<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Tradizioni</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/it/categoria-blogpost/blog/sagre-e-tradizioni</link><description>Tradizioni</description><item><title>La tradizionale "Soppressione del Feudatario" di San Giorio</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/la-tradizionale-soppressione-del-feudatario-di-san-giorio</link><description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;affascinante &lt;strong&gt;Castello di San Giorio&lt;/strong&gt; &amp;egrave; lo scenario di una delle pi&amp;ugrave; attese e suggestive rappresentazioni valsusine: la &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Soppressione del Feudatario&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;. La storica recita in onore di San Giorgio ideata nel 1929 da &lt;strong&gt;Attilio Bar&lt;/strong&gt;, che ne aveva scritto un lungo copione, ha ormai superato le novanta edizioni!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Canti e balli medievali, esibizioni e mostre, danno vita ad una settimana di festeggiamenti incentrati sull'antica leggenda di un popolo affamato ed oppresso, stanco dei soprusi&amp;nbsp;del signorotto locale, il conte della famiglia dei Bertrandi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A seguito della pretesa da parte del tiranno dello &lt;em&gt;jus primae noctis&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;il marito (l'&lt;strong&gt;Abb&amp;agrave;&lt;/strong&gt;) della giovane donna oggetto di attenzioni (la &lt;strong&gt;Mignona&lt;/strong&gt;), si ribella al suo padrone, uccidendolo sanguinosamente. A trionfare &amp;egrave; la libert&amp;agrave; e, come da tradizione, prima di aprire le danze con la sua sposa, l'Abb&amp;agrave;&amp;nbsp;viene portato in braccio per un tratto del paese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2022-05/S.%20Giorio%20di%20Susa,%20Danza%20delle%20spade,%20Veduta.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&amp;agrave; lo storico &lt;strong&gt;Alessandro Barbero&lt;/strong&gt; afferma che &lt;em&gt;"lo ius primae noctis &amp;egrave; una straordinaria fantasia nata alla fine del Medioevo, ed a cui hanno creduto cos&amp;igrave; tanto che c'era quasi il rischio che qualcuno volesse metterlo in pratica davvero, anche se non risulta che sia mai successo. In realt&amp;agrave; &amp;egrave; una fantasia: non &amp;egrave; mai esistito".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Partecipano alla rievocazione&amp;nbsp;anche damigelle, pastorelle ed un centinaio di abitanti di San Giorio, coinvolti negli allestimenti e nella preparazione dei costumi. Non mancano nemmeno gli&lt;strong&gt; Spadonari&lt;/strong&gt;, che dopo aver scortato la statua del Santo Patrono durante la processione, eseguono la loro celebre danza.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La rappresentazione si svolge in occasione della&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Festa Patronale di San Giorgio&lt;/strong&gt;, il 23 aprile.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/la-soppressione-del-feudatario-gli-appuntamenti"&gt;SCOPRI GLI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2023-04/Feudatario.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:49:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/la-tradizionale-soppressione-del-feudatario-di-san-giorio</guid></item><item><title>Giaglione, San Vincenzo: si rinnova l'antico rito della Danza delle Spade</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/giaglione-san-vincenzo-gli-spadonari-rinnovano-lantico-rito-della-danza</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Danza degli Spadonari&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&amp;egrave; sicuramente la manifestazione culturale pi&amp;ugrave; conosciuta di&lt;strong&gt; Giaglione&lt;/strong&gt;. Non &amp;egrave; per&amp;ograve; una prerogativa del paese: nell'ambito di un cerchio di circa 50 Km di diametro, tra la Valle di Susa, la Val Chisone e il confinante Alto Delfinato, presso Brian&amp;ccedil;on, questa &amp;egrave; in uso da molti secoli, collegata a cerimonie religiose o, talvolta, a feste annuali di carattere popolare, ognuna con proprie caratteristiche ma con un'indubbia simile origine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei due paesi confinanti, &lt;strong&gt;Giaglione&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Venaus&lt;/strong&gt;, si svolge ancora secondo un'ancestrale codificazione, e quasi nulle sono le differenze nell'abbigliamento dei protagonisti. A&lt;strong&gt; Giaglione &lt;/strong&gt;la Danza &amp;egrave; eseguita il&lt;strong&gt; 22 gennaio, festa del patrono San Vincenzo, &lt;/strong&gt;a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Venaus &lt;/strong&gt;ha luogo invece il &lt;strong&gt;3 febbraio, San Biagio&lt;/strong&gt;, patrono del paese, dove i quattro Spadonari eseguono la successione delle loro figure sul sagrato della chiesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;San Giorio &lt;/strong&gt;si danzava&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;il &lt;strong&gt;23 aprile&lt;/strong&gt;, sempre in occasione della festa patronale, che un tempo durava tre giorni. Come ricordato da Norberto Rosa e Giuseppe Regaldi, noti studiosi valligiani, il cerimoniale tradizionale venne poi rielaborato, con intenti folcloristici, in una &lt;strong&gt;Soppressione del Feudatario&lt;/strong&gt;: un castellano che esercita il diritto di prima notte trucidato da un eroico futuro marito. Su questa trama si sono innestate le evoluzioni degli Spadonari, i cui costumi sono stati addirittura ridisegnati. La rappresentazione, viva tutt'ora, si &amp;egrave; radicata probabilmente &lt;strong&gt;nella seconda met&amp;agrave; del 1800&lt;/strong&gt;, come riportato dal Regaldi nel 1866 nella &amp;ldquo;Dora&amp;rdquo;, su indicazione dell'allora curato del paese.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/giaglione-gli-spadonari-danzano-per-san-vincenzo"&gt;&lt;strong&gt;SCOPRI IL PROGRAMMA DELLA FESTA PATRONALE&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;Fenestrelle&lt;/strong&gt;, in Val Chisone, ad agosto aveva luogo il &amp;ldquo;&lt;strong&gt;Bal dei Saber&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, mentre a &lt;strong&gt;Pont de Cervi&amp;egrave;res&lt;/strong&gt;, sulla strada che da Brian&amp;ccedil;on scende verso la Provenza, ogni anno, il 16 agosto in concomitanza con la ricorrenza patronale, il &lt;strong&gt;Ba-Cubert&lt;/strong&gt; o &lt;strong&gt;Bacubert &lt;/strong&gt;&amp;egrave; ballato da nove giovani, vestiti in abiti provenzali, tra cui un capitano. La danza &amp;egrave; cadenzata da una musica vocale eseguita da quattro donne: una specie di canto in sillabe ritmate, dettate dalla tradizione ma senza alcun significato letterale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Risulta dunque evidente l'&lt;strong&gt;unit&amp;agrave; etnica della zona&lt;/strong&gt;: nell'Alto Delfinato, in Val Chisone, in Alta Valle di Susa erano insediate le trib&amp;ugrave; liguri preceltiche e protoceltiche. Cos&amp;igrave; come nel cuneese, a Bagnasco e Castelletto Stura, altre zone del Bal dei Saber, a Vicoforte, dove si &amp;egrave; danzato fino al 1927, ad Acceglio e a Limone Piemonte, dove vi sono riscontri di antichi balli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In Francia solo nelle terre di tradizione basca si hanno rappresentazioni parallele al Bal Cubert. Tutte queste Danze differiscono non poco da manifestazioni simili, ma pi&amp;ugrave; drammatiche, di origine germanica, britannica e slava ancora in vigore, e da quelle dell'Italia centro-meridionale, che hanno modalit&amp;agrave; troppo diverse per ritrovarvi un legame: ad esempio nelle province di Lucca, Massa Carrara, Reggio Emilia e Modena sono oggi uno spettacolo folcloristico inscindibile dalle cerimonie popolari legate all'avvento della primavera, la tradizione &amp;ldquo;del Maggio&amp;rdquo;, qui molto sentita. Nella pi&amp;ugrave; vicina &lt;strong&gt;Sampeyre&lt;/strong&gt;, nel cuneese, invece la danza armata pu&amp;ograve; essere colegata all'evocazione di battaglie fra cristiani e mori infedeli: la &lt;strong&gt;Danza Moresca.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In &lt;strong&gt;Valle Susa&lt;/strong&gt;, oltre ai tre paesi in cui &amp;egrave; ancora viva la Danza, tracce diverse sono state riscontrate a &lt;strong&gt;Exilles&lt;/strong&gt;, dove un'anziana signora, Pierina Deyme, ricorda, in un'intervista raccolta da una ricercatrice, le parole del padre: &amp;ldquo;&lt;em&gt;tante spade che si toccavano le punte e un ballerino che facevano danzare a suon di musica sulle spade. I ballerini formavano un cerchio con le spade e le facevano volare in aria&amp;rdquo;. &lt;/em&gt;Il Ballo descritto &amp;egrave; simile a quello di Fenestrelle.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/torna-venaus-lantichissima-danza-degli-spadonari"&gt;&lt;strong&gt;Torna a Venaus l'antichissima Danza degli Spadonari&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/la-tradizionale-soppressione-del-feudatario-di-san-giorio"&gt;&lt;strong&gt;La Soppressione del Feudatario di San Giorio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Un'altra testimonianza reperita a &lt;strong&gt;Mattie&lt;/strong&gt; riporta ricordi del Carnevale: ai primi del 1900 &amp;egrave; ancora attiva una forma di teatro itinerante, la &lt;em&gt;Rakin&amp;eacute;is,&lt;/em&gt; a cui partecipano una trentina di persone preceduti da Spadonari (non se ne ricorda il numero) che fungono da armigeri. Poi a &lt;strong&gt;Meana&lt;/strong&gt;: il Baratta, sotto questo nome si cela il poeta aviglianese Norberto Rosa, scrive che a met&amp;agrave; del 1800 un maestro di Giaglione vi si reca a dare lezione agli Spadonari che accompagnano il &lt;em&gt;Bran &lt;/em&gt;in occasione della festa patronale di San Costanzo. Infine a Salbertrand, Chiomonte, Chianocco e Vaie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Spadonari Giaglione 1.jpg" border="0" alt="Gli Spadonari di Giaglione" data-entity-type="file" data-entity-uuid="09ef7c55-2088-4494-b900-d985f25a7c2a" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Gli Spadonari di&amp;nbsp;Giaglione&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Gli spadonari di Giaglione&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;A &lt;b&gt;Giaglione&lt;/b&gt;, il gruppo degli Spadonari &amp;egrave; formato da &lt;b&gt;quattro uomini&lt;/b&gt;. L'origine della Danza non &amp;egrave; chiara: qualcuno sostiene derivi, come le altre simili, dalle fantasie arabe, altri la riportano ai giochi dei gladiatori romani o alle giostre dell'epoca feudale, n&amp;eacute; manca chi la fa risalire ad antichi maggi campestri. Una tradizione vuole rappresenti i martiri della Legione Tebea o pi&amp;ugrave; probabilmente sia nata per ricordare il martirio del patrono locale: a sua conferma si rifanno al grembiule, indossato proprio a Giaglione, con cui tergere le spade del sangue di San Vincenzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dubbia anche l'ipotesi che la lega alla crescita della natura, al favorire la fertilit&amp;agrave; della terra o a invocare l'abbondaza del raccolto e della caccia, in analogia alle feste di primavera che attingono a quella che, sbrigativamente, &amp;egrave; definita una religiosit&amp;agrave; magica precristiana. Molto pi&amp;ugrave; probabilmente l'inizio deve perdersi nella &lt;b&gt;tradizione bellica dei Celti&lt;/b&gt;. Secondo uno dei maggiori studiosi di Danze con le Spade, &lt;i&gt;Konrad Meschke,&lt;/i&gt; le prime notizie di questi balli risalgono alla fine del 1300 e l'origine deve essere ricercata nel patrimonio culturale del popolo germanico, successivamente passato con le migrazioni e le conquiste agli altri popoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tito Livio&lt;/strong&gt; nella &lt;em&gt;III Deca delle Storie&lt;/em&gt; narra, a proposito della spedizione di Annibale in Italia, che il cartaginese fa combattere fra loro alcuni capi locali catturati, promettendo la libert&amp;agrave; ai vincitori: questi Celto-Galli prima di affrontarsi compiono una cerimonia rituale ballando con le spade. L'usanza pare volesse ricordare &lt;strong&gt;Ercole&lt;/strong&gt;, mitico padre di Celto, che la leggenda vuole fondatore del popolo e che, secondo Scipione, aveva attraversato per primo le Alpi dopo aver ucciso Gerione in Spagna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questi riti con tutta probabilit&amp;agrave; assistettero anche i Romani: non dimentichiamo che poco pi&amp;ugrave; di una sessantina di generazioni ci separano dal loro arrivo in Piemonte e che la vita in montagna ha un suo ritmo pi&amp;ugrave; lento, obbligatoriamente legata alla &lt;strong&gt;tenace trasmissione degli usi&lt;/strong&gt; e dell'esperienza delle generazioni precedenti: solo cos&amp;igrave; si garantisce la sopravvivenza del singolo in condizioni di estrema durezza e difficolt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo quadro l'attaccamento alle consuetudini ben pu&amp;ograve; estendersi &lt;strong&gt;alle cerimonie e agli svaghi&lt;/strong&gt;: non deve stupire se tracce di antichi riti siano giunte sino a noi, trasformandosi e adeguandosi alle nuove usanze e alla novella religione, ma resistendo in alcune peculiari caratteristiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/SPADONARI da Bellezze Ditalia 1200_1.jpg" border="0" alt="Gli Spadonari di Giaglione in un'immagine d'epoca (da &amp;quot;Bellezze d'Italia&amp;quot;)" data-entity-type="file" data-entity-uuid="3f9166cb-a86b-4279-bf6d-43ebf35fd9fd" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Gli Spadonari di Giaglione in un'immagine d'epoca (da "Bellezze d'Italia").&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gesti e abbigliamento sono del tutto avulsi dal tempo odierno, le movenze della Danza sono completamente slegate dal ritmo della musica eseguita dalla Banda giaglionese e sono pervase di teatralit&amp;agrave; e lentezza studiata: tutte prove della sua vetust&amp;agrave;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto &amp;egrave; per&amp;ograve; lasciato all'oralit&amp;agrave;: solo nei manoscritti delle due Sacre Rappresentazioni che si recitavano in paese, &lt;b&gt;La Passione&lt;/b&gt; e il &lt;b&gt;Martirio di San Vincenzo&lt;/b&gt;, si accenna alla presenza di uomini armati di spada, ma &amp;egrave; troppo poco per trarre una qualsiasi conclusione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non ci sono citazioni nei documenti dell'archivio comunale come pagamenti o rimborsi spese: gli Spadonari sono sempre stati uomini del paese che danzavano fedeli a un'antichissima consuetudine, una sorta di dovere sociale, il pi&amp;ugrave; delle volte tramandato di padre in figlio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se incerta &amp;egrave; l'origine certo &amp;egrave; che, nel recente passato, &lt;b&gt;l'abbinamento di una festa religiosa o di un evento importante&lt;/b&gt; con la Danza delle Spade rappresentava per le comunit&amp;agrave; un naturale complemento.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;La Valsusa&lt;/i&gt; del 15 febbraio 1930 riporta, in occasione dei funerali dell'Avvocato Galassi di Giaglione, la partecipazione degli Spadonari con un velo nero sopra il tradizionale elmo infiorato. Secondo il Valerio quelli di Venaus, il 13 agosto 1837, danno un saggio della loro bravura sulla piana del Moncenisio in occasione di una inusuale festa di Santa Cecilia. Norberto Rosa nel descrivere l'annuale raduno delle Bande Musicali in occasione di un'altra Santa Cecilia, a Susa nel 1842, riporta che i gonfaloni di alcune di esse (Giaglione, Chiomonte, San Giorio, Venaus e Meana), sono precedute, nella sfilata, dai loro Spadonari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di nuovo &lt;i&gt;La Valsusa&lt;/i&gt; del 31 gennaio 1953 annota che a Giaglione, in seguito al fatto che l'anno precedente &amp;ldquo;&lt;i&gt;R.A.I. ed INCOM si sono interessati della caratteristica manifestazione, la danza degli spadonari &amp;egrave; diventata veramente qualcosa di insostituibile nella vita e nella sagra del paese&amp;rdquo;.&lt;/i&gt; Sar&amp;agrave; la prima di una lunga serie di&lt;b&gt; riprese televisive&lt;/b&gt;&amp;nbsp;(&lt;a href="https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL4000061184/7/giaglione-tradizionale-ballo-degli-spadonari.html"&gt;&lt;strong&gt;QUI la danza del febbraio 1952 nell'archivio dell'Istituto Luce&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;) da parte di diverse emittenti nazionali e locali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La loro assenza diventa essa pure motivo di notizia: sempre La Valsusa dell'8 febbraio 1936, per Giaglione: &lt;i&gt;&amp;ldquo;Mancava all'esteriorit&amp;agrave; della festa il tradizionale branc e gli spadonari. &lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;Egrave;&lt;/i&gt;&lt;i&gt; facilmente comprensibile come in questi tempi di austerit&amp;agrave; certe cose si debbano evitare. Quanto poi agli Spadonari due di essi stanno compiendo il loro dovere valorosamente in Africa Orientale&amp;rdquo;.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="line-height: 100%;"&gt;&lt;span style="color: #000000;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Spadonari Giaglione 5 - il costume.jpg" border="0" alt="I costumi degli Spadonari di Giaglione" data-entity-type="file" data-entity-uuid="5409e835-3945-478e-992a-878c7abf4d8f" /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;I costumi degli Spadonari di Giaglione&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Giaglione gli Spadonari indossano su una combinazione attuale (camicia, guanti bianchi, pantaloni uguali a quelli dei musicanti), dei &lt;b&gt;corpetti&lt;/b&gt; &lt;b&gt;di broccato&lt;/b&gt;, con alamari, dai colori diversi, ricamati in oro e argento, con il sottoposto &lt;b&gt;grembialetto &lt;/b&gt;di foggia massonica, che a Venaus non &amp;egrave; in uso. Pi&amp;ugrave; di questi colpisce il &lt;b&gt;copricapo&lt;/b&gt; di eleganza caravaggesca: un tripudio di fiori e frutta, legato, a nodo sotto il mento, da cui un vivace fascio di nastri di seta pende sul dorso fin oltre la vita. Brandiscono modelli di &lt;b&gt;spadoni&lt;/b&gt; da torneo simili a quelli presenti nel XIV e XV secolo, da usarsi con due mani, della lunghezza all'incirca di 130 cm: l'impugnatura &amp;egrave; decorata di borchie in ottone e la lama dritta a doppio taglio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La coreografia della danza si pu&amp;ograve; dividere in due parti: la &lt;b&gt;Marcia &lt;/b&gt;e la Danza propriamente detta.&amp;nbsp;La prima avviene durante il corteo che &lt;b&gt;parte dalla casa della Priora festeggiata &lt;/b&gt;per giungere alla chiesa e nel percorso di ritorno, dopo le funzioni religiose.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/le-priore-di-giaglione-testimonianze-e-costumi-di-una-tradizione-millenaria"&gt;&lt;b&gt;Le Priore di Giaglione, testimoni di riti e costumi di una tradizione millenaria&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/LePriore.jpg" border="0" alt="Le Priore con il &amp;quot;Bran&amp;quot; (foto di Marco Cicchelli)" data-entity-type="file" data-entity-uuid="9d771f2a-de9d-4a7d-8366-b350862e6db5" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Le Priore con il "Bran" (foto di Marco Cicchelli)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli Spadonari &lt;strong&gt;procedono in fila indiana&lt;/strong&gt; innanzi alla Banda eseguendo, forse, le figurazioni pi&amp;ugrave; arcaiche. Hanno un capo che li precede e il loro cammino si svolge a passi ritmati, accompagnati da una parziale torsione del busto all'indietro, alternativamente a destra e a sinistra, e le spade sono brandite pi&amp;ugrave; con grazia che con animosit&amp;agrave;.&amp;nbsp;Seguono i Musicanti, il Bran sul capo della portatrice e le sei Priore appaiate due a due, quindi parenti, amici, paesani e turisti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Marce sono quattro: &lt;i&gt;Normal &lt;/i&gt;(Normale), &lt;i&gt;Basul&amp;eacute;n&lt;/i&gt; (Bussoleno), &lt;i&gt;Stek&amp;agrave;a &lt;/i&gt;(Stoccata) e &lt;i&gt;Venusensa &lt;/i&gt;(di Venaus). Nel corso della Processione, che gira intorno all'edificio religioso, fanno da scorta d'onore alla statua del Santo Patrono o della Madonna, e in Chiesa assistono alla Messa o ai Vespri, due per ogni lato dell'altare, e sottolineano, in particolare, il momento dell'Elevazione con la presentazione delle spade.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="line-height: 100%;"&gt;&lt;span style="color: #000000;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Spadonari Giaglione 3 sequenza.jpg" border="0" alt="Alcune sequenze della Danza" data-entity-type="file" data-entity-uuid="2f7a454f-ce59-4244-9196-b6acfa8d82ee" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Danza delle Spade&lt;/b&gt; &amp;egrave; eseguita sul sagrato della chiesa dopo la Messa e i Vespri, di fronte alle Priore e al Bran su un poggio isolato dal resto del paese, al cospetto del Rocciamelone, in un luogo che probabilmente doveva essere sacro gi&amp;agrave; in periodo preceltico. Gli spadonari eseguono un insieme ritmato di mosse con la spada, tra la scherma e la parata: formano un gruppo che poi si scioglie, intrecciano e urtano vicendevolmente le armi, le lanciano nell'aria e le riprendono al volo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le danze sono anch'esse quattro: il Saluto, la &lt;i&gt;Kar&amp;agrave; &lt;/i&gt;(la Quadrata), &lt;i&gt;Lu Kor an din&lt;/i&gt; (il Cuore in dentro) e &lt;i&gt;Lu Kor en fora&lt;/i&gt; (il Cuore in fuori). &amp;Egrave; nelle ultime due, dette anche la &lt;i&gt;Krweis&amp;agrave;a&lt;/i&gt; (Incrociata) e la &lt;i&gt;Man &lt;/i&gt;(la Mano), che le spade vengono lanciate in aria e abilmente riprese: antichi detti locali vogliono che se una di esse cade durante l'esibizione sar&amp;agrave; un anno poco fortunato. Ogni movenza segue precise tradizioni tramandate oralmente e di indubbia bellezza: qui tutto &amp;egrave; rito, nessun carattere carnevalesco o folcloristico vi fa la comparsa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La Danza &amp;egrave; eseguita il 22 gennaio, festa del patrono San Vincenzo, &lt;/b&gt;sempre solennizzato anche se giorno feriale: dopo la Santa Messa e al termine del Vespro. Ripetuta la domenica successiva,&lt;b&gt; l'Ottava di San Vincenzo, &lt;/b&gt;al termine della celebrazione Eucaristica mattutina e nel pomeriggio ad introduzione del concerto della Banda Musicale. Un altro Ballo avviene &lt;b&gt;la prima domenica di ottobre, &lt;/b&gt;alla fine del Vespro in onore della Madonna del Rosario.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 12 Jan 2026 09:17:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/giaglione-san-vincenzo-gli-spadonari-rinnovano-lantico-rito-della-danza</guid></item><item><title>Personaggi del presepe (o presepio?) e dove collocarli</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/personaggi-del-presepe-o-presepio-e-dove-collocarli</link><description>&lt;p&gt;Quando allestiamo il presepe non ci facciamo tanti problemi, l&amp;rsquo;importante &amp;egrave; che ci sia la capanna con Maria, Giuseppe, il Bambino, il bue e l&amp;rsquo;asinello, l&amp;rsquo;angelo, i pastori e i Re Magi. Poi si aggiungono personaggi ed ambientazioni di fantasia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&amp;agrave; &lt;b&gt;ci sarebbero delle regole&lt;/b&gt;, e alcune inconsciamente e tradizionalmente le rispettiamo. Ad esempio i pastori trovano Maria e il bue alla destra di Ges&amp;ugrave;, che si mette solo alla mezzanotte del 25 dicembre. Alla sua sinistra si trovano l&amp;rsquo;asino e Giuseppe. Dal 6 gennaio si aggiungono i Re Magi, provenienti da destra, quindi dall&amp;rsquo;oriente. Sopra la capanna o nel cielo di carta non deve mancare la stella cometa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa composizione &amp;egrave; il &lt;strong&gt;frutto di una lunga tradizione&lt;/strong&gt;, che ha aggiunto elementi e particolari alla cronaca della Nativit&amp;agrave;, che compare solo in due dei quattro Vangeli canonici ed &amp;egrave; molto succinta, lasciando spazio a molte interpretazioni e alle aggiunte degli evangelisti apocrifi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Stalla o grotta?&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Presepe&lt;/b&gt; deriva dal latino &lt;i&gt;&amp;ldquo;praesaepe&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, traducibile con &lt;i&gt;&amp;ldquo;greppia&amp;rdquo;, &amp;ldquo;mangiatoia&amp;rdquo;&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;&amp;ldquo;recinto per capre o pecore&amp;rdquo;&lt;/i&gt;. L&amp;rsquo;unico riferimento evangelico all&amp;rsquo;ambiente di nascita di Ges&amp;ugrave; &amp;egrave; in Luca: &lt;em&gt;&amp;laquo;Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch&amp;eacute; non c&amp;rsquo;era posto per loro nell&amp;rsquo;albergo.