<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Arte e Storia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/it/categoria-poi/arte-e-storia</link><description>Arte e Storia</description><item><title>Il Museo Mario Giansone di Sant'Ambrogio</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-museo-mario-giansone-di-sant-ambrogio</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Museo Giansone nasce a Sant'Ambrogio&lt;/strong&gt; come luogo di incontro tra arte, memoria e sperimentazione estetica, custodendo e valorizzando l&amp;rsquo;opera di &lt;strong&gt;Mario Giansone,&lt;/strong&gt; torinese, uno dei protagonisti pi&amp;ugrave; originali dell&amp;rsquo;arte italiana del Novecento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Museo su una superficie totale di 750 metri quadrati, in 7 sale con circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, sei litografie, quattro stencil e un arazzo, si propone come luogo aperto e accessibile, dove riscoprire il valore della sperimentazione visiva e riflettere sulle declinazioni dell&amp;rsquo;arte contemporanea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/AulaMagna.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un nuovo spazio espositivo, ma anche e soprattutto un progetto di restituzione culturale: dare finalmente una casa stabile e una lettura organica a un autore che ha attraversato il Novecento con una voce originale e profondamente attuale. Il museo si trova &lt;strong&gt;nell&amp;rsquo;ex Maglificio Fratelli Bosio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un allestimento che unisce rigore critico e fruibilit&amp;agrave; per tutti, il museo offre un viaggio immersivo nel mondo creativo dell&amp;rsquo;artista torinese, attraverso dipinti, disegni, materiali d&amp;rsquo;archivio e installazioni site-specific.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/un-museo-dedicato-a-mario-giansone-uno-dei-protagonisti-dell-arte-del-novecento"&gt;Un museo dedicato a Mario Giansone, uno dei protagonisti del Novecento&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/IMG_3678.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;INFO&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;COSTO BIGLIETTO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per prenotazioni e biglietti on line biglietteria@fondazionegiansone.com&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INTERO: &amp;euro; 8,00&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;RIDOTTO: &amp;euro; 5,00&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Studenti fra i 6 e i 26 anni non compiuti&lt;br /&gt;Gruppi minimo 15 persone previa prenotazione obbligatoria tramite indirizzo biglietteria@fondazionegiansone.com&lt;br /&gt;Personale docente MIUR&lt;br /&gt;Giornalisti&lt;br /&gt;Residenti a Sant&amp;rsquo;Ambrogio di Torino&lt;br /&gt;Tessere associative convenzionate con il Museo&lt;br /&gt;Sul posto non pagamenti in contanti ma solo elettronici (pos, satispay, paypal) oppure on line&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;GRATUITO:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tessera Abbonamento Musei Piemonte&lt;br /&gt;Tessera Torino+Piemonte Card&lt;br /&gt;Minori di 6 anni&lt;br /&gt;Giornalisti accreditati tramite indirizzo info@fondazionegiansone.org&lt;br /&gt;Accompagnatori di gruppi e scolaresche (massimo 2 ogni 25 persone)&lt;br /&gt;Guide turistiche abilitate &lt;br /&gt;Persone con disabilit&amp;agrave;&lt;br /&gt;Residenti a Sant&amp;rsquo;Ambrogio la prima domenica del mese&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;IL MUSEO GIANSONE si trova in &lt;strong&gt;Via Sestriere 1 a Sant&amp;rsquo;Ambrogio di Torino&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:18:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-museo-mario-giansone-di-sant-ambrogio</guid></item><item><title>Museo valdese della Balsiglia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-della-balsiglia</link><description>&lt;p&gt;Questo piccolo museo &lt;strong&gt;fu allestito nel 1939&lt;/strong&gt; a cura della Societ&amp;agrave; di Studi Valdesi e dalla Comunit&amp;agrave; Valdese di Massello, in occasione del convegno annuale del XV agosto, tenuto in quell'anno proprio alla Balziglia, e sistemato &lt;strong&gt;nei locali della scuola valdese&lt;/strong&gt; costruita nella borgata cinquant'anni prima come edificio commemorativo del 200 anniversario del "Rimpatrio".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il materiale esposto nel museo ricorda uno dei periodi particolarmente significativi della storia dei Valdesi in Piemonte: gli anni del loro esilio in Svizzera ed in Germania a partire dal 1687, il loro rientro in patria nel 1689 e la loro strenua resistenza alla Balziglia nell'inverno 1689-1690, terminata con la fuga avventurosa attraverso le balze del Pan di Zucchero verso la parte alta del vallone del Ghinivert (maggio 1690).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Un video e un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;plastico dei luoghi&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;favoriscono la comprensione, mentre la visita ai luoghi dell&amp;rsquo;assedio &amp;egrave; oggi parzialmente possibile risalendo il sentiero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L'esilio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Nel 1686 gli editti di proscrizione del Duca Vittorio Amedeo Il, che imponevano l'abiura o l'abbandono delle terre natie alle popolazioni valdesi del Piemonte, avevano provocato la loro disperata e strenua resistenza. Dopo mesi di guerriglia, decimati dagli stenti, i superstiti giacevano rinchiusi nelle fortezze del Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su intervento delle potenze protestanti europee il Duca Vittorio Amedeo &lt;b&gt;concesse infine ai valdesi la facolt&amp;agrave; di esiliare&lt;/b&gt;; essi vennero quindi avviati, d'inverno, attraverso le Alpi verso la Svizzera e la Germania. Non tutti gli esuli accettarono per&amp;ograve; supinamente la loro condizione di profughi e tentarono pi&amp;ugrave; volte di rientrare in patria forzando la sorveglianza piemontese e savoiarda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra gli esuli di Ginevra emerge in particolare la figura di &lt;b&gt;Giosu&amp;egrave; Gianavello&lt;/b&gt;, l'uomo che aveva organizzato in Val Pellice la resistenza dei valdesi durante le persecuzioni del 1655. Le sue "Istruzioni", raccolta di consigli per la spedizione del rimpatrio, servirono come guida militare alla terza spedizione guidata dal pastore Enrico Arnaud.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il rimpatrio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il rimpatrio dei valdesi fu reso possibile da una serie di fatti collegati alla storia politica europea. Nel 1689 in Europa &amp;egrave; nuovamente in corso la guerra che vede lo scontro tra il blocco franco-piemontese di Luigi XIV e le potenze imperiali rappresentate da Spagna, Olanda, Inghilterra e Svezia. Guglielmo d'Orange, che nel 1688 era salito sul trono d'Inghilterra, asseconda le aspirazioni degli esuli valdesi con l'intenzione di aprire un fronte alle spalle delle linee francesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/balsiglia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La spedizione, organizzata dal pastore Enrico Arnaud e sovvenzionata dalle potenze imperiali, ha successo, ed alcune centinaia di valdesi riconquistano le terre natie nell'agosto del 1689.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Episodi fondamentali del Rimpatrio sono la battaglia notturna presso il ponte di Salbertrand, il culto tenuto dal pastore Enrico Arnaud nel tempio di Prali ed il patto di fedelt&amp;agrave; al Signore e di unione fra gli uomini della spedizione pronunciato a Sibaud in Val Pellice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L'assedio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Incalzati dalle truppe franco-sabaude i valdesi si ritirano, come suggeriva Giosu&amp;egrave; Gianavello nelle sue "Istruzioni", alla Balziglia, e ne fanno il loro campo trincerato. La posizione strategica si rivela ottima ed il Maresciallo di Francia Catinat, quando nell'autunno decide l'assalto, non riesce a conquistare le trincee valdesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I trecento assediati &lt;strong&gt;trascorrono l'inverno nei loro baraccamenti&lt;/strong&gt;, inquadrati da una rigida disciplina, riescono a sopravvivere tra estreme difficolt&amp;agrave;; provvidenziale fu la possibilit&amp;agrave; di recuperare il grano che non era stato mietuto nell'estate precedente e che giaceva ancora sotto la neve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella primavera del 1690 &lt;strong&gt;i franco-sabaudi tornano all'attacco&lt;/strong&gt; sotto la guida del Marchese De Feuqui&amp;egrave;res. Muniti di artiglieria bombardano le posizioni dei valdesi e, dopo giorni di attacchi furiosi, li respingono verso l'alto, sulla cima del Pan di Zucchero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Balziglia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La Balziglia in una cartolina d'epoca&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sorte degli assediati sembra decisa: la morte, la prigionia o la condanna alle "galere" di Francia... Con il coraggio della disperazione i valdesi tentano una fuga e riescono a compiere, di notte e nella nebbia, un'evasione attraverso i dirupi della montagna ormai accerchiata &lt;strong&gt;guadagnando la libert&amp;agrave; sul versante opposto del vallone del Ghinivert,&lt;/strong&gt; in direzione dell'attiguo vallone di Salza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli stessi giorni il duca di Savoia stava cambiando politica e si alleava con l'Inghilterra e l'Austria, scendendo in guerra contro i suoi ex alleati francesi: &lt;strong&gt;il 28 maggio Vittorio Amedeo II propose cos&amp;igrave; una tregua ai valdesi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da allora la Balziglia simboleggia, nella storia dei valdesi, da un lato l'eroica resistenza della fede, dall'altro la miracolosa liberazione divina.