp;rsquo;ordine dei Benedettini (&amp;ldquo;Benedettini neri&amp;rdquo;, dall&amp;rsquo;abito nero che indossavano) dell&amp;rsquo;Abbazia di Santa Maria Pinerolo, da lei stessa fondata, le terre di Famolasco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quel tempo la fortificazione era solo una casa-torre, probabilmente edificata nel X secolo, di forma quadrilatera di circa 9 m di lato. Aveva quattro piani ed un pozzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I Benedettini abitarono la torre fino al XIII secolo, quando infeudarono consignori di Famolasco i Rorenghi. Nel 1272 era gi&amp;agrave; presente un ampliamento dell&amp;rsquo;edificio: la torre era stata inglobata in una costruzione di circa 9 x 13 m, di tre piani, con un ponte levatoio di cui restano ancor oggi i segni. A questa costruzione venne addossata una torre quadrata sul lato sud.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sino al 1561 il castello fu baluardo contro i Valdesi, poi continu&amp;ograve; la sua funzione difensiva in appoggio alla vicina Rocca di Cavour. Fu residenza della Famiglia Ferrero di Buriasco, Famolasco e Piobesi, della quale l&amp;rsquo;ultimo erede era noto col soprannome di Conte Codino.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/BIbiana-castello-famolasco%20(1).jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Nel 1993, acquistato da privati, venne ristrutturato. Accanto al castello vi era la coeva chiesa dedicata a San Biagio, trasformata in stile barocco nel XIX secolo. Dell&amp;rsquo;edificio originario resta solo l&amp;rsquo;ingresso sul lato a monte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;edificio oggi &lt;strong&gt;ha conservato le sue caratteristiche originali&lt;/strong&gt;: costruito in pietra, ha tre saloni in ciascuno dei tre piani, cui si accede con una scala a chiocciola all&amp;rsquo;interno della torre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La torre quadrata presenta muratura in pietra sino ai beccatelli, con 54 feritoie. La parte aggettante &amp;egrave; in mattoni pieni e presenta caditoie, cornice a dentelli sottogrondaia e quattro aperture ogivali da cui era possibile controllare a 360&amp;deg; il territorio circostante.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Jul 2024 14:16:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bibiana</guid></item><item><title>Cumiana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cumiana</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cumiana&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Cumian-a&lt;/em&gt; in piemontese) &amp;egrave; un comune di oltre 7800 abitanti, attraversato del torrente Chisola, il cui territorio culmina con il &lt;strong&gt;Monte Sperino&lt;/strong&gt; (1452 m), nei pressi del Monte Freidour.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il capoluogo &amp;egrave; in localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Motta&lt;/strong&gt; dove si trova anche la principale parrocchia, ma il comune &amp;egrave; formato da una sessantina di borgate e frazioni. Tra queste,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tavernette&lt;/strong&gt;, che per vari anni fu comune autonomo, con la denominazione di "Oliva", e venne annesso a Cumiana nel 1928. &lt;strong&gt;Pieve&lt;/strong&gt; invece &amp;egrave; sede di una parrocchia autonoma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella frazione &lt;strong&gt;Verna passa il 45&amp;ordm; parallelo&lt;/strong&gt;, e la particolarit&amp;agrave; geografica &amp;egrave; ricordata da due cartelli indicatori sulla strada che porta alla frazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Col termine &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Cominana&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; il villaggio &amp;egrave; gi&amp;agrave; citato in un documento datato &lt;strong&gt;810&lt;/strong&gt; e conosciuto come &lt;em&gt;&amp;ldquo;Donazione di Teutcario&amp;rdquo;,&lt;/em&gt; che contiene la cessione volontaria da parte di questo guerriero longobardo delle terre &amp;ldquo;da Montegrosso fino alla pietra del Bess&amp;rdquo; a favore dei monaci della Novalesa, in Valle di Susa. Una copia originale dell'atto &amp;egrave; conservata negli archivi dell'Abbazia stessa; nel 2010 il comune ha festeggiato &lt;strong&gt;i 1200 anni di storia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la caduta dell&amp;rsquo;impero carolingio Cumiana passa di mano varie volte. Dapprima appartiene al marchesato di Susa, poi agli Orsini-Falconieri, signori di Rivalta (980), prima vassalli dei vescovi di Torino e poi vassalli dei Savoia. Alla calata di Federico Barbarossa i signori di Rivalta sono nuovamente fedeli alla Chiesa: per questo, nel 1176, il loro castello viene smantellato e saccheggiato dallo stesso imperatore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra il 1239 e il 1291 &lt;strong&gt;i Savoia acquistano il territorio&lt;/strong&gt; dai signori di Rivalta; il nuovo conte Amedeo V &amp;ldquo;Il Grande&amp;rdquo; (1285-1323) nel 1294 cede il Piemonte al nipote Filippo, figlio primogenito di Tommaso III, con il quale ha inizio la linea dei Savoia-Acaia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I principi d&amp;rsquo;Acaia, che solitamente risiedono a Pinerolo, soggiornano volentieri nel castello di Cumiana, che fanno restaurare e spesso utilizzano come prigione per personaggi d&amp;rsquo;alto rango.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La pace nella contea dura fino a quando il figlio Giacomo d&amp;rsquo;Acaia tenta di liberarsi dalla subordinazione al ramo principale. Nel 1356 Amedeo VI &amp;ldquo;Il Conte Verde&amp;rdquo; attraversa le Alpi per stroncare la ribellione del cugino: anche il castello di Cumiana viene occupato (1359) dalle truppe sabaude. Il figlio di Giacomo, Filippo II d&amp;rsquo;Acaia, riprende la lotta, e nuovamente Cumiana &amp;egrave; destinata a patire un assedio (1368) questa volta da parte del principe d&amp;rsquo;Acaia, finch&amp;eacute; il Conte Verde non ha ragione del ribelle che viene &lt;strong&gt;incarcerato e poi annegato nel lago di Avigliana.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 24 agosto 1366 il principe Giacomo d&amp;rsquo;Acaia per diecimila fiorini d&amp;rsquo;oro &lt;strong&gt;vende Cumiana alla famiglia Canalis&lt;/strong&gt;, che rester&amp;agrave; legata al paese fino al 1801.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra il 1429 ed il 1661 Cumiana venne &lt;strong&gt;proclamata Comune&lt;/strong&gt; e si affranca dal dominio dei Canalis, pur versando loro un canone annuo ed ottenendo una limitata libert&amp;agrave; di legiferare ed imporre tasse. Durante questo periodo, nel 1517 il territorio fu invaso dai Francesi che lo tennero fino al 1559 quando il duca Emanuele Filiberto I di Savoia riconquist&amp;ograve; tutti i suoi territori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1580 il figlio Carlo Emanuele I decide di schierarsi con gli spagnoli. Per questo il generale Lesdigui&amp;egrave;res scende in Piemonte e nel 1593 &lt;strong&gt;il vecchio castello della Costa &amp;egrave; distrutto&lt;/strong&gt;. Cinque anni dopo sopraggiunge la peste, che ricompare violentissima nel 1630.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1690 il duca Vittorio Amedeo II si unisce all&amp;rsquo;alleanza contro il re Sole Luigi XIV e viene sconfitto dai francesi del maresciallo Catinat nella tragica battaglia delle Marsaglie (detta anche di Orbassano, 4 ottobre 1693).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Rivoluzione e l&amp;rsquo;occupazione Francese &amp;egrave; salutata a Cumiana dal nuovo consiglio comunale repubblicano (21 dicembre 1798); nel 1802 il Piemonte &amp;egrave; annesso alla Francia e vi resta fino al 1814, anno in cui ritornano sul trono i Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1801 viene aperto l&amp;rsquo;ufficio postale, nel 1834 entra in funzione l&amp;rsquo;ospedale e tre anni dopo viene tracciata la nuova strada per Pinerolo. Cumiana &amp;egrave; in espansione ma, verso il finire del secolo, la rapida crescita demografica costringe ancora &lt;strong&gt;numerosi cumianesi all&amp;rsquo;emigrazione&lt;/strong&gt; in cerca di lavoro, soprattutto in Francia e in Sud America.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel 1944 un&amp;rsquo;altra tragedia&lt;/strong&gt; segna profondamente il paese: il 3 aprile le SS italotedesche fucilano 51 cittadini prelevati a caso tra la popolazione maschile del paese per rappresaglia, dopo uno scontro a fuoco avvenuto due giorni prima in piazza Vecchia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Punti di interesse&lt;/h3&gt;
&lt;h4&gt;Chiesa parrocchiale della Nativit&amp;agrave; di Maria&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Situata sull'altura della localit&amp;agrave; Motta, deve la sua struttura attuale agli architetti Morari: Giovan Battista, progettista, deceduto prima della realizzazione, e Felice Nicolao, figlio di Giovan Battista, che la realizz&amp;ograve; a met&amp;agrave; del XVIII secolo. Si tratta di un edificio in stile barocco, costituito da una navata sormontata da una cupola ellissoidale: &amp;egrave; la maggior chiesa a pianta ovale del Piemonte, dopo il Santuario di Vicoforte,[ misurando ben 50 metri in lunghezza per 26 in larghezza.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Chiesa dell'omonima confraternita, sita sull'altura della localit&amp;agrave; Motta, proprio di fronte alla chiesa parrocchiale della Nativit&amp;agrave; di Maria. Da 18 anni tra l'Immacolata e l'Epifania viene allestito nelle sue sale un presepe animato di 60 metri quadrati, rinnovato ogni anno.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;Castello della Marsaglia&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Al confine con il comune di Piscina sorge il castello della Marsaglia, celebre per l'omonima battaglia che si combatt&amp;eacute; nei suoi pressi il 4 ottobre 1693 fra i soldati francesi guidati dal Catinat e i piemontesi comandati dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia. La struttura si presenta con una pianta a quadrilatero a tre piani, anche se in origine doveva essere pi&amp;ugrave; alto, con una torre di spigolo, l'unica rimasta. Sulla facciata rimangono i deboli segni delle antiche aperture del ponte levatoio, che doveva essere inserito nella torre di ingresso. Il preesistente fossato e le difese esterne sono completamente scomparse, mentre l'interno &amp;egrave; stato pesantemente ristrutturato rispetto al progetto originario.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;L&amp;rsquo;antico castello ed il palazzo della Costa&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Dell&amp;rsquo;antico castello ad est del borgo della Costa rimangono oggi solo resti di mura di cinta e alcuni ruderi raggiungibili attraverso un percorso di grande interesse artistico e ambientale. L&amp;rsquo;edificio, eretto nel XIII secolo con la funzione di castello fortificato, appartenne in un primo tempo ai Falconieri, primi signori di Cumiana.&lt;br /&gt;Dominante sopra il borgo, in un&amp;rsquo;ottima posizione panoramica, sorge invece la costruzione che comunemente nota come il Castello della Costa, che in realt&amp;agrave; fu dall&amp;rsquo;inizio una villa residenziale senza alcuno scopo difensivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cumiana_castello_della_costa.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima ala del castello nuovo, quella esposta a sud - ovest, venne fatta costruire nel XVI secolo da Guglielmo Bernardino dei Canalis con le pietre dell&amp;rsquo;antico castello distrutto. A quel primo nucleo architettonico cinquecentesco si aggiunsero nel corso dei secoli XVIII e XIX altre aree edificate fino a ricoprire una superficie di 4470 mq.