&amp;raquo;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche se Luca cita i pastori e la mangiatoia, nessuno degli evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla. In ogni caso &lt;b&gt;a Betlemme&amp;nbsp;la&amp;nbsp;Basilica della Nativit&amp;agrave; &lt;/b&gt;sorge intorno a quella che &amp;egrave; indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo. Questo non &amp;egrave; necessariamente in antitesi con la nascita in una stalla: l&amp;rsquo;orografia della&amp;nbsp;Palestina&amp;nbsp;&amp;egrave; caratterizzata da numerose piccole grotte che venivano spesso usate come dispense o piccole stalle, sovente ampliate e incorporate in costruzioni in muratura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;San Francesco,&lt;/b&gt; rientrato dalla Palestina, allestisce &lt;b&gt;il presepio di Greccio&lt;/b&gt; in una grotta, portandovi una mangiatoia, un bue e un asino. Era il Natale del 1223 e dava origine al presepe moderno, ed era anche il primo presepe vivente.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2022-12/giotto-nativita-scrovegni.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;i&gt;Nella cappella degli Scrovegni a Padova, nel 1303-05, Giotto affresca la sua prima Nativit&amp;agrave;, ispirata al Vangelo di San Luca e al presepe di Greccio. La Madonna, come nella successiva rappresentazione ad Assisi, viene dipinta distesa, posizione pi&amp;ugrave; adatta ad una puerpera, che non quella in ginocchio dell&amp;rsquo;iconografia affermatasi in seguito.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;La Sacra Famiglia&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Al centro dell&amp;rsquo;iconografia della Nativit&amp;agrave; c&amp;rsquo;&amp;egrave; naturalmente &lt;b&gt;Ges&amp;ugrave;&lt;/b&gt;, adagiato sulla paglia, che evoca la greppia o mangiatoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Maria&lt;/b&gt;, col manto azzurro che evoca il cielo, fino al&amp;nbsp;XIV secolo&amp;nbsp;veniva rappresentata sdraiata accanto al figlio, mentre nei secoli pi&amp;ugrave; recenti l&amp;rsquo;iconografia l&amp;rsquo;ha sempre raffigurata in ginocchio o adorante.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;San Giuseppe&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&amp;egrave; solitamente simile per abbigliamento e fisionomia ai&amp;nbsp;pastori, &amp;egrave; situato a lato di Ges&amp;ugrave; ed &amp;egrave; caratterizzato da un bastone con l&amp;rsquo;impugnatura ricurva, i suoi vestiti tendono al marrone, simbolo di umilt&amp;agrave;.&amp;nbsp;Era spesso rappresentato dormiente, a sottolineare il ruolo passivo nella procreazione. &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2022-12/presepio-simboli.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Personaggi canonici del Presepe, iconografia e simbologia (Scuola Guido).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il Bue e l&amp;rsquo;asinello&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il bue e l&amp;rsquo;asinello, simboli immancabili di ogni presepe, derivano dal cosiddetto&amp;nbsp;&amp;ldquo;&lt;em&gt;Protovangelo di Giacomo&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&amp;nbsp;e da un&amp;rsquo;antica&amp;nbsp;profezia&amp;nbsp;di&amp;nbsp;Isaia&amp;nbsp;che scrive&amp;nbsp;&amp;ldquo;&lt;em&gt;Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l&amp;rsquo;asino la greppia del suo padrone&lt;/em&gt;&amp;ldquo;. Sebbene Isaia non si riferisse alla nascita del Cristo, l&amp;rsquo;immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall&amp;rsquo;asino).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo la tradizione il bue e l&amp;rsquo;asinello&lt;b&gt; riscaldarono con il loro fiato la mangiatoia&lt;/b&gt; in cui venne riposto Ges&amp;ugrave; e nel presepio napoletano rappresentano simbolicamente il Bene (bue) e il Male (asino). Non sono due forze in contrasto, ma bilanciate fra di loro danno ordine al mondo intero: rappresentano l&amp;rsquo;equilibrio perfetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;asino&amp;nbsp;&amp;egrave; collocato nella stalla dietro la mangiatoia che ospita Ges&amp;ugrave;, ed &amp;egrave;, secondo alcuni, quello che avrebbe accompagnato Maria e Giuseppe nel loro viaggio. Nonostante il&amp;nbsp;bue&amp;nbsp;sia, come l&amp;rsquo;asino, citato solo in&amp;nbsp;fonti apocrife, &amp;egrave; considerato da tutti un elemento basilare e significa sottomissione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Secondo alcuni avrebbe indicato, con i suoi muggiti, alla Sacra Famiglia l&amp;rsquo;esistenza della stalla, &lt;b&gt;per i monferrini apparteneva al pastore Gelindo&lt;/b&gt;, come la stalla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era tradizione piemontese &amp;ndash; diffusa non solo nel Monferrato &amp;ndash; la messa in scena nei giorni natalizi della &lt;b&gt;Favola di Gelindo&lt;/b&gt;. Vero e proprio &lt;i&gt;Mistero popolare&lt;/i&gt; tra stalle e teatri di parrocchie, questa lettura del Natale da un copione forse seicentesco (stampato per la prima volta ad Asti due secoli dopo, nel 1809) vede l&amp;rsquo;intervento di una maschera locale, appunto Gelindo, ipotetico primo testimone della Nativit&amp;agrave;. Una maschera che incarna sorridendo &lt;b&gt;il bravo contadino monferrino&lt;/b&gt;, semplice e un po&amp;rsquo; burbero, insicuro, pasticcione e sbadato, da cui l&amp;rsquo;appellativo popolare &amp;ldquo;Gelindo&amp;rdquo; a una persona svagata e distratta&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2022-12/Gelindo600.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Angeli e pastori&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Se il bue e l&amp;rsquo;asinello derivano solo da fonti apocrife, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;s&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;ono riconducibili al &lt;/span&gt;&lt;span&gt;vangelo&lt;/span&gt;&lt;span&gt; di Luca, oltre alla mangiatoia, &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;l&amp;rsquo;adorazione dei pastori e la presenza di&amp;nbsp;angeli&amp;nbsp;nel cielo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;. Nel presepe tradizionale ritroviamo un angelo (l&amp;rsquo;arcangelo Gabriele)&amp;nbsp;sopra alla grotta o dietro la culla di Ges&amp;ugrave; mentre in alcuni presepi ve ne possono essere molti di pi&amp;ugrave;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Ad esempio nel presepe napoletano vi sono tre angeli sopra la grotta: al centro l&amp;rsquo;angelo chiamato Gloria del Padre che tra le mani tiene una pergamena con scritto Gloria, e rappresenta gli angeli che intonano il canto ai pastori; a destra l&amp;rsquo;angelo chiamato Gloria del Figlio che tiene tra le mani l&amp;rsquo;incensiere e a sinistra l&amp;rsquo;angelo Gloria dello Spirito Santo che suona la tromba. Nel presepe genovese gli angeli sono pi&amp;ugrave; numerosi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pastori e &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;p&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;ecore&lt;/strong&gt; rappresentano il &amp;ldquo;gregge&amp;rdquo; dei fedeli che incontra Dio grazie alla guida avveduta dei pastori, i sacerdoti. Il loro numero &amp;egrave; variabile, vanno tradizionalmente collocati a destra della capanna, sul lato di Maria e del bue. Indispensabile nel presepe napoletano &amp;egrave; il &lt;i&gt;&amp;ldquo;pastore della meraviglia&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, che assiste a bocca e braccia aperte al miracolo della Nativit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In ogni presepe vi &amp;egrave; poi il pastore addormentato, chiamato &lt;b&gt;Benino&lt;/b&gt; nel presepe napoletano, che rappresenta l&amp;rsquo;intera umanit&amp;agrave;, dormiente e pigra di fronte al divino. Il suo risveglio sar&amp;agrave; su un &amp;ldquo;mondo nuovo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel presepe piemontese &amp;egrave; invece sempre presente &lt;b&gt;Gelindo&lt;/b&gt;, il pastore &amp;ndash; contadino padrone del bue, che offre a Maria e Giuseppe la stalla in cui far nascere Ges&amp;ugrave;. I piemontesi sono molto affezionati a questa figura d&amp;rsquo;origine monferrina con agnello sulle spalle, dono ma anche simbolo del futuro sacrificio, cappello in testa, giacca e calzoni sotto il ginocchio, &lt;i&gt;&amp;ldquo;cavagna&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (cesto) al braccio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Magi o Re Magi?&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Solo nel Vangelo di Matteo si parla di &amp;ldquo;Magi&amp;rdquo;&lt;/b&gt;. Arrivano a Gerusalemme dall&amp;rsquo;oriente, perch&amp;eacute; avevano letto nel sorgere di un &amp;ldquo;astro&amp;rdquo; l&amp;rsquo;annuncio della nascita del re dei Giudei. Il legittimo re,&amp;nbsp;Erode, resta turbato e li invia a&amp;nbsp;Betlemme,&amp;nbsp;sulla base della profezia di&amp;nbsp;Michea,&amp;nbsp;con l&amp;rsquo;intento di avere informazioni su questo re illegittimo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2022-12/re-magi.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Guidati dall&amp;rsquo;astro i magi arrivano &amp;ldquo;nella casa&amp;rdquo; e offrono a Ges&amp;ugrave; bambino &amp;ldquo;oro,&amp;nbsp;incenso&amp;nbsp;e&amp;nbsp;mirra&amp;rdquo;. Avvertiti quindi in sogno di non tornare da Erode, che aveva intenti omicidi verso il possibile usurpatore, i Magi tornano nel loro paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi Matteo non ne indica n&amp;eacute; il numero (che venne desunto dai tre doni portati) n&amp;eacute; la regalit&amp;agrave;: il termine indicava infatti &lt;b&gt;degli astrologi, dei sapienti, non dei re&lt;/b&gt;. Questo ed altri particolari vengono aggiunti dai vangeli apocrifi, in particolare i loro nomi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, vengono desunti dal&amp;nbsp;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Vangelo dell&amp;rsquo;infanzia Armeno&amp;rdquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le statuine che li rappresentano devono essere &lt;b&gt;aggiunte tradizionalmente la notte precedente l&amp;rsquo;Epifania&lt;/b&gt;, alla sinistra della capanna. Sono rappresentati con abiti ricchi e reggono i tre doni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il numero dei Magi fu piuttosto controverso, oscillando tra due e dodici. In base ai tre doni da loro offerti, citati nel&amp;nbsp;Vangelo di Matteo,&amp;nbsp;papa Leone Magno&amp;nbsp;stabil&amp;igrave; che i Re Magi furono tre, con un decreto papale. Secondo alcune interpretazioni rappresenterebbero le tre et&amp;agrave; dell&amp;rsquo;uomo o i continenti conosciuti all&amp;rsquo;epoca e quindi sono spesso caratterizzati da differenze di aspetto e carnagione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo la tradizione, &lt;b&gt;Melchiorre&lt;/b&gt; viene rappresentato come anziano, con la barba lunga e portante&amp;nbsp;incenso, a ricordo della divinit&amp;agrave; di Ges&amp;ugrave;, e proverrebbe dall&amp;rsquo;Asia. &lt;b&gt;Gaspare&lt;/b&gt;, pi&amp;ugrave; giovane, trasporta il simbolo della regalit&amp;agrave;, ossia l&amp;rsquo;oro, e rappresenta l&amp;rsquo;Europa; infine &lt;b&gt;Baldassarre&lt;/b&gt; &amp;egrave; il mago dell&amp;rsquo;Africa, naturalmente di colore scuro, recante la&amp;nbsp;mirra, utilizzata per l&amp;rsquo;imbalsamazione&amp;nbsp;e dunque a ricordo della futura morte di Cristo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi i doni dei Magi fanno riferimento alla duplice natura di Ges&amp;ugrave;, quella umana e quella divina. L&amp;rsquo;oro perch&amp;eacute; &amp;egrave; il dono riservato ai Re e Ges&amp;ugrave; &amp;egrave; il Re dei Re, l&amp;rsquo;incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinit&amp;agrave;, perch&amp;eacute; Ges&amp;ugrave; &amp;egrave; Dio, la mirra, usata nel culto dei morti, perch&amp;eacute; Ges&amp;ugrave; &amp;egrave; uomo e come uomo, mortale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Presepio o albero? E si dice presepio o presepe?&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Un tempo &lt;b&gt;il presepio era &amp;ldquo;cattolico&amp;rdquo; e l&amp;rsquo;albero &amp;ldquo;protestante&amp;rdquo;&lt;/b&gt;, l&amp;rsquo;uno ideato da San Francesco, l&amp;rsquo;altro di origine nordica e di ascendenza pagana. Oggi per fortuna convivono tranquillamente nelle nostre case, contribuendo all&amp;rsquo;atmosfera natalizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2022-12/Presepe%20Giaveno.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Spesso i presepi vengono ambientati nella realt&amp;agrave; attuale, un anacronismo che pu&amp;ograve; veicolare un messaggio importante, l&amp;rsquo;attualit&amp;agrave; della Nativit&amp;agrave;. Il presepe allestito nel transetto della Collegiata di San Lorenzo a Giaveno riproduce edifici significativi e chiesette montane&lt;a href="https://www.facebook.com/guido.ostorero/videos/4937999589598358"&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;(qui il filmato).&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si dice &lt;strong&gt;presepio o presepe?&lt;/strong&gt; Qualche anno fa l'Accademia della Crusca ha sciolto il dubbio, ricordando che gi&amp;agrave; in latino erano due i termini usati, &lt;em&gt;praesaepe&lt;/em&gt;, pi&amp;ugrave; antico, e &lt;em&gt;praesaepium. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Anche&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Alessandro Manzoni&lt;/strong&gt;, nella sua poesia &lt;i&gt;"Il Natale"&lt;/i&gt;, usa prima &lt;i&gt;"presepio"&lt;/i&gt; e poi &lt;i&gt;"presepe": &lt;/i&gt;&lt;span&gt;q&lt;/span&gt;uesto ha sdoganato&amp;nbsp;definitivamente entrambe le parole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi &amp;egrave; indubbio un uso maggiore di "presepe", ma si possono usare entrambi i termini. &lt;i&gt;"Che sia&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;presepe&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;i&gt;o&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;presepio&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;vi auguriamo che anche il vostro sia perfetto: &lt;strong&gt;Buon Natale!"&lt;/strong&gt;&lt;/i&gt;&lt;strong&gt;:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;questo &amp;egrave; l'augurio finale della Crusca, a cui non ci possiamo che associare.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Continua al leggere sul sito&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/"&gt;"Scuola Guido"&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;:&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/personaggi-del-presepio-e-dove-collocarli/"&gt;&lt;strong&gt;Personaggi del presepe e dove collocarli&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Dec 2025 17:43:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/personaggi-del-presepe-o-presepio-e-dove-collocarli</guid></item><item><title>Le Priore di Giaglione, testimonianze e costumi di una tradizione millenaria</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/le-priore-di-giaglione-testimonianze-e-costumi-di-una-tradizione-millenaria</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'abito racconta una storia&lt;/strong&gt; in cui i segni visibili e tangibili, o culturali e spirituali, non sono una mera documentazione del tempo, passato o presente che sia, ma la testimonianza reale di una comunit&amp;agrave;. Era la caratteristica del villaggio alpino, come di quello di pianura e di quello di mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi la riproposta del costume tradizionale, in molti paesi della Valle, &amp;egrave; &lt;strong&gt;lasciata in carico alle Priore&lt;/strong&gt;: figure per lo pi&amp;ugrave; legate al rito cattolico, ma, in molti casi, con radici nel mondo precristiano, che nonostante siano una delle caratteristiche culturali comuni della Valle in realt&amp;agrave;, fra loro, si diversificano notevolmente per oneri e funzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;Giaglione&lt;/strong&gt; il giorno di &lt;strong&gt;debutto delle Priore&lt;/strong&gt; corrisponde con le festivit&amp;agrave; congiunte di &lt;strong&gt;Santa Cecilia&lt;/strong&gt;, patrona della musica (22 novembre, festa della Banda) e di &lt;strong&gt;Santa Caterina&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(25 novembre), patrona delle giovinette.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Costumi.jpg" border="0" alt="le caterinette di Giaglione" data-entity-type="file" data-entity-uuid="2384fa08-b6bc-42cf-b700-02f41f108f6b" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Ogni anno sei donne diverse, della stessa borgata, &lt;strong&gt;organizzate per coppie di et&amp;agrave;&lt;/strong&gt;, ne ricoprono il ruolo. Esaminando la composizione delle coppie non &amp;egrave; del tutto improprio paragonare il ciclo delle Priore a quello della natura e rivedervi residui di credenze precristiane. Le due giovani, di Santa Caterina o &lt;strong&gt;Caterinette&lt;/strong&gt;, sono scelte fra le ragazze da marito: la primavera. Quelle del &lt;strong&gt;Sacro Cuore&lt;/strong&gt; sono donne sposate, ormai madri, e i figli sono i loro frutti: l'estate. La coppia di &lt;strong&gt;San Vincenzo&lt;/strong&gt; e della &lt;strong&gt;Madonna del Rosario&lt;/strong&gt;, la pi&amp;ugrave; importante, sono signore in piena maturit&amp;agrave;: nell'autunno della vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ulteriore testimonianza di riti legati alla natura &amp;egrave; il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Bran&amp;rdquo;&lt;/em&gt;,&lt;/strong&gt; l'albero fiorito, arricchito con nastri, spighe e grappoli d'uva, con alla base un pane: la &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;carit&amp;agrave;&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, che accompagna le Priore in ogni uscita svettando sulla testa di una giovane, anch'essa fieramente chiusa nel suo costume che, incedendo al suono della Banda, fa ondeggiare le mille pieghe posteriori del lungo vestito, nella caratteristica camminata alla &amp;ldquo;savoiarda&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Le Priore sono elette dal Parroco durante la Messa per la Madonna del Rosario, la prima domenica di ottobre, giorno in cui termina il servizio di quelle uscenti. La loro nomina avviene &lt;strong&gt;nell'ambito delle nove frazioni che compongono l'abitato&lt;/strong&gt; e la rotazione non &amp;egrave; casuale, si va dalla borgata pi&amp;ugrave; bassa, in termini di altitudine, alle pi&amp;ugrave; alte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le loro funzioni sono da sempre strettamente legate alla Chiesa: nei secoli passati dovevano essere &lt;strong&gt;donne di provata fede e moralit&amp;agrave;&lt;/strong&gt; e, tranne le giovani, rigorosamente sposate, neanche vedove. Il rifiuto non era contemplato: portava male. Ognuna poteva essere eletta al massimo tre volte nella propria vita: una in ogni coppia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi le cose sono molto cambiate e si pu&amp;ograve; anche ricoprire lo stesso ruolo pi&amp;ugrave; volte. Erano e sono tenute alla partecipazione a Vespri e Processioni, quelle del Sacro Cuore anche ai funerali delle donne, mentre la coppia di San Vincenzo a &lt;strong&gt;tutte le esequie del paese&lt;/strong&gt; e a farsi carico di &lt;strong&gt;una colletta&lt;/strong&gt; annua, nel periodo natalizio, fra le altre donne.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A ognuna delle sei Priore spetta &lt;strong&gt;l'organizzazione di una festa&lt;/strong&gt;, con l'offerta di un rinfresco a parenti e amici. In altri tempi questo voleva dire anche indebitarsi o vendersi il migliore vitello della stalla: la Priora di San Vincenzo, ad esempio, offriva &lt;strong&gt;un banchetto&lt;/strong&gt; a Banda, Spadonari, autorit&amp;agrave; civili e ecclesiastiche: un impegno non da poco per chi viveva di un'agricoltura di sussistenza.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/giaglione-san-vincenzo-gli-spadonari-rinnovano-lantico-rito-della-danza"&gt;La Danza degli Spadonari, a Giaglione una delle tradizioni pi&amp;ugrave; antiche della Valle di Susa&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La donna pi&amp;ugrave; anziana della coppia di San Vincenzo e Madonna del Rosario si fa carico della festivit&amp;agrave; patronale del 22 gennaio, San Vincenzo martire, protettore dei vignaioli, alla pi&amp;ugrave; giovane la festivit&amp;agrave; della Madonna del Rosario. Il Corpus Domini &amp;egrave; festeggiato dalla donna pi&amp;ugrave; &amp;ldquo;grande&amp;rdquo; della coppia e l' &amp;ldquo;Ottava&amp;rdquo;, la domenica successiva, dall'altra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La ragazza pi&amp;ugrave; giovane della coppia di Santa Caterina solennizza l'Ottava di San Vincenzo, la domenica successiva al 22 gennaio. Santa Cecilia e Santa Caterina, come detto il&amp;nbsp;debutto delle nuove Priore, &amp;egrave; la festa della pi&amp;ugrave; anziana, se cos&amp;igrave; si pu&amp;ograve; dire parlando&amp;nbsp;delle &lt;strong&gt;Caterinette&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Scialli.jpg" border="0" alt="Lo scialle del costume di Venaus" data-entity-type="file" data-entity-uuid="cce7aaa2-a747-4960-a9a4-8bf03c4c50b5" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Il costume&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;L'abito ha scandito la vita, gli umori, i sentimenti delle nostre genti, accompagnandoli nella vita quotidiana e nel duro lavoro fra i campi, le vigne, i prati e gli alpeggi. Si &amp;egrave; nobilitato durante &lt;strong&gt;i momenti di festa&lt;/strong&gt;, sia personali, matrimonio in primo luogo, che&amp;nbsp;comunitari,&amp;nbsp;dal Natale alla Pasqua, passando per le feste patronali, dove abbandonava le rudi canape, le grezze lane e la sargia per impreziosirsi di velluti, sete e ricami, spesso pagati con il sudore degli uomini di casa, immigrati stagionalmente in Francia. &lt;strong&gt;L'abito festivo &amp;egrave; quello giunto a noi&lt;/strong&gt;, gli indumenti da lavoro hanno preso la via del cestino degli stracci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per le cerimonie ogni elemento del costume &amp;egrave; stato preparato, e se necessario riparato, con cura: il &lt;strong&gt;lungo abito nero&lt;/strong&gt; accorciato nella balza, rinnovato nella passamaneria del corpetto e dei polsini, abbellito con il candido pizzo lavorato all'uncinetto; &lt;strong&gt;il grembiule&lt;/strong&gt; in seta marezzata &amp;egrave; stirato cos&amp;igrave; come il &lt;strong&gt;nastro in moir&amp;egrave;&lt;/strong&gt; che lo stringer&amp;agrave; in vita legato in un pomposo fiocco; l'antico &lt;strong&gt;scialle&lt;/strong&gt;, anch'esso di seta operata e ricamato &amp;egrave; stato frangiato a nuovo con i nodi annodati rigorosamente a mano, &lt;strong&gt;la croce&lt;/strong&gt; &amp;egrave; infilata nel lungo nastro di velluto nero, pronto a essere annodato dietro la nuca.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Costume e bran.jpg" border="0" alt="Il costume e il &amp;quot;bran&amp;quot;" data-entity-type="file" data-entity-uuid="f78192e6-9472-425d-b705-88b6d441baed" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il costume e, sullo sfondo, il "bran"&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;La secolare &lt;strong&gt;cuffia&lt;/strong&gt; &amp;egrave; stata rinnovata solo nella canettatura del pizzo nero della visiera: il &lt;strong&gt;berretto di tela&lt;/strong&gt;, a cui &amp;egrave; cucito&amp;nbsp;ha ancora la giusta rigidit&amp;agrave;, data dal bagno in cera d'api, e il velluto che la ricopre &amp;egrave; rimasto inalterato. Posteriormente &amp;egrave; stato cucito il &lt;strong&gt;fiocco&lt;/strong&gt; semi-piatto che la adorna, e all'altezza delle orecchie i due nastri, identici a questo, pronti a essere legati al lato del mento. Non resta che calzarla: racchiudere al suo interno i capelli, infilare i guanti neri e raggiungere in corteo, al suono della Banda Musicale, la chiesa Parrocchiale per assistere alla Messa &lt;strong&gt;nei primi due banchi &lt;/strong&gt;sotto l'altare, per l'occasione parati a festa. Le giovani saranno sedute in quello davanti e le altre quattro in quello dietro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'uscita ancora richiami al ciclo della terra: &lt;strong&gt;ceste di vimini piene di fiori&lt;/strong&gt;. La giovane Priora offre ai presenti mazzolini colorati: tutti se ne portano a casa uno, i musicanti, per buon auspicio, vi adornano i loro strumenti. Sono stati preparati nei giorni precedenti da tutte e sei, saccheggiando giardini di parenti e amici, con crisantemi, lauro e rosmarino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vita in montagna ha un suo ritmo, pi&amp;ugrave; lento, non deve quindi stupire se tracce di antiche feste o di antichi culti sono giunti sino a noi adeguandosi e trasformandosi, innestandosi&amp;nbsp;magari&amp;nbsp;sulla religione&amp;nbsp;ma resistendo nelle loro peculiarit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description><pubDate>Fri, 21 Nov 2025 14:27:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/le-priore-di-giaglione-testimonianze-e-costumi-di-una-tradizione-millenaria</guid></item><item><title>"BLAGHÈ", IN PIEMONTESE MILLANTARE MA ANCHE "ESSERE COMPIACIUTI DI SÉ STESSI"</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/blaghe-in-piemontese-millantare-ma-anche-essere-compiaciuti-di-se-stessi</link><description>&lt;p&gt;Si dice che il tipico spirito piemontese avesse come propria filosofia l&amp;rsquo;&lt;em&gt;understatement&lt;/em&gt;, e come propria parola d&amp;rsquo;ordine, il motto: &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Esageroma nen&amp;hellip;&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;.