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-glorioso-rimpatrio-dei-valdesi-e-la-battaglia-della-val-clarea"&gt;&amp;nbsp;Il &amp;ldquo;glorioso rimpatrio&amp;rdquo; dei Valdesi e la battaglia del ponte di Salbertrand&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;La visita &amp;egrave; libera: Telefonare &lt;strong&gt;posto tappa GTA&lt;/strong&gt; (tel. 0121.808816) o tel. 0121.808692 o &lt;strong&gt;ufficio il Barba&lt;/strong&gt; tel 0121.950203.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate: per gruppi su prenotazione presso ufficio il Barba&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il museo non &amp;egrave; accessibile ai disabili (carrozzelle)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 03 Oct 2024 10:44:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-della-balsiglia</guid></item><item><title>L’Ossario di Forno di Coazze e la “Finestra sulla Resistenza”</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</link><description>&lt;p&gt;Nel maggio 1944 i nazifasciti effettuarono un vasto rastrellamento in alcune valli del Piemonte occidentale, fra cui la Val Sangone. Qui presero &lt;b&gt;24 partigiani catturati&lt;/b&gt; e detenuti nel carcere allestito nella scuola elementare di Coazze e li condussero a Forno dove, nei pressi del torrente Sangone, fecero scavare una grande fossa e poi li mitragliarono alle gambe facendoli cadere, vivi, nella cavit&amp;agrave;, dove &lt;b&gt;morirono dissanguati&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per due giorni i nazifascisti impedirono alla popolazione di avvicinarsi, poi gettarono sui corpi sassi e terra e se ne andarono. Altri quattro partigiani furono fucilati contestualmente a Forno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Subito dopo la Liberazione, nel maggio 1945, su iniziativa dei partigiani della valle e del comandante &lt;b&gt;Giuseppe Falzone&lt;/b&gt;, si decise la costruzione di un ossario per una degna sepoltura delle vittime, poco pi&amp;ugrave; in alto della fossa comune dove si consum&amp;ograve; l&amp;rsquo;eccidio, a circa duecento metri di distanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I lavori per la realizzazione dell&amp;rsquo;ossario, progettato dall&amp;rsquo;ingegner Coticone, iniziarono gi&amp;agrave; nel giugno 1945 e la struttura fu inaugurata il 4 novembre dello stesso anno, alla presenza di &lt;b&gt;Ferruccio Parri&lt;/b&gt; e dell&amp;rsquo;arcivescovo di Torino, cardinale Maurilio Fossati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forma della struttura vuole ricordare un&amp;rsquo;aquila ad ali spiegate. Al centro c&amp;rsquo;&amp;egrave; una piccola cappella con la sovrastante scritta &lt;i&gt;Usque ad finem et ultra comites&lt;/i&gt; e ai lati le lapidi coi nomi dei 98 caduti le cui salme sono state qui tumulate: oltre ai 24 caduti della fossa comune, vi riposano molti altri partigiani uccisi in valle (che in tutto furono 278), fra cui anche quattro stranieri (due cecoslovacchi, un polacco e un russo) e alcuni di cui non &amp;egrave; stato possibile accertare l&amp;rsquo;identit&amp;agrave;. Vi sono anche due civili, le prime vittime della repressione nazifascista in valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra il 1986 e il 1991 l&amp;rsquo;ambiente intorno all&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato risistemato con un viale di accesso monumentale con alcune lapidi e anche l&amp;rsquo;area della fossa comune &amp;egrave; stata resa pi&amp;ugrave; accessibile; nel 1991 &amp;egrave; stata inaugurata un&amp;rsquo;area di accoglienza, intitolata al comandante &lt;b&gt;Luigi Milano&lt;/b&gt;, con targhe commemorative e pannelli che illustrano in breve gli avvenimenti legati alla Resistenza locale e propongono gli itinerari di visita e le mappe dei sentieri partigiani.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-finestra-sulla-resistenza-di-coazze"&gt;LA "FINESTRA SULLA RESISTENZA" APERTA A FORNO DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dopo una ulteriore ristrutturazione &lt;b&gt;nel 2012 l&amp;rsquo;area &amp;egrave; stata coperta&lt;/b&gt;, denocoazze piazza luigi minata &amp;ldquo;Finestra sulla Resistenza&amp;rdquo; e pensata come punto di partenza per la visita dei luoghi della memoria resistenziale e in primo luogo della Fossa Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Ossario%20cerimonia-1.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2005 l&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato riconosciuto cimitero di guerra dal Ministero della Difesa; ogni anno vi si tiene una celebrazione a cui sono stati presenti anche tre Presidenti della Repubblica: &lt;b&gt;Oscar Luigi Scalfaro&lt;/b&gt; nel 1997, &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt; nel 2009 e &lt;b&gt;Sergio Mattarella&lt;/b&gt; nel 2015.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 17:36:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</guid></item><item><title>Miniera Garida</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/miniera-garida</link><description>&lt;p&gt;Entrare nella miniera di Garida in &lt;strong&gt;frazione Forno di Coazze&lt;/strong&gt; &amp;egrave; anche un percorso all&amp;rsquo;indietro nel tempo: avventurandosi nel&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ventre della montagna, si va verso gli strati pi&amp;ugrave; vecchi di materiale geologico, a scoprire le rocce e i minerali che compongono le Alpi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Forno si cercava il&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;talco&lt;/strong&gt;: il filone &amp;egrave; lo stesso della Val Germanasca, ma qui era presente in quantit&amp;agrave; scarsa, meno remunerativa. Lungo la galleria principale si trovano molti vicoli ciechi, segno che il filone rimaneva un sogno. L&amp;rsquo;estrazione termin&amp;ograve; dopo la Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso comprende un piccolo tratto a piedi in esterna, dal punto di ritrovo presso la Finestra della Resistenza, attraverso borgata Prialli fino all&amp;rsquo;imbocco della miniera. Qui alcuni vagoncini&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Decauville&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;(non originali in realt&amp;agrave;) accolgono i visitatori che vengono muniti di caschetto con luce per l&amp;rsquo;ingresso. La visita si svolge lungo i cunicoli per circa 800 metri, presenta pochissimo dislivello ed &amp;egrave; adatta a tutti, purch&amp;eacute; ben equipaggiati con scarponcini impermeabili.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/valle-di-susa/la-miniera-di-talco-garida-un-km-di-gallerie-nelle-viscere-della-montagna-di"&gt;LA MINIERA GARIDA: ALLA RICERCA DEL TALCO NELLE VISCERE DELLA MONTAGNA DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Non vi &amp;egrave; sensazione di chiusura o soffocamento, perch&amp;eacute; la&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;ventilazione&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;naturale &amp;egrave; ottima; in alcuni punti il soffitto &amp;egrave; basso, ma basta piegarsi un poco. La visita interna dura circa un&amp;rsquo;ora; i gruppi sono piccoli per consentire a tutti di vedere e sentire bene. Molte gallerie sono ancora da esplorare. L&amp;rsquo;Associazione Ge.co. che gestisce il sito e l&amp;rsquo;Ecomuseo di Coazze ha di recente rimesso a posto alcuni&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;muretti a secco&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;esterni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le visite partono alle 14,30 da Forno di Coazze. Ingresso 10 &amp;euro; adulti (8 &amp;euro; soci CAI e GECO), 7 &amp;euro; bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Prenotazione obbligatoria presso l&amp;rsquo;ufficio turistico di Coazze&lt;/strong&gt; 011/ 9349681&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:turismo@comune.coazze.to.it"&gt;turismo@comune.coazze.to.it&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 15:28:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/miniera-garida</guid></item><item><title>Il "Castlass" di Borgone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-castlass-di-borgone</link><description>&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;L&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&amp;rsquo;antica torre di Borgone, denominata localmente il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;Castlass, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;svetta su un poggio che domina l&amp;rsquo;abitato, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;b&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;en