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;edificio ha subito negli anni diversi passaggi di propriet&amp;agrave;; oggi la parte aulica dell&amp;rsquo;edificio appartiene alla famiglia Vaglio, che ne ha fatto la propria residenza e vi ha allestito un&amp;rsquo;interessante raccolta di mobili ed arredi antichi aperta al pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il palazzo della Costa ospit&amp;ograve; nella storia diversi personaggi famosi. Vi dimor&amp;ograve; alla fine del 1600 &lt;strong&gt;Anna Carlotta Teresa Canalis&lt;/strong&gt;, marchesa di Spigno. Le cronache del tempo narrano che Vittorio Amedeo Il, alla vigilia della battaglia della Marsaglia, si invagh&amp;igrave; della giovane e ne fece la sua amante, per poi sposarla solo poco prima della sua abdicazione (settembre 1730) in favore del figlio Carlo Emanuele III, vanificando cos&amp;igrave; le speranze della marchesa di diventare regina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo storico palazzo conobbe anche &lt;strong&gt;Vittorio Alfieri&lt;/strong&gt; che nel 1764, appena quindicenne, vi si rec&amp;ograve; in villeggiatura in occasione delle nozze di sua sorella, la contessina Giulia, con il conte Giacinto Canalis. Il grande tragediografo italiano vi soggiorn&amp;ograve; ancora e vi ritorn&amp;ograve; in altri momenti della sua vita. Altro illustre ospite del palazzo fu &lt;strong&gt;San Giovanni Bosco&lt;/strong&gt;, che &amp;egrave; ricordato nella cappella privata adiacente al salone centrale.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;i Tre denti di Cumiana&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Monte%20Tre%20Denti%20(Cumiana)%20-%20Claudio%20Gaijin.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;monte Tre Denti&lt;/strong&gt; (1.361 m) si trova al confine tra Cumiana e Cantalupa. &amp;Egrave; piuttosto noto per la presenza di molte vie di roccia di varia difficolt&amp;agrave; e lunghezza; il suo versante settentrionale &amp;egrave; incluso nel parco naturale del Monte Tre Denti - Freidour.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sui Tre Denti di Cumiana e sulle pareti rocciose circostanti sono state nel tempo aperte &lt;strong&gt;molte vie di arrampicata&lt;/strong&gt;, alcune delle quali si possono considerare tra le pi&amp;ugrave; classiche della Provincia di Torino. Alcune descrizioni delle vie alpinistiche per la salita alle varie sommit&amp;agrave; la compongono risalgono a famosi alpinisti degli anni Trenta del Novecento come R.Chabod, G. Boccalatte, R.Ravelli, e tra gli appassionati che frequentavano i Tre Denti viene citato anche Pier Giorgio Frassati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Monte_tre_denti_da_roccia_castellar.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 18 Jul 2024 16:37:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cumiana</guid></item><item><title>Luserna San Giovanni</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/luserna-san-giovanni</link><description>&lt;p&gt;Luserna San Giovanni, attraversata da due fiumi, il Pellice e il Luserna, &amp;egrave; il paese pi&amp;ugrave; popoloso della valle (circa 8000 abitanti). Comprende &lt;b&gt;la collina di San Giovanni&lt;/b&gt; (con il vecchio nucleo abitativo), la pianura del fondo valle (dove sorgono gli &lt;strong&gt;Airali&lt;/strong&gt;, capoluogo del Comune e centro residenziale di recente costruzione) e &lt;b&gt;Luserna&lt;/b&gt; (l&amp;rsquo;antico borgo medievale costruito alla confluenza tra il Pellice e il Luserna, ai piedi della boscosa collina del &amp;ldquo;Castello&amp;rdquo;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vicenda storica di questo paese &amp;egrave; singolare, poich&amp;eacute; il Comune &amp;egrave; nato dalla fusione di due entit&amp;agrave; distinte, Luserna e San Giovanni, nel 1871. Il palazzo del Municipio, risalente al 1872, &amp;egrave; costruito a ridosso di Piazza Partigiani, nel centro di Airali.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Come gran parte del Piemonte centro-occidentale, la storia del territorio inizi&amp;ograve; con piccoli insediamenti territoriali di &lt;b&gt;Taurini-celtoliguri&lt;/b&gt; provenienti dalla Gallia Transalpina, scalzati poi dagli antichi romani &lt;b&gt;Cozii&lt;/b&gt; del II secolo a.C., che vi instaurarono il piccolo agglomerato agricolo-rurale, gli &lt;b&gt;Airali&lt;/b&gt;, un antico nome ancor oggi mantenuto, che indicava un &lt;i&gt;"luogo di corte dove si batteva il grano"&lt;/i&gt; (dal latino &lt;i&gt;ajra&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;aia&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le prime notizie storiche risalgono a un atto del 1186, nel quale &lt;b&gt;si parla della torre di Lucerna&lt;/b&gt;, da cui forse anche l'origine del nome Luserna. La torre, adibita poi a torre luminosa ed oggi inesistente, si trovava presumibilmente alla confluenza dei torrenti Pellice e Angrogna, a indicare la signoria dei nobili che diventeranno presto casata Luserna, assoggettati a loro volta ai conti di Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1222 il casato si divise in tre rami: i Manfredi, i Bigliori ed i Rorenghi. Ci&amp;ograve; ebbe pesanti ripercussioni sugli equilibri interni alla dinastia, con continue dispute territoriali e scontri di potere. Per evitare l&amp;rsquo;eccessiva frammentazione del territorio e trovare una possibile convivenza, i Signori decisero che ogni anno, a rotazione, uno di essi sarebbe stato nominato potest&amp;agrave;, con il compito di rappresentare tutti i Luserna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo periono, nel 1276, Luserna si dot&amp;ograve; di uno&lt;b&gt; &amp;ldquo;Statuto Comunale&amp;rdquo;&lt;/b&gt;, che fu tra i primi dell&amp;rsquo;intero Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il casato di Luserna ha dominato con rapporti di vassallaggio nel corso di diversi secoli e su un territorio alquanto ampio, arrivando a comprendere, secondo la epoche, Bibiana, Bagnolo, Campiglione, Mombrone (ora Montebruno di Garzigliana), Macello e numerosi altri centri.&lt;br /&gt;Indiscussa &lt;strong&gt;capitale economica nel Medievo&lt;/strong&gt;, vide svolgersi sul suo territorio mercati e fiere di grande rilevanza, grazie a trattati economici con il Delfinato e con altre regioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;San Giovanni&lt;/b&gt; invece, posta sul lato opposto del torrente Pellice rispetto a Luserna, ebbe nel corso della storia un ruolo centrale nelle vicende religiose della valle principalmente per la presenza &amp;ndash; a partire dal XIII secolo &amp;ndash; di &lt;b&gt;una folta comunit&amp;agrave; di Valdesi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A causa delle persecuzioni susseguenti alla scomunica del 1184, promulgata da papa Lucio III con la bolla &lt;i&gt;Ad abolendam&lt;/i&gt;, e, trecento anni dopo, all&amp;rsquo;adesione alla riforma protestante nel 1532 con il &lt;b&gt;Sinodo di Chanforan&lt;/b&gt;, San Giovanni vide un arrivo continuo e massiccio di rifugiati valdesi, con il favore dei Signori Luserna che li accolsero come sudditi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella valle, dal XV secolo all&amp;rsquo;inizio del XIX, per motivi politici e religiosi si scontrarono le diverse componenti che vi si erano insediate: le guerre di potere videro scontrarsi truppe francesi e spagnole con soldati di provenienza svizzera, tedesca, milanese, napoletana a fianco delle milizie locali. Ci&amp;ograve; caus&amp;ograve; la distruzione di numerosi monumenti romanico-medievali (comprese le quattro porte di accesso alle fortificazioni), creando un&amp;rsquo;irreparabile perdita di carattere storico e culturale, lasciando come testimonianza del tempo solo qualche elemento del vecchio centro storico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Luserna_pan_da_rocca_berra.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fu questo il clima che port&amp;ograve; il Comune alla divisione, nel &lt;strong&gt;&lt;span&gt;1657&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, tra la parte valdese (San Giovanni) e quella cattolica (Luserna), con la costituzione dei due rispettivi &lt;strong&gt;&lt;span&gt;comuni di &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;San Giovanni Pellice &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;e&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; Luserna&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luserna fu inoltre la sede del &lt;strong&gt;Tribunale Mandamentale&lt;/strong&gt;, con sede nel vecchio palazzo di Via Pietro Guglielmo, e nello stesso periodo&lt;span&gt; (&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;1630-1697&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;)&lt;/span&gt; fu capoluogo di provincia, sostituendosi a Pinerolo (allora occupata dai Francesi).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le trattative per la riunificazione con Luserna non furono n&amp;eacute; semplici n&amp;eacute; rapide a causa dei sospetti e delle diffidenze tra i due comuni, i quali a met&amp;agrave; Ottocento continuavano a disputarsi i confini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fu solo a met&amp;agrave; del XIX secolo che l&amp;rsquo;intolleranza religiosa si stemper&amp;ograve;, dopo l&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Editto di Re Carlo Alberto &lt;/strong&gt;del 17 febbraio 1848 che riconosceve i diritti politici e civili al popolo valdese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le trattative per la riunificazione non furono n&amp;eacute; semplici n&amp;eacute; rapide a causa dei sospetti e delle diffidenze tra i due comuni, i quali continuavano a disputarsi i confini.&amp;nbsp;L&amp;rsquo;atto di riunificazione fiss&amp;ograve; la propria decorrenza a partire dal &lt;strong&gt;1&amp;deg; gennaio 1872&lt;/strong&gt;, definendo &amp;ldquo;&lt;strong&gt;Luserna San Giovanni&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; quale nuova denominazione del Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come capoluogo e sede del palazzo municipale fu designato il nucleo territoriale di &lt;strong&gt;Airali&lt;/strong&gt; (fino ad allora occupato da campi), dove si assistette allo sviluppo dei settori industriale e residenziale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luserna San Giovanni nel XX secolo fu caratterizzata dalla nascita di stabilimenti tessili, meccanici, dolciari (tra i pi&amp;ugrave; noti &lt;i&gt;Caffarel&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;I Tre Re Magi&lt;/i&gt;) e dallo&lt;b&gt; sfruttamento delle note cave di pietra&lt;/b&gt;, che gi&amp;agrave; anticamente venivano utilizzate per l'estrazione della pietra liscia e piatta, utilizzata specialmente per le coperture dei tetti. L&amp;rsquo;area coperta dall&amp;rsquo;estrazione e lavorazione della pietra &amp;egrave; tutt&amp;rsquo;ora attiva, sebbene nel corso degli anni si sia fortemente ridimensionata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di notevole rilievo economico divenne a partire dagli anni settanta l'attivit&amp;agrave; della societ&amp;agrave; &lt;b&gt;Pontevecchio &lt;/b&gt;nel settore delle acque minerali, che imbottiglia e distribuisce acqua di sorgente con i marchi &lt;i&gt;Sparea, Fonte delle Alpi, Valmora, Alpi Cozie e Monviso&lt;/i&gt;&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto a queste grandi industrie sorgono a Luserna decine di &lt;b&gt;piccole e medie aziende&lt;/b&gt; operanti sia nel campo della produzione sia in quello dei servizi: circa l&amp;rsquo;80% dell&amp;rsquo;occupazione industriale della valle &amp;egrave; concentrata sul suo territorio.