&lt;/em&gt; Se questo era lo spirito, possiamo capire quanto fosse all&amp;rsquo;antitesi di esso l&amp;rsquo;essere un &lt;strong&gt;Blagheur&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi &amp;egrave; il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt;? La parola, la ritroviamo anche nella lingua francese come &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt;, ma il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; francese e il &amp;laquo;&lt;em&gt;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; piemontese, non sono esattamente la stessa cosa: potremmo dire che si tratta di un esempio di quello che gli anglosassoni, linguisticamente, definiscono &lt;em&gt;&amp;ldquo;a false friend&amp;rdquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma, che significa, esattamente&amp;nbsp;&lt;em&gt;&amp;laquo;Essi &amp;lsquo;n blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;essere un blagheur?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel mondo dei Puffi&lt;/strong&gt; il&amp;laquo;&lt;em&gt;Blagheur&amp;raquo;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;sarebbe probabilmente il Puffo Vanitoso, in piemontese invece il &lt;em&gt;"Vocabolario Piemontese-Italiano, del Sacerdote Michele Ponza"&lt;/em&gt;, definiva il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; come un &lt;em&gt;&amp;laquo;Gascon, Pistafum, Fanfaron, Millantatore, Arcifanfano&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Le stesse parole, erano usate dal "&lt;em&gt;Gran Dizionario Piemontese-Italiano, compilato dal Cavaliere Vittorio Sant&amp;rsquo;Albino"&lt;/em&gt;: &lt;em&gt;&amp;laquo;Arcifanfano, Smargiasso, Millantatore, Spaccone, Trasone; prendesi anche per semplice Ciarlone, Chiacchierone, Parolajo, Parabolano, Spacciator di parole&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt;, veniva associato il verbo &lt;strong&gt;&amp;laquo;Blagh&amp;eacute;&amp;raquo;&lt;/strong&gt;, ossia&lt;em&gt; &amp;laquo;Smargiassare, Fare lo Smargiasso, Millantarsi, Trasoneggiare, Arcifanfanare, ed anche semplicemente Chiacchierare o Anfanare, cio&amp;egrave; aggirarsi in parole vane e inconcludenti&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Per il &lt;em&gt;"Glossario Etimologico Piemontese, del Maggiore Dal Pozzo",&lt;/em&gt; il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;era semplicemente il millantatore.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In verit&amp;agrave; nell&amp;rsquo;uso comune, indipendentemente dai vocabolari, &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;viene usato in due accezioni, una negativa, e una positiva&lt;/strong&gt;. Quella negativa, definiva &lt;em&gt;&amp;laquo; Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;una persona che si comportava con boria,&lt;/strong&gt; sussiego o alterigia, avendo un&amp;rsquo;esagerata concezione di s&amp;eacute;, ma risultando fondamentalmente un pallone gonfiato; quella positiva, usata in senso scherzoso, era invece legata ai verbi &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagh&amp;eacute;&amp;raquo;&lt;/em&gt; (o, anche, &lt;em&gt;&amp;laquo;Port&amp;eacute; la blaga&amp;raquo;&lt;/em&gt;), che significa &lt;strong&gt;&amp;ldquo;essere compiaciuti di se stessi&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;. Si poteva &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagh&amp;egrave;&amp;raquo;&lt;/em&gt; (o &lt;em&gt;&amp;laquo;Port&amp;eacute; la blaga&amp;raquo;&lt;/em&gt;) perch&amp;eacute; si &amp;egrave; indossato un vestito nuovo ed elegante, o perch&amp;eacute; si viene ammirati per una posizione raggiunta (e questo d&amp;agrave; piacere).&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/UnaBlague%20à%20Tabac%20in%20uso%20fin%20dal%20XVIII%20secolo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Una "Blague à Tabac", in uso fin dal XVIII secolo.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nella lingua francese&lt;/strong&gt;, il significato di &lt;em&gt;&amp;laquo;Blague&amp;raquo;&lt;/em&gt;, era del tutto diverso. Il significato pi&amp;ugrave; antico, concreto, era per definire un oggetto: &lt;strong&gt;la &amp;laquo;Blague &amp;agrave; Tabac&amp;raquo;&lt;/strong&gt;, l&amp;rsquo;antico sacchetto di tela o di cuoio portato dai gentiluomini per conservare e trasportare del tabacco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altro significato, astratto, era usato in &lt;strong&gt;sei accezioni diverse&lt;/strong&gt; del verbo. Nella prima, &lt;em&gt;&amp;laquo;Blaguer&amp;raquo;&lt;/em&gt;, era utilizzare una eloquenza verbosa e mistificatrice, una &lt;em&gt;&amp;laquo;Faconde creuse, h&amp;acirc;bleuse ou mystificatrice&amp;raquo;&lt;/em&gt;, e il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; era &lt;strong&gt;un ciarlatano&lt;/strong&gt;, che ti ubriacava di parole, ma che alla fine mostrava il nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella seconda, &lt;em&gt;&amp;laquo;Blaguer&amp;raquo;&lt;/em&gt; era il possedere una vivacit&amp;agrave; divertente o burlona, una &lt;em&gt;&amp;laquo;verve amusante ou railleuse&amp;raquo;&lt;/em&gt;, ed il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; era &lt;strong&gt;un conversatore dall&amp;rsquo;umorismo scoppiettante&lt;/strong&gt;. Nella terza, &lt;em&gt;&amp;laquo;Blaguer&amp;raquo;&lt;/em&gt; significava organizzare scherzi &lt;em&gt;(&amp;laquo;Plaisanteries&amp;raquo;),&lt;/em&gt; ed il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; era &lt;strong&gt;un incorreggibile burlone&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Simile era la quarta: il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; era un buffone, e &lt;strong&gt;la &amp;laquo;Blague&amp;raquo; la buffonata&lt;/strong&gt;. In questo senso, quando si voleva richiamare all'ordine qualcuno, lo si ammoniva:&lt;em&gt; &amp;laquo;Ce n'est pas une blague!&amp;raquo;&lt;/em&gt;, ossia, &lt;em&gt;"&amp;Egrave; una cosa seria!"&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella quinta accezione, &lt;strong&gt;la &lt;em&gt;&amp;laquo;Blague&amp;raquo;&lt;/em&gt; era intesa come&lt;em&gt; &amp;laquo;Raillerie&amp;raquo;&lt;/em&gt;, derisione&lt;/strong&gt;. In questo senso, la si intendeva sia in senso negativo, che in positivo. Per esempio Gustave Flaubert, che metteva in ridicolo la societ&amp;agrave; francese del suo tempo, veniva definito come &lt;em&gt;&amp;laquo;Flaubert, ce gros blagueur de toutes les glories humaines&amp;raquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1808, Charles-Louis d' Hautel, riportava &lt;em&gt;&amp;laquo;Blaguer&amp;raquo;&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo; (&amp;ldquo;Dictionnaire du Bas-Langage ou des Mani&amp;egrave;res de Parler Usit&amp;eacute;es parmi le Peuple")&lt;/em&gt; come termini appartenenti alle &lt;em&gt;&amp;laquo;locutions basses et vicieuses que l&amp;rsquo;on doit rejeter de la bonne conversation&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt;, per Charles-Louis d' Hautel, era un &lt;em&gt;&amp;laquo;Menteur, Hableur, Fanfaron, Persiffleur, Mauvais plaisant&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Di conseguenza, il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; francese &lt;em&gt;(&amp;laquo;Personne qui dit, qui raconte des blagues, des mensognes&amp;raquo;)&lt;/em&gt;, non &amp;egrave; n&amp;eacute; quello che in italiano viene definito &amp;ldquo;sbruffone&amp;rdquo;, e neppure il vanitoso piemontese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al significato piemontese di &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;,&lt;/em&gt; come espresso nel Sant&amp;rsquo;Albino, &lt;strong&gt;si avvicina invece il provenzale &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagaire&amp;raquo;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Ne &lt;em&gt;&amp;ldquo;Lou Tresor d&amp;oacute;u Felibrige ou Dictionnaire Proven&amp;ccedil;al-Fran&amp;ccedil;ais, embrassant les divers dialectes de la Langue d&amp;rsquo;Oc moderne&amp;rdquo;&lt;/em&gt; di Fr&amp;eacute;d&amp;eacute;ric Mistral, apprendiamo che il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagaire&amp;raquo;&lt;/em&gt; in Occitania &amp;egrave; fondamentalmente un grande chiacchierone inconcludente, ossia (come dice il Sant&amp;rsquo;Albino), un &lt;em&gt;&amp;laquo;Ciarlone, Chiacchierone, Parolajo, Parabolano, Spacciator di parole&amp;raquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Collegati al &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagaire&amp;raquo;&lt;/em&gt;, oltre al verbo &lt;strong&gt;&amp;laquo;Blag&amp;agrave;&amp;raquo;&lt;/strong&gt; (che viene tradotto con &lt;em&gt;&amp;laquo;Bavarder&amp;raquo;&lt;/em&gt;, ossia &lt;em&gt;&amp;ldquo;chiacchierare&amp;rdquo;&lt;/em&gt;), vi sono i sostantivi &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagado&amp;raquo;&lt;/em&gt;, (che significa&lt;em&gt; &amp;ldquo;una lunga chiacchierata&amp;rdquo;,&lt;/em&gt; ovvero un &lt;em&gt;&amp;ldquo;long bavardage&amp;rdquo;&lt;/em&gt;), e &lt;em&gt;&amp;laquo;Blag&amp;agrave;gi&amp;raquo;&lt;/em&gt; (che &amp;egrave; l&amp;rsquo;azione di &lt;em&gt;&amp;ldquo;bavarder&amp;rdquo;&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma allora, se in Francia il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagueur&amp;raquo;&lt;/em&gt; non &amp;egrave; lo sbruffone o lo smargiasso, come vengono chiamati costoro nella lingua di Moli&amp;egrave;re? Con tre termini, che con la &lt;em&gt;&amp;laquo;Blague&amp;raquo;&lt;/em&gt; non c&amp;rsquo;entrano niente: &lt;strong&gt;&amp;laquo;Vantard&amp;raquo;, &amp;laquo;Grande gueule&amp;raquo;, e &amp;laquo;Esbroufeur&amp;raquo;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In effetti, i dizionari etimologici francesi riportano che: &lt;em&gt;&amp;laquo;Le terme de &amp;ldquo;blague&amp;rdquo; n'est cependant attest&amp;eacute; en fran&amp;ccedil;ais qu'en 1721&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E allora, se il termine &amp;ldquo;blague&amp;rdquo; non &amp;egrave; attestato dalla lingua francese che dal 1721, e se il &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; piemontese &amp;egrave; una persona che si comporta con boria avendo un&amp;rsquo;esagerata concezione di s&amp;eacute;, come potremo chiamare &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Luigi XIV&lt;/strong&gt;, uno dei pi&amp;ugrave; grandi &lt;em&gt;&amp;laquo;Blagheur&amp;raquo;&lt;/em&gt; della Storia, che i Torinesi ebbero la ventura di dover (loro malgrado) conoscere molto bene, ma che il destino volle fare morire nel 1715?&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Louis%20le%20Grand%20(alias%20il%20Re%20Sole),%20che%20i%20Piemontesi%20avrebbero%20definito%20il%20blagheur%20per%20antonomasia,%20morto%20prima%20che%20la%20parola%20entrasse%20in%20uso.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Louis le Grand (alias Luigi XIV, il Re Sole), che i Piemontesi avrebbero definito il blagheur per antonomasia, morto prima che la parola entrasse in uso.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 12:16:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/blaghe-in-piemontese-millantare-ma-anche-essere-compiaciuti-di-se-stessi</guid></item><item><title>La Fiera Franca di Oulx: una tradizione che risale al 1494</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/la-fiera-franca-di-oulx-fiera-del-grand-escarton-una-tradizione-che-risale</link><description>&lt;p&gt;Come ogni anno a ottobre torna la&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Fiera Franca di Oulx (Fiera del Grand Escarton)&lt;/strong&gt;. Accanto alla consueta ed affollatissima esposizione artigianale e agricola, &lt;strong&gt;la prima&amp;nbsp;domenica di ottobre &lt;/strong&gt;si tiene anche la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Rassegna zootecnica dell'Alta Valle di Susa&lt;/strong&gt;: mucche, cavalli, pecore, capre ed animali da cortile tirati a lucido attraversano le vie del paese, per poi fare bella mostra di s&amp;egrave;&amp;nbsp;nell'area della fiera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;stand espositivi e dei produttori &lt;/strong&gt;si aprono in genere alle ore 9 della domenica.&amp;nbsp;Le autorit&amp;agrave; si ritrovano alle 10.30&amp;nbsp;presso&amp;nbsp;i Jardin d'la Tour, dove&amp;nbsp;alle ore 11 viene inaugurata ufficialmente la manifestazione, con&amp;nbsp;il saluto delle autorit&amp;agrave; e le&lt;strong&gt; premiazioni della Rassegna Zootecnica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/ad-oulx-domenica-e-tempo-di-fiera-franca"&gt;Ad Oulx &amp;egrave; tempo di "Fiera Franca"&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Fiera del Grand Escarton&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; &amp;egrave; l&amp;rsquo;ultimo evento rimasto oggi in alta Valsusa in cui vengono esposti e premiati i capi bovini, equini e ovi-caprini stanziali. Ma &amp;egrave; anche la vetrina dei produttori locali e l&amp;rsquo;occasione di promozione e valorizzazione delle produzioni tipiche e tradizionali del territorio. Protagonisti, come sempre, i produttori agricoli, gli allevatori, antichi mestieri e artigiani, artisti, scuole di intaglio e associazioni culturali, gruppi folkloristici.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tradizione &lt;strong&gt;risale al 1494&lt;/strong&gt;, quando per le strade di Oulx transitarono gli eserciti di Carlo VIII diretti alla conquista del regno di Napoli. Le schiere di re Carlo imposero &lt;strong&gt;sacrifici enormi alla popolazione&lt;/strong&gt;, come gi&amp;agrave; era avvenuto nel 1453 al passaggio delle truppe di Renato d&amp;rsquo;Angi&amp;ograve;. Per compensare la comunit&amp;agrave; dai danni subiti, il sovrano permise all&amp;rsquo;abitato di Oulx di tenere ogni anno, negli ultimi giorni d&amp;rsquo;estate, una fiera franca, &lt;strong&gt;libera cio&amp;egrave; dalle tasse foranee&lt;/strong&gt;. La fiera venne poi fatta coincidere con la prima domenica di ottobre periodo in cui avveniva la demonticazione del bestiame dagli alpeggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2022-09/Aprile%201906,%20la%20Fiera%20Franca%20di%20Oulx%20-%20Foto%20di%20Cesare%20Augusto%20Prat%20(Ufficiale%20del%203⁰%20Alpini)%20condivisa%20da%20Roberto%20Guasco.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Aprile 1906, la Fiera Franca di Oulx. Foto di Cesare Augusto Prat (Ufficiale del 3&amp;deg; Alpini) condivisa da Roberto Guasco.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 29 Sep 2025 07:11:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/la-fiera-franca-di-oulx-fiera-del-grand-escarton-una-tradizione-che-risale</guid></item><item><title>QUANDO IN PIEMONTE LE COPERTE DI LANA SI CHIAMAVANO "CATALOGNA"</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/quando-in-piemonte-le-coperte-di-lana-si-chiamavano-catalogna</link><description>&lt;p&gt;Fino a qualche anno fa in Piemonte il termine &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Catalogna&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; era il vocabolo normale usato per &lt;strong&gt;indicare una coperta di lana&lt;/strong&gt;, cos&amp;igrave; come lo era in Francia &lt;em&gt;(&amp;ldquo;Castelogne&amp;rdquo;),&lt;/em&gt; e in Provenza &lt;em&gt;(&amp;ldquo;Catalougno&amp;rdquo;)&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma perch&amp;eacute; le coperte si chiamavano cos&amp;igrave;? Semplicemente perch&amp;eacute; in Catalognanel &amp;lsquo;600 nacquero &lt;strong&gt;le prime coperte di lana&lt;/strong&gt;. Prima di allora, le persone cercavano di ripararsi a letto dai rigori invernali usando &lt;strong&gt;pellicce o trapunte imbottite di ovatta&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Catalogna.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A differenza di oggi, queste prime coperte erano tessute con &lt;strong&gt;filati molto spessi di lana d&amp;rsquo;agnello&lt;/strong&gt; cardata. Erano quindi di colore bianco, e con un aspetto pi&amp;ugrave; &amp;ldquo;rustico&amp;rdquo; di quelle di oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli artigiani tessitori di &lt;strong&gt;Barcellona&lt;/strong&gt; fecero la loro fortuna con queste coperte, ma gi&amp;agrave; nel XVIII secolo altri artigiani tessitori della zona di &lt;strong&gt;Montpellier&lt;/strong&gt; avviarono una produzione similare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Spagna-Catalogna-mappa.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa coperta costituisce una delle voci del &lt;em&gt;"Dictionnaire Universel de Commerce, d'Histoire Naturelle, &amp;amp; des Arts &amp;amp; M&amp;eacute;tiers"&lt;/em&gt; di Jacques Savary des Br&amp;ucirc;lons, pubblicato postumo a Parigi nel 1723, dieci anni dopo la morte dell&amp;rsquo;Autore: &amp;laquo;Castelogne, couverture de lit faite sur metier des tisserans&amp;hellip;&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo Dizionario ebbe successo in tutta Europa; dopo l&amp;rsquo;edizione in inglese, stampata a Londra nel 1751, si ebbe anche un&amp;rsquo;edizione italiana, stampata a Venezia nel 1770. Dall&amp;rsquo;edizione italiana, traduzione pedissequa dell&amp;rsquo;edizione francese, leggiamo:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;Castalogna&amp;rdquo; o &amp;ldquo;Catalogna&amp;rdquo;, coperta da letto fatta da tessitore con lana finissima. Il signor Furetier e il signor Corneille pretendono che tal nome discenda da &amp;ldquo;Casta-Lana&amp;rdquo;, che significa la lana degli agnelli, della quale queste coperte, com&amp;rsquo;essi dicono, sono state per lo pi&amp;ugrave; fabbricate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma gli Artefici, senza cercar tanto per il sottile dell&amp;rsquo;etimologia della parola Castalogna, credono che quelle coperte, le quali presentemente si fabbricano quasi tutte in Francia (le migliori vengono da Montpellier) vi sieno state imitate da quelle che tempo fa si fabbricavano in Barcellona e in molte altre citt&amp;agrave; della Catalogna, e vi sono per anche molti Artigiani, che le chiamano costantemente col loro antico nome di Catalogne.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nel 1783 &lt;strong&gt;Maurizio Pipino&lt;/strong&gt; pubblicava a Torino il suo vocabolario, riportando &amp;ldquo;Catalogna&amp;rdquo; come &lt;strong&gt;voce corrente della lingua piemontese&lt;/strong&gt;. Lo stesso avveniva nel 1828 , nel &amp;ldquo;Dictionnaire classique de la langue fran&amp;ccedil;aise&amp;rdquo; di Antoine de Rivarol&amp;rdquo;, con la voce &amp;laquo;Castelogne = Couverture de lit, de laine fine&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E per ultimo, &amp;ldquo;Lou Tresor d&amp;oacute;u Felibrige ou Dictionnaire Proven&amp;ccedil;al-Fran&amp;ccedil;ais, embrassant les divers dialectes de la Langue d&amp;rsquo;Oc moderne&amp;rdquo;, di &lt;strong&gt;Fr&amp;eacute;d&amp;eacute;ric Mistral,&lt;/strong&gt; del 1878, nel quale la &amp;ldquo;Catalougno&amp;rdquo; era la &amp;laquo;Couverture de laine, qu&amp;rsquo;on emportait de ce pays&amp;raquo;..&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Dictionnaire.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Jacques Savary des Brûlons, "Dictionnaire Universel de Commerce, d'Histoire Naturelle, &amp;amp; des Arts &amp;amp; M&amp;eacute;tiers"&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/voce%20catalogne%20dictionnaire.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Voce &amp;ldquo;&lt;strong&gt;Castalogne&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, in "Dictionnaire Universel de Commerce, d'Histoire Naturelle, &amp;amp; des Arts &amp;amp; M&amp;eacute;tiers, contenant tout ce qui concerne le commerce qui se fait dans les quatre parties du monde, par terre, par mer, de proche en proche, &amp;amp; par des voyages de long cours, tant en gros qu'en d&amp;eacute;tail: l'explication de tous les termes qui ont rapport au n&amp;eacute;goce".&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/voce%20catalogna%20Savary2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Voce &amp;ldquo;&lt;strong&gt;Castalogna&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, in Jacques Savary des Brûlons, &amp;ldquo;Dizionario di Commercio dei signori fratelli Savary, che comprende la cognizione delle merci d'ogni paese; ovvero i principali, e nuovi articoli risguardanti il commercio (&amp;hellip;) Accresciuto di varj importantissimi articoli, tratti dall'Enciclopedia, e dalle Memorie dell'accuratissimo monsieur. Garcin, ec. In Venezia, 1770, presso Giambattista Pasquali.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 28 Jul 2025 11:25:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/quando-in-piemonte-le-coperte-di-lana-si-chiamavano-catalogna</guid></item><item><title>La tradizione del Palio Storico dei Borghi di Avigliana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/38deg-palio-storico-dei-borghi-di-avigliana</link><description>&lt;p&gt;Avigliana ogni anno all'inizio di giugno accoglie lo storico &lt;strong&gt;Palio dei Borghi:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;tre giorni di festa e allegria che celebrano una delle pi&amp;ugrave; sentite e tradizionali manifestazioni della Valle di Susa.&amp;nbsp;A competere saranno i &lt;strong&gt;sette borghi del paese&lt;/strong&gt;, Borgo Nuovo, Borgo Sant&amp;rsquo;Agostino, Borgo Drubiaglio, Borgo San Pietro, Borgo Paglierino, Borgo Pertusera, Borgo Vecchio, ma l&amp;rsquo;evento coinvolger&amp;agrave; &lt;strong&gt;centinaia di figuranti, musici, sbandieratori e giocolieri&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/palio-dei-borghi-ad-avigliana"&gt;Palio dei Borghi ad Avigliana: il programma&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Tra spettacoli medievali, giochi, rappresentazioni storiche, stand enogastronomici, si rievocher&amp;agrave;&amp;nbsp;il &lt;strong&gt;passaggio ad Avigliana, nel 1389, di Valentina Visconti&lt;/strong&gt;, figlia di Gian Galeazzo e di Isabella di Valois e cugina dello stesso&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Amedeo VII di Savoia&lt;/strong&gt;, detto il&amp;nbsp;Conte Rosso. Valentina Visconti, partita da Pavia, si recava a Parigi ad incontrare il suo promesso sposo Luigi di Valois Conte di Turenna, futuro &lt;strong&gt;Duca D'Orleans&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sua sosta nella citt&amp;agrave; dei laghi fu &lt;strong&gt;un evento grandioso&lt;/strong&gt;, ricordato negli annali per importanza e magnificenza: per l'occasione&amp;nbsp;il &lt;strong&gt;Conte Rosso&amp;nbsp;diede una grande festa&lt;/strong&gt;, cui parteciparono&amp;nbsp;tutti i nobili della zona e che si concluse con un torneo di giochi e con il palio dei cavalli.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Alcune immagini delle scorse edizioni&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Nel parco.jpg" border="0" alt="Palio dei Borghi di Avigliana" data-entity-type="file" data-entity-uuid="dc3d047b-9ee9-4628-b7f3-453436c2f626" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/coppia.jpg" border="0" alt="Palio dei Borghi di Avigliana" data-entity-type="file" data-entity-uuid="956ef018-9229-4540-828b-0b065016ff56" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/a cavallo.jpg" border="0" alt="Palio dei Borghi di Avigliana" data-entity-type="file" data-entity-uuid="3603be37-d5e2-420d-b90e-ded0178921ef" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/gara di spade_0.jpg" border="0" alt="Palio dei Borghi" data-entity-type="file" data-entity-uuid="c538cc27-d0fd-4e72-922f-e93c54595363" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni:&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://avigliananotizie.it/palio-storico-dei-borghi/#jp-carousel-7268"&gt;Avigliana Notizie - Palio storico dei Borghi&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 11:06:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/38deg-palio-storico-dei-borghi-di-avigliana</guid></item><item><title>LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 3 - LE CASE DI MONTAGNA</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-3-l-interno-delle-case</link><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco.&lt;br /&gt;L'interno delle case/3&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Vi invitiamo &lt;strong&gt;a curiosare dentro le case di montagna&lt;/strong&gt;, per dare un&amp;rsquo;idea di come erano prima che la vegetazione selvatica le invadesse, rendendole impenetrabili, o le ristrutturazioni le trasformassero completamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La cucina&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;I locali pi&amp;ugrave; vissuti della casa erano &lt;b&gt;la cucina &lt;/b&gt;&lt;span&gt;e la stalla.&lt;/span&gt; In tre stagioni dell&amp;rsquo;anno (autunno, inverno, primavera) diventavano anche &amp;ldquo;salotto&amp;rdquo;, soggiorno e dormitorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella cucina spiccava il &lt;b&gt;camino&lt;/b&gt; o, nelle case &amp;ldquo;pi&amp;ugrave; moderne&amp;rdquo;, la stufa. Nel camino una sbarra di ferro orizzontale reggeva le catene &lt;i&gt;(c&amp;egrave;ńe)&lt;/i&gt; a cui si agganciavano i paioli, mentre sul fuoco o sulla brace si mettevano i treppiedi come appoggio per le casseruole e i tegami.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I camini di allora davano un senso di benessere quando erano accesi, ma avevano i loro limiti: disperdevano il calore nella canna fumaria e scaldavano solo nelle immediate vicinanze. La cucina inoltre si apriva direttamente sul cortile e l&amp;rsquo;andirivieni di una famiglia numerosa convogliava tantissima aria fredda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella cucina si trovavano: il tavolo e le sedie (pi&amp;ugrave; o meno eleganti o malandati), dei ripiani di legno o una &lt;i&gt;&lt;b&gt;stag&amp;eacute;ra&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; o un armadio a muro per i piatti e tutto il necessario per preparare i pasti. Le &lt;i&gt;stag&amp;eacute;re&lt;/i&gt; e i ripiani erano ingentiliti da strisce di carta tagliuzzate con le forbici, per formare ingegnose decorazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sui tavoli della cucina hanno fatto i compiti generazioni e generazioni di scolari, spesso disturbati dal via vai dei famigliari, dagli strilli dei fratellini. Alle loro lamentele si sentivano rispondere: &lt;i&gt;&amp;ldquo;Quando fai una cosa, pensa a quello che fai e non badare a tutto il resto&amp;rdquo;&lt;/i&gt;. Per un certo periodo, quando la bisnonna faceva i compiti ebbe il conforto di una calda presenza: un gattino rossiccio che faceva le fusa accovacciato sui piedi o sulla nuca, mentre lei si mordeva le dita sul problema &amp;ldquo;che non veniva&amp;rdquo; o sulle &amp;ldquo;trappole&amp;rdquo; della grammatica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle cucine non mancava &lt;strong&gt;la panca&lt;/strong&gt; o la &lt;i&gt;pr&amp;igrave;ri&lt;/i&gt;, il muretto in pietra su cui si appoggiavano i secchi dell&amp;rsquo;acqua pulita per bere e cucinare, i paioli e le &lt;i&gt;br&amp;ugrave;ńse&lt;/i&gt; (pentole di ghisa).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/12%20Cera-una-volta-a-Viu-Donatella-Cane-Elena-Guglielmino-Marilena-Brunero-12.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La &amp;ldquo;br&amp;ugrave;ńsa&amp;rdquo; appesa alla &amp;ldquo;c&amp;egrave;ńa&amp;rdquo; (catena), foto tratta da&amp;nbsp;&lt;em&gt;C&amp;rsquo;era una volta a Vi&amp;ugrave;&lt;/em&gt;&amp;nbsp;di Donatella Cane, Elena Guglielmino, Marilena Brunero.&amp;nbsp;&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se neppure nei paesi c&amp;rsquo;era l&amp;rsquo;acqua in casa dappertutto, figuriamoci nelle borgate e nelle baite! Bisognava andare a &lt;b&gt;prendere l&amp;rsquo;acqua alla sorgente&lt;/b&gt;, qualche volta lontana o in fondo a un prato ripido.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Si agganciavano i secchi al &lt;i&gt;ba&amp;int;u&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;, un&amp;rsquo;asta di legno leggermente incurvato, con due tacche alle estremit&amp;agrave; per i secchi, e si risaliva il sentiero, spesso ghiacciato o scivoloso, in equilibrio instabile, con un secchio colmo dietro la schiena e un altro davanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per le necessit&amp;agrave; della famiglia non bastava un viaggio. Inoltre, per la maggior parte dell&amp;rsquo;anno, le bestie non andavano al pascolo e quindi bisognava portare l&amp;rsquo;acqua anche per loro. Per le mucche bere un secchio d&amp;rsquo;acqua &amp;egrave; come per le persone berne un bicchiere. Che sollievo quando nella bella stagione bevevano al rio o all&amp;rsquo;abbeveratoio! La rivoluzione del gas in bombole e dell&amp;rsquo;acqua in casa arriv&amp;ograve; alcuni anni dopo la guerra.&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/13%20Rege-Dinu-sutrur-con-attrezzi-2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;h6&gt;Dino Rege mostra come si portava il &lt;em&gt;&amp;ldquo;b&amp;agrave;su&amp;rdquo;&lt;/em&gt; con i secchi.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La stalla, il fienile e la cantina&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le stalle&lt;/b&gt; erano in genere rettangolari con lo spazio ben ripartito. Sul lato pi&amp;ugrave; lungo stavano le mucche ed eventualmente le capre, legate alla greppia con delle catene. Sopra le greppia c&amp;rsquo;era la rastrelliera che veniva riempita di fieno e di erba mattino e sera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul lato pi&amp;ugrave; corto stavano i vitelli. Sul lato lungo, parallelo a quello delle mucche, troneggiava il &lt;i&gt;pai&amp;ugrave;ń&lt;/i&gt;, un recinto di assi che tratteneva foglie secche ricoperte di paglia: serviva per riposare o anche come letto per tutta la famiglia negli inverni freddi. Le stanze erano gelide e di termosifoni neppure l&amp;rsquo;ombra!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di fianco al &lt;i&gt;pai&amp;ugrave;ń&lt;/i&gt; c&amp;rsquo;era il &lt;i&gt;salotto&lt;/i&gt;. Uno spazio tenuto pulitissimo con delle panche e degli sgabelli, vicino a una finestra o alla porta che aveva un finestrino incorporato. Nel soffitto sopra il &lt;i&gt;salotto&lt;/i&gt; c&amp;rsquo;era un gancio per il lume a petrolio. D&amp;rsquo;inverno tutta la vita sociale delle borgate si concentrava in questo spazio. Infatti era il luogo dedicato alla &amp;ldquo;&lt;b&gt;vi&amp;agrave;&lt;/b&gt;&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/la-vija-un-momento-di-aggregazione-che-si-svolgeva-nelle-stalle"&gt;La &amp;ldquo;Vij&amp;agrave;&amp;rdquo;, un momento di aggregazione che si svolgeva nelle stalle&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;erano stalle minuscole con una sola mucca e due o tre capre. Le pecore non stavano nella stalla ma in altro stanzone, perch&amp;eacute; la loro magnifica pelliccia &amp;ldquo;ecologica&amp;rdquo; teneva caldo come una stufa! E c&amp;rsquo;erano stalle grandi con quattro o cinque mucche. L&amp;igrave; si stava veramente bene anche nelle notti pi&amp;ugrave; rigide.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Piccola o grande che fosse la stalla, quando entrava uno sconosciuto gli animali lo squadravano con occhi indagatori. Tutti i musi si voltavano verso di lui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altri ambienti caratteristici erano i &lt;b&gt;solai&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;cantina&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;lu storn)&lt;/i&gt;. Non bisogna pensare che essa contenesse file di bottiglie pregiate o damigiane panciute. Era il regno del latte e dei formaggi, delle patate e dei cibi, conservati nelle gabbietta appesa al soffitto, detta &lt;i&gt;musch&amp;eacute;ra&lt;/i&gt;, l&amp;rsquo;antenata del frigo. In pochissime case soltanto, la cantina e le stalle avevano l&amp;rsquo;onore di un soffitto in muratura o di mattoni con le nervature, che convergevano al centro della volta ricurva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I pavimenti&lt;/strong&gt; al piano terreno erano &lt;b&gt;di terra battuta&lt;/b&gt; (e quando pioveva tanto, qua e l&amp;agrave; si formavano pozzanghere da saltare sportivamente). Ai piani superiori pavimenti e soffitti erano fatti con assi di legno. Beate le persone che dormivano nella stanza sopra la cucina! L&amp;igrave; saliva un po&amp;rsquo; di fumo, ma anche il tepore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sopra la stalle si trovava il &lt;b&gt;fienile&lt;/b&gt;. Nel fienile c&amp;rsquo;era un buco, la &lt;i&gt;tr&amp;agrave;pa,&lt;/i&gt; da cui si faceva scendere direttamente il fieno nella stalla. I ragazzi si divertivano a saltare gi&amp;ugrave; dalla &lt;i&gt;tr&amp;agrave;pa&lt;/i&gt; nel &lt;i&gt;pai&amp;ugrave;ń&lt;/i&gt;. Ma dagli adulti quante sgridate!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le camere da letto&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Curiosando, curiosando siamo arrivati alle &lt;b&gt;camere da letto&lt;/b&gt;, poche per le famiglie numerose di quei tempi. In genere c&amp;rsquo;erano due stanze attrezzate con il lettone, un armadio, striminzito rispetto ai nostri armadioni, un tavolino e, qualche volta, i comodini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli indumenti&lt;/strong&gt; talvolta erano &lt;strong&gt;collocati su lunghe aste&lt;/strong&gt; (&lt;i&gt;p&amp;egrave;rtie&lt;/i&gt;), appese orizzontalmente al soffitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Queste erano le stanze dei genitori e dei nonni. I ragazzi erano parcheggiati in camerette, fienili e stalla, a seconda dell&amp;rsquo;et&amp;agrave; e della stagione, le culle in camera dei genitori, i pi&amp;ugrave; grandicelli in un lettino in camera dei nonni o addirittura nel loro lettone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un particolare: i &lt;b&gt;materassi&lt;/b&gt; di lana erano un lusso, molte volte si sostituivano con sacconi riempiti con foglie di faggio o di granoturco. Era la storica &lt;strong&gt;&lt;i&gt;pai&amp;aacute;sa&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt; o &lt;i&gt;pai&amp;aacute;si&lt;/i&gt;. Se i bambini facevano la pip&amp;igrave; a letto era molto pi&amp;ugrave; facile far asciugare o cambiare il contenuto del &lt;i&gt;paias&amp;ograve;t&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/14-fine-Bartolomeo-Vanzetti-3780-1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Una camera da letto ormai in disuso (Foto di Bartolomeo Vanzetti)&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allora &lt;strong&gt;non esistevano i pannolini usa e getta&lt;/strong&gt; e i piccoli, avvolti in fasce e quadrati di cotone o canapa, (le &lt;i&gt;p&amp;agrave;te&lt;/i&gt;), erano sempre bagnati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I mobili, gli utensili della casa si tramandavano di padre in figlio e diventavano, talvolta, oggetto di liti accanite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da bambina la bisnonna ha sentito raccontare dai nonni che, in una borgata di montagna dell&amp;rsquo;Indiritto, due figli, alla morte del padre, si divisero l&amp;rsquo;eredit&amp;agrave;: le sedie, il tavolo, i paioli, le &lt;i&gt;br&amp;ugrave;ńse&lt;/i&gt;, le posate e le scodelle di legno. Sembrava che la divisione procedesse bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine restava l&amp;rsquo;armadio guardaroba. E l&amp;igrave; scoppi&amp;ograve; la guerra. Lo volevano tutti e due e non c&amp;rsquo;era verso di farli ragionare. Volarono insulti. Ciascuno grid&amp;ograve; i propri meriti verso la famiglia, negati furiosamente dall&amp;rsquo;altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Erano sul punto di prendersi a botte, quando un parente, con ironia, sugger&amp;igrave;: &lt;i&gt;&amp;ldquo;Spaccatelo in due!&amp;rdquo;&lt;/i&gt;. Detto fatto. Afferrarono la sega e lo tagliarono a met&amp;agrave;. E cos&amp;igrave; giustizia fu fatta!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Particolari architettonici e costruttivi delle baite dell&amp;rsquo;alta Val Sangone&lt;/h3&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Borgata%20Tonda.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;La colonna rotonda e la struttura a palancati che la sovrasta sono peculiari e rendono riconoscibile questo angolo rustico della Val Sangone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tratta del famoso &lt;strong&gt;forno di Borgata Tonda dell&amp;rsquo;Indiritto di Coazze.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molto pi&amp;ugrave; difficile scoprire dove si trovano i sottostanti particolari architettonici e costruttivi tipici delle antiche case della nostra valle, dove la pietra prevale sul legno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Part%205-Bartolomeo-Vanzetti-scaled.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Part%203-Bartolomeo-Vanzetti-31-2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Part%208-Bartolomeo-Vanzetti-2956.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Part%206-Bartolomeo-Vanzetti-58.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Part%207-Bartolomeo-Vanzetti-78.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;/h4&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-1-le-case-dei-paesi"&gt;LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 1 - LE CASE DEI PAESI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-2-le-borgate-montane"&gt;LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 2 - LE BORGATE MONTANE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;In collaborazione con&amp;nbsp;&lt;b&gt;Guido Ostorero,&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Laboratorio Alte Valli propone alcuni estratti di&lt;em&gt;&lt;b&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi&lt;/b&gt;&lt;strong&gt;... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;importante testimonianza sulla vita e sul lavoro delle nostre montagne:&lt;span&gt;&amp;nbsp;li trovate&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/it/ricerche?q=bisnonna"&gt;RAGGRUPPATI IN QUESTO LINK&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per saperne di pi&amp;ugrave; vi rimandiamo al sito&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/"&gt;&lt;b&gt;ScuolaGuido&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, su cui potete leggere l'articolo completo:&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/le-case-dei-paesi-e-delle-borgate/?" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;strong&gt;Le case dei paesi e delle borgate&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 26 May 2025 15:34:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-3-l-interno-delle-case</guid></item><item><title>LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 2 - LE BORGATE MONTANE</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-2-le-borgate-montane</link><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco.&lt;br /&gt;Le case dei paesi e delle borgate/2&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;La Valsangone &amp;egrave; &lt;strong&gt;disseminata di borgate&lt;/strong&gt; in pianura e sulle montagne. Il Comune di Giaveno ne conta pi&amp;ugrave; di un centinaio, quello di Coazze un po&amp;rsquo; meno. I capoluoghi avevano meno abitanti delle borgate nel loro complesso: nel 1901 la frazione Maddalena da sola ne contava 2773, mentre Giaveno capoluogo ne contava 1892 &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora invece &amp;egrave; il contrario: le borgate oltre i 900 m. di altitudine sono deserte mentre una volta erano abitate tutto l&amp;rsquo;anno fino ai 1100 metri. Erano piene di voci, di canti, di richiami. Si sentivano i cani, i &lt;i&gt;ciuch&amp;igrave;ń&lt;/i&gt; e i &lt;i&gt;rud&amp;ugrave;ń &lt;/i&gt;delle bestie al pascolo, i colpi dei taglialegna nei boschi, il battere del martello sulle falci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso invece sulle borgate, soffocate dalla vegetazione disordinata, solo qualche strid&amp;igrave;o di uccelli rompe il silenzio...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; difficile &lt;strong&gt;catalogare le borgate&lt;/strong&gt;. Non basta dividerle in piccole e grandi perch&amp;eacute; varia la loro conformazione, la posizione nel territorio e nei confronti del sole e dell&amp;rsquo;acqua. A parit&amp;agrave; di altitudine la temperatura e il clima possono essere molto diversi. E cos&amp;igrave; la vicinanza ad una strada e all&amp;rsquo;acqua abbondante possono rendere la vita meno difficile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se guardiamo alla disposizione delle case troviamo molte differenze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci sono borgate con &lt;b&gt;le case addossate le une alle altre&lt;/b&gt;, raggruppate in cerchio con passaggi stretti, gradini e dislivelli, in posizione di difesa dal vento, dal freddo, dai nemici. Esse sottraggono il minimo spazio al terreno fertile, come le borgate &lt;i&gt;&lt;span&gt;Aletti&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;&lt;span&gt;Tonda&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; all&amp;rsquo;Indiritto di Coazze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/5%20sen%20tunda.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;L&amp;rsquo;abitato &amp;ldquo;chiuso&amp;rdquo; di borgata Tonda (S&amp;euml;ń T&amp;ugrave;nda), sul contrafforte al centro l&amp;rsquo;aerea chiesetta di Borgata Rocco.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altre sono esposte al sole, agli orizzonti dei monti e della pianura come ad esempio &lt;i&gt;Mattonera, Giaconera, Bagagera&lt;/i&gt;&lt;i&gt;.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altre si sono allungate sul ciglio di una strada o di una mulattiera come&lt;i&gt; &lt;span&gt;Pontepietra, Mol&amp;eacute; di Forno, Rosa&lt;/span&gt; a Coazze.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/6%20bagagiri.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Borgata Bagagera &amp;ldquo;Bagag&amp;igrave;ri&amp;rdquo; (Foto di Bartolomeo Vanzetti).&amp;nbsp;&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se invece consideriamo &lt;b&gt;l&amp;rsquo;esposizione al sole&lt;/b&gt; e la vicinanza ai torrenti troviamo borgate immerse nell&amp;rsquo;ombra del fondovalle o aggrappate ai costoni della montagna tanto che sembrano scivolare a valle da un momento all&amp;rsquo;altro. Eppure sono l&amp;igrave; da secoli, tormentate dalla siccit&amp;agrave; cronica. Le borgate del fondovalle darebbero un bel po&amp;rsquo; della loro acqua per i pomeriggi d&amp;rsquo;inverno al sole!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In genere le borgate sorgono &lt;b&gt;in zone riparate dal vento&lt;/b&gt;, vicino a una sorgente, in sicurezza rispetto ai torrenti e alle frane. I montanari d&amp;rsquo;istinto sapevano dove costruire, senza studi di geologia, senza piani regolatori. Le borgate sono andate in rovina per la mancanza di manutenzione pi&amp;ugrave; che per le frane e le esondazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel panorama variegato della Valsangone non mancano &lt;b&gt;le borgate sulle creste&lt;/b&gt; e su poggi ventosi come la Borgata &lt;i&gt;Ciand&amp;egrave;t&lt;/i&gt; di Giaveno o &lt;i&gt;Pianiermo&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Ciargi&amp;ugrave;r&lt;/i&gt; di Coazze. Perch&amp;eacute; questa scelta? Per tenere d&amp;rsquo;occhio il territorio? Per la vicinanza di una cava? I costruttori non possedevano altro che quel pezzetto di terra? I montanari di una volta si stabilivano ovunque ci fosse un po&amp;rsquo; di erba per gli animali? O forse perch&amp;eacute; la bellezza degli orizzonti confortava, almeno per un momento, la loro dura fatica?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le case delle borgate&lt;/b&gt;, come tutte le case rurali, erano grandi. Comprendevano, oltre i locali dell&amp;rsquo;abitazione, la stalla, il fienile, il pagliaio, i depositi per la frutta, le patate, i ricci delle castagne (combustibile per il camino o la stufa), le foglie secche (quelle morbide di faggio per le &lt;i&gt;pai&amp;aacute;se&lt;/i&gt;, i materassi di allora, le altre per il &lt;i&gt;pai&amp;ugrave;ń&lt;/i&gt; e la lettiera delle mucche).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ottanta, cento anni fa le case nuove erano poche. Quasi tutte erano centenarie, spesso rifacimenti di abitazioni pi&amp;ugrave; antiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Davanti alla casa c&amp;rsquo;era &lt;b&gt;il cortile&lt;/b&gt;, spesso condiviso con i vicini&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;, la tettoia &lt;i&gt;(b&amp;euml;n&amp;agrave;l)&lt;/i&gt; per gli attrezzi e la legna, a volte sostituita dal portico a pian terreno davanti alla cucina e alla stalla. Su alcune facciate si notavano i pilastri o le colonne di pietra che sostenevano i balconi di legno e il tetto coperto da &lt;i&gt;lo&amp;int;e&lt;/i&gt; (lastre di pietra grigia).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le scale erano esterne&lt;/b&gt;, in cortile, per semplificare le costruzioni e risparmiare spazio. Potevano essere capolavori a pi&amp;ugrave; rampe con i pianerottoli e i corrimani, oppure semplici gradini di pietra scalpellata senza nessun appoggio o addirittura con i gradini incastrati in un muro laterale. Eppure su e gi&amp;ugrave; per queste scale rudimentali correvano i bambini (anche a gattoni) e gli adulti che avevano fretta!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E poi c&amp;rsquo;erano &lt;b&gt;le scale a pioli&lt;/b&gt;, vere scale mobili, indispensabili per la raccolta della frutta, per mille lavori e per raggiungere l&amp;rsquo;apertura dei solai non collegati a una scala fissa per mancanza di spazio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le scale a pioli variavano per larghezza, lunghezza, spessore. Le costruivano i contadini o lo specialista, &lt;i&gt;l&amp;rsquo;as-cial&amp;eacute;&lt;/i&gt;. Si cominciava con il taglio di un albero alto e dritto, ad esempio un larice, una &lt;i&gt;mal&amp;euml;sa&lt;/i&gt;. Poi si scortecciava, si privava dei rami; lo si squadrava, si tagliava a met&amp;agrave; nel senso della lunghezza e lo si lasciava in terra finch&amp;eacute; la linfa fosse del tutto asciugata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo un po&amp;rsquo; di tempo, nelle due parti lunghe, si facevano i buchi, a distanza regolare, e venivano inseriti i pioli (i gradini di legno). Era &lt;strong&gt;un lavoro di precisione&lt;/strong&gt; perch&amp;eacute; da esso dipendeva la vita delle persone che sarebbero salite o discese. Le case delle borgate erano costruite in pietra, intonacate o no, con muri spessi, tirati su con grande bravura a mani nude.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/8%20Girodera%20-Bartolomeo-Vanzetti-27.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Borgata Girodera (Girud&amp;igrave;ri). Pietra e legno erano materiali a km 0 e sono stati usati in modo quasi esclusivo per la costruzione delle case della borgata (Foto di Bartolomeo Vanzetti).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/9%20Dogheria-Bartolomeo-Vanzetti-40.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Borgata Dogheria (Dugri&amp;euml;). Ora la natura sembra avere il sopravvento e l&amp;rsquo;opera dell&amp;rsquo;uomo torner&amp;agrave; ad essere bosco e pietraia (Foto di Bartolomeo Vanzetti).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La bisnonna da giovane andava in montagna e rifletteva sui muri, perfettamente perpendicolari che si vedevano alle borgate alte, sui pietroni d&amp;rsquo;angolo collocati sugli spigoli con tanta abilit&amp;agrave;. Pensava alle fatiche per portare in quel luogo pietre, sabbia, travi e poi mettere insieme tutte queste cose&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ancora nella prima met&amp;agrave; del Novecento &lt;b&gt;ogni famiglia si costruiva la sua casa&lt;/b&gt;. Naturalmente senza impianti elettrici e idraulici, senza antenne televisive. La luce elettrica e l&amp;rsquo;acqua in casa l&amp;rsquo;avevano solo i centri abitati in pianura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Girando per le montagne si vedono ancora case ben costruite, nonostante la situazione di abbandono. Per esempio a &lt;strong&gt;&lt;i&gt;S&amp;euml;n Mam&amp;eacute;l&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; sulla strada di Pian Gorai.