visibile da ogni angolo del centro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;. Il termine dialettale, riscontrabile come &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Castellazzo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt; nella cartografia settecentesca, ci indica che gi&amp;agrave; in quell&amp;rsquo;epoca aveva perso l&amp;rsquo;originaria funzione e appariva, se non proprio un rudere, un edificio in via di decadenza, forse bisognoso di qualche restauro: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;l&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;a realizzazione del nuovo palazzo dei conti di Borgone all&amp;rsquo;interno del concentrico, rappresentando sicuramente una sede pi&amp;ugrave; dignitosa ed adeguata ai tempi, aveva accelerato l&amp;rsquo;abbandono della vecchia torre medievale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Le prime notizie risalgono al 1455&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;, quando sappiamo che Bernardo Roero, esponente della famiglia segusina dei Roeri, gi&amp;agrave; signore di San Didero, venne infeudato anche della stessa Borgone. &amp;Egrave; assai probabile dunque che possa risalire a tale epoca la realizzazione della casaforte, o meglio, il consolidamento di un manufatto precedente appartenuto a San Giusto o ai Beauvoir, i primi signori laici di Borgone. Dei quali, come sulla torre, si sa quasi nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&amp;Egrave; molto probabile che, a partire dal XVII secolo, la casaforte medievale fu di fatto abbandonata a favore di una pi&amp;ugrave; comoda sistemazione residenziale all&amp;rsquo;interno della Villa Nova.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Una visita si rivela particolarmente interessante, soprattutto &lt;strong&gt;per apprezzare il panorama&lt;/strong&gt; di questo tratto della media Valle di Susa, segnato dalle grandi infrastrutture viarie, e la collocazione dell&amp;rsquo;abitato borgonese nel contesto di questa vasta porzione di territorio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;La torre &amp;egrave; di &lt;strong&gt;pianta quadrata&lt;/strong&gt;, con tipica tessitura medievale nella parte bassa delle murature. La porta, senza serramenti, si apre sul lato occidentale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;All&amp;rsquo;interno, ora completamente svuotato, si possono vedere &lt;strong&gt;i resti di due orizzontament&lt;/strong&gt;i, che dividevano l&amp;rsquo;edificio in pi&amp;ugrave; piani. Vi sono ampie aperture sul lato sud e su quello occidentale. Il restauro conservativo, intrapreso negli ultimi anni, ha creato una falsa inclinazione dei muri terminali che fanno sembrare l&amp;rsquo;edificio tagliato in linea obliqua, ma in realt&amp;agrave; la torre possedeva murature della stessa altezza. Negli ultimi anni il monumento &amp;egrave; stato anche dotato di illuminazione notturna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Maggiori informazioni si trovano nel libro &amp;ldquo;Borgone, un paese tra la Dora e la Roceja&amp;rdquo;, di Mauro Minola e Elisa Bevilacqua, Susalibri, 2003&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 11:18:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-castlass-di-borgone</guid></item><item><title>Borgata Villard (Oulx)</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/borgata-villard-oulx</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;strong&gt;Villard&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una borgata posta a quota 1359 metri, a 3 km dall'autostrada del Frejus. &amp;Egrave; composta da un gruppo di case, una scuola, una cappella, un forno ed un'antica fontana. Vi si giunge da &lt;strong&gt;Costans&lt;/strong&gt; e da &lt;strong&gt;Royeres&lt;/strong&gt;, costeggiando i cantieri dell'autostrada e tagliando per i prati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I primi insediamenti risalgono al XV secolo; il paese si ampli&amp;ograve; poi nel 1600, aumentando la popolazione durante la peste che dilagava nel fondovalle. Alcune case furono restaurate ed ampliate intorno al 1800.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I locali risultavano cos&amp;igrave; costituiti: l'ingresso &lt;i&gt;(cu)&lt;/i&gt;, la cucina &lt;i&gt;(kusine)&lt;/i&gt;, la stalla &lt;i&gt;(&amp;eacute;table)&lt;/i&gt;, e il fienile &lt;i&gt;(grange).&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Al primo piano &lt;/b&gt;troviamo la parte abitabile della cucina e, vicino un piccolo locale interrato, privo di finestre, la cantina o &lt;i&gt;crutin&lt;/i&gt;, per il formaggio e il latte. Dall'altro lato si trova la stalla destinata ai bovini, agli ovini e alle galline; i maiali, per ovvi motivi, erano a parte.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Al livello superiore si trovano &lt;b&gt;le camere da letto&lt;/b&gt; (solo nelle abitazioni pi&amp;ugrave; signorili, in molti alpeggi era la stalla ad essere adibita a questo uso) e il fienile per la conservazione dei prodotti agricoli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ci&amp;ograve; che di primo acchito pu&amp;ograve; sorprendere in un paesino cos&amp;igrave; piccolo &amp;egrave; &lt;b&gt;la presenza di una scuola&lt;/b&gt;. Tuttavia non ci si deve stupire, perch&amp;eacute; fin dal 1700 il livello di istruzione delle vallate soggette al Delfinato era decisamente superiore a quello delle zone di fondovalle e di pianura soggette ai Savoia: non esisteva la scuola di Stato, ma i capi famiglia pi&amp;ugrave; facoltosi stipendiavano i maestri per istruire i figli durante l'inverno. La frazione pot&amp;egrave; avere un proprio insegnante stabile a partire dall'&lt;b&gt;anno scolastico 1862-63&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/01%20forno%20del%20Villard.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Il forno comune di Villard.&lt;/h6&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;Sul versante religioso, &lt;b&gt;la cappella dedicata a Sant'Antonio&lt;/b&gt; fu costruita nel 1685, ma dal punto di vista artistico non denota nulla di particolare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ci&amp;ograve; che al contrario attrae l'attenzione del visitatore &amp;egrave; una costruzione molto ben conservata in fondo al paese: &lt;b&gt;il forno&lt;/b&gt; che porta la data del 1829, forse uno dei vari dei restauri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La struttura &amp;egrave; comune a tutti i forni della valle: una casetta aperta dal tetto a lose; a fianco dei muri laterali sono infissi due tronchi verticali che sostengono dei pioli, a distanza di 30 centimetri uno dall'altro, dove venivano posate le tavole di larice sulle quali si disponeva il pane. Sul fondo si trovano le bocche dei due forni: il principale era detto il &lt;strong&gt;"gran fu"&lt;/strong&gt; ed &amp;egrave; costruito unicamente in pietra.&lt;/p&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 02 Nov 2023 16:48:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/borgata-villard-oulx</guid></item><item><title>"Il Vomere", un ecomuseo in frazione Grangia ad Avigliana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-vomere-un-ecomuseo-in-frazione-grangia-ad-avigliana</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;strong&gt;Museo il Vomere&lt;/strong&gt; &amp;egrave; nato nel 2021, grazie alla collaborazione tra l&amp;rsquo;associazione &amp;ldquo;La Famija ed Drubiaij&amp;rdquo; e il Comune di Avigliana, che ha concesso i locali della &lt;strong&gt;ex scuola comunale&lt;/strong&gt; in frazione Grangia. Vi sono contenuti gli oggetti che erano stati raccolti nel tempo presso la scuola Defendente Ferrari in occasione di ricerche scolastiche, con diverse aggiunte e donazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pur in uno spazio piccolo sono state ricreate ambientazioni quali una zona bimbi, un&amp;rsquo;area scuola, la ricostruzione di una cucina.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Gi&amp;agrave; dalle scale che salgono al primo piano dell&amp;rsquo;edificio ci si trova &lt;strong&gt;immersi in un mondo contadino&lt;/strong&gt;: gioghi singoli e un giogo doppio, pronto per il tiro dell&amp;rsquo;aratro. Un mondo che &amp;egrave; rimasto immutabile per secoli, ma che i pi&amp;ugrave; giovani rischiano di non riconoscere pi&amp;ugrave;: &lt;em&gt;&amp;ldquo;Per questo motivo l&amp;rsquo;invito alla visita &amp;egrave; rivolto principalmente alle scuole: abbiamo notato che bambini e ragazzi sono molto attenti e curiosi, fanno molte domande e scoprono attrezzi e storie di un tempo&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, spiega uno dei fondatori, Renzo Tabone.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-10/Museo%20il%20Vomere%20Drubiaglio%20-%20presentazione%20della%20cipolla%20bionda%20piatta%20di%20Drubiaglio.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Fabio Porcari, davanti ad una raccolta di attrezzi agricoli, presenta la Cipolla bionda piatta di Drubiaglio.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;Anche gli adulti comunque possono trovare echi di un passato recente eppure &lt;strong&gt;ricco di legami con il territorio&lt;/strong&gt;: attrezzi contadini e da lavoro, per esempio del falegname o dell&amp;rsquo;allevamento dei bachi da seta, e anche lettere e testimonianze di una storia localissima eppure densa di significati universali. Come non soffermarsi di fronte a un &amp;ldquo;contratto prematrimoniale&amp;rdquo; in cui l&amp;rsquo;uomo garantisce alla moglie l&amp;rsquo;usufrutto dei suoi beni, ma a patto che non lasci il tetto coniugale? O davanti alla lettera di Celestina al marito, da Lione a Drubiaglio, per chiedergli - in sostanza - di farsi vivo dopo tanto tempo?