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Monumenti e Musei&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La&lt;b&gt; Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Ges&amp;ugrave;&lt;/b&gt; &amp;egrave; ubicata nella zona di espansione novecentesca del comune. La facciata &amp;egrave; realizzata con blocchi di pietra di Luserna; il fronte &amp;egrave; caratterizzato da tre ampie finestre con vetri cattedrale lavorati al piombo, raffiguranti un coro di angeli. &lt;br /&gt;Sopra il portone &amp;egrave; posizionato un altorilievo rappresentante Ges&amp;ugrave; pantocratore irradiato dalla luce Divina e dello Spirito Santo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A San Giovanni sorgono la chiesa di &lt;b&gt;San Giovanni Battista&lt;/b&gt; ed il &lt;b&gt;Tempio Valdese&lt;/b&gt;, costruito quando il 9 aprile 1806 il governo di Napoleone diede l&amp;rsquo;approvazione al progetto e permise l&amp;rsquo;inizio dei lavori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 1994 a Luserna c&amp;rsquo;&amp;egrave; un &lt;b&gt;Planetario&lt;/b&gt;, il primo utilizzato in Piemonte per la visualizzazione della volta celeste a scopo didattico; nel 1998 fu edificata la torre con la cupola in vetroresina e aggiunti gli strumenti ottici per la visualizzazione e la fotografia degli oggetti del profondo cielo (loc. Bric del Colletto n. 1 - &lt;a href="mailto:info@osservatoriourania.it"&gt;info@osservatoriourania.it&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Museo Civico del Gioco e del Giocattolo&lt;/strong&gt; &amp;ldquo;Giovanni Peyrot&amp;rdquo; (Via Generale Diaz 21 - &lt;a href="mailto:museogiocattololuserna@gmail.com"&gt;museogiocattololuserna@gmail.com&lt;/a&gt;) raccoglie invece giochi antichi e moderni, giochi di prestigio, illusioni ottiche, teatrino di marionette e burattini, proiezione di diapositive, antiche fiabe.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Jun 2024 09:34:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/luserna-san-giovanni</guid></item><item><title>Pramollo</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pramollo</link><description>&lt;p&gt;Il Comune deriva il suo nome dall'antica denominazione &lt;b&gt;"Praum Molle"&lt;/b&gt;, ad indicare un territorio umido e cedevole dove abbondano le sorgenti, che si riversano nell'alto &lt;b&gt;vallone del Risagliardo&lt;/b&gt;, torrente che a San Germano confluisce con il Chisone. Il solco vallivo &amp;egrave; stretto al suo imbocco, e poi si distende a ventaglio tra il Castelletto della Vaccera, il Grand Truc e la dorsale di Inverso Pinasca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molte sono le borgate sparse sui due versanti del Risagliardo, tanto che non esiste un capoluogo vero e proprio, anche se il Municipio si trova &lt;b&gt;nella piccola borgata di Lussie&lt;/b&gt;. Il Comune fu soppresso nel 1928 e accorpato, assieme a Inverso Porte, a San Germano Chisone, e divenne &lt;strong&gt;nuovamente autonomo nel 1954&lt;/strong&gt;. Il suo stemma, che richiama l'antico nome latino della localit&amp;agrave;, raffigura il piccone e la vanga, simboli delle attivit&amp;agrave; locali: il lavoro agricolo e quello minerario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La zona &amp;egrave; &lt;b&gt;ricca di incisioni rupestri&lt;/b&gt; (Roccho Clap&amp;igrave;e - Roccho Vellho ecc.) di cui vanta alcuni reperti fra i pi&amp;ugrave; importanti del pinerolese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il territorio comunale &amp;egrave; legato &lt;b&gt;alle vicende dei Valdesi:&lt;/b&gt; Pramollo non fu esente da questo nuovo movimento religioso ma, essendo terra ducale, non fu toccato dalle grandi persecuzioni che raggiunsero la Val Chisone, in particolare Pragelato e le vicine valli francesi Argenti&amp;egrave;re, Vallouise e Freissini&amp;egrave;re.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'accordo di Cavour del 1561, non essendovi menzionato Pramollo, pu&amp;ograve; ritenersi fosse un'isola rimasta cattolica, attorniata da comunit&amp;agrave; che hanno tutte aderito alla Riforma: il vallone di Riclaretto, Inverso Pinasca, Angrogna, Roccapiatta, San Germano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La conversione alla Riforma nel 1573&lt;/b&gt;, in seguito ad una disputa, pose alla guida spirituale del vallone il pastore Francesco Garino, in sostituzione al parroco Sincero Biglione e, da tale data, la storia di Pramollo &amp;egrave; del tutto simile alle vicine comunit&amp;agrave; riformate delle Valli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante il XVII secolo &lt;b&gt;l&lt;/b&gt;&lt;b&gt;'ordine di demolizione dei templi &lt;/b&gt;interessa anche quello costruito nella zona dei Dormigliosi, mette in opera uno sbarramento nella zona ancor oggi chiamata della &lt;b&gt;"Barricata"&lt;/b&gt;, riuscendo ad impedire l'ingresso nel vallone ai soldati. Ma il tempio sar&amp;agrave;, poco tempo dopo, comunque demolito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi &amp;egrave; &lt;b&gt;la peste&lt;/b&gt;, attorno al 1630, con le sue terribili distruzioni, ad interessare la comunit&amp;agrave; e la morte di 11 su 13 predicatori nelle Valli, far&amp;agrave; affluire ministri di origine svizzera cosicch&amp;eacute; da allora e fino agli inizi del XX secolo, tutti gli scritti e le predicazioni saranno in francese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1686, durante l'eroica difesa di San Germano, le truppe del generale Catinat riuscirono ad aggirare i trinceramenti del luogo &lt;i&gt;(L&amp;acirc; Baricadda)&lt;/i&gt; salendo le pendici del colle Laz Ar&amp;acirc; dalla val S. Martino, che gi&amp;agrave; si era arresa. I valligiani si erano rifugiati &lt;b&gt;sulle alture di Pomeano&lt;/b&gt;, una vera roccaforte posta a 1003 m, ma furono costretti alla resa. Qui dai soldati francesi vennero &lt;b&gt;trucidate oltre 200 persone&lt;/b&gt;, in maggioranza donne e bambini&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Costretti all' esilio, i valdesi del vallone vengono sostituiti da famiglie cattoliche provenienti in massima parte dalla Savoia ma, gi&amp;agrave; nel 1689, essi ritornano guidati da Enrico Armaud, sorprendono il presidio sabaudo di un centinaio d'uomini, annientandolo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-glorioso-rimpatrio-dei-valdesi-e-la-battaglia-della-val-clarea"&gt;IL &amp;ldquo;GLORIOSO RIMPATRIO&amp;rdquo; DEI VALDESI E LA BATTAGLIA DEL PONTE DI SALBERTRAND&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Per tutto il secolo &amp;egrave; ancora guerra: prima con la Francia, poi per la successione di Spagna e solo con il XVIII secolo la vita della comunit&amp;agrave; pare avviarsi ad una relativa tranquillit&amp;agrave;. Con il 1848 e l'editto di Carlo Alberto, si chiude la pagina dell'intolleranza religiosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella parte bassa, a &lt;b&gt;Rue&lt;/b&gt;, su progetto di Tommaso Onofrio, architetto della Real Casa, viene costruita la splendida chiesa della &lt;b&gt;Nativit&amp;agrave; di Maria Vergine, a pianta poligonale e facciata neoclassica,&lt;/b&gt; che conserva in parte (pulpito, battesimale e campana) gli arredi che furono della chiesa di Ruata venduta ai valdesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche la componente valdese inaugura nel 1845 la sua &lt;b&gt;nuova chiesa a Ruata&lt;/b&gt;, di forma circolare con 6 colonne doriche a sostenere un frontone triangolare orientato a valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma problemi di stabilit&amp;agrave; del terreno ne consigliarono quasi immediatamente la demolizione e la successiva ricostruzione a breve distanza dove essa &amp;egrave; oggi. Inaugurata il 15 agosto 1888, conserva in parte l'ordinanza architettonica della precedente con all'interno il pulpito riccamente scolpito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una scuoletta Beckwith in borgata Pellenchi &amp;egrave; la sede del &lt;b&gt;Museo Valdese&lt;/b&gt;, che, oltre a riprodurre una tipica aula scolastica del secolo scorso, contiene una ricca documentazione sulle scuole valdesi di San Germano e Pramollo ed un archivio fotografico. Lo si pu&amp;ograve; visitare in qualsiasi momento chiedendo la chiave ai vicini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La grafite, il saras e le rape...&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Un tempo nella zona erano attive alcune &lt;b&gt;miniere di grafite&lt;/b&gt;, di cui restano ancora alcuni imbocchi di gallerie, qualche baracca di minatori e il complesso estrattivo di Siassera &amp;ndash; Vas&amp;egrave;t.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra le peculiarit&amp;agrave; della zona non va dimenticato il famoso formaggio &lt;b&gt;&amp;ldquo;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;S&lt;/b&gt;&lt;b&gt;aras del fen&amp;rdquo;&lt;/b&gt;, una ricotta salata costituita da siero di latte vaccino ovino e/o caprino con l'aggiunta dal 5 al 15 % di latte intero. Durante la stagionatura, che dura dai 25 ai 30 giorni, la ricotta &amp;egrave; avvolta in un involucro costituito dal fieno ottenuto da un'erba particolare, che ha il compito di mantenere morbido il formaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un altro elemento che caratterizza Pramollo &amp;egrave; &lt;b&gt;la rapa,&lt;/b&gt; che ha generato anche una leggenda:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Una volta a Peumian, una borgata di Pramollo, piantarono una rapa che divenne cos&amp;igrave; grossa da doverla sterrare facendo scoppiare una mina. Il pezzo pi&amp;ugrave; piccolo and&amp;ograve; a finire al &lt;span&gt;Vir 'd Gouch&lt;/span&gt; (la curva di Malanaggio) e ferm&amp;ograve; l'acqua del torrente Chisone che strarip&amp;ograve; ed allag&amp;ograve; tutto il paese di San Germano,formando un lago.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da allora San Germano divent&amp;ograve; "la babiera", cio&amp;egrave; l'ambiente in cui vivono bene i rospi, i sangermanesi di conseguenza vennero chiamati "babi".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli abitanti di Pramollo invece furono soprannominati "rava" perch&amp;eacute; il loro territorio era tutto cosparso di pezzi di rapa, in seguito alla scoppio di quella di Peumian&amp;hellip;"&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le incisioni di Roccho Clap&amp;igrave;e&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Roccho Clap&amp;igrave;e&lt;/strong&gt; (1500 m) &amp;egrave; un monumento imponente sito sulla destra orografica del torrente Risagliardo, di fronte a Roccho V&amp;euml;llho e punto di intersezione di tre itinerari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Presenta su un'area di 24 mq &lt;b&gt;oltre 700 incisioni di epoca differente&lt;/b&gt;: coppelle emisferiche raggruppate o disposte geometricamente, segni cruciformi, simboli solari, canaletti, asce, che fanno di questa roccia uno dei complessi monumentali pi&amp;ugrave; importanti delle Alpi Occidentali, studiato a fondo dal CeSMAP negli anni '70.