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/15%20Affresco.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Madonna del Rosario con S. Michele Arcangelo di G. Bruni, 1868, a borgata Mamel (Foto di Marco Guglielmino).&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;E poi una sorpresa: sulle facciate che vanno in rovina &lt;strong&gt;si vedono ancora dipinti&lt;/strong&gt; belli, espressivi, degni delle case nobili, come quelli della borgata &lt;i&gt;Prietto&lt;/i&gt; all&amp;rsquo;Indiritto. Essi la dicono lunga sulla qualit&amp;agrave; di quella gente che si ammazzava di fatica, doveva risparmiare il centesimo su tutto e poi si toglieva il pane di bocca e pagava un pittore per dipingere e decorare le case e i piloni della borgata!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le case con i pilastri piacevano alla bisnonna, ma la sua non li aveva. Bench&amp;eacute; fosse anch&amp;rsquo;essa centenaria, non aveva i pilastri, i balconi larghi, il portico davanti alla cucina e alla stalla. Il portico divideva a pianterreno la casa a met&amp;agrave;, perch&amp;eacute; lo attraversava la stradetta della borgata. Per&amp;ograve; al primo piano la casa tornava di nuovo a unirsi mediante il fienile dell&amp;rsquo;&lt;i&gt;ars&amp;eacute;ta&lt;/i&gt;, il fieno di secondo taglio raccolto in agosto e prediletto dalle mucche.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non aveva i balconi larghi la casa della bisnonna, ma aveva &lt;b&gt;una terrazza coperta&lt;/b&gt;, riparata dalle piogge. Una terrazza che ha visto le tavolate delle feste e i giochi dei bambini. La bisnonna ricorda tanti pomeriggi di fine inverno, quando il sole &amp;egrave; gi&amp;agrave; forte e il gorgoglio della grondaia e lo stillicidio della neve fondente accompagnavano i suoi giochi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La terrazza era anche un osservatorio. Di l&amp;igrave; la bisnonna con la famiglia, durante la guerra 1940-45, vedeva bombardare Torino di notte e di giorno, e le sue mani stringevano la ringhiera per farsi forza contro l&amp;rsquo;orrore. E di l&amp;igrave;, spesso videro avvicinarsi i tedeschi rastrellatori quando non sbucavano dai boschi.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/10%20casa-tiglietto-DSCN7492.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La casa della bisnonna Livia Picco, prima e dopo i lavori di ammodernamento.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/11%20casa-tiglietto-DSCN7502.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche la casa della bisnonna era antica. Nella seconda met&amp;agrave; del 1700 (pi&amp;ugrave; di duecento anni fa) fu quasi distrutta da un incendio e rimase scoperchiata per sette anni. A quel tempo era abitata da un&amp;rsquo;antenata, vedova con due figli piccoli Pietro e Leonardo (il trisavolo della bisnonna).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa antenata di cui si &amp;egrave; dimenticato il nome, non aveva i soldi per far riparare la casa. Fu ospitata per la notte nella stalla dei vicini, la famiglia Ruffino per tutto il tempo. Forse il bestiame lo avr&amp;agrave; tenuto nei ruderi rabberciati, ma non si sa. Poi i bambini crebbero e divennero &lt;i&gt;b&amp;ograve;cia&lt;/i&gt;, trasportarono le pietre dalla cava pi&amp;ugrave; vicina &lt;i&gt;du Ro&amp;rsquo; da Lu&amp;int;&amp;iacute;ri&lt;/i&gt; e ricostruirono la casa cos&amp;igrave; bene che resistette ai secoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Gli incendi&lt;/b&gt; a quei tempi erano frequenti: si usavano lumini e lanterne per l&amp;rsquo;illuminazione, si cucinava sulla fiamma libera del camino. Per un niente, qualcosa prendeva fuoco e l&amp;rsquo;incendio si estendeva alla paglia e al fieno. L&amp;rsquo;acqua era poca e il rio era spesso lontano!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso le case delle borgate pi&amp;ugrave; vicine al paese sono state vendute, ristrutturate, sono irriconoscibili. Anche la casa della bisnonna. Suo padre a malincuore ha dovuto prendere questa decisione: lass&amp;ugrave; la vita era impossibile e poi l&amp;rsquo;edificio secolare aveva bisogno di troppe riparazioni. Quando sono state costruite le strade, nel dopoguerra, la gente si stava gi&amp;agrave; trasferendo a valle.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt; In:&amp;nbsp;&lt;em&gt;Giaveno e i suoi protagonisti,&amp;nbsp;&lt;/em&gt;Aghepos, 2006.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&amp;nbsp;Il cortile si chiamava &amp;ldquo;&amp;agrave;iri&amp;rdquo; se davanti a una sola casa, &amp;ldquo;c&amp;ograve;rt&amp;rdquo; se condiviso da pi&amp;ugrave; abitazioni, mentre &amp;ldquo;li c&amp;uuml;rt&amp;igrave;&amp;rdquo; erano i prati pi&amp;ugrave; vicini alle case.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;/h4&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-1-le-case-dei-paesi"&gt;LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 1 - LE CASE DEI PAESI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-3-l-interno-delle-case"&gt;LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 3 - Le case di montagna&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;In collaborazione con&amp;nbsp;&lt;b&gt;Guido Ostorero,&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Laboratorio Alte Valli propone alcuni estratti di&lt;em&gt;&lt;b&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi&lt;/b&gt;&lt;strong&gt;... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;importante testimonianza sulla vita e sul lavoro delle nostre montagne:&lt;span&gt;&amp;nbsp;li trovate&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/it/ricerche?q=bisnonna"&gt;RAGGRUPPATI IN QUESTO LINK&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per saperne di pi&amp;ugrave; vi rimandiamo al sito&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/"&gt;&lt;b&gt;ScuolaGuido&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, su cui potete leggere l'articolo completo:&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/le-case-dei-paesi-e-delle-borgate/?" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;strong&gt;Le case dei paesi e delle borgate&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Fri, 23 May 2025 08:09:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-2-le-borgate-montane</guid></item><item><title>SETTE SANTUARI ALLINEATI DEDICATI A SAN MICHELE ARCANGELO, CON AL CENTRO LA SACRA </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/un-po-di-storia/sette-santuari-allineati-dedicati-san-michele-arcangelo-con-al-centro-la-sacra</link><description>&lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 10px;"&gt;La definizione di retta, in geometria, &amp;egrave;&amp;nbsp; "un insieme di punti allineati, che non ha un inizio e nemmeno una fine".&amp;nbsp;Nel caso del culto di &lt;strong&gt;San Michele Arcangelo&lt;/strong&gt;, invece, il tracciato rettilineo in questione ha un inizio ben preciso, in &lt;strong&gt;Irlanda&lt;/strong&gt;, e va a concludersi in &lt;strong&gt;Israele&lt;/strong&gt;, coprendo una distanza di oltre 4 mila chilometri. E&amp;nbsp;su questa linea sono disposti ben &lt;strong&gt;7 santuari&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;a lui dedicati, di cui la &amp;ldquo;nostra&amp;rdquo; &lt;strong&gt;Sacra di San Michele&lt;/strong&gt;, sulla cima del Pirchiriano, &lt;strong&gt;rappresenta il centro&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Meta ogni anno di migliaia di visitatori, affascinati dalla sua maestosit&amp;agrave;, dalla sacralit&amp;agrave; del luogo, dalla splendida vista&amp;nbsp;su Torino e sul fondovalle, la &lt;strong&gt;Sacra&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un luogo di pace e meditazione, che si trova a &lt;strong&gt;1000 km &lt;/strong&gt;dall'abbazia normanna di &lt;strong&gt;Mont Saint-Michel&lt;/strong&gt; e ad altrettanti dalla chiesa pugliese di &lt;strong&gt;Monte Sant&amp;rsquo;Angelo&lt;/strong&gt;. Insomma, a met&amp;agrave; strada tra le due abbazie che con lei rappresentano i pilastri del culto micaelico.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la linea parte da ben prima, dalle selvagge scogliere irlandesi, e termina ben oltre, in terra di Israele, non lontano da Gerusalemme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Proviamo a ripercorrerla ed a scoprire i santuari dedicati all&amp;rsquo;arcangelo:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;
&lt;h3&gt;Skellig Island (Irlanda)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;monastero di Skellig&lt;/strong&gt;, una delle prime testimonianze cristiane in Irlanda, &amp;egrave; probabilmente il meno accessibile dei sette. Molto spartano e di non agevole accesso, posto sull&amp;rsquo;omonimo isolotto, &amp;egrave; stato realizzato verso il 588. Si narra che l&amp;igrave; San Michele apparve a San Patrizio per aiutarlo a sconfiggere il demonio. Dal 1996 &amp;egrave; divenuto patrimonio Unesco (anche la &lt;strong&gt;Sacra di San Michele&lt;/strong&gt; &amp;egrave; candidata per entrarne a far parte).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2014 l'isola di &lt;strong&gt;Skellig Michael,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;l'isolotto pi&amp;ugrave; grande delle due&amp;nbsp;isole Skellig, quello su cui sorge il monastero,&amp;nbsp;venne usata come set cinematografico per le scene finali di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Star Wars: Il risveglio della Forza.&lt;/strong&gt; L'isola appare anche nel sequel del film,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Star Wars: Gli ultimi Jedi, &lt;/strong&gt;uscito nel 2017.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 10px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;span style="line-height: 120%;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Liberation Serif',serif;"&gt;&lt;span style="font-size: 11.0pt;"&gt;&lt;span style="line-height: 120%;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif';"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/The_monastery_complex_at_Skellig_Michael_07 - Stinglehammer (wikipedia)_0.jpg" border="0" alt="skelling" data-entity-type="file" data-entity-uuid="67431681-3678-44ea-8d03-dfc4f4407b6b" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="MsoBodyText" style="margin-right: 10px; text-align: justify;"&gt;Il Monastero di Skellig (foto Wikipedia).&lt;/h6&gt;
&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;
&lt;h3&gt;St Michael's Mount (Inghilterra)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Sempre su un&amp;rsquo;isola sorge il monastero di&lt;strong&gt; St. Michael&amp;rsquo;s Mount&lt;/strong&gt;, di fronte alla cittadina di Marazion,&amp;nbsp;cui &amp;egrave; collegato con un servizio di traghetti e, durante la bassa marea, tramite una strada (cos&amp;igrave; come avviene al santuario di Mont Saint-Michel in Normandia).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qui il Santo apparve nel 495 ad un gruppo di pescatori, e i benedettini provenienti dall&amp;rsquo;abbazia normanna decisero di erigere un santuario in suo onore. Dell&amp;rsquo;originale edificio resta ben poco: nel XVI secolo, su suoi resti venne eretta una fortezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/800px-1_st_michaels_mount_2017_1.jpg" border="0" alt="St. Michael's Mount" data-entity-type="file" data-entity-uuid="48a2d6c4-6454-4d58-b067-9e6235b8238e" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;St. Michael's Mount (foto Wikipedia).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Mont Saint-Michel (Francia)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Decisamente pi&amp;ugrave; conosciuto il santuario di &lt;strong&gt;Mont Saint-Michel&lt;/strong&gt;, patrimonio dell&amp;rsquo;Unesco fin dal 1979 e principale sito turistico della Normandia. Qui San Michele apparve al vescovo nel 709, intimandogli di costruire una chiesa nella roccia. I lavori furono avviati, ma vennero completati solo dopo il &amp;lsquo;900, con l&amp;rsquo;avvento dei monaci benedettini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La roccia, un isolotto di circa 960 m di circonferenza e con una superficie di circa 7 ettari, si eleva ad un'altezza di 92 m sul livello del mare, ma con la statua di San Michele collocata in cima alla guglia della chiesa abbaziale, raggiunge l'altitudine di 170 metri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un tempo raggiungibile tramite una diga di accesso costruita nel 1880, poi smantellata per evitare l&amp;rsquo;insabbiamento della baia, dal 2015 &lt;strong&gt;Mont Saint-Michel &lt;/strong&gt;&amp;egrave; collegato alla terraferma con &lt;strong&gt;passerelle sospese&lt;/strong&gt;, ed in occasione di maree particolari si trasforma nuovamente in un&amp;rsquo;isola.&lt;/p&gt;
&lt;p data-entity-type="" data-entity-uuid=""&gt;&lt;span&gt;&lt;span title="Fare clic e trascinare per ridimensionare"&gt;​&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/1200_Mont_Saint-Michel_08 - Antoine Lamielle (wikipedia)_1.jpg" border="0" alt="Mont Saint Michel" data-entity-type="file" data-entity-uuid="68948d79-410d-4169-9acf-f6693d1bbd97" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 data-entity-type="file" data-entity-uuid="fd58b3bc-db38-49b7-921d-c8ab72d8e4a2"&gt;&lt;span title="Fare clic e trascinare per ridimensionare"&gt;​il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Santuario di Mont Saint-Michel (foto Wikipedia).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Sacra di San Michele (Valle di Susa)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Pochi metri dopo aver varcato l&amp;rsquo;ingresso dell&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; impossibile non notare, alzando gli occhi, la &lt;strong&gt;statua dedicata all&amp;rsquo;Arcangelo San Michele&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;realizzata dallo scultore altoatesino Paul&amp;nbsp;d&amp;euml; Doss-Moroder. Ma l&amp;rsquo;opera ha una datazione recente, mentre ben pi&amp;ugrave; antica &amp;egrave; la devozione all&amp;rsquo;arcangelo: nel 313 d.C. l'imperatore Costantino gli confer&amp;igrave; grande rilevanza, ulteriormente arricchita dalle numerose apparizioni agli occhi dei vescovi governanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/statua di san michele alla Sacra.jpg" border="0" alt="statua" data-entity-type="file" data-entity-uuid="00c7857f-1a2c-4623-a852-6d6b33260da9" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La statua dell'Arcangelo alla Sacra di San Michele.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Monumento simbolo del Piemonte, l&amp;rsquo;abbazia di San Michele della Chiusa venne fondata tra il 983 e il 987 attorno ad una chiesetta preesistente dal conte&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Ugo (Ugone) di Montboissier&lt;/strong&gt;, ricco e nobile signore dell&amp;rsquo;Alvernia, recatosi a Roma per chiedere indulgenza al Papa. Questi, a titolo di penitenza, gli concesse di scegliere fra un esilio di 7 anni e l&amp;rsquo;impresa di costruire un&amp;rsquo;abbazia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Essa &amp;egrave; stata una delle pi&amp;ugrave; celebri abbazie benedettine dell&amp;rsquo;Italia settentrionale, ed &amp;egrave; tra i pi&amp;ugrave; grandi complessi architettonici di epoca romanica in Europa. La sua attuale imponente costruzione,&amp;nbsp;edificata tra l&amp;rsquo;XI e il XIV secolo, presenta elementi artistici ed architettonici unici, quali il &lt;strong&gt;portale dello zodiaco&lt;/strong&gt; e lo &lt;strong&gt;scalone dei morti&lt;/strong&gt; (XII sec.), mentre l&amp;rsquo;interno della chiesa abbaziale &amp;egrave; impreziosito dalle sculture romaniche nell&amp;rsquo;area absidale e da numerosi affreschi del XV-XVI secolo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="/blog/valle-di-susa/national-geographic-la-sacra-di-san-michele-e-tra-i-22-luoghi-sacri-piu"&gt;National Geographic: la Sacra di San Michele &amp;egrave; tra i 22 luoghi sacri pi&amp;ugrave; suggestivi d'Europa&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/1200 Autunno alla Sacra - Duilio Fiorile_0.jpg" border="0" alt="Sacra di San Michele" data-entity-type="file" data-entity-uuid="9d16d2b8-2f06-41c6-a22b-e6ed7f7c698b" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La Sacra di San Michele (foto&amp;nbsp;Duilio Fiorile).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Monte Sant&amp;rsquo;Angelo (Foggia)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il santuario pugliese di &lt;strong&gt;San Michele Arcangelo&lt;/strong&gt;, nel foggiano, risale al 490, quando il Santo si manifest&amp;ograve; a San Lorenzo Maiorano, e divenne ben presto il principale centro di culto dell'arcangelo dell'intero Occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fu ampliato ed arricchito sia dai duchi di Benevento, sia dai re Longobardi installati a Pavia, che promossero numerosi interventi di ristrutturazione per facilitare l'accesso alla grotta della prima apparizione e per alloggiare i pellegrini. Anch&amp;rsquo;esso &amp;egrave; patrimonio Unesco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Monte_Sant'Angelo-Basilika01 - Nikater (wikipedia)_0.jpg" border="0" alt="Monte Sant'Angelo" data-entity-type="file" data-entity-uuid="20f6d178-5dda-43b1-89d2-066f4573dc30" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Il Santuario di Monte Sant'Angelo (foto Wikipedia).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Monastero di San Michele Arcangelo (Grecia)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il monastero greco di &lt;strong&gt;Panormitis&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sorge nuovamente su un&amp;rsquo;isola (&lt;strong&gt;Simi&lt;/strong&gt;, nell&amp;rsquo;arcipelago greco del Dodecanneso), e custodisce una delle maggiori effigi dell&amp;rsquo;Arcangelo, alta tre metri. Costituisce il pi&amp;ugrave; importante luogo di culto della Grecia dedicato all'Arcangelo Michele, e fu costruito nel 1783 sui resti di un preesistente monastero del XV secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'isola, gi&amp;agrave; ricca di svariati luoghi di culto, ci sono ben nove monasteri dedicati all'Arcangelo Michele, uno per ogni Ordine Angelico.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 10px; text-align: justify;"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/1200 Panormitis__Symi__Greece_-_panoramio_(1)_0.jpg" border="0" alt="Monastero di Simi" data-entity-type="file" data-entity-uuid="648c26ad-c4c5-4da2-89af-b62caaf61e0b" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="MsoBodyText" style="margin-right: 10px; text-align: justify;"&gt;Monastero di Panormitis, Simi (foto Wikipedia).&lt;/h6&gt;
&lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 10px; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Monastero Stella Maris (Israele)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Pressapoco della stessa epoca &amp;egrave; il &lt;strong&gt;Monastero Stella Maris&lt;/strong&gt;. Anch&amp;rsquo;esso testimonianza di grande venerazione, &amp;egrave; edificato sul Monte Carmelo ad Haifa, in terra d&amp;rsquo;Israele, e rappresenta l&amp;rsquo;ultima tappa della linea Sacra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Convento cattolico, secondo la tradizione sarebbe fondato su una grotta che fu dimora del profeta Elia. La prima fondazione del monastero&amp;nbsp; risale all'epoca bizantina, quando divenne luogo di culto dell'Arcangelo Michele, venerato dai Longobardi in seguito alla loro conversione al Cattolicesimo avvenuta intorno al VII secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Monastero stella maris haifa.jpg" border="0" alt="Monastero di Stella Maris" data-entity-type="file" data-entity-uuid="78d5e684-9a38-4d7a-b210-90395f042196" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Il Monastero Stella Maris ad Haifa (foto Wikipedia).&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Una retta creata dalla spada di San Michele&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Secondo la leggenda, a definire questa linea fu &lt;strong&gt;un colpo di spada di San Michele Arcangelo,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;durante la battaglia tra angeli del bene, a lui legati, e angeli del male, guidati da Lucifero, che aveva assunto le sembianze di &lt;strong&gt;un dragone&lt;/strong&gt; e che, dopo il fendente, precipit&amp;ograve; sulla terra insieme ai suoi seguaci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/retta%20san%20Michele25.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La retta in realt&amp;agrave; &amp;egrave; piuttosto approssimativa&lt;/strong&gt;: quello che abbiamo riportato, riprendendolo da una vasta letteratura fatta di leggende e di suggestioni esoteriche, evidentemente&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&amp;egrave; solo un gioco&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci piace pensare per&amp;ograve; che possa essere utile per invogliare alla visita di questi &lt;strong&gt;sette magnifici monumenti&lt;/strong&gt;, a partire dalla nostra meravigliosa &lt;strong&gt;Sacra di San Michele&lt;/strong&gt;, &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/valle-di-susa/che-punto-e-la-candidatura-della-sacra-di-san-michele-patrimonio-unesco"&gt;&lt;strong&gt;candidata ad entrare a far parte&amp;nbsp;del&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;patrimonio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Unesco &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;assieme ad altri 7 &lt;strong&gt;insediamenti benedettini dell&amp;rsquo;Italia medievale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2019-07/7%20monasteri_1.jpg" border="0" alt="7 monasteri_1.jpg" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 09 May 2025 09:43:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/un-po-di-storia/sette-santuari-allineati-dedicati-san-michele-arcangelo-con-al-centro-la-sacra</guid></item><item><title>LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 1 - LE CASE DEI PAESI</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-1-le-case-dei-paesi</link><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco.&lt;br /&gt;Le case dei paesi e delle borgate/1&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Quando la bisnonna era bambina, le case nei paesi erano &lt;strong&gt;decenti ma scomode&lt;/strong&gt;, alte due o tre piani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le scale interne erano ripide, buie. Le stanze piccole e basse. Al centro degli alloggi c&amp;rsquo;era &lt;strong&gt;la cucina&lt;/strong&gt; dove dominava il &lt;em&gt;&amp;ldquo;putag&amp;eacute;&amp;rdquo;,&lt;/em&gt;&amp;nbsp;la stufa a legna, con il forno e il recipiente per l&amp;rsquo;acqua calda. Sul piano di cottura c&amp;rsquo;erano dei cerchi metallici concentrici che si toglievano quando si doveva cucinare a fuoco vivo e si rimettevano quando c&amp;rsquo;era solo da mantenere in caldo la pietanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle cucine &lt;strong&gt;mancavano i rubinetti&lt;/strong&gt;. Oh bella! Penseranno i ragazzi del terzo millennio. Gi&amp;agrave;, perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;acqua arrivava in pochissime case. E allora per lavarsi, bere e cucinare? &lt;strong&gt;Si andava a prendere l&amp;rsquo;acqua con i secchi in cortile&lt;/strong&gt; o alle fontanelle nelle piazze e nelle vie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/2%20lavatoio.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Non c&amp;rsquo;era l&amp;rsquo;acqua corrente nelle case, ma fontane e lavatoi (&amp;ldquo;baci&amp;agrave;s&amp;rdquo;) pubblici.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In cucina c&amp;rsquo;era sempre &lt;strong&gt;il secchio dell&amp;rsquo;acqua&lt;/strong&gt; con il suo mestolo &lt;em&gt;(la &amp;ldquo;c&amp;agrave;si&amp;rdquo;)&lt;/em&gt; per bere e in camera da letto c&amp;rsquo;era un piccolo mobile con la brocca piena d&amp;rsquo;acqua, un catino e un asciugamano di tela con le iniziali della padrona di casa ricamate rosso su bianco o bianco su bianco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La bisnonna ricorda che d&amp;rsquo;inverno, nelle stanze prive di riscaldamento, &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;acqua gelava nelle brocche&lt;/strong&gt; e allora per lavarsi si andava in cucina o nella stalla. I ragazzi erano tentati di passarsi in fretta le mani bagnate sulla faccia (&amp;ldquo;lavarsi come il gatto&amp;rdquo;) ma le madri incalzavano: &amp;ldquo;Con il sapone, anche il collo e le orecchie!