&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La ricostruzione delle &lt;strong&gt;lavandaie&lt;/strong&gt; al torrente Messa, con un murale e gli attrezzi, ci rimanda al periodo in cui le nostre nonne lavavano nel torrente, prima dell&amp;rsquo;avvento della lavatrice e quando i fiumi erano ancora puliti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Altri pannelli contengono gli attrezzi per la fienagione e la mietitura; quelli per il lavoro da ciabattino, un tempo molto ricercato poich&amp;eacute; le scarpe si risuolavano molte volte prima di buttarle. Un altro luogo fondamentale dei tempi che furono, nelle case, era la cucina: per questo sono posti in mostra pentole, mestoli, ferri da stiro sia del tipo da mettere sulla stufa sia di quelli con il contenitore interno per la brace, macinacaff&amp;egrave;&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In un angolo sono esposti i (pochi) vestiti che una famiglia possedeva all&amp;rsquo;inizio del Novecento: sono stati donati dalla famiglia Goffi-Montabone.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Museo il Vomere &amp;egrave; visitabile in occasione della &lt;strong&gt;Magnalonga&lt;/strong&gt; di settembre; della &lt;strong&gt;Fiera agricola di Drubiaglio&lt;/strong&gt; il primo sabato di novembre e in aperture straordinarie indicate sul sito https://www.turismoavigliana.it.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Per scuole, associazioni e gruppi &amp;egrave; possibile prenotare&lt;/strong&gt; scrivendo alla mail ilvomere.avigliana@gmail.com o telefonando al numero 340 7501291 (Renzo) oppure 347 7933448 (Fabio)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 17:28:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-vomere-un-ecomuseo-in-frazione-grangia-ad-avigliana</guid></item><item><title>Cavallerizza Caprilli</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Per esercitarsi, gli allievi della Scuola di Cavalleria avevano bisogno di un edificio dedicato e coperto. Ecco che nel &lt;b&gt;1910&lt;/b&gt; in viale della Rimembranza fu costruita la Cavallerizza, dedicata al Capitano &lt;strong&gt;Federico Caprilli&lt;/strong&gt;, colui che invent&amp;ograve; il metodo di &lt;b&gt;cavalcata &amp;ldquo;naturale&amp;rdquo;&lt;/b&gt; ovvero con il busto inclinato in avanti, seguendo l&amp;rsquo;equilibrio dell&amp;rsquo;animale adattandosi spontaneamente ai suoi movimenti. Il metodo fu presentato durante il Concorso Ippico Internazionale di Torino del 1902.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Federico%20Caprilli%20Foto%20Museo%20della%20Cavalleria.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Federico Caprilli (Foto Museo della Cavalleria)&lt;/h6&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;Nato a Livorno nel 1868, Federico (o Federigo) &lt;b&gt;Caprilli&lt;/b&gt; leg&amp;ograve; il suo nome a quello di Pinerolo: istruttore alla Scuola di Cavalleria detenne per sette anni, dal 1902 fino alla sua morte nel 1907, il &lt;b&gt;record di salto&lt;/b&gt;: 2,08 metri in sella al cavallo &lt;i&gt;Mepolo&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ai tempi la Cavallerizza era la pi&amp;ugrave; grande (misura 79.3 metri di lunghezza per 34.6 metri di larghezza) e una fra le pi&amp;ugrave; belle d&amp;rsquo;Europa: in stile liberty, di forma rettangolare, presenta ai quattro angoli figure equine. Al suo interno, dall&amp;rsquo;alta volta, sono state recentemente ospitate mostre fotografiche e d&amp;rsquo;arte grazie agli &lt;b&gt;spazi ampissimi e luminosi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cavallerizza%20Caprilli%20in%20occasione%20di%20una%20mostra%20Foto%20PineroloTurismo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1922 fu utilizzata per il grande banchetto offerto alla popolazione in occasione della nomina del pinerolese avvocato &lt;b&gt;Luigi Facta &lt;/b&gt;a Presidente del Consiglio dei Ministri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;Egrave; posta a soli due isolati di distanza dalla Scuola di Cavalleria e dal &amp;ldquo;Quartiere&amp;rdquo; a essa dedicato, dove ora sorge il Museo: serviva per le esercitazioni degli allievi cavalieri e per i &lt;b&gt;concorsi ippici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;Museo storico&lt;/b&gt; dell&amp;rsquo;Arma di Cavalleria di Pinerolo, oltre al monumento eretto sullo scalone, conserva &lt;b&gt;alcuni cimeli del capitano Caprilli&lt;/b&gt; e una ricca documentazione fotografica. Oltre alla Cavallerizza, la Citt&amp;agrave; ha dedicato al Capitano Caprilli una via.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/museo-storico-dell-arma-di-cavalleria-di-pinerolo"&gt;MUSEO STORICO DELL&amp;rsquo;ARMA DI CAVALLERIA DI PINEROLO&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La sua morte rimane un mistero: &lt;strong&gt;cadde da cavallo a Torino&lt;/strong&gt;, vicino a piazza d&amp;rsquo;Armi, battendo la testa. Una ricostruzione della sua vita (intrecciata con quella di Giovanni&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Agnelli e di Emanuele Cacherano di Bricherasio, tutti cavalieri) si trova nel romanzo &lt;i&gt;&amp;ldquo;Quando l&amp;rsquo;automobile uccise la Cavalleria&amp;rdquo;&lt;/i&gt; di &lt;strong&gt;Giorgio Caponetti&lt;/strong&gt;, edito da Utet.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La Cavallerizza &amp;egrave; aperta al pubblico soltanto in occasione di alcuni eventi, come la Fiera dell&amp;rsquo;Artigianato.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt; Pinerolo Ufficio del Turismo, via Duomo n. 1, Tel.&amp;nbsp;0121 795589&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 07:27:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</guid></item><item><title>Museo storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-storico-dell-arma-di-cavalleria-di-pinerolo</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Nei primi anni dell&amp;rsquo;Ottocento Pinerolo conosce un grande sviluppo urbano oltre la citt&amp;agrave; fortificata. &amp;Egrave; un&amp;rsquo;importante guarnigione militare dei Savoia e ospita in particolar modo i reggimenti della &lt;b&gt;cavalleria sardo-piemontese&lt;/b&gt;. La tradizione cavalleresca del territorio si fa risalire al Seicento e due secoli dopo si praticano in citt&amp;agrave; i metodi della scuola equestre italiana, che vanta maestri di equitazione accademica seguiti in tutto il mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1848 la &lt;b&gt;Regia Scuola Militare di Equitazione&lt;/b&gt;, dapprima a Venaria Reale, viene spostata a Pinerolo; vi si insedia in un edificio costruito dal Comune per ospitare guarnigioni militari e da quel momento inizia una lunga vita interrottasi solo con l&amp;rsquo;armistizio del 1943.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A circa due isolati, su viale della Rimembranza, nel 1910 viene costruita la &lt;b&gt;Cavallerizza&lt;/b&gt;, la pi&amp;ugrave; grande d&amp;rsquo;Europa. In onore del grande Maestro dell&amp;rsquo;equitazione cosiddetta naturale, ovvero che segue l&amp;rsquo;istinto del cavallo, viene intitolata a &lt;b&gt;Federico Caprilli &lt;/b&gt;(mancato nel 1907). Il capitano di cavalleria rivoluzion&amp;ograve; il modo di cavalcare e il suo esempio fu seguito in tutto il mondo, attirando a Pinerolo i cavalieri degli eserciti che volevano imparare il suo metodo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/cavallerizza-caprilli"&gt;CAVALLERIZZA CAPRILLI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Da oltre cinquant&amp;rsquo;anni Pinerolo &amp;egrave; sede del reggimento &amp;ldquo;Nizza Cavalleria&amp;rdquo; ed &amp;egrave; stata anche sede della Scuola militare di Veterinaria, che si sta tentando di recuperare con un &lt;b&gt;corso di mascalcia&lt;/b&gt;, l'arte della ferratura degli zoccoli di equini e bovini.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Museo%20Cavalleria%20uniformi%20storiche.