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 11 Jun 2024 14:56:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pramollo</guid></item><item><title>Fenestrelle</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/fenestrelle</link><description>&lt;p&gt;La citt&amp;agrave; di Fenestrelle ha una importanza storica notevole: ne sono testimonianza il &lt;b&gt;forte Mutin&lt;/b&gt;, che reca la firma del celebre &lt;b&gt;Vauban&lt;/b&gt; e l'imponente complesso di fortificazioni conosciute col nome generico di "&lt;b&gt;Forte di Fenestrelle&lt;/b&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Grazie alla sua posizione intermedia tra l'Alta e la Bassa Val Chisone, Fenestrelle &amp;egrave; sempre stato un nodo strategico per il controllo politico e militare dell'intera vallata. Durante l'epoca romana Fenestrelle era denominata &lt;i&gt;&lt;b&gt;Finis Terrae Cotii&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;"confine della terra di Cozio"&lt;/i&gt;, re delle trib&amp;ugrave; locali alleate dei Romani), da cui deriva appunto il nome odierno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Appartenne al Marchesato di Susa, al comitato di Torino e agli abati di Pinerolo nel periodo medievale. Fu ospitale verso comunit&amp;agrave; valdesi fino al 1685, quando venne revocato l'Editto di Nantes che aveva dato ai protestanti la libert&amp;agrave; di culto e aveva concesso loro diritti politici e militari: fino al secolo XVII la popolazione della borgata &lt;b&gt;Puy era interamente valdese&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso dei secoli la storia di Fenestrelle fu spesso legata alla dominazione francese, &lt;b&gt;facendo parte del Delfinato&lt;/b&gt; per molti secoli. Luigi XIV vi fece costruire il Forte Mutin e, per ripristinare la religione cattolica, nel 1659 costru&amp;igrave; un &lt;b&gt;convento di Gesuiti&lt;/b&gt;, di cui rimane ancora il campanile ottagonale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando con il Trattato di Utrecht nel 1713 l'alta Val Chisone divenne definitivamente sabauda e fu completamente ricattolicizzata, Fenestrelle ne divenne la capitale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Fenestrelle0002.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La notoriet&amp;agrave; del piccolo centro ai piedi del monte Pinaia, &amp;egrave; legata principalmente all'imponente &lt;b&gt;Forte S&lt;/b&gt;&lt;b&gt;an&lt;/b&gt;&lt;b&gt; Carlo,&lt;/b&gt; voluto da Vittorio Amedeo II per allontanare definitivamente la minaccia francese. La celebre fortezza, adagiata sulle propaggini del Monte Orsiera e all'interno del Parco omonimo, oggi &amp;egrave; diventata un polo di spicco per il turismo di valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 1&amp;ordm; gennaio 1928 il piccolo comune di &lt;b&gt;Mentoulles&lt;/b&gt; fu sciolto dal governo fascista e il suo territorio, compresa la borgata di Chambons, venne aggregato a quello di Fenestrelle. Anche il Comune di &lt;b&gt;Usseaux&lt;/b&gt; venne annesso a Fenestrelle, ma nel 1948 torn&amp;ograve; ad essere comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fenestrelle oggi ha &lt;b&gt;otto frazioni&lt;/b&gt;: Mentoulles, Depot, Chambons, Puy, Granges, Ville Cloze, Fondufaux, Pequerel.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel capoluogo &amp;egrave; da segnalare la presenza di &lt;b&gt;un prezioso organo originario dell'800&lt;/b&gt; sito nella parrocchiale di S. Luigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Mentoulles&lt;/b&gt;, che deve il suo nome all'abbondanza di pianticelle di menta, vanta la pi&amp;ugrave; antica e prestigiosa chiesa della valle: il Priorato di S. Giusto&amp;nbsp;con il suo prezioso archivio storico. Chambons, letteralmente Campi Buoni, conserva una pregevole cappella del 600.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Delle antiche tradizioni sono da rimarcare &lt;b&gt;il costume femminile&lt;/b&gt;, di particolare bellezza per i suoi colori cangianti, e &lt;b&gt;i caratteristici goffri&lt;/b&gt;, tortelli quadrettati cotti in tipiche padelle in ghisa, da farcire con salumi o formaggi o con dolci confetture e creme alla nocciola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Fenestrelle, in occasione della festa patronale di S. Luigi IX re di Francia (25 agosto), &amp;egrave; possibile ammirare il &lt;b&gt;ballo degli spadonari &lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;(Bal d&amp;acirc; Sabbre).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; Questo singolare ballo &amp;egrave; una rappresentazione coreografica che ha le sue origini nelle antiche usanze delle popolazioni montane che abitano la fascia alpina che va dalla Provenza al Delfinato sul versante francese e dalle valli cuneesi al Moncenisio sul versante italiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questa zona, infatti, fioriscono e si conservano tuttora in molte localit&amp;agrave; le danze delle spade, sebbene con figure e ritmi diversi. Per restare nella nostra area ricordiamo, oltre al Bal d&amp;acirc; Sabbre di Fenestrelle, &lt;b&gt;gli spadonari della val di Susa&lt;/b&gt; che allietano le solennit&amp;agrave; a San Giorio, Venaus e Giaglione con parate, marce, danze, armeggiamenti ed azioni mimiche.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Punti di interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Fenestrelle%20notte.jpg" border="0" alt="" /&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;La fortezza di Fenestrelle&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Il complesso &amp;egrave; costituito da &lt;b&gt;una serie di 3 forti e 7 ridotte&lt;/b&gt;, ciascuno dei quali realizzato in modo d'esser indipendente in caso di guerra. Le varie parti sono collegate fra loro da strade, scale esterne e dall'&lt;b&gt;eccezionale scala interna&lt;/b&gt;, che si sviluppa in &lt;b&gt;3.996 gradini consecutivi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Opera pregevole ed unica dal punto di vista dell'architettura militare, dal 1999 &lt;b&gt;simbolo della Provincia di Torino&lt;/b&gt;, il forte di Fenestrelle &amp;egrave; stato costruito per fermare eventuali eserciti francesi che avessero tentato di invadere il Piemonte attraverso la Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante il periodo napoleonico, quando l'insieme di edifici pass&amp;ograve; in mano francese, vennero edificate opere destinate a bloccare un'eventuale avanzata piemontese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Forte%20delle%20Valli%20Fenestrelle%20-%20Iris%20Cesare.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A partire dall'ultimo decennio del Settecento fino al periodo fascista venne utilizzato non solo come piazzaforte, ma anche come prigione di stato e bagno penale: vi furono reclusi oppositori politici, civili accusati di brigantaggio, militari agli arresti o prigionieri di guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo essere stata completamente abbandonata per alcuni decenni, dal 1984 sono iniziate opere di restauro ed al suo interno vengono realizzate visite guidate di carattere storico divulgativo. Ogni anno vengono organizzati numerosi e variegati eventi: rappresentazioni teatrali, culturali, mostre fotografiche o artistiche, concerti musicali.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;Chiesa Parrocchiale di San Luigi IX&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La chiesa venne costruita per volont&amp;agrave; del re Luigi XIV di Francia; fu inaugurata il 25 agosto 1689, che da allora &amp;egrave; la festa patronale di Fenestrelle.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;Pracatinat&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;La localit&amp;agrave; di Pracatinat si trova sopra l'abitato di Fenestrelle e sopra il Forte. &amp;Egrave; stato la sede dei sanatori intitolati a Edoardo Agnelli e alla sorella Tina Nasi; quest'ultimo attualmente &amp;egrave; un albergo mentre l'altro padiglione &amp;egrave; in disuso.&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;b&gt;Selva di Chambons&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;Situata a monte della borgata di Chambons, in destra idrografica del torrente Chisone, &amp;egrave; &lt;b&gt;un bosco antichissimo di larici&lt;/b&gt; secolari che risale circa al 1300. Impiantata allo scopo di proteggere le case di Chambons dal forte pericolo delle valanghe proveniente dai ripidi monti circostanti, la selva di Chambons venne citata e celebrata anche dallo scrittore Edmondo De Amicis nel suo libro &lt;i&gt;Alle porte d'Italia&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;&lt;b&gt;Pequerel e il para valanghe&lt;/b&gt;&lt;/h5&gt;
&lt;p&gt;La borgata di Pequerel sorge sulle pendici del monte Pelvo a circa 1.700 m di quota. Per proteggersi dal rischio delle valanghe nel 1716 gli abitanti eressero un possente paravalanghe in muratura a forma di cuneo con la punta rivolta verso monte, che ancora oggi si erge a protezione del villaggio.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi Anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/escursioni-e-passeggiate/il-forte-di-fenestrelle-ed-il-paravalanghe-di-pequerel"&gt;IL FORTE DI FENESTRELLE ED IL PARAVALANGHE DI PEQUEREL&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h5&gt;&lt;b&gt;Il Priorato di San Giusto in Mentoulles&lt;/b&gt;&lt;/h5&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Risale probabilmente al 1078&lt;/b&gt; la fondazione del Priorato di Mentoulles da parte della contessa Adelaide di Savoia. Il Priore rappresentava nel Medioevo la pi&amp;ugrave; alta dignit&amp;agrave; claustrale: egli svolgeva funzioni non solo religiose, ma aveva anche compiti amministrativi. Durante la guerre di religione i Priori restarono per&amp;ograve; lontani da Mentoulles e nelle carte dell&amp;rsquo;Archivio del Priorato troviamo la documentazione dell&amp;rsquo;adesione della popolazione alla riforma e dellintensa vita delle Chiese Riformate, che colmarono il vuoto lasciato dalle istituzioni della Chiesa cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiesa attuale fu costruita su progetto dell'ing. Cambiano a partire dal 1892 e tre anni pi&amp;ugrave; tardi venne consacrata. La facciata &amp;egrave; in stile romanico-lombardo, molto sobria e non fornisce accesso all'interno, nel quale si ritrovano numerosi arredi sacri risalenti ad epoche precedenti e di in special modo a quella barocca.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 06 Jun 2024 10:25:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/fenestrelle</guid></item><item><title>BRICHERASIO</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bricherasio</link><description>&lt;p&gt;Bricherasio &amp;egrave; un comune che si trova all'imbocco della Val Pellice e fa parte dell'Unione Montana del Pinerolese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome viene fatto derivare dal nome celtico di persona &lt;b&gt;Briccarius&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Brittgarius;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;secondo altri viene invece dal termine &lt;b&gt;brich&lt;/b&gt;, che in lingua piemontese vuol dire &lt;i&gt;"altura"&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; La prima testimonianza storica dell'esistenza di un centro denominato &lt;i&gt;"Bricarasio"&lt;/i&gt; risale al &lt;b&gt;1159&lt;/b&gt; e consiste nel nome di un &lt;i&gt;"Guglielmus de Bricarasio"&lt;/i&gt;, che fece da teste in una donazione in favore dell'abbazia di Staffarda disposta dai signori di Luserna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tracce di insediamenti precedenti si possono comunque ritrovare sia &lt;b&gt;in epoca preistorica&lt;/b&gt; (incisioni rupestri sulle pendici del monte Vandalino) sia in et&amp;agrave; romana (monete e mattoni). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nucleo primitivo del paese si trovava in posizione presso &lt;b&gt;l'attuale abitato di San Michele&lt;/b&gt;; la presenza dei pedaggi, la scomodit&amp;agrave; delle comunicazioni e la diffusione del commercio attraverso le vie della Val Pellice fecero s&amp;igrave; che nel 1324 fosse fondata presso la collina del Castello, dove ha sede ora il capoluogo, la nuova Bricherasio. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese che fin dal 1243 aveva giurato &lt;b&gt;fedelt&amp;agrave; ai Savoia-Acaja di Pinerolo&lt;/b&gt;, si svilupp&amp;ograve; anche grazie alla conquista dell'autonomia comunale nel 1291 ed alle franchigie, ai privilegi e alle esenzioni concesse dal principe Filippo d'Acaja. Nel 1360 la sconfitta di Giacomo d'Acaja nella guerra contro Amedeo di Savoia determin&amp;ograve; un cambio di signoria per Bricherasio, che fu concessa in feudo ad una famiglia di origini monferrine, i &lt;b&gt;Cacherano&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sotto il loro controllo Bricherasio conobbe un silenzioso ma cospicuo sviluppo commerciale ed economico, che trov&amp;ograve; il suo momento di spicco nella redazione nel 1467 degli &lt;b&gt;Statuti comunali&lt;/b&gt; contenenti le consuetudini giuridiche e i privilegi ottenuti dal comune nei secoli. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel XVI secolo Spagnoli e Francesi in lotta sulla terra italiana devastarono a pi&amp;ugrave; riprese il paese, finch&amp;eacute; un contingente francese giunse ad assediare e a costringere alla resa una prima volta la fortezza nel 1537.  Il fatto d'armi che resta per&amp;ograve; indelebilmente nella storia di Bricherasio &amp;egrave; &lt;b&gt;il grande assedio del 1594&lt;/b&gt;.    &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'ascesa al trono di Savoia del duca Carlo Emanuele I signific&amp;ograve; per il Piemonte un periodo di guerre con la Francia. In particolare la conquista del Marchesato di Saluzzo ed &lt;b&gt;il tentativo di espansione in Provenza fu pagato a caro prezzo:&lt;/b&gt; un esercito agli ordini del duca di Lesdigui&amp;egrave;res penetr&amp;ograve; nel 1592 in val Chisone, occup&amp;ograve; Perosa Argentina e si insedi&amp;ograve; a Bricherasio, ricostruendo e potenziando con sei bastioni ed altrettanti cannoni la fortezza distrutta 57 anni prima. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo alterne vicende militari ed un fallito assedio, il 18 settembre 1594 comparve sotto le mura di Bricherasio &lt;b&gt;un esercito ducale composto da circa 10.000 soldati&lt;/b&gt; lombardi, piemontesi, svizzeri e spagnoli e pose l'assedio alla potente rocca &lt;b&gt;difesa da soli 800 soldati&lt;/b&gt; stremati dalle malattie e dalla fame.  Il duca stesso guid&amp;ograve; le operazioni allestendo una potente batteria che negli ultimi momenti giunse a contare 18 pezzi. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante la preponderanza delle forze savoiarde e la disparit&amp;agrave; di mezzi i Francesi resistettero per un mese, ottenendo la resa il 23 ottobre con l'onore delle armi. La dura battaglia, cantata da poeti e celebrata dall'incisione del pittore di corte dei Savoia Caracca (Johan Kraeck), cost&amp;ograve; forti perdite alla popolazione civile, ridotta a &lt;b&gt;soli 349 sopravvissuti&lt;/b&gt;, e provoc&amp;ograve; ingenti distruzioni in tutto il paese, come riferiscono le cronache del tempo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le guerre che sconvolsero l'Europa nel Seicento portarono i loro lutti anche a Bricherasio; il castello fu preso e perduto varie volte e il paese fu &lt;b&gt;riconsegnato ai Savoia solo nel 1630&lt;/b&gt; in condizioni deplorevoli: i mulini erano distrutti, la peste mieteva vittime, l'80 % della superficie delle campagne era rovinata, i sette decimi del paese devastati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alle contese politiche si aggiunsero i contrasti religiosi tra cattolici e valdesi, che provocarono morti e distruzioni; un eccidio, che &lt;b&gt;cost&amp;ograve; la vita ad 80 abitanti&lt;/b&gt;, fu perpetrato dalle truppe francesi del colonnello Sailly nel 1690. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la Rivoluzione Francese a Bricherasio nel 1797 furono cacciati i Cacherano e venne proclamata la fedelt&amp;agrave; al governo provvisorio repubblicano del Piemonte; la Restaurazione del 1814 vide il ritorno dei Cacherano. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese si svilupp&amp;ograve; grazie anche all'opera di personaggi illustri come il generale &lt;b&gt;Filippo Brignone ed Edoardo Giretti&lt;/b&gt;: furono migliorate le scuole, sistemato l'ospedale e organizzato l'asilo infantile. Crebbero le industrie: la seta, i distillati ed il cioccolato assunsero un peso assai significativo nell'economia locale, mentre l'arrivo delle linee ferroviarie favor&amp;igrave; le comunicazioni con il resto del Piemonte. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Punti di interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Palazzo dei Conti di Bricherasio&lt;/b&gt;. Insieme a palazzo Castelvecchio &amp;egrave; il pi&amp;ugrave; illustre palazzo di Bricherasio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/palazzo%20dei%20conti%20di%20bricherasio.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Risalente al XVII secolo, in origine era una casa popolana e venne ampliata in stile barocco nel Settecento dalla nobile famiglia dei Cacherano. Dagli anni ottanta il palazzo &amp;egrave; propriet&amp;agrave; dei conti Calleri di Sala. Alla villa &amp;egrave; annesso un grande parco di diversi ettari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Palazzo Castelvecchio.&lt;/b&gt; Risalente al XVI secolo, venne ampliato nel Seicento e ingrandito a met&amp;agrave; Ottocento, mentre la facciata verso il giardino fu modificata nel 1910 in stile Liberty. Il palazzo oggi &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; dei baroni Andreis, ereditato negli anni ottanta dall'ultima contessa di Castelvecchio (famiglia che &amp;egrave; sempre stata rivale dei Cacherano per il controllo del feudo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Villa Daneo&lt;/b&gt;: la villa &amp;egrave; propriet&amp;agrave; della famiglia Daneo ed oggi &amp;egrave; sede del consolato di Danimarca in Piemonte e Valle d'Aosta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Villa Viancino &lt;/b&gt;&lt;b&gt;e belvedere&lt;/b&gt;. Vi soggiorn&amp;ograve; San Giovanni Bosco, ospitato pi&amp;ugrave; volte dai conti Viancino. Alla villa era annesso il parco adiacente e il belvedere, un edificio a pianta pentagonale costruito sulla collina del castello nel corso dell'Ottocento. Abbandonato a fine Novecento, &amp;egrave; stato restaurato agli inizi del Duemila ed oggi &amp;egrave; propriet&amp;agrave; pubblica.  &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 22 May 2024 16:03:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bricherasio</guid></item><item><title>Roure</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roure</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Roure&lt;/b&gt; &amp;egrave; un comune della Val Chisone che si sviluppa tra i 750 m e i 2890 m della punta Orsiera.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il nome del paese, che in provenzale significa &lt;b&gt;&lt;i&gt;"quercia"&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, si riferisce all'intero territorio comunale, che comprende le quattro frazioni principali &lt;b&gt;Castel del Bosco, Chargeoir&lt;/b&gt; (ora &lt;b&gt;Roreto, &lt;/b&gt;nome variato durante il fascismo), &lt;b&gt;Balma&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Villaretto&lt;/b&gt;, e le numerose borgate, alcune ancora abitate e fiorenti, come ad esempio &lt;b&gt;Gleisolle&lt;/b&gt;, e altre abbandonate o utilizzate solo per le vacanze.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Non c&amp;rsquo;&amp;egrave; infatti alcuna frazione o borgata denominata Roure: il fatto che anche in passato non esistesse un agglomerato con questo nome &amp;egrave; dimostrato anche da quanto scritto nel 1842 dallo storico Casalis nel censimento dei comuni appartenenti al Regno di Sardegna.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Municipio_Roure.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;Cenni storici&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Questa zona &amp;egrave; stata abitata dall'uomo &lt;b&gt;fin dalla preistoria&lt;/b&gt;: ne sono testimonianza le numerose incisioni rupestri e reperti rinvenuti in diverse localit&amp;agrave; (&lt;i&gt;"Balm canto"&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;"Peiro d'la cru"&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Non sono certe le popolazioni che abitarono queste valli prima dell'occupazione romana ma i toponimi fanno pensare a tre strati linguistici: preindoeuropeo, ligure e celtico.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;I Romani&lt;/b&gt; si insediarono nelle valli molto probabilmente nel I secolo a.C; intorno al 500 si registra l'occupazione dei longobardi, a a cui seguirono i Franchi a fine 700. &amp;Egrave; probabile che in questo periodo le valli subirono le incursioni dei saraceni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Intorno all'anno 1000 con Adelaide il pinerolese &lt;b&gt;pass&amp;ograve; sotto i Savoia&lt;/b&gt;: a partire dal 1064 il territorio, da Porte a Pragelato, viene annesso all'abbazia S. Maria di Pinerolo. Fu in questo periodo che si svilupp&amp;ograve; notevolmente l'agricoltura, con relativo disboscamento e istituzione della pratica dell'alpeggio, ed &amp;egrave; probabilmente a questo periodo che risale la nascita di agglomerati nelle zone pi&amp;ugrave; alte delle nostre montagne, insediamenti favoriti da un clima mite in quel periodo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dopo la morte di Adelaide (1091 circa) i signori di Vienne (Delfinato) invasero l'Alta Val Chisone portando il loro confine al Fons Olagnerii tra Castel del Bosco e Serre. A questo periodo risale la prima documentazione scritta dell'esistenza del villaggio alpino di Bourcet.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le prime presenze valdesi si registrano agli inizi del XIII secolo. Dal 1349 si pass&amp;ograve; sotto il dominio dei re di Francia. Alla fine del 1600 i Valdesi erano diventati la stragrande maggioranza che abitava le nostre Valli, ma l'annullamento dell'editto di Nantes, che dava loro maggiori libert&amp;agrave; di culto, costrinse i valdesi a convertirsi al cattolicesimo o ad &lt;b&gt;emigrare soprattutto in Germania&lt;/b&gt; dove fondarono villaggi che ancora riportano i nomi dei paesi della nostra Valle.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Fu in questo periodo che il re di Francia stanzi&amp;ograve; notevoli somme per la costruzione in tutta la valle di nuove Chiese: Santo Stefano a Castel del Bosco, la Visitazione a Bourcet, la ricostruzione della Chiesa di Villaretto.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La distruzione del castello che da il nome al villaggio di Castel del Bosco risale alla fine del 1600.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I Francesi dominarono il paese fino al 1709, quando la Valle pass&amp;ograve; sotto Casa Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il nome di Roure, presente nei documenti storici a partire dal 1484, nel periodo fascista fu modificato in &lt;b&gt;Roreto Chisone&lt;/b&gt;, ma ha ripreso la sua denominazione originale nel 1975 in seguito a referendum popolare e conseguente legge regionale.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L'economia degli abitanti di Roure si basa principalmente sul lavoro in bassa Valle, nelle industrie presenti fin dai primi del '900, sull'artigianato edile e sul terziario, mentre l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, un tempo prioritari, si sono drasticamente ridotti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le potenzialit&amp;agrave; del territorio offrono un turismo a misura d'uomo, basato sulle risorse paesaggistiche e sulla cultura materiale.