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mancavano i bagni&lt;/strong&gt;, le docce e i deodoranti. Tutto era sostituito dai &lt;strong&gt;&amp;ldquo;basiń&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;, recipienti di lamiera zincata o dai mastelli di legno dove si mettevano a mollo i panni. Il signor sapone, in pezzi, sostituiva tutti i detersivi: solo le signorine e le signore, per essere eleganti, cercavano le saponette profumate e qualche volta tenevano nel cassettone una piccola boccetta di profumo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/1%20case%20ringhiera.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Nelle case di ringhiera, in fondo ai balconi c&amp;rsquo;era il gabinetto comune. In tempi pi&amp;ugrave; antichi e nelle borgate spesso il &amp;ldquo;c&amp;ograve;mu&amp;rdquo; si trovava in fondo al cortile, lontano dalla casa.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E per il wc?&lt;/strong&gt; Sui balconi c&amp;rsquo;era &amp;ldquo;&lt;em&gt;lu c&amp;ograve;mu&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, un gabbiotto di legno o di mattoni imbiancati, che aveva un buco nel centro, collegato a uno scarico. Era spesso usato da pi&amp;ugrave; famiglie con tante discussioni per le precedenze. D&amp;rsquo;inverno si rischiava di congelare l&amp;agrave; dentro. Immaginate doversi tirare fuori dal letto riscaldato da cumuli di coperte, uscire all&amp;rsquo;esterno sul balcone, entrare nel gabbiotto gelido&amp;hellip;&amp;nbsp;Qualcuno di questi &amp;ldquo;servizi&amp;rdquo; &amp;egrave; ancora visibile nelle case dei centri storici, trasformato in ripostiglio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per evitare i malanni allora si ricorreva ai &lt;strong&gt;vasi da notte&lt;/strong&gt;, ora diventati oggetti di antiquariato, alcuni addirittura ricercati per le loro decorazioni. D&amp;rsquo;estate bisognava difendersi dai cattivi odori ricorrendo alla candeggina che disinfettava e deodorava senza bisogno di tanta pubblicit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In campagna il gabbiotto era in cortile&lt;/strong&gt;, sul lato pi&amp;ugrave; lontano dalla casa. Si possono immaginare le corse (da Olimpiade) sotto la pioggia battente, il ventaccio, la grandine o le difficolt&amp;agrave; quando la neve intrappolava i piedi. Va da s&amp;eacute; che, nello spalare il cortile, si dava la precedenza al sentiero verso il gabbiotto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A proposito, quando la sorella del nonno, emigrata ai primi del Novecento negli Stati Uniti, ritorn&amp;ograve; ottantenne in visita dopo la guerra, raccont&amp;ograve; che a Westville, nell&amp;rsquo;Illinois, aveva incontrato un altro coazzese che non si capacitava del fatto che gli americani &lt;strong&gt;si ostinassero a costruire i gabinetti in casa&lt;/strong&gt;. Secondo lui non era igienico!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei paesi c&amp;rsquo;erano i lavatoi pubblici che sfruttavano l&amp;rsquo;acqua dei torrenti o dei canali. L&amp;rsquo;acqua scorreva pure in un incavo in mezzo alla strada. La bisnonna ricorda che un Sabato Santo, quando le campane di Pasqua cominciarono a suonare (allora lo facevano di sabato) la gente del mercato, in via Umberto I a Giaveno, si bagn&amp;ograve; gli occhi, secondo un&amp;rsquo;antica usanza, con l&amp;rsquo;acqua limpida che scorreva nel canaletto centrale. Non corse alle fontanelle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/3%20-via-umberto-I.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Via Umberto a Giaveno, col caratteristico canaletto centrale per lo scorrimento delle acque. (Coll. Carlo Giacone)&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La caratteristica pi&amp;ugrave; appariscente dei paesi dopo la Chiesa, le piazzette, il Municipio e le grandi scuole elementari, erano &lt;b&gt;i negozi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non bisogna pensare che fossero grandi e variopinti come quelli di oggi. La normale finestra faceva anche da vetrina. Le &lt;strong&gt;insegne, di latta&lt;/strong&gt; e senza neon, si cambiavano soltanto con il passaggio a un nuovo proprietario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;erano negozi che &lt;strong&gt;occupavano una sola stanza&lt;/strong&gt;, riempita di merci fino a togliere il respiro. Certe botteghe che vendevano sale e tabacchi erano strapiene di un&amp;rsquo;infinit&amp;agrave; di cose, comprese le caramelle e i dolcetti conservati in grandi vasi di vetro appoggiati al bancone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/4-FASANO.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Anche nei paesi pi&amp;ugrave; grandi i negozi NON avevano vetrine. Qui la drogheria dei coniugi Fasano a Giaveno (Coll. Carlo Giacone)&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quei tempi &lt;strong&gt;non c&amp;rsquo;erano le confezioni&lt;/strong&gt; che tutti conoscono. Si andava a far la spesa con le &lt;em&gt;&amp;ldquo;t&amp;agrave;s-ce&amp;rdquo;&lt;/em&gt; di tela. Anche lo zucchero si vendeva sfuso, incartocciato in una carta di un particolare blu, che ancora si chiama &amp;ldquo;color carta da zucchero&amp;rdquo;. Il sale, prevalentemente grosso, si incartava in una carta giallastra pi&amp;ugrave; grossolana. Anche il vino si poteva comprare sfuso, portando da casa il fiasco vuoto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I bambini potevano avere le caramelle e i cioccolatini dei grandi vasi luccicanti sul bancone con il permesso dei genitori, uno alla volta o perfino tre o quattro in occasioni speciali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La bisnonna non ricorda che ci fossero negozi che vendessero solo &lt;strong&gt;giocattoli&lt;/strong&gt;; forse c&amp;rsquo;erano, ma lei ha visto sempre i giocattoli accanto ad altre merci. Erano pochi in verit&amp;agrave; e non molto grossi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla domenica e nei giorni di mercato c&amp;rsquo;erano le &lt;strong&gt;bancarelle&lt;/strong&gt; che vendevano mini giocattoli e dolcetti. A Coazze fuori dalla Chiesa c&amp;rsquo;era il banchetto della &amp;ldquo;L&amp;eacute;na&amp;rdquo;, di fronte al cancello di Villa Prever quello della &amp;ldquo;B&amp;egrave;ga&amp;rdquo;, frequentatissimi dai ragazzi. Con due soldi si compravano quattro &amp;ldquo;p&amp;agrave;ste di m&amp;egrave;lia&amp;rdquo; o un giocattolino...&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;/h4&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-2-le-borgate-montane"&gt;LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 2 - LE BORGATE MONTANE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;h4&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-3-l-interno-delle-case"&gt;LE ABITAZIONI DI UN TEMPO: 3 - Le case di montagna&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;In collaborazione con&amp;nbsp;&lt;b&gt;Guido Ostorero,&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Laboratorio Alte Valli propone alcuni estratti di&lt;em&gt;&lt;b&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi&lt;/b&gt;&lt;strong&gt;... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;importante testimonianza sulla vita e sul lavoro delle nostre montagne:&lt;span&gt;&amp;nbsp;li trovate&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/it/ricerche?q=bisnonna"&gt;RAGGRUPPATI IN QUESTO LINK&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per saperne di pi&amp;ugrave; vi rimandiamo al sito&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/"&gt;&lt;b&gt;ScuolaGuido&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, su cui potete leggere l'articolo completo:&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/le-case-dei-paesi-e-delle-borgate/?" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;strong&gt;Le case dei paesi e delle borgate&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Wed, 07 May 2025 13:57:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/le-abitazioni-di-un-tempo-1-le-case-dei-paesi</guid></item><item><title>"TABALEURI", UN TERMINE PIEMONTESE CHE SIGNIFICA "SEMPLICIOTTO"</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/tabaleuri-un-termine-piemontese-che-significa-sempliciotto</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Tabaleuri&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un termine piemontese dal suono simpatico, che condividiamo con la lingua provenzale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi &amp;egrave; il &amp;ldquo;Tabaleuri&amp;rdquo;? I vocabolari lo traducono come &lt;em&gt;&amp;laquo;Uomo sciocco, sempliciotto&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Un verso di &lt;strong&gt;Angelo Brofferio&lt;/strong&gt;, nelle sue &amp;ldquo;Canzoni Piemontesi&amp;rdquo; del 1839, dice: &lt;em&gt;&amp;laquo;Coi tabaleuri d&amp;rsquo; Fransa, coi solt, coi Casimir, scusandse del mal &amp;rsquo;d pansa, a peulo and&amp;eacute; f&amp;egrave; &amp;lsquo;n gir&amp;raquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Tabaleuri1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&amp;ldquo;Poesie Piemontesi del P. Ignazio Isler, Trinitario della Crocetta presso Torino&amp;rdquo;. Torino, 1811.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Tabaleuri2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Amedeo Peyron, &amp;ldquo;Favole Pi&amp;egrave;monteise: P&amp;ouml;etiche, Critiche, Leterarie e Moraj&amp;rdquo;, Turin, 1830.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In Provenza, la graf&amp;igrave;a di questa parola &amp;egrave; &lt;em&gt;&amp;ldquo;Tabalori&amp;rdquo;&lt;/em&gt;. &lt;strong&gt;Fr&amp;eacute;d&amp;eacute;ric Mistral&lt;/strong&gt;, ne &lt;em&gt;&amp;ldquo;Lou Tresor d&amp;oacute;u Felibrige ou Dictionnaire Proven&amp;ccedil;al-Fran&amp;ccedil;ais&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, definisce il &amp;ldquo;Tabalori&amp;rdquo; come un uomo &lt;em&gt;&amp;laquo;Imb&amp;eacute;cile, nigaud, niais&amp;raquo;,&lt;/em&gt; e lo stesso fa &lt;strong&gt;Simon-Jules Honnorat&lt;/strong&gt; nel suo &lt;em&gt;&amp;ldquo;Dictionnaire proven&amp;ccedil;al-fran&amp;ccedil;ais, ou Dictionnaire de langue d'oc ancienne et moderne&amp;rdquo;&lt;/em&gt; del 1847.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qual &amp;egrave; l&amp;rsquo;etimolog&amp;igrave;a di questo lemma? &lt;strong&gt;Mistral&lt;/strong&gt;, nel suo &amp;ldquo;Tresor&amp;rdquo;, nota la presenza, con significato simile, dell&amp;rsquo;antico termine italiano &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Tambellone&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; che, oltre a designare una specie di mattone piatto e refrattario usato per rivestire l&amp;rsquo;interno dei forni, significava anche, in senso derisorio, &lt;em&gt;&amp;laquo;Scimunito, dappoco&amp;raquo;.&lt;/em&gt; (Vedi il Dizionario della Crusca, nell&amp;rsquo;edizione del 1840).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Simon-Jules Honnorat&lt;/strong&gt; fa invece derivare questo termine dal nome latino dei suonatori di timpani: &lt;em&gt;&amp;laquo;Ce mot parait venir du basse latin &amp;ldquo;Tabelerius&amp;rdquo;, qui bat du tambour&amp;raquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Forse gli antichi suonatori diventavano scemi a forza di udire del fracasso? Non lo sappiamo. Sappiamo che per&amp;ograve;, curiosamente, nel XIX secolo il termine &amp;ldquo;Tabalori&amp;rdquo; era &lt;strong&gt;usato anche nel milanese e nel bolognese.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Tabaleuri3.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&amp;ldquo;Al Pentameron. Traduzi&amp;ograve;n dal napolitan in l&amp;egrave;ingua bulgn&amp;egrave;isa&amp;rdquo;. Bologna, 1839.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infatti, il lemma compare sia nel &lt;em&gt;&amp;ldquo;Vocabolario milanese-italiano&amp;rdquo;&lt;/em&gt; di Francesco Cherubini (1814), sia nel &lt;em&gt;&amp;ldquo;Vocabolario compendiato tascabile del dialetto bolognese&amp;rdquo;&lt;/em&gt; di Giuseppe Toni (1850), e sia nel &lt;em&gt;&amp;ldquo;Vocabolario Bolognese co' sinonimi Italiani e Franzesi compilato da Claudio Ermanno Ferrari&amp;rdquo;&lt;/em&gt; (1820).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Troviamo &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Tabalori&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; anche nella traduzione in bolognese del &lt;em&gt;&amp;ldquo;Pentameron&amp;rdquo;&lt;/em&gt; di Giovambattista Basile &lt;em&gt;(&amp;ldquo;Al Pentameron, d&amp;rsquo; Zvan Alessi Basile o sia Zinquanta Fol detti da dis donn in zeinqu giornat&amp;rdquo;)&lt;/em&gt;, edita nel 1839.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo il &lt;em&gt;"Glossario etimologico piemontese del Maggiore Dal Pozzo"&lt;/em&gt; (1888) il termine &amp;ldquo;Tabalori&amp;rdquo; &amp;egrave; presente anche nel romancio parlato in Engadina. Ma come pu&amp;ograve; essere pervenuto un termine non francese ma addirittura provenzale, in questi idiomi geograficamente lontani dalla Provenza?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Forse un tempo, nonostante la mancanza dei social network, &lt;strong&gt;i nostri mondi non erano cos&amp;igrave; distanti.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il termine &amp;egrave; comunque ancora ben vivo nell&amp;rsquo;occitano di Nizza, come testimonia la rivista &lt;em&gt;&amp;ldquo;Annales Litt&amp;eacute;raires de l'Universit&amp;eacute; de Besan&amp;ccedil;on&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, ed &lt;strong&gt;&amp;egrave; ancora ben compreso&lt;/strong&gt;, visto che lo si utilizza in &lt;em&gt;&amp;ldquo;Nou&amp;ograve;&amp;ccedil;a, amour e cinem&amp;agrave;&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, una commedia in lingua ni&amp;ccedil;oise andata in scena proprio a Nizza non molto tempo fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma per finire in letizia, non posso non citare un verso di una canzone di &lt;strong&gt;Ignazio Isler&lt;/strong&gt;, il parroco della Crocetta che amava esibirsi nelle osterie con le sue poesie burlesche. &amp;ldquo;Se darete da bere a questo cantore, lui avr&amp;agrave; il piacere di cantarvi una canzone dove si parla delle serve di certi preti, sempliciotti e un po&amp;rsquo; minchioni&amp;hellip;&amp;rdquo;:&lt;em&gt; &amp;laquo;Si m&amp;rsquo; voleisse d&amp;egrave; da b&amp;egrave;ive / Mi v&amp;rsquo; cantr&amp;igrave;a una canson / Su le serve d&amp;rsquo; s&amp;egrave;rti Pr&amp;egrave;ive /tabaleuri e tr&amp;ograve;p mincion / I voria ch&amp;rsquo;i ri&amp;egrave;isse / vostra part siguram&amp;egrave;nt / e ch&amp;rsquo; da pr tut i di&amp;egrave;isse / Ch&amp;rsquo;a va dait div&amp;egrave;rtiment&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Bobalicon.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;In copertina: &lt;strong&gt;Bobalicon&lt;/strong&gt; (Sciocco), di &lt;strong&gt;Francisco Goya&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;In questo caso il termine spagnolo "bobalicon" sembra pi&amp;ugrave; in assonanza con l'italiano "babbione"...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 02 May 2025 07:20:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/tabaleuri-un-termine-piemontese-che-significa-sempliciotto</guid></item><item><title>La Sagra del Canestrello di Vaie ed i produttori del goloso biscotto</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/la-sagra-del-canestrello-di-vaie-primo-tradizionale-appuntamento-di</link><description>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"&gt;Dolce valsusino e vaiese per eccellenza, il &lt;strong&gt;Canestrello&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un tradizionale biscotto dal profumo di burro e agrumi; deve il suo nome al piemontese &lt;em&gt;"canesterl&amp;egrave;"&lt;/em&gt; (che significa "ingraticolare con canne", in riferimento al disegno dello stampo) e si ottiene cuocendo il suo impasto in speciali ferri a tenaglia riscaldati su fiamma.&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"&gt;Farina, zucchero, burro, uova e&amp;nbsp;lievito diventano una pasta morbida che, divisa in piccole sfere, nelle tenaglie roventi &lt;strong&gt;sprigiona aromi senza tempo&lt;/strong&gt;. Le dimensioni possono variare, come anche gli aromi: nella versione di Vaie, che &amp;egrave; anche quella pi&amp;ugrave; tipica, ha l'inconfondibile sapore della &lt;strong&gt;scorza di limone grattugiata&lt;/strong&gt;. Ma si pu&amp;ograve; sperimentare anche al cacao, alla nocciola, al miele e al cocco.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/1000 canestrelli2.jpg" border="0" alt="Canestrelli Vaie" data-entity-type="file" data-entity-uuid="818f6f4c-fb04-4764-b2a8-e72e87de363c" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quella del Canestrello di Vaie &amp;egrave; una ricetta oggi ben identificata da un &lt;strong&gt;marchio collettivo&lt;/strong&gt; che ne definisce con precisione la composizione e l&amp;rsquo;aspetto, allo scopo di rendere pi&amp;ugrave; facile ed immediata l&amp;rsquo;identificazione del prodotto da parte del consumatore, con la garanzia di acquistare il vero Canestrello di Vaie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il marchio fissa inoltre&lt;b&gt;&amp;nbsp;la ricetta tradizionale e le modalit&amp;agrave; d&amp;rsquo;esecuzione&amp;nbsp;&lt;/b&gt;del prodotto,&amp;nbsp;che&amp;nbsp;fa parte dei Prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Piemonte e del &lt;strong&gt;Paniere dei Prodotti Tipici&lt;/strong&gt; della Provincia di Torino.&amp;nbsp;I produttori possono anche confezionare canestrelli atipici, aromatizzati, pi&amp;ugrave; sottili o di diametro inferiore, ma su questi non potranno apporre il marchio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La Sagra del Canestrello&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A Vaie nel 1998, in linea con la tendenza a fare del prodotto tipico un&amp;rsquo;occasione di crescita per l&amp;rsquo;economia locale, si inizi&amp;ograve; ad &lt;strong&gt;affiancare alla festa patronale di San Pancrazio la Sagra del Canestrello,&lt;/strong&gt; che port&amp;ograve; visibilit&amp;agrave; al prodotto facendolo uscire dalle cucine di famiglia.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-storia-e-la-ricetta-del-canestrello-di-vaie"&gt;LA STORIA E LA RICETTA DEL CANESTRELLO DI VAIE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Poi l&amp;rsquo;Amministrazione comunale coinvolse i tre produttori di allora e la Confederazione nazionale dell&amp;rsquo;Artigianato nella definizione del&lt;strong&gt;&amp;nbsp;marchio collettivo&lt;/strong&gt; e del &lt;strong&gt;disciplinare.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Il primo ha lo scopo di rendere pi&amp;ugrave; facile ed immediata l&amp;rsquo;identificazione del prodotto da parte del consumatore, con la garanzia di acquistare il vero Canestrello di Vaie; il secondo, elaborato con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, fissa la ricetta tradizionale e le modalit&amp;agrave; d&amp;rsquo;esecuzione. I produttori, poi, possono anche confezionare canestrelli atipici, aromatizzati, pi&amp;ugrave; sottili o di diametro inferiore, ma su questi non potranno apporre il marchio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/1000 Pacchi canestrelli.JPG" border="0" alt="Canestrelli di Vaie" data-entity-type="file" data-entity-uuid="df37cef9-4798-4d86-8d68-1d97a0fe1f73" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Canestrello di Vaie inoltre fa parte del Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino, insieme a quelli di Borgofranco d&amp;rsquo;Ivrea, Montanaro, Tonengo-Mazz&amp;egrave; e Rondissone: ognuno con le sue peculiarit&amp;agrave; di gusto e forma, spessore, aromi e tradizioni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 2002 la Sagra del Canestrello di Vaie entra nella rassegna enogastronomica di territorio &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Gustovalsusa&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; e da allora apre ogni anno una lunga serie di appuntamenti, riempiendo &lt;strong&gt;la seconda domenica di maggio&lt;/strong&gt; con una grande&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Mostra mercato prodotti tipici, gastronomici e dell&amp;rsquo;artigianato&lt;/strong&gt; che vede al centro la preparazione e la distribuzione di Canestrelli appena fatti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente ogni anno non pu&amp;ograve; mancare&amp;nbsp;il tradizionale&amp;nbsp;concorso dedicato alle produzioni casalinghe, il&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Canestrello d&amp;rsquo;Oro,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;dedicato ai dolci tradizionali aromatizzati al limone, a cui nel tempo si sono affiancati il &lt;strong&gt;Canestrello Fantasia&lt;/strong&gt;, riservato alle versioni aromatizzate in vari modi, e il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Canestrello Junior,&lt;/strong&gt; dedicato ai bambini.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/vaie-maggio-gli-appuntamenti-della-sagra-del-canestrello"&gt;Vaie, gli appuntamenti della Sagra del Canestrello&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h2 class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;I produttori del "Canestrello di Vaie"&lt;/h2&gt;