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Il Museo dell&amp;rsquo;Arma di Cavalleria &lt;/b&gt;viene inaugurato nel 1968 proprio laddove vi era la Scuola di Cavalleria, nella Caserma Principe Amedeo, ora Fenulli. &amp;Egrave; unico in Italia e uno dei pi&amp;ugrave; prestigiosi al mondo: raccoglie documenti, stendardi, medaglie, bandiere, uniformi, tutto quanto &amp;egrave; legato al mondo del cavallo e al suo &amp;ldquo;utilizzo&amp;rdquo; in campo militare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Oltre alle attrezzature, ai quadri, addirittura alle &lt;b&gt;carrozze,&lt;/b&gt; contenuti nelle oltre trenta sale di esposizione su tre piani, vi sono anche una preziosa biblioteca militare ed una con 10.000 volumi sul cavallo risalente al XV secolo. Il materiale esposto al Museo &amp;egrave; stato donato da oltre 900 persone e istituzioni, in primis il Ministero della Difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1998 l&amp;rsquo;Associazione Nazionale Arma di Cavalleria ha festeggiato a Pinerolo il 150&amp;deg; anniversario di costituzione della scuola con un raduno nazionale. La Citt&amp;agrave; di Pinerolo sta rilanciando la sua vocazione alla Cavalleria con tour guidati e manifestazioni dedicate, in onore al nome con cui &amp;egrave; conosciuta: &amp;ldquo;Culla della Cavalleria&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 07:16:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-storico-dell-arma-di-cavalleria-di-pinerolo</guid></item><item><title>Museo di Rodoretto</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-di-rodoretto</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Il museo fa parte del Sistema Museale della &lt;strong&gt;Fondazione Centro Culturale Valdese&lt;/strong&gt;, ed &amp;egrave; finalizzato a documentare la vita di una comunit&amp;agrave; in montagna con la ricostruzione di &lt;strong&gt;veri e propri ambienti di vita del passato&lt;/strong&gt;, arredati in modo che diano l&amp;rsquo;impressione di essere tuttora abitati. Nel seminterrato trovano posto la stalla e la cantina, come in ogni casa di montagna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;A &lt;strong&gt;pianterreno&lt;/strong&gt;, nei locali un tempo adibiti a scuola, si trova raccolto il materiale delle lavorazioni artigianali: oggetti di falegnameria, attrezzi per l&amp;rsquo;abbattimento e il taglio di piante e tronchi, strumenti da ciabattino e muratore, svariati mezzi di trasporto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Al &lt;strong&gt;primo piano&lt;/strong&gt; vi sono quindi una cucina, una camera da letto, una piccola stanza da lavoro e un&amp;rsquo;aula scolastica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;L&amp;rsquo;impostazione di questo piccolo museo &amp;egrave; una classica raccolta di materiale del vivere quotidiano; non a caso si intitola&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;la casa dei nostri nonni&lt;/i&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Per orari e maggiori informazioni:&lt;a href="https://museovaldese.org/museo-rodoretto/"&gt;&lt;strong&gt; Museo di Rodoretto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 19 Jul 2023 16:13:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-di-rodoretto</guid></item><item><title>Museo del Costume e delle tradizioni delle genti alpine di Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</link><description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea del &lt;strong&gt;Museo&lt;/strong&gt; nasce nel 1994 da un'idea del Consiglio comunale che deliber&amp;ograve; di istituire una Fondazione con il lascito del medico di Soucheres Basses, Giuseppe Guiot Bourg, con l'intento di recuperare il materiale contadino e gli &lt;strong&gt;abiti preziosi del costume pragelatese&lt;/strong&gt; per realizzare un museo dell'Alta Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo allestimento venne realizzato nel 1997 in occasione dei Mondiali di Sci alpino; la prima sede fu nel centro storico di La Ru&amp;agrave;, capoluogo del Comune di Pragelato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 2003 il Museo si trova nella sede attuale, una storica &lt;strong&gt;casa tradizionale&lt;/strong&gt;, e nel corso del tempo si &amp;egrave; arricchito di oggetti e vestiti donati dalla popolazione. Cos&amp;igrave; a scialli, nastri, vestiti di uso comune e per &amp;ldquo;le giornate di festa&amp;rdquo;, a partire dal XIX secolo molto colorati, si sono aggiunti nel tempo attrezzi contadini, per la cucina del cibo, oggetti di uso quotidiano, distribuiti negli ambienti classici di un tempo quali fienile, cantina, stalla, cucina e camera da letto.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 19 Jul 2023 15:11:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</guid></item><item><title>Palazzo Vittone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/palazzo-vittone</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Il Palazzo fu progettato dall&amp;rsquo;architetto &lt;strong&gt;Bernardo Antonio Vittone&lt;/strong&gt; (Torino 1704 - 1770), uno dei maggiori rappresentanti del Barocco Piemontese, ed eretto tra il 1738 e il 1743.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il suo nome originario &amp;egrave; &lt;strong&gt;Ospizio dei Catecumeni&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;&amp;ldquo;Ospizio a vantaggio de&amp;rsquo; Catechizzandi delle Valli&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;ndash; riferito alla conversione dei Valdesi al Cattolicesimo &amp;ndash;, lo stile &amp;egrave; del periodo Rococ&amp;ograve; con l&amp;rsquo;abbondanza dell&amp;rsquo;uso di curve, spazi ovali e forme complesse e asimmetriche. Nei suoi locali hanno sede alcune associazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ospita la &lt;b&gt;Pinacoteca - Collezione Civica d&amp;rsquo;Arte di Pinerolo&lt;/b&gt;, con opere pittoriche, scultoree, incisioni molto eterogenee per stili e tecniche. Tra gli artisti pinerolesi e piemontesi pi&amp;ugrave; conosciuti si possono citare Lorenzo Delleani, Felice Carena, Ernesto Bertea, Enrico Reycend, Leonardo Bistolfi, Davide Calandra, Enrico Colombotto Rosso, Mastroianni, Nespolo. La Pinacoteca &amp;egrave; aperta da giugno a settembre ogni domenica dalle 16 alle 20.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nelle sale sotterranee si trova il &lt;b&gt;Centro Arti e Tradizioni Popolari e Museo etnografico&lt;/b&gt;, costituito nel 1980. Vi sono ricostruiti ambienti tipici delle montagne e delle campagne del pinerolese, come una cucina, una camera da letto e una stalla, con moltissimi oggetti di uso comune per la fienagione, la tessitura, o la produzione di formaggi. Sono state donate collezioni di Bambole nei Costumi Tradizionali delle Genti Alpine, sullo sci, sugli strumenti musicali popolari, sugli attrezzi della miniera, e vi &amp;egrave; inoltre una sezione dedicata al Museo del Legno.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;h3 class="p3"&gt;INFO&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p3"&gt;&lt;i&gt;&lt;strong&gt; Palazzo Vittone&lt;/strong&gt;, Piazza Vittorio Veneto 8, 10064 - Pinerolo&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;i&gt;Tel. 345 0868633 &amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;i&gt;Email:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="mailto:museicivicipinerolo@munus.com"&gt;museicivicipinerolo@munus.com&lt;/a&gt;&lt;a href="mailto:museicivicipinerolo@munus.com"&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://www.munus.com/"&gt;&lt;i&gt;www.munus.com&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://www.visitapinerolo.it/"&gt;&lt;i&gt;www.visitapinerolo.it&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;Civico Museo Etnografico&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;i&gt;Tel. 0121 374505&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 May 2023 08:18:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/palazzo-vittone</guid></item><item><title>Bousson, Casa delle Lapidi</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bousson-casa-delle-lapidi</link><description>&lt;p&gt;Nella borgata di &lt;span&gt;Bousson Alta&lt;/span&gt; &lt;b&gt;sorge un &lt;/b&gt;&lt;b&gt;edificio misterioso&lt;/b&gt;, composto da diversi ambienti che si appoggiano gli uni agli altri, in parte sotterranei e seminterrati; nel muro occidentale si trovano quattordici lapidi con scritte parzialmente leggibili, in Francese, ma l&amp;rsquo;originale decorazione scultorea del monumento comprende almeno altre due lapidi, e anche architravi scolpiti, cantonali in carniola abbelliti con particolari &amp;ldquo;bocce&amp;rdquo; aggettanti, nicchie scolpite a volute e fregi vegetali, cornici modanate...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È evidente come l&amp;rsquo;insieme delle strutture si distingua fortemente dalle forme architettoniche tipiche di quest&amp;rsquo;area: la scelta delle decorazioni e la complessità dei diversi ambienti non trovano confronti con situazioni simili nei paraggi. La Casa delle Lapidi è stata &lt;b&gt;costruita con scisti locali&lt;/b&gt; e carniola per cantonali e cornici, in gran parte provenienti dai depositi alluvionali circostanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il nucleo più antico è quello centrale&lt;/b&gt;, più elevato e caratterizzato da un arco murato e da un particolare coronamento, in corrispondenza di un gocciolatoio in lastre di pietra lavorate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo si appoggiano, senza legarsi, i muri degli altri ambienti: alcune stanze rettangolari a est, un edificio che ospitava al proprio interno un&amp;rsquo;abside a sud e, ovviamente, la struttura occidentale, stretta e lunga, terminante a nord in una nicchia interna che ospitava, probabilmente, un&amp;rsquo;edicola lignea scolpita di cui resta una piccola traccia. Il muro occidentale di questa struttura è quello che dà il nome al monumento, contenendo ben &lt;b&gt;quattordici lapidi in scisto&lt;/b&gt; (un&amp;rsquo;altra è inglobata nella struttura absidata dove fino agli anni &amp;rsquo;70 si poteva ammirare anche una sedicesima lapide, oggi crollata).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Casa%20delle%20Lapidi%202.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molte di queste lapidi recano iscrizioni in Francese e decorazioni incise e scolpite molto ricche e variegate e costituiscono il fulcro del mistero del monumento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ultima struttura che compone la Casa delle Lapidi è un curioso basso avancorpo a nord decorato con architravi, cornici e cantonali scolpiti a motivi vegetali e geometrici stilizzati di grande pregio.