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Agli sportivi &lt;b&gt;il vallone di Bourcet&lt;/b&gt;, che dopo circa duemila metri di dislivello culmina con la vetta del Becco dell'Aquila (2.809 m), propone la via ferrata "Nicola Ciardelli" e numerose vie di arrampicata di varie difficolt&amp;agrave; (fino al VII grado).&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2024 14:35:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roure</guid></item><item><title>Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Pragelato&lt;/b&gt; si trova in alta Val Chisone, a 1500 s.l.m. Il comune si compone di molte frazioni, la maggior parte delle quali situata alla sinistra del torrente Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sopra l'abitato, sulla destra orografica della valle, si apre la val Troncea, tutelata e valorizzata dal &lt;b&gt;Parco naturale della val Troncea&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La presenza umana nella zona &amp;egrave; confermata sin dalla preistoria ma le prime notizie storiche sul paese risalgono all&amp;rsquo;8 settembre 1064: si trovano sull&amp;rsquo;atto di fondazione dell&amp;rsquo;abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria che ebbe numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tra il XI e il XII secolo fu conquistata dai delfini di Vienne, come tutta l'alta val Chisone, chiamata allora &lt;b&gt;valle di Pragelato&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito fu il paese capoluogo dell'&lt;b&gt;Escarton dell'Alta Val Chisone&lt;/b&gt; che dal 1343 al 1713 fece parte della &lt;i&gt;Repubblica degli Escartons,&lt;/i&gt; una comunit&amp;agrave; che godeva di una certa autonomia e che comprendeva il Brian&amp;ccedil;onnais, il Queyras, la valle di Oulx, la val Pragelato e Castel Delfino in val Varaita. La capitale era Brian&amp;ccedil;on: il nome deriva dal termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;escartonner&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, cio&amp;egrave; ripartire equamente le imposte.&lt;br /&gt;Il 29 maggio del 1343 il delfino Umberto II e 18 rappresentanti di oltre 50 comunit&amp;agrave; delle valli alpine firmarono infatti &lt;b&gt;la Grande Charte,&lt;/b&gt; una sorta di costituzione, scritta su pelle di pecora, che divenne il patto per mezzo del quale quelle popolazioni ottennero l'affrancamento dalle servit&amp;ugrave; feudali, il diritto alla libert&amp;agrave; individuale, alla propriet&amp;agrave; e all'auto gestione del territorio. I capifamiglia potevano, per esempio, decidere sull'utilizzo dei pascoli, sulla costruzione di ponti e strade, sull'elezione dei consoli o sulla risoluzione delle controversie.&lt;br /&gt;Allorch&amp;eacute; il duca di Savoia, nel 1690, entr&amp;ograve; a far parte della Lega asburgica, quest'area divenne strategica e la Francia del Re Sole cominci&amp;ograve; le grandi costruzioni militari &lt;b&gt;per fortificare Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alle guerre di successione spagnola e al trattato di Utrecht la Francia perse il territorio degli Escartons italiani, che passarono ai Savoia, cos&amp;igrave; la Repubblica degli Escartons perse la sua unit&amp;agrave; e &lt;b&gt;cess&amp;ograve; di esistere nel 1790&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p4"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-repubblica-degli-escartons-5-territori-liberi-franchi-e-borghesi"&gt;GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE &amp;ldquo;LIBERI, FRANCHI E BORGHESI&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ormai per&amp;ograve; le montagne avevano creato un'unit&amp;agrave; culturale di tradizioni e di vita, i cui segni si riscontrano nell'uso della lingua francese parlata fino agli inizi del '900, nella &lt;b&gt;lingua d'oc&lt;/b&gt; (area linguistica Occitana) parlata in ambito famigliare ancora oggi, nell'architettura delle case, nell'uso delle meridiane, nei gigli e delfini che ornano ancora i battacchi dei portali e le numerose &lt;b&gt;fontane poligonali&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato ha scritto importanti pagine di storia anche durante le guerre di religione, che misero a ferro e a fuoco queste vallate. Una &lt;b&gt;numerosa comunit&amp;agrave; Valdese&lt;/b&gt; si stabil&amp;igrave; in paese nel XIV secolo; per sfuggire alle truppe francesi alla vigilia di Natale del 1386 dovettero rifugiarsi sulle pendici del monte Albergian (3043 m), dove molti bambini morirono assiderati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il 19 aprile 1904 una valanga distrusse le capanne dei lavoratori nella &lt;b&gt;miniera del Beth&lt;/b&gt;, uccidendo 81 persone, ricordate ora da una lapide al piccolo cimitero della borgata Laval.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pochi anni dopo, nel gennaio del 1924, un'altra sciagura funest&amp;ograve; il paese: nella borgata di&lt;b&gt; Grand Puy&lt;/b&gt; (&amp;ldquo;&lt;i&gt;Grande Poggio&amp;rdquo;&lt;/i&gt;) scoppi&amp;ograve; un grande incendio che distrusse le case di quasi tutti i suoi 200 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1934 dal territorio di Pragelato si &lt;b&gt;stacc&amp;ograve; la frazione di Sestriere&lt;/b&gt;, da allora comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;L'arte e lo sport&lt;/h3&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Chiesa_Pragelato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;span&gt;Chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;&lt;/b&gt;, eretta nel 1686-88 e dedicata all'Assunta, conserva un dipinto di Gabriele Dufour ed &amp;egrave; raffigurata in un francobollo emesso dalle Poste Italiane nel 2004 in occasione dei XX Giochi olimpici invernali.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le borgate Troncea, Laval e Seytes conservano esempi di &lt;b&gt;architettura tradizionale occitana&lt;/b&gt; e nelle borgate ci sono numerosi esemplari di meridiane, alcune delle quali firmate da &lt;i&gt;Zarbula&lt;/i&gt;, un autore girovago. Caratteristico &amp;egrave; anche il tradizionale mercatino locale, che si svolge tutto l'anno ogni domenica mattina nel centro del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Grazie alla pista olimpica e ai tracciati che permettono di sciare nel Parco della Val Troncea, Pragelato &amp;egrave; una vera e propria &lt;b&gt;capitale dello sci di fondo&lt;/b&gt;. Durante i Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e l'Universiade invernale 2007 &amp;egrave; stata &lt;b&gt;sede di gara dello sci nordico&lt;/b&gt;; qui sono state organizzate alcune gare valide per la Coppa del Mondo di combinata nordica, di salto con gli sci e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato &amp;egrave; attrezzata anche per la pratica dello sci alpino, con i comprensori &lt;b&gt;Pragelato ski&lt;/b&gt; (due seggiovie e cinque skilift, circa 50 km di piste) e &lt;b&gt;Via Lattea&lt;/b&gt; (circa 400km di piste).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;D&amp;rsquo;estate il paese offre le sue risorse naturali: le stradine delle frazioni, le &lt;b&gt;escursioni &lt;/b&gt;sulle cime, i sentieri tematici nel Parco si affiancano a proposte pi&amp;ugrave; strutturate come il &lt;b&gt;golf, &lt;/b&gt;che nel suggestivo campo di Plan e Pattemouche, all&amp;rsquo;imbocco della Val Troncea, &amp;egrave; ideale anche per la &lt;b&gt;mountain bike &lt;/b&gt;e le &lt;b&gt;passeggiare a cavallo.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il comune ospita un centro di documentazione sulle meridiane e un &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-42974-1-411bde6e4ab50b36887b7a1101028310" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;museo del costume e delle tradizioni delle genti alpine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal 1982, solitamente nel mese di agosto, si tiene la &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/prodotti-tipici/ghironda-42990-1-f6a5732367f1ad87f836005f1d7025fe" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;Festa della Ghironda&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una manifestazione internazionale interamente dedicata a questo antico strumento.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 16:27:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</guid></item><item><title>San Pietro Val Lemina</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/san-pietro-val-lemina</link><description>&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;abitato di &lt;b&gt;San Pietro Val Lemina&lt;/b&gt; &amp;egrave; situato ad un paio di chilometri da Pinerolo, sul basso di una modesta valle. Il toponimo deriva dalla primitiva &lt;b&gt;chiesa dedicata a San Pietro&lt;/b&gt; e dal torrente &lt;b&gt;Lemina&lt;/b&gt;, corso d&amp;rsquo;acqua che scorre in fondovalle.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il pi&amp;ugrave; antico documento che fa riferimento alla Val Lemina &amp;egrave; il testamento del Marchese Abbone, potente Governatore della Moriana e di Susa, che nel 726 fond&amp;ograve; in Val di Susa il monastero della Novalesa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 739 Abbone fece testamento lasciando ai monaci le sue immense propriet&amp;agrave;: tra i molti luoghi citati nell&amp;rsquo;atto figura la &lt;i&gt;"cella Tollatecus"&lt;/i&gt; situata nel regno dei Longobardi, che gli studiosi identificano con &lt;b&gt;Talucco&lt;/b&gt;, in alta Val Lemina.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito il territorio pass&amp;ograve; ai Savoia e nel 1064 la Contessa Adelaide promosse la fondazione dell&amp;rsquo;abbazia di Santa Maria nel luogo di San Verano (attuale &lt;b&gt;Abbadia Alpina&lt;/b&gt;), assegnando ai monaci benedettini una congrua dote di terre contigue, tra cui la Val Lemina, dove gli abati eressero una cappella attorno alla quale si svilupp&amp;ograve; l&amp;rsquo;abitato di &lt;b&gt;"San Petrus de Limina"&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Rimane molto poco della storia di San Pietro: i suoi archivi sono andati dispersi a varie riprese nel corso delle guerre che hanno coinvolto il pinerolese. Fino al XVII secolo l&amp;rsquo;alta valle era &lt;b&gt;abitata da famiglie valdesi&lt;/b&gt;, che furono poi in gran parte scacciate nelle successive persecuzioni religiose, soprattutto nel 1655.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1536, Francesco I Re di Francia invase il Piemonte, il Duca di Savoia Carlo III non aveva sufficienti mezzi per contrastarlo ed il 5 aprile 1536 anche Pinerolo capitol&amp;ograve;. I francesi se ne andarono solo nel 1574 ma tornarono ancora nel 1630, quando il Cardinale di Richelieu occup&amp;ograve; il Piemonte: il pinerolese e la Val Chisone &lt;b&gt;rimasero francesi fino al 1696&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1693, durante le operazioni di assedio contro la piazzaforte francese di Pinerolo, &lt;b&gt;le truppe alleate di Vittorio Amedeo II di Savoia occuparono l&amp;rsquo;abitato di San Pietro&lt;/b&gt;: durante i combattimenti la valle fu devastata, il paese incendiato e la chiesa distrutta insieme ai documenti che conteneva.