&lt;p class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Ij&amp;nbsp;Canestrei 'd Flaminia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;&lt;iframe width="560" height="315" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0" src="https://www.youtube.com/embed/2RSDzNLeLkw" title="YouTube video player"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Ij&amp;nbsp;Canestrej &amp;euml;d Nona Lucia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;&lt;iframe width="560" height="315" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0" src="https://www.youtube.com/embed/fNcb1zxz_hw" title="YouTube video player"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Panificio Fratelli Tonda&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center" style="text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;&lt;iframe width="560" height="315" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0" src="https://www.youtube.com/embed/mG9guVBVd3w" title="YouTube video player"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 08:35:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/la-sagra-del-canestrello-di-vaie-primo-tradizionale-appuntamento-di</guid></item><item><title>I LAVORI DI UN TEMPO IN PRIMAVERA: il letamaio, le patate e la cura dei prati</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/un-po-di-storia/i-lavori-di-un-tempo-il-letamaio-la-coltivazione-delle-patate-e-la-cura-dei</link><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco.&lt;br /&gt;Il lavoro stagionale &amp;ndash; primavera: concimare e piantar patate&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;Il lavoro quotidiano in casa e nella stalla non sempre era considerato lavoro. Il lavoro vero, che fa sudare e affatica, era quello dei campi, dei boschi e delle fabbriche. Nei campi variava secondo le stagioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;b&gt;L&lt;/b&gt;&lt;b&gt;u i&amp;agrave;m, la s&amp;agrave;pa e lu garb&amp;igrave;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;n&lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;I lavori pi&amp;ugrave; importanti&amp;nbsp;erano&amp;nbsp;rastrellare e concimare i prati, zappare e concimare gli orti e i campi, soprattutto&amp;nbsp;&lt;b&gt;seminare le patate&lt;/b&gt;. Tutto questo senza l&amp;rsquo;aiuto di un aratro e meno che mai di una macchina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le patate erano importantissime&lt;/b&gt;. Esse infatti, insieme alle castagne, sono state il sostentamento di generazioni e generazioni di montanari e non solo. Prima di seminare le preziose patate, bisognava preparare il campo ripido, riportando in cima, con la gerla,&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;la terra accumulata in fondo&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;a causa del disgelo, degli acquazzoni, e della stessa forza di gravit&amp;agrave;. Ed era necessario andare su e gi&amp;ugrave; infinite volte al giorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche i bambini davano una mano con una piccola gerla&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;(&amp;ldquo;lu garbin&amp;ograve;t&amp;rdquo;)&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;quando mancavano gli uomini (per malattia, servizio militare, morte, emigrazione, ecc&amp;hellip;). Sparsa la terra in modo uniforme, bisognava zappare, concimare e tracciare i solchi paralleli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Zappare&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;era una faticaccia. La terra &amp;egrave; bassa e incredibilmente dura da frantumare con la zappa, colpo dopo colpo. Dopo un po&amp;rsquo;, la schiena e le braccia mandano segnali di dolore e le mani che stringono il manico della zappa protestano per il bruciore delle vesciche e dei calli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2022-05/Raccolta%20patate.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Raccolta delle patate (&amp;ldquo;tr&amp;igrave;fule&amp;ldquo;) in montagna. Costantino Picco lo fa con la zappa bidente, il &amp;ldquo;bici&amp;agrave;r&amp;ldquo;, classico attrezzo per quell&amp;rsquo;operazione.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;concimare&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;si usava il letame che per&amp;ograve; non nasceva nel campo, ma lontano nella stalla. Al principio esso &amp;egrave; una massa informe, incoerente di&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;b&amp;ugrave;ʃe&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, paglia, foglie secche bagnate dall&amp;rsquo;urina delle bestie: un pasticcio puzzolente. Come diventer&amp;agrave; concime? Come far&amp;agrave; il suo viaggio dalla stalla al campo? Quanto tempo ci metter&amp;agrave;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci metter&amp;agrave; qualche mese. Nella stalla lo caricano con il tridente sulla carriola (o sulla&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;siv&amp;igrave;ri&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, una rudimentale barella), lo ammucchiano nei pressi di casa e lo lasciano l&amp;igrave; a fermentare, tanto che&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;il letamaio&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;(&amp;ldquo;lu iam&amp;egrave;i&amp;rdquo;)&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&amp;egrave; perfino caldo. Per affrettarne la maturazione ogni tanto lo girano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In autunno e in inverno, tra un lavoro e l&amp;rsquo;altro, i contadini trasferiscono il letame con la gerla o, dove possono, con la slitta, in cima ai prati e ai campi da concimare. Lo riammucchiano, lo ricoprono di terra, di frasche perch&amp;eacute; continui a &amp;lsquo;maturare&amp;rsquo; nei mesi seguenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A primavera&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;il letamaio&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;sar&amp;agrave; una massa compatta, omogenea, da grattare con un rastrello di ferro per avere il concime soffice e leggero, che verr&amp;agrave; sparso in modo uniforme sul terreno con il tridente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2022-05/Si%20concimano%20i%20prati.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Un&amp;rsquo;immagine di cinquant&amp;rsquo;anni fa, a Piano Stefano (&amp;ldquo;Pianast&amp;egrave;iva&amp;ldquo;) si sparge a mano il letame (&amp;ldquo;i&amp;agrave;m&amp;rdquo;) nei prati ripidi, sullo sfondo il vallone dell&amp;rsquo;Indiritto, con la chiesa di San Giacomo al Marone, la valle del Sangonetto che risale a Pian Gorai e al Col del Vento ancora innevato. (Fotografia di Bruno Gallardi).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il letame fresco pesa come la terra nel &amp;ldquo;garb&amp;igrave;ń&amp;rdquo; e lascia addosso a chi lo maneggia&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;un inconfondibile odore di stalla&lt;/b&gt;, sgradito ai giovanotti e alle signorinelle che alla domenica andavano in chiesa e a ballare. Avevano un bel lavarsi con le saponette profumate, strofinarsi con la salvia, la lavanda o il rosmarino! L&amp;rsquo;odore resisteva persino a qualche goccia di profumo, comperato di nascosto al mercato o regalato da qualche emigrato in Francia, e spuntava sotto i pizzi della camicetta bianca della festa&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;Trifule&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;e&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;fil d&amp;rsquo;&amp;egrave;rba&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Le patate (&lt;i&gt;&amp;ldquo;tr&amp;igrave;fule&amp;rdquo;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;in coazzese) non si seminano,&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;si piantano nella terra&lt;/b&gt;. Non tutte intere, per non sprecarle: si tagliano a pezzi avendo cura che ognuno abbia il suo occhietto germogliante, se ne riempie una cesta col manico,&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;la curb&amp;eacute;la&amp;rdquo;,&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;e si vanno a collocare nei solchi, con il germoglio rivolto verso l&amp;rsquo;alto, e poi le si ricopre di terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il contadino torna poi al lavoro in estate per &amp;ldquo;rincalzare&amp;rdquo; le piantine nate nel frattempo e cos&amp;igrave; conservare l&amp;rsquo;umido della terra, e dopo a &amp;ldquo;scalzarle&amp;rdquo; per assicurare alle piantine l&amp;rsquo;ossigeno. L&amp;rsquo;intervento va fatto al tempo giusto, a colpetti precisi di zappa, per evitare di farle marcire o seccare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le patate&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;hanno molti nemici&lt;/b&gt;: le piogge troppo violente, la siccit&amp;agrave; prolungata, il vento &amp;lsquo;marino&amp;rsquo; che fa afflosciare gli steli e annerire le foglie, certi insetti che succhiano la linfa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A volte il contadino non resisteva alla tentazione di vedere cosa c&amp;rsquo;era sotto la crosta dei solchi. Piano piano tirava su una piantina e guardava le palline bianchicce, grosse come mirtilli, ciliegie o noci e dal loro numero cercava di farsi un&amp;rsquo;idea del raccolto. Quelle palline erano le patatine neonate, ossia i tuberi attaccati alle radici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2022-05/Raccolta%20patate%20Giaveno.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;I campi pianeggianti nei dintorni di Giaveno erano pi&amp;ugrave; facili da coltivare e la raccolta delle patate avveniva in grande stile. Ma si dice che le patate di montagna sono migliori, e sicuramente chi le ha prodotte con fatica le gusta di pi&amp;ugrave;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La verit&amp;agrave; sul raccolto la sapeva solo quando, seccata la piantina fuori terra, con la zappa bidente&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;(&amp;ldquo;bici&amp;agrave;r&amp;rdquo;)&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;sconvolgeva i solchi, tirando fuori i tuberi (...).&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratoriovalsusa.it/blog/enogastronomia/la-patata-da-semplice-curiosita-protagonista-della-cucina-alpina-le-cajettes-di" hreflang="it"&gt;La patata, da semplice curiosit&amp;agrave; a protagonista della cucina alpina: le Cajettes di Rochemolles&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Un lavoro leggero era&amp;nbsp;&lt;b&gt;la pulizia dei prati&lt;/b&gt;. Con il rastrello si toglievano i legnetti, i sassi, le porcherie trasportate dal vento o dall&amp;rsquo;acqua del disgelo. Nei prati pettinati a dovere, spuntavano fili d&amp;rsquo;erba sottili sottili, primule e margheritine coraggiose, tutti affamati di concime, per trasformare il prato in un tappeto di velluto punteggiato di corolle. Con il bel tempo spuntavano anche le erbacce. Allora il contadino afferrava un coltello e una zappetta, stroncava con rabbia i rovi, le erbacce e i cespuglietti nemici del prato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le persone che lavoravano curve, a stento si accorgevano dei miracoli della natura: la luce diventava pi&amp;ugrave; forte e allungava le giornate, il sole tornava a scaldare, gli alberi neri mettevano fuori gemme e foglioline tenere che tremavano al venticello.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dire la verit&amp;agrave; i giorni primaverili non erano tutti cos&amp;igrave;. Poteva&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;cadere mezzo metro di neve&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;a Pasqua o nevicare sulle foglie d&amp;rsquo;aprile. Spesso cadeva la pioggia per giorni e giorni o la nebbia fitta ricacciava la gente, vestita di lana, nelle stalle; ma alla fine il sole caldo vinceva le nuvole e allora il mondo pareva tutto trasformato: l&amp;rsquo;erba appariva pi&amp;ugrave; verde e allungata, le foglioline pi&amp;ugrave; grandi e pi&amp;ugrave; fitte. La stagione del freddo era terminata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei giorni bui a volte si vedeva nei campi una figurina nera con l&amp;rsquo;ombrello o un sacco di iuta in testa, la zappa in mano. Era un montanaro che&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;sorvegliava i canaletti&lt;/b&gt;, i muri di sostegno, i terreni fangosi. Cessate le piogge i campi erano tutto un via vai di gente dal mattino alla sera.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;In collaborazione con&amp;nbsp;&lt;b&gt;Guido Ostorero,&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Laboratorio Alte Valli propone alcuni estratti di&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;La Val Sangone raccontata ai ragazzi&lt;/b&gt;&lt;strong&gt;... dalla bisnonna&amp;nbsp;Livia Picco&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;importante testimonianza sulla vita e sul lavoro delle nostre montagne:&lt;span&gt;&amp;nbsp;li trovate&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/it/ricerche?q=bisnonna"&gt;RAGGRUPPATI IN QUESTO LINK&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per saperne di pi&amp;ugrave; vi rimandiamo al sito&amp;nbsp;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/"&gt;&lt;b&gt;ScuolaGuido&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, che ripropone l&amp;rsquo;intera pubblicazione capitolo dopo capitolo, proprio come succedeva un tempo per i romanzi d&amp;rsquo;appendice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Puoi leggere l'articolo completo sul sito&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;"Scuola Guido"&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;a href="https://scuolaguido.altervista.org/il-lavoro-stagionale-primavera-concimare-e-piantar-patate/"&gt;&lt;strong&gt;Il lavoro stagionale &amp;ndash; primavera: concimare e piantar patate&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 28 Apr 2025 06:58:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/un-po-di-storia/i-lavori-di-un-tempo-il-letamaio-la-coltivazione-delle-patate-e-la-cura-dei</guid></item><item><title>La tradizione del Carnevale del Lajetto a Condove: attenti alle Barbuire! </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/lantica-tradizione-del-carnevale-del-lajetto-condove-attenti-alle-barbuire</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;L'antico carnevale del Laietto ritorna, secondo la tradizione, nella &lt;strong&gt;domenica grassa&lt;/strong&gt;. Si tratta di una celebrazione abbandonata negli anni '50 e rinata nel 2010&amp;nbsp;&lt;strong&gt;grazie all'Associazione Culturale "Le Barbuire"&lt;/strong&gt;, che da allora ripropone p&lt;/span&gt;&lt;span&gt;er le viuzze della piccola frazione un&lt;/span&gt;&amp;nbsp;carnevale della tradizione, una festa per le genti della montagna che in un solo giorno concentravano un anno di fatiche e problemi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/l-antico-carnevale-del-lajetto-ritorna"&gt;Il programma del Carnevale del Lajetto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nel giorno del carnevale del Lajetto (tradizionalmente la domenica successiva al marted&amp;igrave; grasso), come per magia si risvegliano esseri misteriosi e imponenti, come il&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Pajasso&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;che ricorda l&amp;rsquo;esistenza mitica dell&amp;rsquo;Uomo Selvatico. Lui vaga per i vicoli con il suo nodoso bastone cui ha legato il gallo, animale sacrificale e profondamente simbolico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;I protagonisti della manifestazione sono personaggi mascherati (&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;le Barbuire&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;) che intrattengono i partecipanti a suon di musica. Ricoprono ruoli diversi e si classificano in due categorie: i &amp;ldquo;belli&amp;rdquo; (il Dottore, il Soldato, gli Arlecchini, il Mons&amp;ugrave; e la T&amp;ograve;ta) e i &amp;ldquo;brutti&amp;rdquo; (i Vecchi e le Vecchie e il Pajasso).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Laietto2017 (12) mod.jpg" border="0" alt="Lajetto" data-entity-type="file" data-entity-uuid="2a07e52f-884b-4a17-bd6d-c91ecd8d6e56" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;La T&amp;ograve;ta e il Mons&amp;ugrave;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Il &lt;strong&gt;Soldato&lt;/strong&gt; scorta il Dottore sorreggendogli la valigia di pronto soccorso, mentre il &lt;strong&gt;Dottore&lt;/strong&gt; visita le Barbuire e somministra loro una "medicina" contenente vino o grappa. I due &lt;strong&gt;Arlecchini&lt;/strong&gt;, con un lungo cappello bianco a forma di cono ornato di nastri e fiori, indicano ai passanti la strada da seguire durante i festeggiamenti; si cimentano anche in un ballo, seguendo il ritmo della Banda Musicale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Appartenenti alla categoria dei "belli" sono ancora il &lt;strong&gt;Mons&amp;ugrave;&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;T&amp;ograve;ta&lt;/strong&gt; che, vestiti in modo elegante e raffinato, fanno da controparte a Vecchi e alle Vecchie mostrandosi seri e posati. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Laietto2018 (4) mod.jpg" border="0" alt="Lajetto" data-entity-type="file" data-entity-uuid="5d0073a0-178b-41f4-bce3-8379731c1386" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Il Dottore (con l'aiuto del Soldato) somministra la medicina al Vecchio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Tra i "brutti" sono classificati invece i &lt;strong&gt;Vecchi e le Vecchie&lt;/strong&gt;, personaggi brutti e animaleschi che commettono ogni sorta di scherzo ai presenti, in particolare alle ragazze; interviene il Dottore con la sua medicina qualora si sentano male. Protagonista indiscusso &amp;egrave; poi il&lt;strong&gt; Pajasso&lt;/strong&gt;, vestito di pelli e imbottito di paglia (in piemontese &amp;ldquo;paja&amp;rdquo;) e dall&amp;rsquo;aspetto di un selvaggio animale; tiene in mano un lungo bastone al quale &amp;egrave; legato un gallo finto. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Momento fondamentale della rappresentazione &amp;egrave; il ritrovo del corteo, dopo aver assistito agli scherzi ed agli spettacoli delle Barbuire, in un grande prato ad osservare il &lt;strong&gt;taglio della testa al gallo &lt;/strong&gt;da parte del Pajasso. Un atto ricco di significato, che auspica la fine dell&amp;rsquo;inverno e l&amp;rsquo;arrivo della primavera ed augura una proficua stagione di raccolti. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Laietto2018 (8) mod.jpg" border="0" alt="Lajetto" data-entity-type="file" data-entity-uuid="62d84fa5-5591-4c2f-b99c-8751112bd4da" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;em&gt;Il taglio della testa al gallo da parte del Pajasso.&lt;/em&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'ultima edizione in cui l&amp;rsquo;antico Carnevale del Lajetto ha fatto sentire i suoi rumori&amp;nbsp;(non le voci perch&amp;eacute;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;i personaggi sono muti)&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;si &amp;egrave; svolta&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;domenica 23 febbraio 2020&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso di quest'ultimo decennio, dedicato alla riscoperta del Carnevale del Lajetto&amp;nbsp;ed alla volont&amp;agrave; di mantenere vive le tradizioni della gente di montagna, il Carnevale si &amp;egrave; uniformato alle regole di sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;accesso alla borgata &amp;egrave; infatti consentito solo a&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;gruppi di persone accompagnate,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;alle quali un percorso per gli angusti vicoli del borgo far&amp;agrave; conoscere tutti i personaggi di questo tipico carnevale. Al termine il pubblico ritorna sulla piazza della chiesa e nella via antistante, in attesa di partecipare, questa volta tutti assieme, al grande&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;corteo delle Barbuire&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;e raggiungere cos&amp;igrave; i prati sottostanti alle case.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa succeder&amp;agrave; qui, &amp;egrave; un segreto che si potr&amp;agrave; scoprire solo partecipandovi: di certo le Barbuire&amp;nbsp;non fanno mai mancare l&amp;rsquo;effetto sorpresa e danno libero sfogo alla loro esuberanza trasgressiva e contro ogni regola.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3" style="text-align: left;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span title="Fare clic e trascinare per ridimensionare"&gt;&amp;nbsp; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/2022-05/1200%20arlecchini.jpg" border="0" alt="" /&gt;​&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="text-align-center" data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3"&gt;&lt;span&gt;&lt;span title="Fare clic e trascinare per ridimensionare"&gt;​&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;Gli Arlecchini&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3"&gt;Tutto questo per giungere al momento culminante della festa: il&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;sacrificio del gallo&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;(rigorosamente in gommapiuma), che auspicher&amp;agrave; la fine anticipata dell&amp;rsquo;inverno e invocher&amp;agrave; la protezione delle divinit&amp;agrave; della natura affinch&amp;eacute; la nuova stagione sia propizia e fortunata di raccolti e, magari, anche di nascite.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3"&gt;Come corollario alla manifestazione normalmente sono previste varie attivit&amp;agrave; lungo la strada di accesso alla borgata, tra cui il solito&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;mercatino di prodotti locali,&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;la&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;mostra fotografica&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;delle edizioni precedenti, esposizione di&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;sculture di legno&lt;/strong&gt;,&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;momenti musicali&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;e il corroborante&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;vin brul&amp;eacute;&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="/blog/appuntamenti/il-carnevale-valle-di-susa-la-storia-le-antiche-rappresentazioni-e-gli"&gt;Il carnevale in Valle di Susa, la storia e le antiche rappresentazioni&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p data-entity-type="file" data-entity-uuid="a5d25519-842d-4c1b-ab81-97b2b8813ed3"&gt;Per maggiori informazioni consultate la&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="https://www.laboratoriovalsusa.it/blog/sagre-e-tradizioni/www.facebook.it/barbuire"&gt;&lt;strong&gt;pagina Facebook&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;dell'associazione ed il sito&amp;nbsp;&lt;a href="https://barbuire.blogspot.com/"&gt;&lt;strong&gt;Le Barbuire del Lajetto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 24 Feb 2025 09:10:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/lantica-tradizione-del-carnevale-del-lajetto-condove-attenti-alle-barbuire</guid></item><item><title>Ubriachi in piemontese: Cioch e Tchoucatoun. E Superciuk...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/ubriachi-in-piemontese-cioch-e-tchoucatoun-e-superciuk</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;&amp;laquo;Je suis cioch ce soir...&amp;raquo;&lt;/strong&gt; (Sono ubriaco, questa sera) cantava &lt;strong&gt;Gipo Farassino&lt;/strong&gt; nel 1970, in una canzone inserita nel disco &lt;em&gt;&amp;ldquo;Gipo a s&amp;ograve; Turin&amp;rdquo;.&lt;/em&gt; Con questo titolo, Gipo voleva parodiare scherzosamente una vecchia &amp;nbsp;canzone francese, &lt;em&gt;&amp;ldquo;Je suis seul ce soir&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, struggente slow fox del 1941 con parole di Jean Casanova e musica di Paul Durand.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Uscita nel 1941, proprio nel periodo in cui Parigi era sotto occupazione tedesca, questa canzone divenne celebre in tutta Europa. &lt;em&gt;&amp;laquo;Je suis seule ce soir, avec mes r&amp;ecirc;ves / Je suis seule ce soir, sans ton amour&amp;hellip;&amp;raquo;&lt;/em&gt; cantava la cantante &lt;strong&gt;L&amp;eacute;o Marjane&lt;/strong&gt;, vittima di un amore infelice; &lt;em&gt;&amp;laquo;Je suis cioch ce soir&amp;raquo;&lt;/em&gt;, cantava Gipo, con cuore molto pi&amp;ugrave; leggero. Farassino, che aveva esordito come orchestrale sulle navi, conosceva molto bene il pezzo originale, cavallo di battaglia di tutti i pianisti di piano bar.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Je%20suis%20seul2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Pittore%20anonimo%20della%20fine%20del%20XIX%20secolo%20-%20Ubriacone.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Ubriacone, Pittore anonimo della fine del XIX secolo.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Anche se alle orecchie dei Piemontesi il verso di Gipo poteva sembrare una espressione scherzosa in francese maccheronico, essa &amp;egrave; al contrario una frase che in Francia potrebbe essere pronunciata realmente.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Spesso &lt;strong&gt;le parole del piemontese vengono condivise dai linguaggi dei territori circostanti&lt;/strong&gt;: &amp;egrave; il caso di &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Cioch&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;, che troviamo nei patois francoprovenzali della Val d&amp;rsquo;Aosta, della Savoia, del Brianzonese, del Cantone svizzero di Giura e nel provenzale di Nizza.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In Francia quasi pi&amp;ugrave; nessuno parla le lingua locali, ma i termini dei patois sono entrati nel &lt;em&gt;&amp;ldquo;Fran&amp;ccedil;ais R&amp;eacute;gional&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, ossia nella variante di francese standard parlata in quel luogo. Questa &amp;egrave; una buona notizia per gli ubriachi piemontesi, che sanno di non essere soli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Honoré%20Daumier%20,%20&amp;ldquo;Fisiologia%20del%20Bevitore&amp;rdquo;,%20(Disegno,%201862).jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="p1"&gt;Honoré Daumier , &amp;ldquo;Fisiologia del Bevitore&amp;rdquo;, Disegno, 1862.&lt;/h6&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;E dunque, il nostro &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Cioch&amp;rdquo;,&lt;/strong&gt; dopo essere diventata &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Tchouc&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; nel patois valdostano, la ritroviamo al di l&amp;agrave; delle Alpi come &lt;em&gt;&amp;ldquo;Tchouk&amp;rdquo; o &amp;ldquo;Tchouc&amp;rdquo;&lt;/em&gt; nel patois della Savoia, nei patois francoprovenzali della zona di Brian&amp;ccedil;on e nella parlata francoprovenzale del Cantone svizzero dello Jura.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Troviamo riscontro di ci&amp;ograve;, oltre che nei vari dizionari dei patois locali, anche ne &lt;em&gt;&amp;ldquo;Le Patois de Tignes&amp;rdquo;,&lt;/em&gt; ricerca sull&amp;rsquo;idioma &lt;strong&gt;del villaggio di Tignes&lt;/strong&gt;, in Savoia, pubblicato nel 1998 da C&amp;eacute;lestin Duch, Henri B&amp;eacute;jean e Madeleine B&amp;eacute;jean per i tipi dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Grenoble, e ne &lt;em&gt;&amp;ldquo;Le Dj&amp;acirc;saie de Tchie Nos &amp;ndash; Glossaire Patois des Franches Montagnes&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, testo curato nel 2006 da Marie-Louise Oberli-Wermeille, &lt;strong&gt;sul patois parlato nel Cantone svizzero dello Jura&lt;/strong&gt;, con particolare riguardo al villaggio di Saignel&amp;eacute;gier, paese natale dell&amp;rsquo;Autrice.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Patois%20Jura.