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Tra storia e leggenda&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Una struttura così ricca e complessa ha suscitato la curiosità di appassionati e studiosi e la nascita di ipotesi interpretative che spesso &lt;strong&gt;sconfinano nella leggenda&lt;/strong&gt;. Non vi è, ad esempio, nessuna prova archeologica delle origini medievali dell&amp;rsquo;edificio, e le decorazioni e le lapidi danno una datazione univoca tra XVII e XVIII secolo. La funzione della struttura resta poi un mistero: sono da accantonare le ipotesi di un romitorio, di un ospizio o di un lazzaretto, come pure le suggestioni di comunità catare o genericamente eretiche in Bousson.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo stato attuale della ricerca le due ipotesi più solide ci conducono a una &lt;strong&gt;struttura privata&lt;/strong&gt;, forse abitazione della famiglia degli abili artisti che si occuparono delle decorazioni scultoree e pittoriche dell&amp;rsquo;area tra XVIII e XIX secolo: i Bert.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D&amp;rsquo;altro canto, però, la forte connotazione religiosa del complesso, le caratteristiche di alcuni ambienti aperti verso l&amp;rsquo;esterno e le epigrafi stesse, rivolte verso i passanti, possono sostenere l&amp;rsquo;ipotesi del legame con una comunità religiosa, &lt;strong&gt;forse una confraternita&lt;/strong&gt;, sicuramente influenzata almeno parzialmente dalle tematiche gianseniste, ma in ogni caso integrata e non &amp;ldquo;clandestina&amp;rdquo; nella comunità boussonese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2016 la Casa delle Lapidi &amp;egrave; stata restaurata e&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;oggi ospita un museo degli usi e costumi locali &lt;/strong&gt;(informazioni e orari di visita &lt;a href="https://www.comune.cesana.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-casa-delle-lapidi-2323-1-427134d4f2274d8aa49087e00a7b73e5"&gt;&lt;strong&gt;sul sito del Comune di Cesana Torinese&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Tratto da &lt;em&gt;&lt;strong&gt;"Itinerari di Cultura e Natura Alpina: Piana di Oulx e valli di Cesana"&lt;/strong&gt;, Centro Culturale Diocesano, Susa, 2012.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Le foto sono&amp;nbsp;di&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Valeria Villa&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Apr 2023 17:27:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/bousson-casa-delle-lapidi</guid></item><item><title>La torre e il ricetto di San Mauro</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/la-torre-e-il-ricetto-di-san-mauro</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span class="s2"&gt;1029&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;un'azienda agricola,&amp;nbsp;&lt;i&gt;curtis&lt;/i&gt;, viene venduta in Almese dai marchesi di Torino ai monaci&amp;nbsp;&lt;span class="s2"&gt;benedettini&lt;/span&gt;&amp;nbsp;di San Giusto di&amp;nbsp;&lt;span class="s2"&gt;Susa&lt;/span&gt;. &amp;Egrave; proprio in questo periodo che l'insediamento del comune inizia a definirsi nei suoi due principali punti insediativi: la &lt;strong&gt;Chiesa di Santa Maria&lt;/strong&gt; o Chiesa Vecchia, e &lt;strong&gt;la&amp;nbsp;&lt;i&gt;curtis&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di San Mauro&lt;/strong&gt; presso l'attuale frazione di Rivera. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;La&amp;nbsp;&lt;i&gt;Curtis&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di San Mauro, situata a controllo delle terre di pianura, &amp;egrave; sicuramente il nucleo dell'azienda agricola ceduta dagli Arduinici ai&amp;nbsp;&lt;span class="s2"&gt;monaci&lt;/span&gt;&amp;nbsp;di San Giusto, che &lt;strong&gt;ne fecero una prepositura&lt;/strong&gt; intitolata appunto a&amp;nbsp;&lt;span class="s2"&gt;San Mauro&lt;/span&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="s1"&gt;In quel periodo esiste gi&amp;agrave;, molto probabilmente, &lt;strong&gt;una chiesa con campanile&lt;/strong&gt;, costruita su di un affioramento roccioso&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Tra il 1281 e il 1285 la curtis viene &lt;strong&gt;trasformata in borgo fortificato&lt;/strong&gt;, cio&amp;egrave; in &lt;em&gt;"castrum"&lt;/em&gt;, mentre &lt;strong&gt;il campanile diventa la torre&lt;/strong&gt; che oggi &amp;egrave; la parte meglio conservata del borgo. La chiesa assume le funzioni di magazzino di derrate alimentari, sede di tribunale e del castellano abbaziale. Di fatto si tratta del luogo dove il castellano raccoglie i raccolti delle campagne dovute all'abate come beni in natura o diritti di decimazione, dove si immagazzinano le produzioni dei campi che circondano il "castrum" coltivati sotto gli ordini del prevosto. Diventa inoltre il centro principale della difesa del territorio in cui rifugiarsi in caso di pericolo e difendere anche le derrate alimentari dalle razzie dei nemici.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Col crescere del borgo di Almese lungo il corso del torrente Messa e con la soppressione dell'Abbazia di San Giusto in Susa, nel 1772, l'antico ricetto perder&amp;agrave; progressivamente di importanza, degradato a residenza agricola via via frazionata fra pi&amp;ugrave; proprietari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p3"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Nel 2006 il Comune completa un grande intervento di restauro e ristrutturazione della torre e del ricetto, che oggi&lt;/span&gt;&lt;span class="s1" style="color: var(--color_black); font-family: var(--font_family_sans_serif);"&gt;&amp;nbsp;&amp;egrave; uno spazio espositivo, e sede di eventi culturali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p class="p3"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="s1" style="color: var(--color_black); font-family: var(--font_family_sans_serif);"&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;: &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/ripartono-le-visite-guidate-al-borgo-medievale-di-san-mauro"&gt;Ripartono le visite guidate al Borgo Medievale di San Mauro&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 27 Mar 2023 12:52:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/la-torre-e-il-ricetto-di-san-mauro</guid></item><item><title>La Torre del Colle</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/la-torre-del-colle</link><description>&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;Torre del Colle&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Tor do C&amp;ograve;l&lt;/i&gt; in&lt;span class="s1"&gt; piemontese&lt;/span&gt;) &amp;egrave; un edificio romanico situato presso l'omonima borgata di &lt;span class="s1"&gt;Villar Dora&lt;/span&gt;. La torre, isolata, domina il &lt;i&gt;&amp;ldquo;Colle della Seja&amp;rdquo; &lt;/i&gt;detto anche &amp;ldquo;&lt;i&gt;Molar del Ponte&amp;rdquo;, &lt;/i&gt;un rilievo allungato che sbarra la valle a nord della Dora, di fronte allo sperone del monte Pirchiriano con la Sacra di San Michele.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La Torre del Colle fu &lt;b&gt;elevata alla fine del &lt;/b&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;XIII&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;secolo&lt;/b&gt;, pi&amp;ugrave; precisamente nel 1289-1290, per iniziativa di Amedeo V che voleva proteggere il nuovo insediamento di Molare del Ponte. Semplice torre isolata &amp;egrave; posta accanto alla vecchia strada preromana e romana che, ancora percorribile, sale il versante orientale della collina, per alcuni tratti scavata nella roccia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La torre &lt;b&gt;a pianta cilindrica circolare&lt;/b&gt;, &amp;egrave; alta approssimativamente &lt;b&gt;19 metri&lt;/b&gt; ed ha un diametro di 7 metri circa. &amp;Egrave; stata realizzata in muratura di pietrame locale sgrossato sul posto, legata con malta di eccezionale resistenza confezionata con calce e sabbione di fiume.&lt;span class="s2"&gt; &lt;/span&gt;Alla sua base accoglieva un piccolo recinto che si sviluppava a settentrione.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 09 Mar 2023 08:33:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/la-torre-del-colle</guid></item><item><title>L'antica parrocchiale di San Rocco</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/chiesa-di-san-rocco</link><description>&lt;p class="p1"&gt;L'&lt;strong&gt;antica chiesa parrocchiale&lt;/strong&gt; dedicata a Santa Maria del Prato, poi a San Pietro e infine a&lt;strong&gt; San Rocco&lt;/strong&gt;, dalle strutture murarie e dal campanile a cinque piani con monofore e bifore dal classico stile romanico, venne costruita intorno al XII secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le prime notizie risalgono al 1290, anno in cui la Certosa di Montebenedetto autorizza il trasporto di legname &lt;em&gt;"pro ecclesia de Condovis reficienda".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La chiesa ha subito nei secoli diversi rimaneggiamenti, dovuti anche alle ripetute esondazioni del vicino Rio della Rossa. &amp;Egrave; infatti riconoscibile una sopraelevazione, mentre il campanile ha il primo piano completamente sottoterra.