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;San Pietro rimase feudo degli abati fino al 1748&lt;/b&gt;, anno in cui Pinerolo fu elevata a sede episcopale e tutte le parrocchie dell&amp;rsquo;abbazia di Santa Maria passarono sotto la giurisdizione di G. Battista d&amp;rsquo;Orli&amp;egrave;, primo vescovo di Pinerolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Per secoli l&amp;rsquo;economia della zona rest&amp;ograve; basata essenzialmente sull&amp;rsquo;agricoltura ma nell&amp;rsquo;ottocento le risorse erano poche e &lt;b&gt;molti abitanti emigrarono in terre lontane&lt;/b&gt; in cerca di lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Solo dopo la seconda guerra mondiale si vide un rilancio dell&amp;rsquo;economia locale, nel pinerolese si stabilirono importanti industrie e San Pietro divenne &lt;b&gt;una ricercata localit&amp;agrave; residenziale&lt;/b&gt;; parallelamente la parte alta della valle, un tempo coltivata, venne progressivamente abbandonata: da decenni &amp;egrave; ormai coperta di fitte foreste e gran parte delle frazioni pi&amp;ugrave; lontane sono disabitate oppure occupate saltuariamente da villeggianti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La chiesa di San Pietro e Paolo&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La Chiesa Parrocchiale, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, &amp;egrave; in assoluto &lt;strong&gt;la pi&amp;ugrave; antica di tutta la valle&lt;/strong&gt;. Fu fatta costruire dai monaci benedettini della Sacra di San Michele e la sua presenza &amp;egrave; menzionata in un documento del 1 marzo 1131 del conte di Savoia Amedeo III, in quanto chiesa alle dipendenze dell&amp;rsquo;abate dell&amp;rsquo;Abbazia di San Verano.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il 1 agosto 1693 l&amp;rsquo;esercito piemontese della Lega di Augusta provoc&amp;ograve; gravi danni alla chiesa e alla attigua casa canonica costruita nel 1640 (pare su antico cenobio/monastero del 1200).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/CHIESA%20PARROCCHIALE.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1703, data tuttora leggibile sul primo pilastro entrando a sinistra, iniziarono &lt;strong&gt;i lavori di ricostruzione della chiesa&lt;/strong&gt; nell&amp;rsquo;aspetto in cui la vediamo ora, in stile barocco, a tre navate e con la navata sinistra pi&amp;ugrave; ampia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sopra il coro un quadro di &lt;b&gt;Edoardo Calosso&lt;/b&gt; raffigura l'Assunta ed ai lati dell'Altare maggiore ci sono due dipinti del pittore Baretta: la &lt;i&gt;Madonna con il Bambino&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;l'Ultima Cena&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Attorno alla Madonna sono dipinti i Santi protettori della Parrocchia ai quali sono dedicate cinque cappelle rurali: San Bernardo,&amp;nbsp;San Giovanni&amp;nbsp;e&amp;nbsp;San Rocco&amp;nbsp;si trovano sulla strada che porta a&amp;nbsp;Talucco, quella di&amp;nbsp;San Grato&amp;nbsp;&amp;egrave; situata sulla strada che va a Pr&amp;agrave; Martino, quella di&amp;nbsp;San Defendente&amp;nbsp;&amp;egrave; sulla strada di Costagrande.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;Il monumento ai &amp;ldquo;Piemontesi nel mondo&amp;rdquo;&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;"Monumento ai Piemontesi nel Mondo"&lt;/b&gt;, collocato in Piazza Piemonte e fortemente voluto dall&amp;rsquo;associazione che porta il suo nome, &amp;egrave; il simbolo dell'emigrazione piemontese.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/MONUMENTO%20AI%20PIEMONTESI%20NEL%20MONDO.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;opera dello scultore &lt;b&gt;Gioachino Chiesa&lt;/b&gt; venne inaugurata il 13 luglio 1974 e rappresenta tre figure asciutte, due uomini e una madre che regge in braccio il piccolo. Visi scavati, senza sorriso, ma pieni della dignit&amp;agrave; che solo il lavoro pu&amp;ograve; dare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I due uomini sono impegnati nella fatica quotidiana: uno scava la terra con un badile, l'altro lavora la pietra. La donna sta fra loro, in piedi. Le tre figure sono appoggiate ad una base i cui contorni ricordano la geografia del mondo; il tutto poggia su di un blocco di cemento la cui forma simboleggia la prua di una nave.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Accanto al monumento dei Piemontesi nel Mondo si possono vedere le targhe in bronzo donate dalla cit&amp;agrave;a di Cordoba (Argentina) e dalla Regione Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;Il MONUMENTO AI CADUTI&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Posizionato accanto alla scalinata che dal Cimitero raggiunge la Chiesa Parrocchiale, ricorda i cittadini di San Pietro che hanno sacrificato le loro vite per permetterci di vivere in libert&amp;agrave; e democrazia. Il monumento fu costruito nel 1968 dall'artista Gioachino Chiesa di Bra.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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&lt;h3 class="p1"&gt;LA FONDAZIONE CHIARA RASETTO&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La struttura, che un tempo ospitava una colonia estiva ed ora diventer&amp;agrave; un centro per chi vuole vivere la malattia oncologica in modo sereno, &amp;egrave; in via Frassati, una strada tranquilla che porta nei boschi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;ldquo;La Casa di Chiara&amp;rdquo; nasce &lt;b&gt;dal ricordo di Chiara Rasetto&lt;/b&gt;, che nel 2010, a soli 35 anni, &amp;egrave; mancata a causa di un tumore.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sulla montagna che abbraccia la citt&amp;agrave; &amp;egrave; stata inaugurata una grande opera figurativa in bronzo dell&amp;rsquo;artista braidese Gioachino Chiesa, una statua in bronzo alta circa 4 metri che rappresenta la poetica trasformazione da donna ad angelo, ulteriore dimostrazione della capacit&amp;agrave; e sensibilit&amp;agrave; artistica dello scultore.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/FONDAZIONE%20CHIARA%20RASETTO.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p3"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Testi tratti dai siti del &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.comune.sanpietrovallemina.to.it/Home" target="_blank" rel="noopener"&gt;Comune di San Pietro Val Lemina&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; (&lt;/span&gt;&lt;span class="s2"&gt;Roberto Rochon) e &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.lemina.it/index.html" target="_blank" rel="noopener"&gt;Pro Val Lemina&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, immagini di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Sergio Spolverato&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 20 Mar 2024 14:35:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/san-pietro-val-lemina</guid></item><item><title>Perosa Argentina</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/perosa-argentina</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Perosa Argentina, annunciata dalla sagoma della &lt;b&gt;chiesa di San Genesio&lt;/b&gt; e del suo campanile, si trova alla confluenza del torrente Chisone con il Germanasca, e quindi all&amp;rsquo;imbocco della valle omonima.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Qui, su una rocca morenica residuo delle glaciazioni dell&amp;rsquo;era quaternaria, intorno al Mille sorse un borgo fortificato, centro motore di un nucleo abitato che si &amp;egrave; andato espandendo col passare dei secoli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;Perosa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; deriva dalla parola &lt;i&gt;peira&lt;/i&gt;, che in lingua occitana significa "pietra", &lt;b&gt;&lt;i&gt;Argentina&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ricorda invece che anticamente&amp;nbsp;esistevano delle &lt;b&gt;miniere di argento&lt;/b&gt; sulle pendici del Monte Bocciarda: tre pietre d'argento campeggiano infatti anche sullo stemma comunale. Attualmente una pista forestale, che si origina dalla borgata &lt;b&gt;Serre La Croce&lt;/b&gt;, conduce alla localit&amp;agrave; dove erano presenti le miniere. Sulla stessa pista si incontra la suggestiva &lt;b&gt;Fontana degli Alpini&lt;/b&gt; ed in zona sono presenti delle incisioni rupestri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Di Perosa si fa cenno per la prima volta in un documento dell&amp;rsquo;8 settembre 1064, con il quale &lt;b&gt;la contessa Adelaid&lt;/b&gt;e, vedova di Oddone di Savoia, concedeva all&amp;rsquo;abbazia benedettina di Santa Maria di Pinerolo, da lei fondata, tutti i diritti di sovranit&amp;agrave; feudale e di propriet&amp;agrave; fondiaria sulle valli di Perosa e di San Martino.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il piccolo villaggio era guardato da un castello e nel mezzo, gi&amp;agrave; allora intitolata a San Genesio, vi sorgeva &amp;nbsp;la chiesa, retta da un benedettino dell&amp;rsquo;abbazia di Pinerolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Alla morte di Adelaide scoppiarono dissidi tra grandi feudatari, abbazie e monasteri della regione subalpina. Ne approfitt&amp;ograve; &lt;b&gt;Tommaso I di Savoia&lt;/b&gt; per rientrare in possesso degli antichi dominii della famiglia, compresa Pinerolo di cui fu acclamato signore.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Alla fine del XIII secolo &lt;b&gt;la presenza valdese&lt;/b&gt; doveva costituire un fatto tutt&amp;rsquo;altro che trascurabile, se nel 1297 si decise di inviare a Perosa un inquisitore. Minacce, multe, confische di beni, torture non diedero tuttavia i risultati sperati tanto che, novant&amp;rsquo;anni dopo, nel 1387, l&amp;rsquo;inquisitore Antonio di Settimo lamentava che molti abitanti del luogo non solo aderivano all&amp;rsquo;eresia ma addirittura la diffondevano nelle valli vicine.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In questo periodo (1301-1418) i &lt;b&gt;principi d&amp;rsquo;Acaja&lt;/b&gt;, ramo cadetto dei Savoia, con le armi e con i matrimoni estesero il loro dominio su quasi tutto il Piemonte, facendo di Pinerolo la capitale del loro Stato. Perosa aveva ottenuto nel corso del XII secolo di organizzarsi in comune rurale sotto la sovranit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;abate di Santa Maria: gli Acaja confermarono gli statuti e le antiche consuetudini.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Perosa%20Argentina.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tormentata terra di confine, oggetto di continua contesa fra Delfini e Savoia, la valle subir&amp;agrave; soprattutto nel corso di secoli le tragiche conseguenze della rivalit&amp;agrave; franco-sabauda: trentotto anni di dominazione francese ad opera di Francesco I e trionfale ingresso a Pinerolo di Emanuele Filiberto, il 1&amp;deg; gennaio 1575.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;insediamento in valle delle missioni cappuccine, allo scopo di porre un argine al diffondersi della religione riformata, e le persecuzioni di Carlo Emanuele I relegarono la popolazione valdese alle terre sulla destra del Chisone e la costrinsero, in parte, all&amp;rsquo;emigrazione in paesi lontani, con la conseguente nascita in Germania del villaggio di &lt;b&gt;Perouse&lt;/b&gt;, nel comune di Rutesheim.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Perosa venne assediata per due volte dalle truppe francesi: nel 1592 dal &lt;b&gt;Lesdigui&amp;egrave;res&lt;/b&gt;, sceso in valle per rintuzzare gli ambiziosi tentativi sabaudi di occupazione della val Pragelato (appartenente alla Francia fino al Bec Dauphin, quale eredit&amp;agrave; dei Delfini), e nel 1630 dal cardinale di &lt;b&gt;Richelieu&lt;/b&gt; in persona, deciso ad impadronirsi del Monferrato e a contrastare le pretese dinastiche di Carlo Emanuele I su quelle terre.