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;strong&gt;Saignel&amp;eacute;gier&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un comune del canton Giura di 2.500 abitanti, capoluogo del distretto delle Franches Montagnes. L'ambiente &amp;egrave; quello di un altipiano ondulato, dal clima piuttosto rigido, poco adatto all'agricoltura, caratterizzato da boschi di abeti e grandi pascoli. Le attivit&amp;agrave; economiche si dividono fra l'orologeria e l'allevamento di cavalli e bovini, con la collegata produzione di formaggi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Un appuntamento molto importante, che attira a Saignel&amp;eacute;gier decine di migliaia di visitatori, &amp;egrave; costituito dal &lt;strong&gt;March&amp;eacute;-Concours National de Chevaux&lt;/strong&gt;, l'annuale fiera dei cavalli - la maggiore in Svizzera - che si svolge nel secondo weekend di agosto&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ma &amp;egrave; il &lt;em&gt;francese r&amp;eacute;gional&lt;/em&gt; parlato a &lt;strong&gt;Nizza&lt;/strong&gt; che ci risulta particormente simpatico, perch&amp;eacute; &amp;egrave; l&amp;igrave; che scopriamo che il &lt;em&gt;&amp;ldquo;Tchouc&amp;rdquo;,&lt;/em&gt; se ama particolarmente il vino, deve stare particolarmente attento a non trasformarsi in un &lt;strong&gt;&amp;ldquo;Tchoucatoun&amp;rdquo;, &lt;/strong&gt;un ubriacone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Superciuk.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;Superciuk, il supercattivo dalla fiatata alcolica&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il termine&lt;span style="font-size: 17px; line-height: 20px;"&gt;"Cioch" (che si pronuncia "ciuk")&lt;/span&gt; non &amp;egrave; per&amp;ograve; solo un retaggio della lingua francoprovenzale: ha anche caratterizzato un famoso personaggio a fumetti: &lt;strong&gt;Superciuk&lt;/strong&gt;, creato da Max Bunker per la serie&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Alan Ford&lt;/strong&gt;. Fu disegnato per la prima volta da Magnus e rappresenta, fin dalla sua prima apparizione nel n. 26 dell'agosto 1971, una delle figure di maggior successo della testata.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La serie, pubblicata a partire dal 1969, &amp;egrave;&amp;nbsp;incentrata sulle avventure umoristiche, con tratti grotteschi e di denuncia sociale, di &lt;strong&gt;uno scalcinato team di&amp;nbsp;agenti segreti, il "Gruppo T.N.T."&lt;/strong&gt; Dopo un inizio non esaltante, la serie raggiunse un considerevole successo di pubblico e di critica, arrivando a oltre cinquant'anni di vita editoriale con oltre 600 numeri pubblicati.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il personaggio di Superciuk &amp;egrave; l'alter ego di &lt;strong&gt;Ezechiele Bluff,&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;un povero spazzino irascibile e dedito all'alcol&lt;/strong&gt; che, a causa dell'esplosione di una distilleria, acquisisce una sorta di superpotere: una fiatata alcolica dall'odore nauseante che gli consente di mettere fuori combattimento qualsiasi avversario.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sfruttando questa caratteristica, che alimenta con continue bevute di barbera di pessima qualit&amp;agrave;, &lt;strong&gt;diventa un criminale&lt;/strong&gt;, camuffando la propria identit&amp;agrave; con un costume composto da una maschera, una mantellina e un corsetto che rende irriconoscibile la sua altrimenti pingue figura; inoltre ha con s&amp;eacute; un fiasco e un palloncino che gli consente di volare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Superciuk, coniugato con Beppa Giosef, della quale subisce le continue angherie, &lt;strong&gt;&amp;ldquo;ruba ai poveri per donare ai ricchi&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;. &amp;Egrave; infatti convinto che siano i poveri a sporcare le strade, complicando il suo lavoro di netturbino, mentre i ricchi sono a suo dire educati e rispettosi della pulizia. Un'ironica inversione rispetto al personaggio di Robin Hood.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2025/Superciuk%20ALAN-FORD-117.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p3"&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Feb 2025 19:05:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/ubriachi-in-piemontese-cioch-e-tchoucatoun-e-superciuk</guid></item><item><title>L'antica Danza degli Spadonari di Venaus</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/torna-venaus-lantichissima-danza-degli-spadonari</link><description>&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;Spadonari di Venaus&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ogni anno si esibiscono nella loro popolare danza in onore di &lt;strong&gt;San Biagio&lt;/strong&gt; e di &lt;strong&gt;Sant'Agata&lt;/strong&gt;, patroni del paese, la cui festa ricorre rispettivamente il 3 e il 5 febbraio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle tradizioni&amp;nbsp;pi&amp;ugrave; antiche della Valle di Susa, nata intorno al V-IV secolo con la funzione di celebrare il passaggio dall'inverno alla primavera, dalla morte alla rinascita e per evocare la fertilit&amp;agrave; dei campi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/san-biagio-e-sant-agata-a-venaus-danzano-le-spade"&gt;A Venaus danzano le spade: gli appuntamenti&lt;/a&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/giaglione-san-vincenzo-gli-spadonari-rinnovano-lantico-rito-della-danza"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/Venaus_ Spadonari_ Epoca_1.jpg" border="0" alt="Gli spadonari di Venaus in una foto d'epoca" data-entity-type="file" data-entity-uuid="ca3b788d-a6a0-4f66-be88-ce192bdf24f3" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I &lt;strong&gt;costumi&lt;/strong&gt; ricordano gli antichi riti propiziatori della manifestazione: i quattro Spadonari portano infatti vistosi copricapo a fiori ornati di nastri, corpetti decorati con damaschi e nastri, camicie bianche e pantaloni neri&amp;nbsp;(diversamente dagli Spadonari di Giaglione, non indossano il grembiule).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Gli Spadonari di Venaus accompagnano la statua del Santo Patrono durante la processione in suo onore, assistono alla messa insieme alle Priore e ai membri delle associazioni e al termine della messa eseguono la loro particolare coreografia, costituita dal ripetersi di quattro movimenti:&amp;nbsp;&amp;ldquo;&lt;strong&gt;punta&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; (le spade vengono puntate in avanti contemporaneamente per quattro volte), &amp;ldquo;&lt;strong&gt;quadri&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; (caratterizzata da un inchino, dai tre passi in avanti e dall&amp;rsquo;incrocio di spade a coppie), &amp;ldquo;&lt;strong&gt;cuori&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; (gli spadonari sono disposti a croce, si lanciano e si scambiano le spade, e le incrociano tutti insieme), &amp;ldquo;&lt;strong&gt;salto&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; (eseguono la figura del gira sciabola, saltano, girando completamente su se stessi).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/spadonari venaus 2- paolo borea_0.jpg" border="0" alt="spadonari" data-entity-type="file" data-entity-uuid="d3de1bf9-8066-473b-93ec-7a113c55e363" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/spadonari_venaus_3_2.jpg" border="0" alt="spadonari" data-entity-type="file" data-entity-uuid="4fb2f287-d365-479d-83ed-7f64d1d9e544" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Danza delle Spade si presenta in modo simile&amp;nbsp;nei paesi di &lt;strong&gt;Venaus e Giaglione&lt;/strong&gt; (in cui si tiene ogni anno intorno a fine gennaio in onore di San Vincenzo)&amp;nbsp;mentre a &lt;strong&gt;San Giorio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;gli Spadonari ricoprono il ruolo degli eroi che, secondo una leggenda, liberarono la comunit&amp;agrave; spodestando un feudatario.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/giaglione-san-vincenzo-gli-spadonari-rinnovano-lantico-rito-della-danza"&gt;Giaglione, San Vincenzo: gli Spadonari rinnovano l'antico rito della Danza delle Spade&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/sagre-e-tradizioni/la-tradizionale-soppressione-del-feudatario-di-san-giorio" hreflang="it"&gt;La tradizionale "Soppressione del Feudatario" di San Giorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Mon, 03 Feb 2025 11:53:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/torna-venaus-lantichissima-danza-degli-spadonari</guid></item><item><title>Fora l'Urs: a Mompantero l'orso balla per il ritorno della primavera</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/fora-lurs-mompantero-il-ballo-dellorso-che-simboleggia-il-ritorno-della</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Ogni anno a inizio febbraio ritorna&amp;nbsp;a Mompantero&amp;nbsp;&amp;ldquo;&lt;strong&gt;Fora l&amp;rsquo;Urs&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;tradizionale &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;manifestazione ricca&amp;nbsp;di significati ma dalle origini incerte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa &lt;strong&gt;antica&amp;nbsp;leggenda &lt;/strong&gt;narra&lt;strong&gt; di&amp;nbsp;un barbaro dalle sembianze di un orso&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che, giunto alle pendici del Rocciamelone, terrorizzava le popolazioni locali. Il barbaro, catturato dai cacciatori ed &lt;strong&gt;addomesticato con il vino&lt;/strong&gt;, dopo aver&lt;strong&gt; ballato&amp;nbsp;con la ragazza pi&amp;ugrave; bella del paese&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si sarebbe poi integrato con gli abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo episodio &amp;egrave; interpretabile come metafora della &lt;strong&gt;vittoria della primavera&lt;/strong&gt; (la ragazza pi&amp;ugrave; bella del paese) sull'inverno (l'orso).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma si pensa anche che i festeggiamenti, &lt;strong&gt;celebrati il 1 febbraio&lt;/strong&gt; in onore di &lt;strong&gt;Santa Brigida&lt;/strong&gt; (Patrona di Mompantero),&amp;nbsp;in concomitanza della ricorrenza cristiana della &lt;strong&gt;Candelora&lt;/strong&gt;, potrebbero derivare da quelli in onore della divinit&amp;agrave; pre-cristiana &lt;em&gt;Brigit&lt;/em&gt;, di origini irlandesi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;IL PROGRAMMA: &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/a-mompantero-e-tempo-di-fora-l-ours"&gt;A Mompantero &amp;egrave; tempo di "Fora l'ours"&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il nome Brigida &amp;egrave; infatti tipicamente celtico e significa &lt;em&gt;&amp;ldquo;persona eccelsa, splendida, meravigliosa&amp;rdquo;&lt;/em&gt;. Santa Brigida, la seconda &lt;strong&gt;patrona dell'Irlanda&lt;/strong&gt; assieme al vescovo san Patrizio,&amp;nbsp;ricevette lo stesso nome di una delle pi&amp;ugrave; potenti divinit&amp;agrave; pagane: la &lt;strong&gt;Dea Brigit&lt;/strong&gt; infatti era la dea del fuoco, le cui manifestazioni erano il canto, l'arte e la poesia, che gli irlandesi consideravano la fiamma della conoscenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un ulteriore significato della manifestazione &amp;egrave; poi legato al proverbio&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;"Se l'urs u b&amp;uuml;ta fora 'l pai&amp;ugrave;n a so&amp;eacute; / a'nt l'invern tornoma a intr&amp;eacute;"&lt;/strong&gt;: Se l&amp;rsquo;orso mette fuori il suo "pai&amp;ugrave;n" (la paglia su cui dorme) ad asciugare / nell'inverno torniamo ad entrare.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/fora l'ours Paolo Borea.jpg" border="0" alt="Fora l'Ours" data-entity-type="" data-entity-uuid="" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="text-align: center; color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;​&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/orso_0.jpg" border="0" alt="Ballo dell'orso" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Secondo questo detto, se il giorno della manifestazione il tempo sar&amp;agrave; bello, e il sole seccher&amp;agrave; la paglia, allora&lt;strong&gt; l'inverno si protrarr&amp;agrave; ancora per 40 giorni.&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Se al contrario la paglia non seccher&amp;agrave;, la primavera non tarder&amp;agrave; ad arrivare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span title="Fare clic e trascinare per ridimensionare"&gt;​&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sera prima della festa lungo il paese si snoda un percorso enogastronomico, denominato &lt;strong&gt;"Mingia e Beiva"&lt;/strong&gt; (mangia e bevi), che permette di rifocillare i cacciatori prima che partano per la caccia all'orso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Ricercato tutta la notte dai cacciatori, il giorno dopo l'orso,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;rappresentato da una persona con un &lt;strong&gt;costume&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt; di pelli di capra&lt;/strong&gt;, accompagnato dalle note della banda musicale viene &lt;strong&gt;condotto in catene nella piazza principale&lt;/strong&gt;. Durante il tragitto &lt;b&gt;lancia urla tremende,&lt;/b&gt; la cui eco &amp;egrave; amplificata dall'imbuto usato per somministrargli il vino, con cui si cerca di abbassare le sue difese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una volta che l'animale sar&amp;agrave; reso inoffensivo, potr&amp;agrave; infatti &lt;b&gt;danzare con la pi&amp;ugrave; bella del paese&lt;/b&gt;, prima di essere nuovamente liberato sulle pendici montane.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/fora l'ours da fb.jpg" border="0" alt="Fora l'ours" data-entity-type="file" data-entity-uuid="e9036a10-e6c3-4ea0-bbdd-b133ee2f60b1" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="/blog/animali/avvistato-un-orso-piemonte-arrivera-anche-valsusa-ora-lo-incontriamo-nei-toponimi-del"&gt;Avvistato un orso in Piemonte: arriver&amp;agrave; anche in Valsusa? Per ora lo incontriamo nei toponimi del territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Fondamentale &amp;egrave; anche &lt;strong&gt;la figura dei cacciatori&lt;/strong&gt;: dettano i tempi del ballo e partecipano alla vestizione dell&amp;rsquo;orso, e sono gli unici a conoscere &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;identit&amp;agrave; del personaggio travestito&lt;/strong&gt; da orso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per perpetrare questa tradizione di generazione in generazione, nel 2011 si &amp;egrave; costituito il "&lt;em&gt;Comitato dei cacciatori dell'orso"&lt;/em&gt;, associazione che sovrintende alla riuscita della festa in tutti i suoi aspetti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 27 Jan 2025 07:40:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/blog/sagre-e-tradizioni/fora-lurs-mompantero-il-ballo-dellorso-che-simboleggia-il-ritorno-della</guid></item><item><title>La “surbìa”: quando i nostri nonni mischiavano nel piatto cibo e vino</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/la-surbia-quando-i-nostri-nonni-mischiavano-nel-piatto-cibo-e-vino</link><description>&lt;p&gt;Non avete mai provato, avendo un piatto di pasta e fagioli davanti, a versarvi dentro un mezzo bicchiere di vino rosso corposo? Beh, lo so, non &amp;egrave; un gesto molto fine, e non sarebbe apprezzato in una cena elegante. Tuttavia, ve lo consiglio, perch&amp;eacute; i gusti si sposano magnificamente, e ci fanno capire che &lt;b&gt;il vino, oltre che essere una bevanda &amp;egrave; un alimento&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D&amp;rsquo;altronde, un tempo, questo abbinamento tra cibo e vino &lt;b&gt;era consueto nelle campagne&lt;/b&gt;. Nelle osterie delle citt&amp;agrave;, poi nessuno si sarebbe stupito nel vedere gli avventori compierlo. Eseguire questa aggiunta di vino alla zuppa o alla minestra, in Piemonte viene chiamato &lt;i&gt;&amp;ldquo;F&amp;eacute; la surb&amp;igrave;a&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, ed &amp;egrave; una cosa che &amp;egrave; pi&amp;ugrave; facile vedere fare agli anziani. Stretti parenti alcolici della &amp;ldquo;Surb&amp;igrave;a&amp;rdquo;, erano le &lt;i&gt;&amp;ldquo;Ravi&amp;ograve;le al v&amp;igrave;n&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, oss&amp;igrave;a gli agnolotti caldi, appena scolati dopo la cottura, serviti in un piatto fondo, versando loro sopra del buon vino rosso, a temperatura ambiente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle zone in cui, come nel Vercellese o nella Lomellina, il riso era l&amp;rsquo;alimento pi&amp;ugrave; diffuso, lo stesso trattamento lo riceveva questo cereale: &amp;ldquo;&lt;i&gt;Al ris, al nassa int l'aqua e 'l mora int al vin&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, il riso nasce nell&amp;rsquo;acqua e muore nel vino, diceva un proverbio della Lomellina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se qualcuno ritenesse oggi la &amp;ldquo;Surb&amp;igrave;a&amp;rdquo; un retaggio del passato, probabilmente resterebbe sorpreso nello scoprire essa &amp;egrave; &lt;b&gt;una pratica ben conosciuta anche in Francia&lt;/b&gt;, dove viene denominata &lt;i&gt;"Faire chabrol"&lt;/i&gt; (&amp;hellip;) e in Catalogna, dove lo si definisce&amp;nbsp;&lt;i&gt;"Fer lo xarb&amp;ograve;t&amp;rdquo; o &amp;ldquo;Fer lo cabr&amp;ograve;t&amp;rdquo;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/le%20chabrot.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo &amp;ldquo;Chabrol&amp;rdquo;, &amp;egrave; una tradizione francese che si ritrova anche nella pagine della letteratura: l&amp;rsquo;esempio pi&amp;ugrave; illustre, per esempio, &amp;egrave; nel romanzo &amp;ldquo;Jack&amp;rdquo;, di &lt;b&gt;Alphonse Daudet&lt;/b&gt;, una storia ambientata nella Parigi del 1857 di un fanciullo, buono e gentile, che ha la disgrazia di essere figlio di una mondana, e di vivere tristi vicende simili a quelle dei personaggi dickensiani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un passo di questo libro il protagonista, Jack, entra con due compagni in un &amp;ldquo;cabaret&amp;rdquo;, dove si siedono di fronte a un'enorme zuppa di cipolle, nella quale fanno lo &amp;ldquo;chabrol&amp;rdquo; (...).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/vino%20nel%20piatto2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Daudet usa il termine &amp;ldquo;cabaret&amp;rdquo; ma, ai suoi tempi, il &amp;ldquo;cabaret&amp;rdquo; era semplicemente un posto molto alla buona, simile un po&amp;rsquo; ad una taverna, dove la gente poteva bere e, volendo, anche mangiare un piatto. Ma l&amp;rsquo;abitudine dello &amp;ldquo;Chabrol&amp;rdquo; (&lt;b&gt;aggiungendo il vino alla zuppa&lt;/b&gt; nella gamella fumante), ricorre anche nei molti racconti che parlano della piccola vita quotidiana dei francesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo lo scrittore Fr&amp;eacute;d&amp;eacute;ric Mistral, i termini &amp;ldquo;Chabrol&amp;rdquo;, "Chabro&amp;ugrave;", &amp;ldquo;Xarb&amp;ograve;t&amp;rdquo; ecc. troverebbero la loro radice nel termine occitano &lt;i&gt;&amp;ldquo;Cabro&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, ossia &amp;ldquo;capra&amp;rdquo;. &lt;b&gt;L&amp;rsquo;attinenza con la capra&lt;/b&gt; risiederebbe nell&amp;rsquo;atto finale dello &amp;ldquo;chabrol&amp;rdquo;: il commensale porta il piatto alla bocca, e ne sorbisce il liquido come se fosse una scodella. Fare &amp;ldquo;Chabrol&amp;ldquo; o &amp;ldquo;Chabrot&amp;ldquo;, sarebbe dunque &lt;i&gt;&amp;ldquo;bere come berrebbe una capra&amp;rdquo;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Surbia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p&gt;La spiegazione di Mistral, legata alla maniera di bere, ci illustra bene l&amp;rsquo;origine del termine piemontese &lt;b&gt;&amp;ldquo;Surb&amp;igrave;a&amp;rdquo;&lt;/b&gt;: come leggiamo nel &amp;ldquo;Dizionario Piemontese-Italiano, Latino e Francese, compilato dal Sac. Casimiro Zalli di Chieri&amp;rdquo;, il verbo &amp;ldquo;Surb&amp;igrave; &amp;ndash; Sorbi - Seurb&amp;egrave;&amp;rdquo;, significa proprio &lt;i&gt;&amp;laquo;Trarre a s&amp;eacute; i liquidi con la bocca, ritraendo il fiato&amp;hellip; (&amp;hellip;). Surb&amp;igrave; n&amp;rsquo;euv, bere un uovo&amp;hellip;&amp;raquo;&lt;/i&gt;, e corrisponde all&amp;rsquo;italiano &amp;ldquo;Sorbire&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;(Per completezza di informazione, voglio aggiungere che questa usanza con il vino era diffusa, oltre che nel Piemonte, anche nelle campagne di tutto il Nord Italia. Mentre nel Mantovano, veniva chiamata "Bevr in vin", anche in Emilia e nel Cremonese, veniva chiamata "Sorb&amp;igrave;r").&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma passiamo all&amp;rsquo;ultimo problema: &lt;b&gt;quando aggiungere il vino?&lt;/b&gt; All&amp;rsquo;inizio, o alla fine?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcuni lo preferivano alla fine (in particolare, &lt;i&gt;&amp;laquo;le Chabrot&amp;raquo;&lt;/i&gt;, doveva essere un &amp;laquo;m&amp;eacute;lange de vin et des derni&amp;egrave;res cuiller&amp;eacute;s de soupe&amp;raquo;). Ci&amp;ograve; nonostante, sembra che la vista del piatto divenuto di color vinaccia, disgustasse alcune persone, visto che il &amp;ldquo;Chabrol&amp;ldquo; e la &amp;ldquo;Surb&amp;igrave;a&amp;rdquo; venivano definiti dai loro detrattori, rispettivamente in Borgogna e in Piemonte, &amp;ldquo;&lt;i&gt;bouillon d&amp;rsquo;ivrogne&amp;rdquo; e &amp;ldquo;br&amp;ograve;d dij ci&amp;ocirc;ch&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (&lt;b&gt;brodo degli ubriachi&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Soupe%20au%20vin.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Un esempio di quella che gli estimatori definirebbero "Soupe au vin", mentre i detrattori, storcendo il naso, &amp;ldquo;Bouillon d&amp;rsquo;Ivrogne&amp;rdquo; (in Borgogna) e &amp;ldquo;Bròd dij Ciôch&amp;ldquo; (in Piemonte)&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dunque, se non vi siete lasciati impressionare da tutto ci&amp;ograve;, e avete seguito il mio consiglio di versare nel piatto di pasta e fagioli un mezzo bicchiere di vino rosso corposo, gustatevelo sapendo tutto ci&amp;ograve; che c&amp;rsquo;&amp;egrave; dietro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se invece non lo avete seguito sappiate che, qualche anno fa, i giornali d&amp;rsquo;Oltralpe hanno riportato la notizia che a Parigi, con la scusa di &amp;ldquo;&lt;i&gt;r&amp;eacute;cup&amp;eacute;rer une tradition bien fran&amp;ccedil;aise dans nos assiettes&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, il proprietario del prestigioso (e costoso) &lt;strong&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;Le Bistrot du Sommelier&amp;rdquo;&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; Philippe Faure-Brac, (riconosciuto nel 1992 come &lt;em&gt;&amp;ldquo;Meilleur Sommelier du Monde&amp;rdquo;&lt;/em&gt;), ha invitato una sera i suoi clienti, dopo aver loro servito una &lt;em&gt;&amp;ldquo;Velout&amp;eacute; de Champignon&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, a &lt;b&gt;"Faire chabrol"&lt;/b&gt;, ossia a versare all&amp;rsquo;interno del piatto qualche cucchiaio di &amp;ldquo;Ch&amp;acirc;teaux d'Yquem&amp;rdquo; del 1998.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/vino%20nel%20piatto.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &amp;ldquo;Ch&amp;acirc;teaux d'Yquem&amp;rdquo; &amp;egrave; un vino di lusso, un Sauternes 1er Cru Sup&amp;eacute;rieur, le cui preziosissime bottiglie (da un terzo di litro!), hanno valutazioni intorno ai 500 Euro. Dunque, se non osate fare questo gesto perch&amp;eacute; lo trovate, come direbbero i Francesi, &lt;i&gt;&amp;ldquo;vieilli et campagnard&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, ricordatevi di Monsieur Faure-Brac.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non bisogna tuttavia tacere del fatto che, pur avendo tutti i clienti seguito il consiglio del &amp;ldquo;Meilleur Sommelier du Monde&amp;ldquo;, nessuno di loro ha poi portato il piatto alla bocca, ma hanno tutti, molto elegantemente, utilizzato il cucchiaio. Cio&amp;egrave;: nessuno di loro &lt;b&gt;ha bevuto dal piatto col risucchio&lt;/b&gt;, ovvero, nessuno di loro ha effettivamente fatto una vera &lt;i&gt;&amp;ldquo;surb&amp;igrave;a&amp;rdquo;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/vino%20nel%20piatto4.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 04 Dec 2024 08:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/notizie/la-surbia-quando-i-nostri-nonni-mischiavano-nel-piatto-cibo-e-vino</guid></item></channel></rss>