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Inoltre il fabbricato &amp;egrave; stato &lt;em&gt;"girato al contrario"&lt;/em&gt; con l'abbattimento dell'abside originaria, il tamponamento dell'arco trionfale e la realizzazione della porta di accesso. Ad ovest sono cos&amp;igrave; state costruite una nuova abside poligonale e due cappelle laterali a delimitare un transetto mai esistito.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-02/FOTO%202%20-%20immagine-19.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Infatti, dopo una nuova alluvione a met&amp;agrave; del sec. XVI che ha danneggiato gravemente la chiesa, come risulta dagli atti della visita pastorale del 1584 da parte dell&amp;rsquo;Abate di S. Giusto Guido Ferrero, la situazione rimase tale ancora nel 1624. Solo dagli atti della &lt;strong&gt;successiva visita del 1643&lt;/strong&gt; la chiesa risulta ricostruita con l&amp;rsquo;attuale orientamento.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante i lavori di restauro compiuti tra il 1993 ed il 1997, nell'abside antica &amp;egrave; stata ritrovata una &lt;strong&gt;Pace&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;(instrumentum pacis)&lt;/em&gt; in bronzo e smalto databile alla fine del &amp;lsquo;400 raffigurante la Crocifissione, ora al Museo Diocesano di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I sondaggi hanno infine messo in luce una parte di affresco dell'arco trionfale originario, considerato dagli esperti tra i pi&amp;ugrave; antichi esistente in valle.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-02/FOTO%203%20affresco.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-02/FOTO%204-2%20muro.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-02/FOTO%205%20affresco.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;em&gt;Lacerti di affresco del gotico lineare d&amp;rsquo;Oltralpe (fine sec. XII).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;A causa del progressivo espandersi della popolazione, essa fu sostituita da una nuova parrocchiale nel 1757, a sua volta sostituita dalla chiesa attuale edificata tra il 1956 e il 1959.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="s1"&gt;Scheda di Claudio Rosa&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 22 Feb 2023 11:27:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/chiesa-di-san-rocco</guid></item><item><title>Il mercato di Pinerolo</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-mercato-di-pinerolo</link><description>&lt;p&gt;Con quasi mille anni di storia, il mercato di Pinerolo &amp;egrave; il terzo mercato per grandezza del Piemonte e si tiene &lt;strong&gt;il sabato e il mercoled&amp;igrave; mattina&lt;/strong&gt;. Nella parte principale in Piazza Vittorio vi sono banchi alimentari ed extra alimentari (al sabato oltre 360) mentre la vendita di prodotti locali agricoli avviene nella vicina Piazza Roma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra i prodotti: frutta, verdura, &lt;b&gt;formaggi rari &lt;/b&gt;(compreso il &lt;i&gt;Plaisentif&lt;/i&gt;, prodotto con il latte del primo pascolo estivo), vini (come gli autoctoni &lt;i&gt;Doux d&amp;rsquo;Henry&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Ram&amp;igrave;e&lt;/i&gt;) e salumi (da intenditori la &lt;i&gt;Mustardela &lt;/i&gt;della Val Pellice e il Salame vaccino &lt;i&gt;di Giora&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il sabato &amp;egrave; possibile raggiungere il grande mercato con il servizio di navetta&lt;/b&gt; gratuita: dai due parcheggi di attestamento (Pinerolo Olimpica e V.le XVII Febbraio) la navetta raggiunge il centro di Pinerolo, per accompagnare i cittadini e le loro famiglie al mercato. Il servizio navetta viene effettuato dalle 7.30 alle 13.30 con una cadenza di 15 minuti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Maggiori informazioni sul sito del &lt;a href="http://www.comune.pinerolo.to.it/web/index.php/turismo/vivere-pinerolo/fiere-mercati-e-shopping"&gt;&lt;strong&gt;Comune di Pinerolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e sulle pagine &lt;a href="https://www.facebook.com/CittadiPinerolo"&gt;&lt;strong&gt;Facebook&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="https://www.instagram.com/cittadipinerolo/"&gt;&lt;strong&gt;Instagram&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; del Comune&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 08 Sep 2022 14:01:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-mercato-di-pinerolo</guid></item><item><title>Cappella di Santa Lucia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cappella-di-santa-lucia</link><description>&lt;p&gt;Esistono sul territorio molte cappelle monumentali di campagna, veri e propri scrigni di arte antica che molto spesso rimangono chiusi e inaccessibili agli occhi del visitatore. Da giugno 2022, uno di questi luoghi magici di Pinerolo &amp;egrave; visitabile in totale autonomia grazie alla App &amp;ldquo;Chiese a porte aperte&amp;rdquo;: si tratta della &lt;b&gt;Cappella di Santa Lucia delle Vigne a Pinerolo&lt;/b&gt;, conosciuta come la &amp;ldquo;cappella dei Vignaioli&amp;rdquo;. Qui il visitatore potr&amp;agrave; scoprire una meravigliosa sala con affreschi del Quattrocento che rappresentano quattro episodi della vita della Santa.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/santa_lucia%20affresco.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Nella lunetta &amp;egrave; ben visibile Santa Lucia sotto un tempietto a colonne nell'atto di in cui si fa riempire di vino da una ancella con un'anfora. Uno spazio di silenzio e preghiera oltre che un luogo di bellezza e riflessione.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;La cappella fa parte delle 30 cappelle affrescate rese fruibili attraverso &lt;b&gt;"Chiese a porte aperte"&lt;/b&gt;, progetto ideato dalla Consulta Regionale per i Beni Culturali ecclesiastici e dalla Fondazione CRT che mira ad aprire e far visitare autonomamente i beni culturali ecclesiastici del Piemonte e della Valle d&amp;rsquo;Aosta con l&amp;rsquo;ausilio delle nuove tecnologie. Con l&amp;rsquo;App "Chiese a porte aperte" &amp;egrave; possibile prenotare la visita e aprire in modo automatizzato la porta della cappella.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/valle-di-susa/chiese-porte-aperte-il-territorio-apre-i-beni-culturali-con-un-click"&gt;"Chiese a porte aperte": il territorio apre i beni culturali. Con un click&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nel Pinerolese, oltre alla Cappella di Santa Lucia sono visitabili altre due realt&amp;agrave; grazie al progetto:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Frossasco: Cappella della Madonna del Boschetto.&lt;/b&gt; Dedicata a Maria Santissima della Mercede poi denominata Madonna del Boschetto, la cappella risale al periodo medievale e la sua costruzione pu&amp;ograve; essere collocata nel XV secolo. &lt;br /&gt;Dove: Via del Boschetto, 10060, Frossasco (TO)&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Lusernetta&lt;/b&gt;: &lt;strong&gt;Cappella di San Bernardino&lt;/strong&gt;. La cappella di San Bernardino, edificata tra la fine del XIV e l&amp;rsquo;inizio del XV secolo, era la chiesa parrocchiale di Bibiana, comune del quale Lusernetta era parte integrante. &lt;br /&gt;Dove: Via Bibiana 15, 10060 Lusernetta (TO)&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;b&gt;Informazioni&lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Cappella di Santa Lucia &lt;/b&gt;Str. Santa Lucia, 4, 10064 Pinerolo TO&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sito web del progetto:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.cittaecattedrali.it/it/chiese_aperte"&gt;Chiese a Porte Aperte&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scarica l&amp;rsquo;app &amp;ldquo;Chiese a porte aperte&amp;rdquo; da Apple Store per dispositivi iOS e da Google Play per dispositivi Android.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Puoi registrati tramite una semplice procedura sull&amp;rsquo;app oppure sul portale www.cittaecattedrali.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 08 Sep 2022 08:22:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cappella-di-santa-lucia</guid></item><item><title>Museo Valdese e Fondazione Centro Culturale Valdese</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-e-fondazione-centro-culturale-valdese</link><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;La Fondazione Centro Culturale Valdese custodisce e valorizza un ricco patrimonio culturale rendendolo fruibile al pubblico attraverso la Biblioteca e il Museo valdese.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Oggi sono molte le attivit&amp;agrave; di promozione della cultura protestante organizzate dalla Fondazione, che accoglie anche i visitatori del Sistema Museale Eco-Storico delle Valli Valdesi di cui il Museo valdese &amp;egrave; capofila.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;Il Museo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Il Museo di Torre Pellice ripercorre la storia valdese dalle origini ai giorni nostri; una ricca sezione etnografica illustra la vita delle comunit&amp;agrave; valdesi valligiane durante i secoli XIX-XX.