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Oggetto di particolarissima attenzione per la loro posizione strategica, delle &lt;b&gt;fortificazioni perosine&lt;/b&gt; oggi non ne rimangono che pochi resti. Borgo fortificato munito di &lt;i&gt;&amp;ldquo;buone e alte mura&amp;rdquo;&lt;/i&gt; dai duchi sabaudi, nel 1696 Perosa fu restituita ai Savoia, ma alla condizione che ne venisse completamente demolita la cittadella.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La stessa sorte era toccata nel 1601 al &lt;b&gt;forte di San Giovanni&lt;/b&gt;, geniale opera di Ascanio Vittozzi, fatto costruire appena quattro anni prima sul roccione di Bec Dauphin, l&amp;rsquo;antico confine tra Delfini e Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tornata ai Savoia, Perosa fu mantenuta come luogo munito fino all&amp;rsquo;occupazione napoleonica del 1796 (terza dominazione francese) e successivamente, con la Restaurazione, divenne parte del Regno di Sardegna, seguendone le sorti fino all&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1928 i comuni di &lt;b&gt;Meano&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Pomaretto&lt;/b&gt; furono soppressi e aggregati al comune di Perosa Argentina.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Coutandin.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Si dice che Perosa Argentina sia il luogo d'origine dell'attore francese &lt;b&gt;Fernandel&lt;/b&gt;, indimenticato interprete di Don Camillo che, portato neonato in Francia, sarebbe stato registrato come nativo di Marsiglia per ottenere la cittadinanza francese. In borgata Coutandin, sui resti di una casa abbandonata, una targa ricorda la sua possibile nascita in quel luogo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 16:07:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/perosa-argentina</guid></item><item><title>Torre Pellice</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/torre-pellice</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Torre Pellice&lt;/b&gt; &amp;egrave; il centro principale della &lt;b&gt;Chiesa Valdese italiana&lt;/b&gt; ed il capoluogo della Unione Montana del Pinerolese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La sua storia &amp;egrave; strettamente legata quella dei Valdesi, un movimento religioso promosso nel sec. XII dal mercante lionese Valdo, che affermava la povert&amp;agrave; evangelica e il diritto alla predicazione dei laici e che nel secolo XVI ader&amp;igrave; alla Riforma protestante.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Fin dal XII secolo Torre Pellice, come tutta la sua valle, inizi&amp;ograve; a popolarsi di Valdesi, in fuga dalla vicina Francia, e a partire dal Cinquecento il paese fu fortemente colpito dalle persecuzioni religiose.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel Settecento le persecuzioni si attenuarono, anche se i valdesi non potevano ancora ricoprire cariche istituzionali n&amp;eacute; celebrare il culto in pubblico, e solo il 17 febbraio 1848 Carlo Alberto pose fine alle discriminazioni con l'editto di pacificazione. Da allora tutti gli anni, la notte tra il 16 e il 17 febbraio, i Valdesi ricordano l'evento accendendo dei &lt;b&gt;grandi fuochi all'aperto&lt;/b&gt; in tutta la valle.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Fuochi%201.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="p1"&gt;La notte dei fuochi nel prato della Casa Unionista a Torre Pellice.&lt;/h6&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;processo di industrializzazione&lt;/b&gt; di Torre Pellice ebbe inizio nella seconda met&amp;agrave; del 1700 (la prima filatura della seta &amp;egrave; del 1760) e si consolid&amp;ograve; nel secolo successivo, quando sorsero stamperie, pastifici, fabbriche di grafite ed altre industrie. Gli abitanti passarono da 2300 nel 1819 a 6000 circa all'inizio del Novecento; attualmente sono intorno ai 4600.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1882 venne realizzato un &lt;b&gt;collegamento ferroviario&lt;/b&gt; fra Torre Pellice e Pinerolo, che era la prosecuzione della ferrovia Torino-Pinerolo&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Torre Pellice una realt&amp;agrave; dinamica, da visitare &lt;b&gt;percorrendo l&amp;rsquo;isola pedonale&lt;/b&gt; che inizia in Piazza San Martino con la Chiesa Cattolica, il Priorato Mauriziano e la Fontana di Carlo Alberto e prosegue nel centro storico per arrivare alla zona valdese, con il &lt;b&gt;Tempio&lt;/b&gt; neo-romanico del 1852, la &lt;b&gt;Casa Valdese&lt;/b&gt; dove ogni anno si riunisce in assemblea il Sinodo, la &lt;b&gt;Fondazione Centro Culturale Valdese&lt;/b&gt; con il suo museo, gli archivi e la biblioteca, il &lt;b&gt;Collegio Valdese&lt;/b&gt;, ora Liceo, costruito nel 1835, la &lt;b&gt;Foresteria Valdese&lt;/b&gt;, il &lt;b&gt;Convitto&lt;/b&gt;, eretto in memoria dei 500 valdesi caduti nella prima guerra mondiale, la &lt;b&gt;Casa Valdese della Giovent&amp;ugrave;&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;Casa delle Diaconesse&lt;/b&gt;, sede centrale delle infermiere all'opera nei numerosi istituti di assistenza.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Presso il Collegio Valdese si trova l'Erbario Rostan, che raccoglie la flora alpina delle valli pinerolesi; l'abitato ospita un busto di Edmondo De Amicis e un monumento in bronzo al pastore-condottiero Henri Arnaud.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Centro%20Culturale%20Valdese.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Il Centro Culturale Valdese.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante tutto l&amp;rsquo;anno presso La Civica Galleria d&amp;rsquo;arte contemporanea Filippo Scroppo e presso il Centro Culturale Valdese &amp;egrave; possibile visitare mostre e partecipare a incontri e conferenze. Vi si organizza ogni anno il festival &lt;b&gt;&amp;ldquo;Una Torre di Libri&amp;rdquo;.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le vicende storiche hanno fatto di Torre Pellice un centro internazionale, definito da Edmondo De Amicis &lt;i&gt;&amp;ldquo;la Ginevra italiana&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, e questa vocazione internazionale si riflette nel multilinguismo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tutta la Val Pellice &amp;egrave; caratterizzata dalla presenza di &lt;b&gt;quattro parlate &lt;/b&gt;contemporanee: l'italiano, lingua ufficiale fin dal 1560, il francese, lingua ufficiale della Chiesa Valdese per due secoli, l'occitano, lingua letteraria nel Medioevo, e il piemontese, lingua popolare e commerciale.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Torre Pellice &amp;egrave; la base ideale per &lt;b&gt;escursionisti e appassionati di montagna&lt;/b&gt;, che in poco tempo possono raggiungere i rifugi alpini e le vette circostanti; appena fuori dall'abitato, l'Ospedale Valdese &amp;egrave; il primo istituto assistenziale edificato in favore delle popolazioni valdesi nel XIX secolo, mentre in posizione dominante si trovano i ruderi del &lt;b&gt;forte di Santa Maria&lt;/b&gt;, fatto incendiare da Catinat nel 1690.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 23 Feb 2024 08:41:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/torre-pellice</guid></item><item><title>Villar Dora</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/villar-dora</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Innanzitutto, &lt;strong&gt;si scrive Villar Dora&lt;/strong&gt;, staccato: la denominazione ufficiale &amp;egrave; del 1885.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;L&amp;rsquo;edificio pi&amp;ugrave; antico del paese &amp;egrave; la &lt;strong&gt;Chiesa parrocchiale&lt;/strong&gt;: si ritiene che sia stata fondata nell&amp;rsquo;VIII secolo ad opera dei monaci benedettini dell&amp;rsquo;Abbazia della Novalesa. L&amp;rsquo;impianto romanico &amp;egrave; andato perso con la ristrutturazione del XVII secolo, che l&amp;rsquo;ha resa barocca; alcuni capitelli preromanici appartenuti al primo edificio si trovano nel parco del Castello e nel cortile della canonica.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima volta in cui viene citato il nome del Villar &amp;egrave; nel diploma del &lt;strong&gt;31 luglio 1001&lt;/strong&gt; con cui l&amp;rsquo;imperatore Ottone III conferiva un&amp;rsquo;investitura feudale ad Olderico Manfredi. In un documento del 1287 sono descritti invece i principali edifici: &lt;strong&gt;la Torre del Colle e il Castello&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima si trova a circa due chilometri dall&amp;rsquo;abitato, a ridosso della statale 24, sotto la borgata omonima alle pendici della collina della Seja. Fu fatta costruire dalla famiglia Provana, probabilmente nel XV secolo: &amp;egrave; un possente torrione cilindrico in stile romanico. Faceva parte di un sistema di vigilanza e difesa che comprendeva castelli, torri, forti e casematte dislocati lungo tutta la valle.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE: &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-torre-del-colle-di-villar-dora-presidio-di-confine"&gt;LA TORRE DEL COLLE DI VILLAR DORA, PRESIDIO &amp;ldquo;DI CONFINE&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Per quanto riguarda il &lt;strong&gt;Castello&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; situato su uno sperone roccioso che domina l&amp;rsquo;abitato. Sin da epoche antiche svolgeva funzioni di controllo e difesa. Era collegato visivamente con il Castello di Avigliana e con la Sacra di San Michele; tramite segnali con le fiaccole in pochi minuti a Torino giungeva notizia di invasioni di nemici dalla Francia.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/Castello%20di%20Villar%20Dora%20(1).JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La residenza ha un&amp;rsquo;origine medievale, datata XII-XIII secolo. La struttura attuale risale al XV secolo quando, per volere dei &lt;strong&gt;feudatari della famiglia Provana&lt;/strong&gt;, furono costruiti il Palacium, l&amp;rsquo;ala di Margaretha de Rotariis e la torre. La dipendenza detta Ca&amp;rsquo; Bianca risale al XVII secolo, mentre i giardini furono realizzati nel XIX secolo per volere del conte Annibale Antonielli d&amp;rsquo;Oulx. Alla fine del Seicento venne saccheggiato, come molti altri in zona, dal generale francese Catinat.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I Provana erano i feudatari del Villar, vincolati da legame vassallatico al conte di Savoia ed erano per questo tenuti, in caso di guerra, a provvedere al reclutamento degli uomini abili. Divennero feudatari del paese dopo diverse altre famiglie: De Thouvet sive De Sala, De Mont Vernier, Aiguebelle, Bergognino.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante l&amp;rsquo;epoca fascista, nel 1928, Villar Dora venne &lt;strong&gt;unificata con Almese e Rivera&lt;/strong&gt; in un unico comune; questa unione dur&amp;ograve; fino al 1955 quando il Presidente della Repubblica ristabil&amp;igrave; l&amp;rsquo;autonomia amministrativa di ciascuno.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Un prodotto simbolo di Villar Dora &amp;egrave; la &lt;strong&gt;ciliegia&lt;/strong&gt;: un tempo la coltivazione di questo frutto costituiva una delle pi&amp;ugrave; rilevanti attivit&amp;agrave; agricole del territorio.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/settembre-1418-papa-martino-v-valica-il-moncenisio"&gt;1418: PAPA MARTINO V VALICA IL MONCENISIO E SOSTA A VILLAR DORA&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 16 Oct 2023 14:44:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/villar-dora</guid></item></channel></rss>