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Sono disponibili proposte di visita e laboratori suddivisi per scuole, singoli e gruppi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Collezioni visibili presso la Fondazione Centro Culturale Valdese:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Collezione di dipinti di Paolo Paschetto&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nelle sale espositive della Fondazione Centro Culturale valdese viene periodicamente esposta, a rotazione, una selezione di dipinti della Collezione Paschetto della Tavola valdese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Arte Contemporanea&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi tredici anni di attivit&amp;agrave; la sala ha ospitato un centinaio di giovani artisti di talento del territorio, a cui si aggiungono le mostre retrospettive delle opere di Paolo Paschetto e di Filippo Scroppo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Collezioni archeologiche&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Le Collezioni archeologiche sono inserite nel percorso espositivo: in parte nel deposito visitabile e in parte nella torretta panoramica. Nel deposito visitabile del museo sono esposti i due nuclei di oggetti archeologici che sono entrati a far parte del patrimonio nel corso di pi&amp;ugrave; di un secolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;b&gt;Archivio Fotografico Valdese&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel 1999 la Fondazione Centro Culturale Valdese, la Societ&amp;agrave; di studi valdesi e la Tavola valdese hanno dato vita all&amp;rsquo;&lt;b&gt;Archivio Fotografico Valdese&lt;/b&gt; (AFV). La ricchezza delle immagini dell&amp;rsquo;archivio permette di ripercorrere, attraverso luoghi e personaggi significativi, un secolo di storia della Chiesa valdese in Italia (pastori, maestri, eventi celebrativi, templi, scuole, opere assistenziali, attivit&amp;agrave; ecclesiastiche) e delle Valli valdesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;span data-sheets-value="{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;Scoprire il territorio Pinerolese significa esplorare le sue influenze Valdesi. Il luogo ideale per conoscerne la storia &amp;egrave; il Museo Valdese, situato presso il Centro Culturale Valdese di Torre Pellice. Tra le stanze del museo, una ricca sezione etnografica illustra la vita delle comunit&amp;agrave; valdesi valligiane durante i secoli XIX-XX.\nSono disponibili proposte di visita e laboratori suddivisi per scuole, singoli, gruppi. #laboratorioAlteValli #Pinerolese INFO: https://fondazionevaldese.org/\n&amp;quot;}" data-sheets-userformat="{&amp;quot;2&amp;quot;:1049345,&amp;quot;3&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:0},&amp;quot;11&amp;quot;:4,&amp;quot;12&amp;quot;:0,&amp;quot;23&amp;quot;:1}" data-sheets-textstyleruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:0}{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:1136076},&amp;quot;9&amp;quot;:1}}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}" data-sheets-hyperlinkruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;https://fondazionevaldese.org/&amp;quot;}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;INFO: &lt;a class="in-cell-link" target="_blank" href="https://fondazionevaldese.org/" rel="noopener"&gt;Fondazione Centro Culturale Valdese -&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="https://museovaldese.org/"&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;span data-sheets-value="{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;Scoprire il territorio Pinerolese significa esplorare le sue influenze Valdesi. Il luogo ideale per conoscerne la storia &amp;egrave; il Museo Valdese, situato presso il Centro Culturale Valdese di Torre Pellice. Tra le stanze del museo, una ricca sezione etnografica illustra la vita delle comunit&amp;agrave; valdesi valligiane durante i secoli XIX-XX.\nSono disponibili proposte di visita e laboratori suddivisi per scuole, singoli, gruppi. #laboratorioAlteValli #Pinerolese INFO: https://fondazionevaldese.org/\n&amp;quot;}" data-sheets-userformat="{&amp;quot;2&amp;quot;:1049345,&amp;quot;3&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:0},&amp;quot;11&amp;quot;:4,&amp;quot;12&amp;quot;:0,&amp;quot;23&amp;quot;:1}" data-sheets-textstyleruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:0}{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;2&amp;quot;:{&amp;quot;1&amp;quot;:2,&amp;quot;2&amp;quot;:1136076},&amp;quot;9&amp;quot;:1}}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}" data-sheets-hyperlinkruns="{&amp;quot;1&amp;quot;:461,&amp;quot;2&amp;quot;:&amp;quot;https://fondazionevaldese.org/&amp;quot;}{&amp;quot;1&amp;quot;:491}"&gt;&lt;strong&gt;Museo Valdese&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 01 Aug 2022 09:13:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-e-fondazione-centro-culturale-valdese</guid></item><item><title>Forte di Fenestrelle</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/forte-di-fenestrelle</link><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Il forte di Fenestrelle&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&amp;egrave; la pi&amp;ugrave; grande struttura fortificata d&amp;rsquo;Europa e la pi&amp;ugrave; estesa costruzione in muratura dopo la Muraglia cinese.&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&amp;nbsp;Un gigante di pietra che si estende per circa cinque chilometri nella Val Chisone e copre un dislivello di quasi 700 metri. Unico fra i forti piemontesi del XVIII sec. a presentare ancora l&amp;rsquo;architettura originale, fu progettato dall&amp;rsquo;ingegnere Ignazio Bertola, con funzione di protezione del confine italo-francese. &amp;Egrave; situato all&amp;rsquo;interno del Parco Naturale Regionale Orsiera-Rocciavr&amp;eacute; e dal 1999 &amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;il monumento simbolo della Provincia di Torino.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Pi&amp;ugrave; che un forte lo si pu&amp;ograve; considerare un&amp;rsquo;opera di sbarramento.&amp;nbsp; &amp;Egrave; composto da numerosi &lt;/span&gt;fortini&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;, (San Carlo, Tre Denti, Sant&amp;rsquo;Elmo e Valli), &lt;/span&gt;polveriere&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;, un &lt;/span&gt;quartiere medievale&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; che fungeva da rocca e un &lt;/span&gt;quartiere per le truppe,&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; il tutto collegato da ridotte e possenti cannoniere e da quella mirabile opera che rende il Forte di Fenestrelle ancora pi&amp;ugrave; unico e suggestivo: la &lt;/span&gt;scala coperta&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; di circa 4000 gradini, scavata in una galleria artificiale di quasi due chilometri.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&amp;Egrave; sulla piazza d&amp;rsquo;armi del Forte San Carlo che si affacciano tutti gli edifici pi&amp;ugrave; rappresentativi dell&amp;rsquo;intero complesso difensivo: il palazzo del governatore, il padiglione degli ufficiali e la chiesa; dalla piazza d&amp;rsquo;armi parte inoltre la lunga scala coperta che collega ogni parte dell&amp;rsquo;ampia fortezza. All&amp;rsquo;interno del Forte San Carlo si trovano anche tre quartieri militari, la polveriera di Sant&amp;rsquo;Ignazio, i risalti, la porta reale e numerosi altri fabbricati utilizzati come depositi, laboratori, infermeria e corpi di guardia. Assolutamente da non perdere.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;La Storia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Il progetto del Forte di Fenestrelle risale al 1727 e fu concepito dall&amp;rsquo;ingegner Ignazio Bertola su richiesta del re Vittorio Amedeo II. L&amp;rsquo;opera mirabolante avrebbe rappresentato uno sbarramento nella valle del Chisone contro le invasioni straniere. I lavori di costruzione iniziati nel 1728 sotto si protrassero per oltre un secolo, chiudendosi nel 1850 e diedero vita alla pi&amp;ugrave; grande fortezza alpina d&amp;rsquo;Europa. Presidio militare e baluardo difensivo, fu anche prigione di Stato. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Abbandonato al termine della Seconda Guerra Mondiale a partire dal 1990 il forte &amp;egrave; tornato a rivivere, divenendo un punto di riferimento culturale e turistico del territorio grazie all&amp;rsquo;impegno dei volontari dell&amp;rsquo;Associazione progetto San Carlo Onlus.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;La fortezza in cifre&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Fenestrelle/Forte_Fenestrelle%20-%20Bruno%20Allaix.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;3 km di lunghezza;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;1.300.000 mq;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;3 Forti, 7 Ridotte, 28 Risalti;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Scala Coperta: 4000 gradini;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Scala Reale: 2500 gradini;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;122 anni di costruzione;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;14 ponti di collegamento;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;5 ponti levatoi interni;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;183 fari per l&amp;rsquo;illuminazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description><pubDate>Thu, 28 Jul 2022 10:18:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/forte-di-fenestrelle</guid></item></channel></rss>